2 Giugno 2026
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2 Giugno 2026

Tiziano Ferro, la data zero e i social: quando l’errore vale più della persona

Tra commozione e body shaming: cosa racconta davvero la data zero del tour negli stadi.

Tiziano Ferro in un ritratto in bianco e nero in riva al mare
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Tiziano Ferro è partito da Lignano Sabbiadoro con il suo tour negli stadi e il web si divide tra chi osanna il suo ritorno, e parla delle due lacrime sulle note de La Fine, e chi commenta, con cattiveria e un “pizzico” di body shaming, un suo video.

Ci sono due modi di guardare quello che è successo a Lignano Sabbiadoro durante la data zero del tour di Tiziano Ferro. Noi scegliamo di affrontare quello più scomodo, perché rappresenta una deriva social che, dal caso di Alessandra Amoroso fino a Laura Pausini, continua a crescere di anno in anno.

Tiziano Ferro, un concerto, due visioni

Due modi di guardare a questo debutto, dicevamo.

Il primo è quello che ormai conosciamo bene: fermarsi ai video diventati virali sui social, scegliere qualche secondo di difficoltà, una nota non perfetta, un momento di commozione, una smorfia di stanchezza e trasformarli nel racconto definitivo della serata.

Il secondo è più complesso. Richiede tempo, attenzione e soprattutto la capacità di ricordarsi che dietro il personaggio pubblico esiste una persona.

Io non ero a quel concerto. Non ho fonti dirette, non ho assistito all’intero spettacolo e non credo che qualche reel da pochi secondi possa trasformarmi in una testimone attendibile di ciò che è realmente accaduto sul palco.

Ho visto, come tutti, alcuni filmati. Ho letto commenti entusiasti di chi era presente e ha raccontato una serata emozionante. Ho letto, però, un linciaggio mediatico, magari scritto da persone che probabilmente quel concerto non lo hanno visto nemmeno dal vivo.

A rendere il caso emblematico è il reel di un utente con oltre 100mila follower, arrivato a un milione e mezzo di visualizzazioni: sotto al video gli insulti e i commenti di body shaming si sono accumulati al punto che è stato necessario disattivarli.

 

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Ecco perché non mi interessa stabilire se Tiziano Ferro abbia cantato bene o male. Non oggi. (E mai mi permetterei di giudicare l’aspetto estetico!! Mai)

Per quello esiste il tour. Esistono dieci date. Esistono migliaia di spettatori che potranno giudicare con cognizione di causa.

Se il tour sarà all’altezza delle aspettative, emergerà, è evidente. Se invece mostrerà limiti artistici strutturali, emergerà altrettanto chiaramente. È sempre stato così.

Dimentichiamo che gli artisti invecchiano come tutti noi

Quello che mi muove in questo momento è altro.

Tiziano Ferro non è più il ragazzo del 2001 che esplose con Xdono. Ma sarebbe inquietante il contrario.

In questi venticinque anni è cresciuto, è cambiato, ha affrontato battaglie personali che lui stesso ha avuto il coraggio di raccontare pubblicamente. Ha parlato dei problemi con il peso, dell’adolescenza vissuta da ragazzo obeso, delle difficoltà con la propria immagine, della depressione, delle dipendenze, del percorso che lo ha portato a dichiarare apertamente la propria omosessualità. Ha mostrato, esponendosi, fragilità che molti, al suo posto, avrebbero nascosto.

E continua a lavorarci perché una cosa è chiara e inconfutabile: Tiziano Ferro è umano e quindi è certo che è cambiato, è certo che il suo corpo è cambiato, è certo che la sua voce può attraversare momenti diversi da quelli di vent’anni fa.

Succede a tutti noi. La differenza è che noi possiamo vivere le nostre trasformazioni lontano dagli occhi degli altri. Lui no.

Dai paparazzi agli smartphone: la fine della privacy pubblica

Un tempo serviva un fotografo appostato oppure un giornalista disposto a raccontare una storia. Oggi basta uno smartphone.

I social network hanno trasformato chiunque in un reporter improvvisato e qualunque istante in un potenziale processo pubblico.

Così un concerto non è più soltanto un’esperienza condivisa tra artista e pubblico. Diventa una miniera da cui estrarre contenuti. Non si cercano i momenti più belli. Si cercano quelli più controversi.

E così mi viene in mente una considerazione: perché vedo decine di video che mostrano una difficoltà piuttosto che tantissimi che raccontano due ore di musica? Perché il frammento imbarazzante vale più dell’intera esperienza? Perché una sbavatura genera milioni di visualizzazioni mentre una buona esibizione interessa sempre meno?

E ho una incontenibile voglia di dare la colpa ai social che hanno dannatamente cambiato il nostro sguardo.

Ci hanno insegnato che l’errore vale più del percorso, che la caduta vale più della risalita, che il giudizio vale più della comprensione.

 

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Criticare un concerto è legittimo, massacrare una persona no

Attenzione: chi compra un biglietto ha tutto il diritto di pretendere uno spettacolo all’altezza. È un principio sacrosanto, ma una cosa è la critica, un’altra è il massacro.

Una cosa è dire: “Non mi è piaciuto“, un’altra è trasformare una persona in bersaglio collettivo soltanto perché abbiamo un telefono in mano e una connessione internet.

Se Tiziano Ferro è ancora uno dei più grandi interpreti italiani lo dirà questo tour, se invece il tempo avrà modificato qualcosa nella sua capacità di stare negli stadi lo diranno i prossimi anni, il pubblico, il mercato e magari tour più piccoli, più intimi, più adatti a una nuova fase artistica.

Ma non saranno trenta secondi su TikTok o Instagram a raccontare la verità.

Il problema non è il concerto di Tiziano Ferro ma siamo noi

Il problema non è che Tiziano Ferro sia diventato umano, il problema è che noi stiamo diventando sempre meno capaci di riconoscere l’umanità negli altri.

E allora la vera domanda non è se Tiziano Ferro abbia stonato, se abbia pianto troppo o se sia ancora lo stesso artista che venticinque anni fa conquistò il pubblico con Xdono.

La vera domanda è un’altra: quando abbiamo smesso di guardare le persone nella loro interezza per ridurle a pochi secondi di video da commentare?

Articolo di Monica Landro