INTERVISTA a BRIGA: “La mia forza? Scrivo canzoni in un momento in cui nessuno sa scrivere”

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Con il suo primo album ufficiale, dal titolo Never Again, ha ottenuto il disco di platino a sole 4 settimane dall’uscita e, dopo la fresca partecipazione al Coca-Cola Summer Festival che vedremo in tv a partire dal 9 luglio, ha già ripreso a pieno ritmo la sua ricca serie di date firma-copie in giro per l’Italia.
Stiamo parlando proprio di lui, Mattia Briga, che dopo la grande avventura ad Amici, sta continuando a lavorare per i suoi fan, con un live tour in partenza da Napoli il prossimo 9 ottobre!

L’artista romano, classe 1989, proviene della scuderia Honiro (etichetta indipendente che ha lanciato personaggi come Gemitaiz & Madman e Rocco Hunt). Spesso al centro delle critiche nel programma per via del suo carattere ruvido e schietto, Briga si è affermato come uno dei protagonisti della quattordicesima edizione del talent show, giungendo fino alla finalissima con i The Kolors, capitanati da Stash. Del resto il suo pseudonimo è portoghese ed è tutto un programma: “briga” si può tradurre con “lotta”, nel senso di “fatti forza e combatti!”

Pochi giorni fa abbiamo raggiunto Mattia telefonicamente e quest’intervista è il risultato della nostra lunga chiacchierata.
Buona lettura!

Ciao Mattia! Il nuovo videoclip di Esistendo sta andando benissimo: è uscito lunedì 29 giugno su Youtube e, in meno di 24h, ha raggiunto quota 100mila views!
Qual è la forza di questo brano? Quando lo hai composto?

Ciao! Questo brano l’ho scritto circa un anno e mezzo fa. La sua forza credo, risieda nella sua semplicità comunicativa: è pieno di pathos, di significato, senza mai varcare quella linea di confine che si trova tra la semplicità e la banalità. Quando scrivo, sono attento a esprimere i concetti nel modo giusto, perché il rischio maggiore in cui può incorrere un autore quando vuole parlare di qualcosa di profondo, è di farlo con superficialità.

Nel tirare fuori questo pezzo, sono riuscito in un’impresa. O almeno, non sarà forse una vera e propria impresa, perché per chi scrive dovrebbe essere la normalità, però sono contento di essere stato profondo ed efficace nel raccontare un mio stato d’animo, servendomi di parole semplici e dirette. Esistendo è una canzone molto importante per me, ma scriverla è stato complesso: era la prima volta che mi dedicavo a un testo con questa attitudine.

Il disco con cui ti presenti al grande pubblico si intitola Never Again.
Come mai questo titolo?

Sai, Never Again è il mio primo disco ufficiale, ma per me è il quarto album, considerando che due album me li sono autoprodotti da solo, mentre il terzo doveva uscire prima di fare Amici, per la mia etichetta Honiro Label. È vero che il mio approccio alla scrittura nasce dal bisogno di trasformare le mie esperienze negative accumulate nell’arco di una vita: così con la mia musica, mi vendico di tante cose che mi sono successe, ma si tratta di una vendetta sempre positiva e produttiva per la realizzazione dei miei sogni. Non c’è malvagità.

Ho scelto questo titolo perché non voglio più ripetere errori ed esperienze che mi han fatto del male e che ora intendo lasciarmi alle spalle.

Lavorare in studio a un album è sempre un viaggio intenso e ricco. Per Never Again questo viaggio ha avuto inizio e si è compiuto attraverso l’etichetta Honiro Label, con la distribuzione curata da Universal Music.
Quali sono le cose che ti vengono in mente quando ci ripensi? Cosa è cambiato o è stato aggiunto al disco dopo Amici?

Never Again doveva essere composto inizialmente da 10 tracce. È nato in maniera molto spontanea, con l’aiuto dei miei produttori Simone Bacchini e Marco Bonomo e con la collaborazione, a livello lirico nella composizione di alcuni pezzi, di artisti amici della scena del rap italiano e spagnolo, per il brano Talento de Barrio. (Leggi QUI la tracklist completa di Never Again, ndr)

L’uscita dell’album era prevista per settembre 2014: naturalmente con la mia entrata ad Amici, la data è stata spostata e io stesso ho avuto nuovi mesi per poterlo migliorare ulteriormente. Così è arrivato un nuovo brano, Naufrago, nato proprio durante il talent; il featuring con Tiziano Ferro, di cui vado molto orgoglioso; e ancora, una nuova versione di Tu (Malinconia della partenza), rifatta al piano con Enzo Campagnoli, il mio vocal coach all’interno della scuola. Infine, dal momento che un’altra mia canzone, Le stesse molecole (appartenente al mio precedente street album), è diventata una hit durante il programma, ho deciso di riproporla, per un totale di 14 pezzi nella tracklist definitiva.

Hai nominato Naufrago, un brano che sembra vestire il sentimento d’amore con i toni dell’amarezza e del disincanto.
Com’è nata? Il destino dei grandi amori è dunque il naufragio?

In Naufrago non parlo proprio dell’amore in sé, quanto della fine di un amore, del senso di abbandono che si prova quando una storia giunge all’ultimo atto. Accade e non te lo aspetti, ti senti lasciato a te stesso, in balia degli eventi: è quello lo stato del naufrago, che non riesce più a decidere della propria sorte e osserva ciò che gli succede intorno, trasportato dalle onde a peso morto e speranzoso di trovare presto la terraferma per trarsi in salvo.

Si dice che ogni città abbia una sua forma-pensiero, una vitalità e un’atmosfera particolari e pertanto, differenti da qualunque altro posto al mondo. Dicembre Roma è la dedica alla tua città, quella in cui sei cresciuto e hai iniziato a fare musica.
In quali aspetti della capitale ti senti rispecchiato?

Il popolo di Roma ha un gran senso emotivo, è caloroso, ama il valore dell’essere comunità, dello stare insieme. Il cielo di Roma fa da riparo a tutti i romani e anche a me, mi rivedo molto in questo aspetto.

In Dicembre Roma ho voluto cercare una contrapposizione fra l’anima, calorosa, del romano e il freddo della città, che può diventare in parallelo un freddo emotivo: nel mese di dicembre, Roma resta una città meravigliosa, ma perde un po’ il suo ardore, per ritrovarlo poi nei mesi più caldi.

Le stesse molecole è il tuo brano manifesto e arriva da più lontano, da un disco precedente, da un Mattia più giovane e ancora poco conosciuto, che cantava:“Questa qua, lo so, non è la vita che vorrei”.
Dopo Amici la tua vita assomiglia un po’ di più a quella che vorresti?

Questa che fai è una domanda molto giusta, perché spesso il pubblico ti identifica in base alle canzoni che ascolta. Ma le canzoni sono solo il frutto di uno sfogo, che può essere anche momentaneo, e se per due anni la pensi sempre allo stesso modo, nell’arco di una vita intera quello rimarrà sempre un momento. Sì, io sono ciò che scrivo nei miei pezzi, ma la vita va avanti, tutto può cambiare: in questo periodo mi sento molto più realizzato e sto vivendo il sogno che avevo sin da quando ero bambino. Con questo, non rinnego lo stato d’animo che avevo quando ho scritto Le stesse molecole, ma d’allora qualcosa è decisamente cambiato.

Alla luce della sua ultima fatica discografica e delle critiche così come degli elogi che Loredana Bertè ti ha fatto in trasmissione, Briga attualmente si sente più un rapper o un cantautore?

Mah, io non ho mai fatto caso a quello che dicesse Loredana Bertè, è una persona che proprio non mi interessa, quindi… Non ho mai dato peso alle sue parole, non mi è mai interessato più di tanto delle cose che lei stesse dicendo. D’altro canto, quando una domanda posta è una domanda accompagnata da un’etichetta che si vuole affibbiare, questa la declina immediatamente, perché non è importante sapere, o che gli altri sappiano, se io sia un rapper o un cantautore.

Io mi alzo la mattina e scrivo le canzoni, in un momento in cui nessuno sa scrivere e tutti fanno la loro musica da interpreti, facendo a gara a farsi dare i pezzi da qualcuno… Io sono uno che le cose se le fa da solo. Se una persona a 70 anni mi critica all’interno di un programma televisivo in quel modo aspro, cattivo e meschino, non merita la mia considerazione. La verità è che io sono un signore, non ho nessun tipo di rancore. Mi è venuta anche tenerezza a sentirla parlare; a fine programma ci siamo abbracciati, perché non sono uno che si mette lì a rispondere e a litigare, mi ha fatto piacere concludere in questo modo. Però comunque, la verità è che non me ne frega nulla.

Qual è l’elemento di novità che ti contraddistingue rispetto agli altri artisti rap e hip hop della scena italiana?

Beh, sicuramente credo che sia il lessico: non credo di essere mai ripetitivo, il mio è un vocabolario molto ampio.

In secondo luogo, ho la capacità di descrivere qualcosa che spesso non è facile a spiegarsi, nel senso che io parlo dell’aspetto più profondo delle cose in qualsiasi sfaccettatura, scrivo canzoni d’amore e ognuna di queste è in chiave diversa dalle altre. Penso di usare molta chiarezza nel raccontare immagini astratte, cosicché risultino comprensibili a tutti quanti.

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Entriamo nel merito della tua avventura ad Amici di Maria De Filippi.
La tua personalità spiccata ha diviso il pubblico sin dai tuoi primi mesi in trasmissione: credi che le critiche in qualche modo abbiano sortito effetti positivi, permettendo una maggiore curiosità nei confronti della tua musica, o che al contrario ti abbiano più di tutto danneggiato?

Il fatto che si sia parlato di me in qualsiasi modo di certo ha prodotto un effetto magnetico intorno a me e alla mia personalità artistica. Non ti nego che avrei preferito si parlasse di più della mia musica, invece che andare a sindacare sul mio carattere, ché poi ognuno ha il suo! Ma questo fa parte dell’italiano medio, bacchettone, pronto a puntare il dito, a giudicare… So’ tutti bravi a parlà, alla fine bisogna vedere come si comportano davvero!

Elisa ti ha definito un “poeta urbano” e ti avrebbe voluto nei suoi Blu. Cosa pensi di questa sua definizione?

Penso sia la verità, l’ho apprezzata molto: la parola “poeta” suggerisce una figura delicata, mentre “urbano” è un po’ in contrasto. In effetti nelle mie canzoni, io spezzo la delicatezza con parole più forti, vicine al codice dei ragazzi e immediate all’orecchio di chi ascolta.

Sei di mattina inizia con una descrizione attenta della mattina, col sole che filtra dalla finestra… Dico “ventre”, che è più fine di “pancia”, per dire… Credo che la definizione di “poeta urbano” mi si addica.

Giunto alla linea – Indietro, seconda traccia di Never Again, è il risultato di un fortunato incontro con Tiziano Ferro, ospite nella seconda puntata del serale.
Ascoltavi già la musica di Tiziano? Cosa ti piace di lui?

Ho sempre apprezzato il suo modo innovativo di cantare. Ci sono delle sue canzoni che fanno parte della mia vita, come Ti scatterò una foto e Non me lo so spiegare.

Di recente All Music Italia ha lanciato una petizione alle radio, affinché queste dessero maggiore spazio alla musica emergente e indipendente italiana. Tu provieni proprio da quel mondo: cosa si potrebbe fare, secondo te, per aiutare la musica emergente? Senza fare un talent anche tu probabilmente avresti incontrato un po’ di difficoltà ad affermarti, come tanti nuovi artisti…

Credo che il problema importante non sia relativo alla musica, ma al declino socio-culturale in cui vertiamo: bisogna rifondare tutto nel nostro Paese e la musica, o meglio l’arte in generale ne risente. Ne risentono la letteratura, il cinema… Tutto. Quindi non si tratta neppure di crisi economica, io parlo di rifondazione culturale, partendo dalle scuole.

Sì, certo… Ma la mia era una domanda più circoscritta, relativa alla necessità che tanti giovani talenti abbiano maggiori spazi di promozione, per potersi esprimere e farsi conoscere.

Eh, ma secondo me non è quello il problema, perché se chi poi fa il cantante è una persona che non ha istruzione, che non è capace di scrivere le sue cose e se le deve far passare da altri… Finisce che a scrivere son gli stessi quattro o cinque. Magari a cambiare sono gli interpreti… In altre parole, per cambiare la musica bisogna rifondare la società, viene tutto da lì.

Quindi per te, chi è bravo emerge lo stesso alla fine?

Chi è bravo e intelligente a capire qual è il percorso più adatto e più veloce per arrivare a una totalità di pubblico, tale da permettergli di campare con quello che fa, poi arriva. Io sono sempre stato convinto di poter arrivare, perché un po’ magari mi guardavo intorno e capivo che ce la potevo fare.

È inutile negare che negli ultimi mesi, dei tuoi vecchi messaggi sul tuo profilo Twitter abbiano sortito grandi polemiche, sei stato duramente attaccato, tacciato di omofobia e quant’altro. Ti dò la possibilità di rispondere alle polemiche, se ti va puoi anche esprimere il tuo pensiero sui matrimoni gay, data la loro fresca legittimazione negli USA…

Sì, ma molti di quei messaggi non li ho scritti io! La gente chiacchiera, io sono stato molto attaccato per vie caratteriali, ma a me non interessa, non devo stare a difendermi su delle cose che girano su internet, non so neanche se le ho scritte io… L’unica cosa che avevo scritto io, era quella su Amici e apparteneva a uno sfogo momentaneo di quel periodo lì, in cui vedevo lavorare gente meno brava di me. Poi, sta anche all’intelligenza di una persona ritornare sui propri passi, crederci e riconsiderare delle ipotesi che avevi accantonato nel passato.

Mi hanno hackerato due volte i profili, quelli di Facebook e di Twitter, quindi io non è che posso rispondere di qualcuno che è entrato in maniera illecita nei miei account. Noi abbiamo risolto tutto con la polizia postale, c’è una denuncia in corso e più avanti faremo presenti anche queste cose.

Maria De Filippi ha detto che i talenti di Amici per affermarsi non devono passare automaticamente da Sanremo.
Hai mai pensato di andare al Festival prima di Amici? Ci andresti in futuro?

Ma io sì, magari ci andrei. Forse non adesso, ma in futuro.

Ultimo quesito. Sai già quale sarà il tuo prossimo singolo?

Mmm… Guarda, ho una mezza idea, potrebbe essere un featuring o una canzone che… Non si può dire, sennò diciamo tutto! (ride, ndr)

Va bene, vorrà dire che lo scopriremo! È stata una bella chiacchierata, grazie della disponibilità, Mattia.
Alla prossima e buona estate in musica!

  Salentino, studio Lettere (curriculum classico) all’Università e la Lingua dei Segni italiana presso l’ENS di Lecce. Già blogger occasionale per “un Filo-Blues” (all’interno di 20centesimi.it) e membro dell’Osservatorio Musicale Salentino, nato a seguito di un corso di critica musicale dell’Università del Salento. La mia vocazione è il canto, in più suono il pianoforte e mi piacciono molto la black music, il cantautorato – amore profondo per quello un po’ stagionato! – e gli strumenti dalle sonorità naturali, come l’armonium.
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