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Pagelle nuovi singoli

Pagelle ai nuovi Singoli italiani del 28 ottobre: bene Abbate, Daniele Silvestri e Chiello ma a stupire è… Neno!

Paky, Loredana Errore, Giuse The Lizia, Geolier... sono tantissimi i brani recensiti questa settimana!

di Fabio Fiume (Interviste, Recensioni) · 

Nuovi singoli le pagelle del 28 ottobre a cura del nostro critico musicale Fabio Fiume.

Tanti nomi importanti questa settimana ad impreziosire il Venerdi delle nuove uscite. Alcuni sono ritorni attesi da un po’, altri ferri da battere finché si è martelli ( e si sente ) ma forse con poche idee. Ho ascoltato tutto per voi ed ecco cosa ne penso.

Si ricorda che i voti che trovate alla fine delle mini recensioni non mettono in competizione fra loro gli artisti, essi sono infatti assegnati alla canzone in base alla carriera dell’artista che la propone e che salendo, salendo, si arriva a scoprire la Golden song della settimana.

Ricordiamo che alla fine delle pagelle troverete una playlist Spotify, che vi chiediamo di premiare con un Segui/Like/Cuoricino, con i brani recensiti in modo che anche voi possiate farvi la vostra idea.

PAGELLE NUOVI SINGOLI 28 ottobre 2022

Paky – Sharm El Sheik

Su Mundian To Bach ke si costruisce questa nuova canzone di Paky, che altro non è che uno sciolinare di frasi una dietro l’altra a comporre un discorso come al solito, per stile, ripetitivo e pure brutto, lasciatemelo dire. Non capirò mai come si può scegliere, quando si ha tempo di farsi accompagnare dalla musica, di ascoltare testi come questo, su un loop continuo. A mio avviso imbruttisce molto chi lo ascolta. In questo caso fortuna che duri solo 2 minuti e una virgola.
Tre
⭐⭐⭐

Peppe Soks, Yung Snapp & Mv Killa – Blow

Tutto quello che abitualmente aborro ( come direbbe mio illustre collega ), rappato in napoletano e poi trappato in maniera quasi incomprensibile. La base è ansiolitica, noir da penombra delle periferie, quella che insomma dietro l’angolo non ti garantisce non troverai cattive sorprese. I temi? sempre gli stessi, uffà! E poi quella frase conclusiva: “mentre spenn manc ‘e conto“, cioè “mentre li spendo nemmeno li conto“, è la ciliegina sulla torta di un linguaggio pessimo che è rivolto maggiormente agli adolescenti a cui si continua, attraverso questi modelli, ad insegnare il tutto facile, subito, senza alcuna responsabilità o impegno.
Tre
⭐⭐⭐

Loredana Errore – Hai delle isole negli occhi

Tiziano non è semplice da reinterpretare mai e lo san bene i tanti ragazzi che negli anni si sono visti affidare sue canzoni all’interno di un talent. Come interprete Loredana avrebbe potuto aggirare l’ostacolo Tiziano, ma alcuni suoi vezzi interpretativi, a mio avviso difetti ( ma de gustibus ), un centro manierismo e una sorta di possessione che le prende, che le fa mutare voce talvolta persino in maniera inquietante, no, non sono serviti alla causa. E mi chiedo se è mai possibile non ci sia nessuno che, mentre si lavora, le dica: “Loredà anche meno“!
Quattro=
⭐⭐⭐⭐=

Claudym – Bugia

Brano orecchiabile che ha matrici riconoscibili in una tipologia di pop tipica della seconda metà dei 90, quando questi veniva mescolato al r’n’b proveniente da oltreoceano, dando vita a discorsi più urban. Trasportati al giorno d’oggi questi suoni possono persino risultare nuovi, poco usati, però mostrano anche la corda ed il limite che avevano quei pezzi li, ovvero quello di stancare in fretta. C’è un’idea, adesso però bisogna trovare dei pezzi più giusti ed evitare di “caotizzarli” in alcuni momenti.
Cinque
⭐⭐⭐⭐⭐

Ktb – Cambiare mai

Fa strano ascoltare un pezzo punk in cui la voce viene “sporcata” con dei correttori meccanici. Secondo me se il pezzo fosse stato tenuto davvero sporco, dove per sporco intendo, ruvido e screanzato come il vero punk sa essere avrebbe guadagnato punti, perché nell’insieme è gradevole ed orecchiabile e, non da meno, sano portatore dell’energia del suo cantore. Andava per lo meno completato con un altro inciso, dopo lo special chitarristico con cui invece si conclude.
Cinque 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐✨

Romina Falconi – Lupo mannaro

Nonostante le tematiche inizino un po’ a ripetersi, con Romina imprigionata costantemente nella parte della delusa in amore, quella che è stata tradita, trattata male, abbandonata, perdente nei confronti di un’altra, c’è da sottolineare come lei invece schivi le ripetizioni musicali, riuscendo ad apparire sempre nuova, sia per scelte melodiche che per arrangiamenti. A volte il motivo può risultare più o meno riuscito, ma questo è una possibilità comune a tutti, e forse in questo caso a parte l’incipit dell’inciso, l’insieme resta un po’ meno impresso di alcuni brani del suo passato, ma non si può certo dire il brano non sia ben lavorato, di senso compiuto e profondamente identificativo dell’artista.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Geolier & Lazza – Chiagne

Arriva la canzone d’amore anche per una delle rivelazioni rao/trap dell’anno scorso. Geolier resta nell’ambito napoletano come espressione del suo discorso musicale e la canzone ha passaggi che richiamano le melodie tipiche. L’intervento di Lazza italianizza il discorso, comunque abbastanza comprensibile anche per chi non è nato ai piedi del Vesuvio e la produzione è firmata da Takagi & Ketra. Mi sarebbe piaciuta un’interazione maggiore fra i due che invece si limitano a dividersi paritariamente una strofa ed un inciso a testa e rinunciano ad un’evoluzione che ci sarebbe invece stata benissimo ed avrebbe potuto vederli interagire.
Sei
⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Marco Morandi – Centonove

Rino Gaetano passa per la voce di Marco Morandi che sceglie una delle sue canzoni non così sentite e strasentite. Ne salta fuori una versione rispettosa, più educata dal punto di vista della pulizia interpretativa ma al contempo, proprio per questo, meno pulsante dal punto di vista emozionale. Tuttavia il risultato di Morandi jr è comunque gradevole, di buona fattura e buona interpretazione; manca solo quell’unicità che aveva Rino, che sfuggiva alle regole della canzone pop ben confezionata per seguire solo quella artistica del Gaetano pensiero.
Sei +
⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Sono Giove – Proemio

Un po’ insolita nella modernità dei tempi la scelta compositiva ed interpretativa di questo brano. Chitarra arpeggiata a condurre ed accompagnamento minimal per un’interpretazione che si mantiene tenue, talmente tanto che, in più di un’occasione, perdi il testo, alcune parole che danno senso alla frase e che devi andare a riascoltare. Nell’insieme funziona, però ha bisogno che ci si scommetta.
Sei+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Diego Conti – Alcolica

Sensazioni 60’s in questo rock da balera, inteso come ruspante, genuino. E’ facile immaginare coppie che ballano tra capelli brillantinati dei lui e le gonne ampie e girevoli delle lei, e qualche passo ardito a scandalizzare i ben pensanti. Il mood è allegro e il lalalala che non puoi scordare facilmente dopo averlo ascoltato già solo una volta, fa tanto Caparezza prima maniera. Conti ha un’idea ed in quel che propone, può piacere o no, ci sono grandi possibilità d’interpretazione e salde basi musicali su cui poggiarsi.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

oli? – Scusa

Scusa usato con due accezioni differenti nell’inciso di questo brano, che ha aperture rock di concezione primi duemila ma senza rinunciare ad una contemporaneità evidente. La voce è interessante sia sulle basse che nelle medie, mentre il falsetto, usato proprio nella sottolineatura del titolo, lo trovo invece un po’poco naturale. Magari utilizzato ad inizio canzone, quando questa è più morbida, ci stava, ma poi avanzando la carica, ci sarebbe voluta la voce piena proprio per sottolineare la potenza anche della base.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

Ultimo – Ti va di stare bene

Le nuove produzioni di Ultimo continuano ad avere delle somiglianze forti con cose già sentite, ma mai nette al punto di poter gridare al plagio. Un po’ come Vieni Nel Mio Cuore richiamava Hold Back The River adesso la partenza di questo nuovo pezzo, alle prime note, mi ha subito fatto pensare a Le Sei E Ventisei di Cremonini. Poi si va altrove, però quell’input ormai è andato.

Il singolo trascina perché Niccolò ha la capacità interpretativa di sporcare quasi di sangue le parole che si susseguono. Unico neo, che spesso gli contesto, è che i periodi molto spinti dal punto di vista vocale sono troppo lunghi e continui, che a volte davvero non ce la fai a sostenerli. Ma è questione di gusto personale; la canzone è pienamente sufficiente.
Sei 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

Alberto Bertoli & Pierangelo Bertoli – Star con te

Figlio di un mai troppo ricordato padre, lancia questo inedito singolo per omaggiare i 20 anni dalla scomparsa di Pierangelo, artista iconico di quella musica vera, quella nata nelle campagne, chitarre fra le mani e voci attorno ad un falò, per raccontare la vita, proprio quella reale, quotidiana. Il brano rispetta quelle vie tracciate anche in un testo in cui la presenza e l’assenza si fondono; il sapere che sei con me ma… non dovrò più comprenderti, è una frase che mette il brividino, eppure è cantata con la leggerezza di un allegro momento da balera. Difficile il successo, ma assolutamente giusto che un pezzo del genere ci sia.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Maurizio Carucci – Inimmaginabile

Quasi anacronistico un pezzo piano, voce, archi e solo in divenire l’ingresso di effetti ed una batteria ( credo ) programmata. Carucci però punta tutto sulla sua voce che, pur non godendo di grandissime possibilità di virtuosismi, è però molto evocativa, larga ed enfatizzata con echi che ammorbidiscono qualche sgrano. Il tutto poi è confezionato come se si stesse registrando nel soggiorno di casa, comunicando quasi il bisogno di dover togliere la polvere ma con la consapevolezza che, a volte, le cose pulite e splendenti perdono fascino e vita.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Chiello – Cuore fra le stelle

Scanzonato e disincantato in questa tematica musicale che mischia in maniera originale momenti musicali molto diversi per provenienza epocale. E ascolti perché cerchi di capire dove può andare a parare ma il pezzo cambia spesso e ti spiazza. Crea così però l’interesse di riascoltare ancora, sfuggendo all’ovvio ed alle prevedibilità. Avrebbe potuto essere leggermente ampliata, anche se appare tutto sommato completa anche così. Diciamo che uno special non guasta mai, su!
Sette

Giuse Thelizia – One more time

Cantautorato moderno, anche filostonacchiato come è ormai prassi. Il testo però si snoda in maniera scorrevole ed intelligente, descrivendo la crescita di una vita che però è radicata nei ricordi delle persone che fanno parte del nostro percorso, del nostro io. Nell’era degli arrangiamenti pigri è bello scoprire canzoni che si vestono di elementi musicali mentre camminano e non restano uguali dall’inizio alla fine. Bella anche la chitarra finale che tutto sommato non t’aspetti.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Modà – Finisce sempre così

Carica, arrangiata in maniera potente a preciso sostegno della voce di Kekko che spinge e sottolinea discorsi passionali come nella migliore tradizione dei Modà. E finalmente devo dire che la band trova un pezzo che ha delle intelligenze notevoli e che si muove ben al di là di una sufficienza mestierante che ultimamente trovavo li avesse un po’ invasi. Qui ci sono passaggi orchestrali, ad esempio, che ammorbidiscono alcuni snodi, permettendo sia ad interprete che ad ascoltatore di rifiatare nel mezzo dell’enfasi. La voce di Kekko si è leggermente sporcata e questo gli dona un maggiore appeal sexy che con la canzone ci sta tutto.
Sette
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐

Federica Abbate, Fred De Palma & Emis Killa – Doppio nodo

De Palma lo lasci in una maniera e lo ritrovi in un’altra. Sicuramente si diverte a trovare gli effetti più diversificanti possibili per la voce, ma con un difetto macroscopico: non essere riconoscibile mai. Per differenza Killa lo riconosci immediatamente così come, ancora una volta, si riconosce una capacità di scrittura melodica impeccabile da parte dell’Abbate che non a caso è richiestissima come autrice, tanto da minare la sua carriera d’artista in prima linea.

Melodica ma mai vecchia, anzi stilosa oserei dire. Trovo che il brano potesse fare tranquillamente a meno degli innesti rap anche se, mi rendo conto, che per artista in rampa di lancio dei feat di grido aiutano eccome!
Sette+
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐+

Daniele Silvestri – Tik Tak

Oddio! E’ un incubo anche per me il tik tak dell’orologio, in presenza del quale non riesco a dormire. Parte così questo nuovo brano di Daniele che torna sempre interessante e nuovo, capace come è di riempire i suoi testi di parole che compongono brani di senso compiuto su arrangiamenti moderni e molto suonati. Bello lo special con voce che liricizza a mo’ di horror ad accompagnare l’evoluzione prima di sfociare nell’ultimo inciso aperto e tirato. Molto buona.
Sette 1/2
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐✨

E veniamo alla Golden Song della settimana, un artista emergente che, per correttezza diciamolo, fino a qualche tempo fa era seguito nelle vesti di manager dal nostro direttore che, conoscendolo e conoscendo i suoi gusti, ha sicuramente instradato bene il ragazzo sulla direzione da seguire anche dopo di lui. Parlo di…

Neno – Come noi

Tenue, leggera nell’arrangiamento come un maglioncino tinta pastello, questa canzone calza a pennello al suo autore che non ha bisogno di girare per altri negozi. Neno cresce negli anni, apparendo sempre più credibile fra le linea melodiche sognanti nei fatti ma concrete nel messaggio di un testo personale e per nulla banale. Questa è la strada giusta per il giovane artista ed autore, sperando per lui che se ne accorgano in tanti.
Otto
⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐⭐