26 Febbraio 2026
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26 Febbraio 2026

Sanremo 2026, seconda serata tra lo splendido omaggio “Perdutamente” al ritmo che non lascia respirare: top e flop

Cronaca e giudizi dalla seconda serata del Festival: chi ha convinto, chi ha deluso, la top 5.

Il palco dell'Ariston durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2026 del 25 febbraio
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I TOP DELLA SERATA

1. “Perdutamente”: il momento in cui la televisione si è fermata
Il passaggio di Perdutamente interpretata da Achille Lauro è stato uno di quei rari momenti in cui la televisione smette di fare televisione.

Non c’era retorica, non c’era spiegazione, non c’era bisogno di parole in più. Solo costruzione musicale. Intro e finale pensati, calibrati, rispettosi.

La scelta di lasciare spazio alla musica è stata una scelta adulta.

Quando si evoca un dolore collettivo, il rischio è trasformarlo in spettacolo. Qui non è successo.

La musica ha preso il centro. Il resto si è ritirato.

Forse è stato davvero uno dei momenti più intensi degli ultimi anni perché non ha cercato l’applauso facile. Ha cercato il silenzio.
E quando in prima serata cerchi il silenzio, stai facendo qualcosa di raro. L’omaggio era per le vittime di Crans Montana.

2. “I bambini devono fare rumore, non silenzio”

Quando Ermal Meta, con la voce spezzata, dice: “I bambini devono fare rumore, non silenzio”, non sta parlando di educazione.
Sta parlando di morte.

Il silenzio dei bambini non è quello imposto in classe. È quello definitivo. È quello che arriva quando un’infanzia viene spezzata.

E allora il rumore diventa diritto alla vita. Diritto a esistere, a gridare, a disturbare, a occupare spazio nel mondo.

In televisione le frasi forti vengono spesso smussate. Qui no.
Qui quella frase è rimasta nuda.

Sanremo vive di simboli leggeri, emotività condivise e rassicuranti.
Questa volta il simbolo era scomodo. Perché ci ricorda che quando un bambino non fa rumore non è “educato”: è assente.

E l’assenza è la cosa più rumorosa di tutte.

3. Lillo: l’anti-retorica necessaria

In un Festival che passa continuamente dal sacro al lacrimevole, Lillo è equilibrio.

Leggere virgole e punti durante le presentazioni non è solo una gag. È sabotaggio gentile.

È ricordare che la televisione è un dispositivo costruito, non un altare.
La sua ironia non è mai aggressiva, non è mai sopra le righe. È intelligente.
E l’intelligenza in prima serata non è mai un dettaglio.

Non forza la risata: la provoca.
Le sue mosse di microfoning su Achille Lauro? Patrimonio dell’umanità.

Ho riso da sola. E quando ridi da sola davanti alla tv, significa che la comicità funziona davvero.

4. Achille Lauro: quando la popstar capisce il mezzo

Achille Lauro non “si veste bene”. Costruisce un dispositivo scenico.
In un Festival che resta il luogo massimo dell’immaginario pop italiano, è uno dei pochi che ha capito che l’abito è testo.

Il gioiello al collo, l’eleganza quasi museale, la postura che mescola aristocrazia e fragilità: non è travestimento. È identità performativa.

Sì, gioca con il desiderio. Ma le popstar lo fanno da sempre.
La differenza è che lui lo fa con controllo.

Quando entra in scena il pubblico si compatta. Non è solo fanbase. È magnetismo.

E il magnetismo, in televisione, non si improvvisa.

5. Le esibizioni con identità chiara
Levante ha scelto la fermezza. Presenza controllata, nessuna isteria, solo voce.
In un contesto iper-carico, la sottrazione è stata una scelta forte.

Fulminacci ha confermato la sua cifra: autoironia che non diventa leggerezza vuota. Alleggerisce senza banalizzare. È una qualità rara.

Elettra Lamborghini amo il suo essere totalmente fuori contesto e merita questo posto. A fine esibizione parla di festini “bilaterali” sotto il suo hotel.

I FLOP DELLA SERATA

1. Il linguaggio sulla disabilità: siamo ancora indietro

Il problema non è la presenza di atleti paralimpici. È il modo in cui vengono raccontati.

C’è ancora un sottofondo paternalistico. Una narrazione che separa invece di includere.
Quando si insiste sul “diverso” come elemento straordinario, si sta ancora tracciando un confine.

La vera inclusione avviene quando non c’è bisogno di sottolineare.
Finché si parla “di loro” e non semplicemente di atleti, la distanza resta.

2. “Mamma d’oro”: la trappola della retorica affettiva

“Mamma d’oro” per celebrare Francesca Lollobrigida sembra una carezza. In realtà è uno stereotipo resistente.

Perché la donna deve essere sempre celebrata nel sacrificio? Perché la maternità diventa l’unica cornice narrativa accettabile?

Se fosse stato un uomo, probabilmente avremmo parlato di leadership, esempio, forza moderna.
Qui invece si torna a un immaginario che rassicura ma non evolve.

Le immagini sportive olimpiche erano potentissime. Bastavano quelle.
La retorica non era necessaria.

3. “Eroi moderni”: quando la parola crea distanza

Definire gli atleti paralimpici “eroi” sembra un omaggio. Ma li mette su un piedistallo.

L’eroe è eccezionale. L’atleta è professionista.
Continuare a usare parole che li rendono straordinari rischia di non normalizzarli mai.

Il primo passo culturale sarebbe smettere di enfatizzare la differenza e iniziare a trattarla come parte della complessità umana.

4. I siparietti su Laura Pausini: funzionali o riempitivi?

Vincenzo De Lucia è bravo, ma la domanda è: era necessario?

Quando un Festival è già pieno di contenuti, ogni intermezzo deve avere una funzione precisa.
Se non aggiunge lettura critica, se non ribalta il punto di vista, resta decorativo.

E in una serata così densa, il decorativo pesa.

5. Il ritmo compulsivo di Carlo Conti: emozioni senza sedimentazione

Questo continuo alternarsi di pianto, ironia, celebrazione e countdown crea una sensazione di instabilità.

Non è dinamismo. È sovraccarico.

Un Festival non deve essere lento, ma deve permettere alle emozioni di depositarsi.
Quando tutto è attaccato, nulla rimane davvero.

Forse meno cantanti. Più spazio.
Non per allungare. Per dare profondità.

Perché le emozioni, se non hanno tempo, diventano consumo veloce.
E Sanremo dovrebbe essere memoria, non fast content.

Dopo il voto combinato di Televoto (50%) e Giuria delle Radio (50%), sono stati annunciati, in ordine casuale, cinque artisti in testa alla classifica provvisoria.

Tommaso Paradiso, LDA aka7even, Nayt, Fedez & Masini, Ermal Meta

Per l’elenco completo e le nostre valutazioni dettagliate, leggi le pagelle della seconda serata.

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