L’Officina Della Camomilla pubblica VM 18: il nuovo album tra dream pop, psichedelia e rave
Dieci tracce tra sintetizzatori cupi, chitarre dream pop e cultura rave, e dal 17 ottobre il tour nei club.
di Chiara Tebaldini ·

L’Officina Della Camomilla ha pubblicato venerdì 9 ottobre 2026 il nuovo album VM 18, dieci tracce tra dream pop, psichedelia e rave. Dal 17 ottobre la band lo porta dal vivo in otto date nei club italiani, da Erba (Como) a Genova.
Il significato di VM 18
Il disco espande l’immaginario del gruppo tra cultura pop, psichedelia e citazioni letterarie e cinematografiche. Il titolo va oltre la semplice restrizione anagrafica: VM 18 diventa uno spazio in cui il desiderio, l’immaginazione e la nostalgia giovanile convivono senza gerarchie.
Nelle dieci tracce le canzoni si sviluppano come sequenze di immagini: ville decadenti, feste rituali, spazi visionari e apocalissi infantili. I piccoli gruppi che abitano questi scenari vivono esperienze intense e temporanee, dalle cerimonie ai momenti di trance.
La giovinezza viene trasformata in un mito contemporaneo: un universo visivo e narrativo in cui si incontrano riferimenti solo apparentemente distanti, dalla letteratura di Bret Easton Ellis al mito classico delle Baccanti, dal cinema di Gregg Araki al folk horror.
Dal punto di vista musicale i sintetizzatori cupi e le pulsazioni elettroniche di fine anni Ottanta convivono con chitarre sognanti dream pop, echi della cultura rave e venature indie anni Novanta.
La tracklist
| # | Titolo |
|---|---|
| 1 | Intro |
| 2 | Celeste |
| 3 | VM 18 |
| 4 | Sunny Xanny |
| 5 | Madchester (feat. Francesco Mandelli) |
| 6 | Ellis |
| 7 | Atene o Las Vegas |
| 8 | Marinella |
| 9 | Medioevo |
| 10 | Outro – Isola Bella |
VM 18: track by track
Celeste
Il brano racconta il tentativo di una gioventù inquieta di sconfiggere la noia attraverso sedute spiritiche e derive paranormali: un rito bacchico in chiave gotico-psichedelica ambientato in un cimitero francese.
Le citazioni vanno dall’estetica elitaria de Le Baccanti e Dio di illusioni di Donna Tartt ai rimandi a Le vergini suicide e Buffalo ’66 di Vincent Gallo. C’è un omaggio a The Smiths, con la parafrasi di Pretty Girls Make Graves (“signorine adorabili incidono lapidi”) e atmosfere che rimandano a Cemetry Gates.
VM 18
La title track è una fiaba oscura e folk horror, raccontata dal punto di vista spettrale di due bambini fantasma che osservano la fine del mondo. Parchi giochi in fiamme e rituali d’altri tempi si susseguono come in un film visionario e trasformano l’innocenza dell’infanzia in un presagio apocalittico e malinconico.
Sunny Xanny
È un viaggio interiore claustrofobico che traduce in musica lo stato di alterazione percettiva da psicofarmaci. Una successione di flash e déjà-vu in cui dialogano figure apparentemente inconciliabili come Santa Caterina da Siena, la poetessa beat Diane Di Prima e il mito espressionista di Nosferatu.
Madchester (feat. Francesco Mandelli)
Il brano prende il nome dalla scena musicale di Manchester a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e rilegge la cultura rave e l’attitudine working class di band come The Stone Roses e Happy Mondays.
La geografia della traccia si muove tra il Leoncavallo, il Parco Lambro e Spike Island, tra memoria collettiva e allucinazione privata. Francesco Mandelli contribuisce con un riferimento diretto alla scelta di fondare una band come atto identitario.
Ellis
Il brano, un omaggio esplicito al romanzo Le schegge di Bret Easton Ellis, disseziona il vuoto e l’autodistruzione della “gioventù bruciata” e benestante americana. Tra party in piscina, new wave e paranoia, l’immagine finale della traccia mostra le lettere di Hollywood che prendono fuoco osservate tra le palme di Beverly Hills.
Atene o Las Vegas
È un requiem gotico in continuo crescendo che gioca ironicamente con il titolo dell’album Heaven or Las Vegas dei Cocteau Twins. La traccia evoca un sacrificio simbolico in cui la trance collettiva si fonde con l’immaginario elitario di Dio di illusioni.
Marinella
Il titolo non indica una figura femminile: è un riferimento diretto alla psilocibina. Marinella è un sogno lucido nato da un’esperienza con funghi allucinogeni, trattato con ironia tra citazioni del cinema d’essai come Harold e Maude, le visioni distopiche di J. G. Ballard e le performance di Marina Abramović.
Medioevo
Medioevo è un invito a un festino decadente orchestrato da un Lord che richiama Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Il Medioevo del brano è una fantasia oscura fatta di eccessi, trasgressioni e vapori velenosi. Il brano contiene campionamenti della voce di Donna Tartt e citazioni dal romanzo Lapvona di Ottessa Moshfegh.
Isola Bella
L’album si chiude con una traccia strumentale ambient ispirata a Plantasia di Mort Garson. Isola Bella è un approdo di luce e disintossicazione dopo le oscurità del disco, un giardino simbolico in cui riconnettersi con la natura e con il mondo.
Il tour nei club 2026
Le otto tappe toccano Erba, Roma, Caserta, Firenze, Brescia, Bologna, Torino e Genova, tra il 17 ottobre e il 18 dicembre. Date e biglietti di ogni tappa sono nell’articolo sul Club Tour 2026.
Chi è L’Officina Della Camomilla
L’Officina Della Camomilla nasce nel 2008 a Milano come progetto solista di Francesco De Leo. Dall’incontro con Stefano Poletti prende forma la band. L’esordio discografico arriva nel 2013 con Senontipiacefalostesso Uno, pubblicato da Garrincha Dischi. Seguono Senontipiacefalostesso Due (2014), Palazzina Liberty (2016) e Antologia della Cameretta (2017), raccolta di cento brani tra demo e inediti.
Dopo una lunga pausa, nel 2023 la band torna a pubblicare e a suonare dal vivo, con un live sul main stage del MI AMI Festival. Il ritorno porta il disco Dreamcore, due tour estivi e un tour nei club quasi interamente sold out, per quasi 40 date in un anno.
Nel 2026 pubblica Madchester e Celeste, suonati per la prima volta dal vivo il 29 aprile al concerto-evento all’Alcatraz di Milano. In estate il Warm Up Summer Tour porta il nuovo corso in giro per l’Italia, dal concerto all’alba a L’Umbria che Spacca all’apertura ai Belle & Sebastian al Parco della Musica di Milano.
Foto di La Blet





