1 Marzo 2026
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1 Marzo 2026

Sanremo 2026, la finale tra le parole necessarie di Cecchettin e l’ironia che non si consuma di Frassica

Il racconto dei momenti chiave della serata tra musica, parole importanti e leggerezza

Finale Sanremo 2026 all’Ariston con Carlo Conti e i 30 Big in gara
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1. La politica entra senza fare comizi

In apertura è stata nominata la tensione tra Israele, Stati Uniti e Iran che è notizia di queste ore. Non è poco. In un Festival che spesso scappa dalla realtà, sentire almeno un riferimento al presente è un segnale. La situazione internazionale sta sfuggendo di mano e non serve essere analisti geopolitici per percepirlo. Ho apprezzato il tentativo di non vivere in una bolla. Poi certo, Sanremo non è un talk di approfondimento. Ma nemmeno un acquario isolato dal mondo.

3. Gino Cecchettin, l’emozione e il linguaggio

Quando parlo di narrazione e di linguaggio, intendo questo. Parole semplici, pulite, senza enfasi costruita. Un padre a cui è stata strappata una figlia che sceglie di non mettere il proprio dolore al centro della scena. Non lo usa. Non lo spettacolarizza. Lo attraversa.

E quando Laura Pausini invita a parlare alle ragazze, lui compie uno spostamento fondamentale: dice che bisogna parlare agli uomini. È lì il punto. Non è una questione di autodifesa femminile, di imparare a proteggersi meglio. È una questione di educazione maschile, di responsabilità, di cultura.

È una verità semplice, ma radicale. E proprio per questo potente. Nomi e silenzio, niente retorica. Un altro linguaggio è possibile.

2.Nino Frassica

Carlo Conti lo sa: quando vuoi andare sul sicuro, chiami Frassica. È una garanzia. La sua ironia è di vecchio stampo, sì. Ma è intelligente, mai aggressiva, mai volgare. Basta giochi di parole? Forse. Ma funzionano ancora. In un contesto che a volte si prende troppo sul serio, lui rimette tutto in una dimensione leggera. E non è poco.

3.Andrea Bocelli a cavallo

Bocelli che arriva a cavallo all’Ariston è già il prossimo meme. Ma oltre l’effetto wow, c’è un’idea chiara: trasformare la presenza in evento. È la celebrazione della tradizione, sì, ma anche del gesto teatrale. E Sanremo, nel bene e nel male, vive di “meme” che restano. Questo resterà.

4.Elettra Lamborghini

La mia cantante preferita per attitudine. Un personaggio che ha capito tutto. Sale sul palco della finale e dice: “Non ci vediamo più tanto non vinco”. Questa è consapevolezza. Non finta umiltà. Non falsa competizione. E intanto prova a vincere il Fantasanremo, la gara che lei definisce “bilaterale”. Ecco: lei gioca. E quando giochi bene, sei già dentro la narrazione del Festival. Ha salvato la narrazione leggera.

5.Ditonellapiaga

Si è assestata tra le mie esibizioni preferite. Senza strafare, senza urlare, senza voler dimostrare qualcosa a tutti i costi. È rimasta coerente. E in una finale dove molti amplificano, lei ha scelto la misura. Top dei miei Top.

Bonus Track: Nayt

Il testo migliore di questa edizione. Stratificato, complesso, pieno di livelli. Non è solo scrittura: è costruzione. E poi chiude l’esibizione con un “viva la cultura”. In un contesto dove spesso la parola cultura è un riempitivo, lì ha avuto peso. È uno di quei casi in cui capisci che non stai solo ascoltando una canzone, ma un pensiero. Bella la sua sesta posizione, mi da fiducia.

FLOP

Dai sono buona e nella finale ci sono pochi flop… pochi ma buoni.

1.Liberate Max dalla crociera

Non è un flop. Ma liberate Max Pezzali dalla nave. Dopo cinque giorni forse è stanco anche lui. A parte le battute: sono canzoni che hanno accompagnato la mia adolescenza. E quindi sì, ho fatto karaoke sul divano. Però la sensazione di ripetizione, quella un po’ da villaggio vacanze, c’era.

2.La serata delle mamme

Ho capito l’intenzione. Ho capito anche il cuore che c’era dietro. Però, allo stesso tempo, ricordo che questa è una gara. E quindi, inevitabilmente, a un certo punto la sensazione è stata quella di scivolare verso un registro diverso: sembrava quasi C’è posta per te. Sayf e Samurai Jay coinvolgono le mamme direttamente nell’esibizione e il momento funziona sul piano emotivo, questo è indubbio.

Sanremo è emozione, certo. Lo è sempre stato. Tuttavia, quando l’emotività diventa una struttura narrativa ripetuta, quasi programmata, allora il rischio è che la competizione si diluisca, si sciolga in lacrima facile o, peggio ancora, in “voto facile”. E qui la domanda viene spontanea: se il centro è sempre la madre, i padri dove sono? È solo una scelta casuale o racconta qualcosa di più profondo? Io resto sanamente curiosa. Vorrà dire qualcosa.

3.La gelosia – il siparietto

Il siparietto sulla gelosia di Carlo Conti per i possibili jeans sexy della moglie. Inutile. Non offensivo, ma inutile. In una finale che dovrebbe avere ritmo e tensione, questi intermezzi sembrano riempitivi. E il tempo, in una serata così lunga, è la cosa più preziosa. Soprattutto quando poi ospiti Gino Cecchettin che ha perso la figlia e parla di amore tossico.

Per l’elenco completo e le nostre valutazioni dettagliate dei cantanti, leggi le pagelle della serata finale, qui tutti i premi

 

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