14 Maggio 2026
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14 Maggio 2026

Eurovision 2026, pagelle seconda semifinale: volano Bulgaria e Danimarca (9), cinica e tronfia la Francia (5)

Voti e commenti live dalla Wiener Stadthalle: 15 Paesi in gara per 10 posti in finale.

Alexandra Căpitănescu, DARA, Delta Goodrem e Søren Torpegaard Lund nella seconda semifinale di Eurovision 2026
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Eurovision 2026 pagelle seconda semifinale: voti e commenti in tempo reale dalla Wiener Stadthalle di Vienna, a cura di Davide Maistrello. Nella seconda serata del contest si esibiscono 15 Paesi in gara per 10 posti in finale, più Francia, Regno Unito e i padroni di casa dell’Austria, già qualificate di diritto.

L’Eurovision Song Contest 2026 vede questo giovedì 12 maggio la sua seconda semifinale. L’Italia non potrà votare né si esibirà il suo portacolori Sal Da Vinci con Per sempre sì, già ammesso alla finalissima di sabato 16. ta.

Seguiremo la serata con le pagelle live di Davide Maistrello: voce, messa in scena, resa televisiva e possibilità di qualificazione. L’articolo sarà aggiornato durante la diretta, esibizione dopo esibizione.

Qui la nostra guida alle canzoni in gara:

Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4

Eurovision 2026 seconda semifinale: 15 Paesi in gara più francia, austria e regno unito fuori concorso

La prima semifinale dell’Eurovision 2026 vede 15 Paesi in gara. Solo 10 accederanno alla finale di sabato. Nel corso della serata si esibiranno anche Francia, Austria e Regno Unito, già qualificate come Big e quindi fuori dalla competizione della semifinale.

Eurovision 2026, le pagelle della seconda semifinale

BulgariaDARABangaranga

Voto: 9

La Bulgaria rientra all’Eurovision dalla porta principale e si vede: Dara si presenta con uno dei pacchetti più ambizioso della semifinale, una macchina pop costruita per funzionare in arena quanto in televisione. Il brano era già forte in versione studio – tanto che è andato virale su TikTok Bulgaria – ma sul palco acquista una dimensione ancora più internazionale grazie a una messa in scena costosa, precisa e pensata nei minimi dettagli dagli affermati scenografi svedesi Fredrik “Benke” Rydman e Sacha Jean-Baptiste, che hanno saputo mettere sul palco il pop femminile in modo moderno e originale senza dover rifarsi a schemi già usati e abusati. Dara ha presenza, mestiere e quella sicurezza da popstar vera che a Sofia conoscono bene ma che ora può finalmente arrivare anche al pubblico europeo. Se tiene vocalmente come ha fatto stasera, la top 10 sabato non è una fantasia.

AzerbaigianJIVAJust Go

Voto: 4

L’Azerbaigian continua a pagare l’ennesima scelta “autoctona” e prodotta totalmente in casa, ma questa volta il risultato sembra davvero poco competitivo. Jiva è un’artista esperta e prova a dare dignità a una ballata che avrebbe bisogno di molta più personalità per lasciare un segno, ma il problema principale è che la canzone non decolla mai e la performance non trova un’idea abbastanza forte per colmare il vuoto. Poco competitiva anche la performance, dove l’artista cerca di affrancarsi dal legame tossico rappresentato dalla corda che la lega al ballerino che la accompagna sul palco. Con tutta la buona volontà, è difficile immaginare l’Azerbaigian fuori dalle ultime posizioni della serata.

RomaniaAlexandra CăpitănescuChoke Me

Voto: 6.5

La Romania torna in gara scegliendo una strada sporca e volutamente aggressiva, ma non per questo inefficace. Alexandra porta sul palco un rock gotico femminile che guarda apertamente ai primi anni Duemila, tra suggestioni alla Evanescence, teatralità esasperata e una vocalità con spunti operatici che funziona molto meglio quando abbraccia fino in fondo il lato melodrammatico del pezzo. Il titolo resta controverso e il pacchetto può facilmente scivolare nel kitsch, ma quest’anno la Romania ha qualcosa da dire e un’identità scenica molto chiara (specialmente nella prima parte, dove Alexandra combatte due “demoni” a cui è legata da tubi luminosi). La diaspora può darle una mano importante al televoto; resta da capire se le giurie saranno disposte a premiare una proposta così divisiva.

LussemburgoEva MarijaMother Nature

Voto: 6

Eva Marija porta una proposta pulita, educata e molto ben confezionata, scritta da una penna eurovisiva importante come Thomas Stengaard (vincitore per la Danimarca nel 2013 come autore di Only Teardrops). Mother Nature ha un’impostazione folk-pop eurovisiva che avrebbe probabilmente funzionato meglio dieci anni fa, con quelle atmosfere ariose e melodiche che ricordano inevitabilmente la vincitrice danese di 13 anni fa. Lei è giovane, preparata e vocalmente credibile, ma il brano fatica a trovare un momento davvero memorabile e la performance non sembra riuscire a trasformarlo in qualcosa di più attuale, anche se si fa notare per un uso sensato delle grafiche a schermo con farfalle e particelle luminose che gravitano attorno all’artista. Il Lussemburgo ha dalla sua un ritorno finora fortunato, ma rischia seriamente di interrompere la propria striscia positiva di partecipazioni in finale.

CechiaDaniel ZizkaCROSSROADS

Voto: 7

Daniel Žižka non mi convince appieno con la sua ballata indie-pop, costruita su una progressione lenta al pianoforte e su una vocalità ruvida, fragile, quasi teatrale, che dà al brano una credibilità superiore a quella di molte proposte più appariscenti. La faccia pulita di Daniel, che buca lo schermo come pochi artisti di questa edizione, assieme al suo indubbio talento avrebbero meritato un brano più forte e più adatto a “competere in musica”. Bonus per la performance, costruita quasi interamente dentro un tunnel di specchi che restituisce l’immagine dell’artista moltiplicata pur essendo lui solo sul palco. Se le giurie faranno il loro lavoro, la Cechia potrebbe uscire molto bene da questa semifinale.

FranciaMonroeRegarde! (fuori concorso)

Voto: 5

La Francia continua a darmi l’impressione di voler costruire la canzone eurovisiva perfetta inseguendo la tendenza del momento, e questa volta finisce nel territorio dell’opera pop scimmiottando gli ultimi due vincitori Nemo e JJ, ma con una canzone e una performance che non raggiungono nemmeno lontanamente il racconto e l’empatia che avevamo provato con The Code e Wasted Love. Monroe ha talento, presenza e un profilo interessante per i suoi 17 anni, ma Regarde! sembra più un esercizio di stile che una canzone capace di imporsi in modo genuino. Anche la performance lascia a mio avviso desiderare, epica per il gusto di esserlo, lasciando il pubblico in sospeso di un climax che non arriva mai. Le giurie potrebbero apprezzare, ma come l’anno scorso il televoto rischia di restare molto più freddo.

ArmeniaSIMÓNPaloma Rumba

Voto: 4

L’Armenia prova a inserirsi nel filone dei personaggi istrionici e sopra le righe che negli ultimi anni hanno trovato terreno fertile all’Eurovision: Simón arriva in scena assieme ai suoi ballerini da un prop a forma di ascensore, ha una giacca coperta di post-it di cui si libera per rivelare una canottiera color carne. Ha energia e grandissimo fiato, si muove benissimo e porta sul palco un’idea chiara di spettacolo, ma il brano è veramente poca cosa fatica a reggere il confronto con altri concorrenti più efficaci nello stesso campo dell’eccentricità televotabile. Tra rock, accenti etnici e una performance volutamente caricaturale, trovo l’intero pacchetto veramente un po’ troppo derivativo e meno spontaneo di quanto dovrebbe. Una canzone di cui la finale di questo Eurovision – visto il confronto con le concorrenti dirette Grecia e Moldavia – non ha bisogno.

SvizzeraVeronica FusaroAlice

Voto: 7

Una delle proposte più radiofoniche e contemporanee della semifinale, con il pop-rock alternativo di Veronica Fusaro che guarda a un immaginario molto attuale e progressista (la canzone parla di violenza contro le donne) senza rinunciare a una scrittura accessibile. Coraggiosa la performance, con Veronica e le sue quattro ballerine legate a una gigantesca struttura fatta di corde rosse, fino ad arrivare a un assolo di chitarra finale della talentuosa interprete. Unico rischio il mood complessivo un po’ troppo tetro. Veronica è credibile, ha controllo e porta sul palco una presenza più “adulta” che esplosiva, puntando su atmosfera e racconto: il suo limite resta il televoto, perché la canzone potrebbe non avere un richiamo immediato fortissimo, ma le giurie sono chiamate a riabilitarla e a garantirle un posto nei 10.

CiproAntigoniJALLA

Voto: 5

Cipro torna alla formula dell’uptempo femminile mediterraneo, ma la performance di Antigoni parte male fin dalla prima strofa. L’interprete di origini britanniche ha fisicità, presenza e un’immagine già spendibile, e il brano mette sul tavolo beat, sensualità, strumenti tradizionali e tutto l’armamentario post-Fuego che negli ultimi anni l’isola ha imparato a maneggiare. Il problema è che manca tutto il resto, con una performance vocale al limite dell’impresentabile e le difficoltà di Antigoni sia nel mantenere l’intonazione che di andare a tempo nella parte più veloce del brano. Non bastano il divertimento e il coinvolgimento, anche grazie a una fazzolettata improvvisata dalle ballerine, per rendere la prova complessivamente decorosa.

AustriaCOSMÓTanzschein (fuori concorso)

Voto: 8

I padroni di casa scelgono una proposta senza grandi ambizioni di vittoria, ma molto più profonda di quanto la sua leggerezza potrebbe far pensare. COSMÓ porta un electropop giocoso, pieno di synth e riferimenti alla Neue Deutsche Welle, costruito attorno a un’idea assurda ma immediatamente comprensibile: una licenza da ballo per tenere lontani i personaggi molesti dalla pista. Il testo gioca con una metafora surreale, legata ai quattro animali (leone, gazzella, rinoceronte, gorilla) che accompagnano Cosmò sul palco e compiono acrobazie su due quadri svedesi alle sue spalle. L’Austria difficilmente scanserà le ultime posizioni sabato, però in arena funziona benissimo e regala al pubblico di casa una festa leggera, intelligente e molto televisiva.

LettoniaAtvaraĒnā

Voto: 6

La Lettonia sceglie una proposta difficile, cupa e molto personale, lontana da qualsiasi tentativo di piacere a tutti i costi in un ESC che rifugge sempre più le ballate e soprattutto le canzoni tristi. Atvara canta il tema dell’abuso di alcol e delle sue conseguenze sulla famiglia con un’intensità che nasce evidentemente dal suo vissuto reale, e questo dà alla ballata un peso emotivo non trascurabile. Lo staging del bicchiere che si frantuma in migliaia di schegge attorno all’artista è una buona intuizione visiva e prova a rendere accessibile un brano così poco immediato, ma finisce per risultare davvero un po’ troppo didascalico. Resta una canzone complicata da vendere in questa semifinale e che rischia di risultare irricordabile fra le 15 che si giocano il passaggio del turno.

DanimarcaSøren Torpegaard LundFør Vi Går Hjem

Voto: 9

Dopo tanti anni in sordina, la Danimarca porta FINALMENTE una candidatura da piani alti. Søren domina il palco con un pop elettronico teatrale, moderno e perfettamente costruito, dove il suo aspetto solo apparentemente “innocente” e pulito contrasta in modo davvero intrigante con l’estetica da dark room che gli è stata costruita attorno. La cabina di plexiglass, i ballerini, il movimento e la precisione del camera work trasformano Før vi går hjem in uno dei pacchetti più completi dell’edizione. Lui canta, balla, interpreta e soprattutto ha quel carisma fluido e magnetico che può attirare sia i giurati che una parte non esiziale del televoto: gli ultimi 30″, dove il palco esplode in un rosso infuocato con artista e ballerini fuori dalla “gabbia” e a centro palco, hanno una forza televisiva veramente notevole. La top 5 di sabato sera, nonché la vittoria della classifica delle giurie, non sono affatto fuori portata.

AustraliaDelta GoodremEclipse

Voto: 6.5

Sul palco tutta l’esperienza di Delta Goodrem, artista che sa perfettamente come stare davanti a una telecamera e come valorizzare un brano vocalmente impegnativo ma un po’ datato, sicuramente in ritardo di qualche anno rispetto al contest attuale. La performance si divide in tre momenti, tutti di grande impatto visivo: la prima in cui canta all’asta, la seconda in cui suona il pianoforte, la terza in cui si eleva sopra l’arena su una sorta di ascensorino mentre dal soffitto piove la tradizionale cascata di scintille. Delta canta benissimo e le giurie le riconosceranno oltremodo mestiere, controllo e solidità, ma il televoto rischia di essere passato oltre questo tipo di canzone e performance per supportarla in chiave vittoria. L’Australia in ogni caso gioca pesante e tornerà in finale dopo due anni di stop senza grandi difficoltà.

UcrainaLELÉKARidnym

Voto: 7

L’Ucraina porta una proposta identitaria, raffinata e difficilmente liquidabile, anche quando non sembra avere la forza travolgente delle sue candidature più iconiche. Leléka mescola folk, jazz ed elettronica in un brano etereo che vive più di atmosfera che di impatto immediato, ma la sua presenza scenica (abbinata a uno staging moderno e d’impatto, giocato in un equilibrio di colori caldi e freddi con lunghi drappi che piovono dal soffitto) e la qualità musicale del pacchetto bastano a renderlo credibile. Considerata la forza della diaspora ucraina al televoto – storicamente una delle più forti, organizzate e motivate nelle ultime edizioni – la finale è ovviamente una formalità e potrebbe aprirsi una finestra per tornare a rivedere l’Ucraina in top5.

Regno UnitoLOOK MUM NO COMPUTEREins, Zwei, Drei (fuori concorso)

Voto: 6

Il Regno Unito fa una scelta finalmente non banale e porta all’Eurovision un artista eccentrico, con un’identità precisa e un immaginario molto britannico. La performance di Sam, aka LOOK MUM NO COMPUTER, si gioca su dodici lunghi tavoli che vengono “composti” dai quattro ballerini in giacca e cravatta col capo nascosto da cubi e si trasformano nel set di synth futuristici che l’artista suona, trasformando la performance in uno dei momenti più curiosi della semifinale. La canzone synth-pop funziona meglio quando abbraccia il lato ironico e anarchico del progetto, anche se a livello musicale è sicuramente un brano divisivo e che rischia di non essere compreso al di fuori dei confini del regno di Sua Maestà. È un passo avanti in termini di personalità per la BBC, ma il rischio dell’ennesima bottom 5 resta vivo.

AlbaniaAlisNân

Voto: 8

L’Albania conferma il suo momento positivo con una ballata atmosferica, intensa e culturalmente molto riconoscibile. Alis Kallaçi canta in ghego e porta sul palco un brano dedicato alla figura materna, di cui compare prima il volto sul palco, poi lei di persona per un momento veramente toccante ed emozionante. La scelta di valorizzare il testo e il messaggio, anche attraverso l’implementazione dei sottotitoli a video (come fece Lucio Corsi l’anno scorso) per far arrivare il significato al pubblico europeo, può rivelarsi decisiva. Non è una proposta da vittoria, ma ha una dignità e una forza interpretativa che la distinguono in mezzo a tante candidature più rumorose ed è il brano “lento” che può veramente arrivare in alto. Dopo l’ottimo risultato dello scorso anno, l’Albania può davvero puntare a un’altra finale non da comprimaria.

MaltaAIDANBella

Voto: 6

Il maltese Aidan punta sul suo fascino mediterraneo e su una proposta romantica, furba e dichiaratamente retrò, imperniata sulla ripetizione ossessiva della parola “bella”. Questa proposta vive tutta sull’immaginario del latin lover, tra estetica da cowboy Casanova, petali di rosa, sguardi lascivi in camera e uso strategico dell’italiano come lingua del corteggiamento. La canzone non inventa nulla, ma sa esattamente che pubblico vuole colpire e lo fa con una certa efficacia – utilizzando anche quello che è il prop più costoso e avveniristico di questa edizione, un gigantesco zootropio su cui viene proiettata la silhouette bianca in una ragazza. Detto che il confine tra seduzione e ruffianeria è a tratti molto sottile e scade nel “too much”, un posto in finale per Malta potrebbe starci e se dovesse raggiungerla, le giurie potrebbero essere oltremodo generose.

NorvegiaJONAS LOVVYA YA YA

Voto: 7

Chiude la semifinale un artista molto più forte della canzone che porta in gara: Jonas Lovv si presenta con un indie rock sulla carta non irresistibile, costruito attorno a un hook “ya ya ya” che resta abbastanza fragile, ma sul palco cambia completamente dimensione. Ha carisma, voce, fisicità ed arriva carico di quella sfacciataggine un po’ arrogante ma magnetica che gli permette di trasformare la sua performance in un momento da ricordare, assistito sul palco da chitarra e batteria in uno scenario di rossi e bianchi violenti, con il testo della canzone proiettato sugli schermi LED. La posizione di chiusura aiuta moltissimo e potrebbe dare a NRK la spinta necessaria per centrare la nona finale consecutiva. Il brano ha limiti evidenti, ma lui li copre quasi tutti e da solo sta tenendo la Norvegia in gara.


Credits foto: EBU/Corinne Cumming e Sarah Louise Bennett