Sanremo 2026, la finale tra le parole necessarie di Cecchettin e l’ironia che non si consuma di Frassica
Il racconto dei momenti chiave della serata tra musica, parole importanti e leggerezza


Top e flop finale Sanremo 2026, il racconto di tutti i momenti della serata.
La finale del Festival di Sanremo 2026, in onda sabato 28 febbraio su Rai 1 a partire dalle 20:40 e in streaming su RaiPlay, ha chiuso la 76ª edizione con l’ultima esibizione dei 30 Big in gara, i cinque finalisti sono Sal Da Vinci, Ditonellapiaga, Arisa, Sayf, Fedez e Masini e la proclamazione di Sal Da Vinci.
Accanto a Carlo Conti, sul palco dell’Ariston c’erano Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica.
ECCO COSA È SUCCESSO…
Si sono esibiti tutti e 30 i Big in gara con questo ordine:
Francesco Renga con Il meglio di me
Chiello con Ti penso sempre
Raf con Ora e per sempre
Bambole di Pezza con Resta con me
Leo Gassmann con Naturale
Malika Ayane con Animali notturni
Tommaso Paradiso con I romantici
J-Ax con Italia Starter Pack
LDA & Aka 7even con Poesie clandestine
Serena Brancale con Qui con me
Patty Pravo con Opera
Sal Da Vinci con Per sempre sì
Elettra Lamborghini con Voilà
Ermal Meta con Stella stellina
Ditonellapiaga con Che fastidio!
Nayt con Prima che
Arisa con Magica favola
Sayf con Tu mi piaci tanto
Levante con Sei tu
Fedez & Masini con Male necessario
Samurai Jay con Ossessione
Michele Bravi con Prima o poi
Fulminacci con Stupida fortuna
Luchè con Labirinto
Tredici Pietro con Uomo che cade
Mara Sattei con Le cose che non sai di me
Dargen D’Amico con AI AI
Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare
Maria Antonietta & Colombre con La felicità e basta
Eddie Brock con Avvoltoi.
Nel corso della serata spazio anche al momento celebrativo con Andrea Bocelli, tornato all’Ariston nell’anno dei 30 anni di Romanza, in un ideale filo rosso che lega il Festival alla sua storia recente.
Carlo Conti annuncia che Stefano De Martino sarà il prossimo direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo.
Gino Cecchettin ha fatto un intervento per parlare della Fondazione Giulia Cecchetin e dell’importanza di parlare di violenza di genere.
TOP
1. La politica entra senza fare comizi
In apertura è stata nominata la tensione tra Israele, Stati Uniti e Iran che è notizia di queste ore. Non è poco. In un Festival che spesso scappa dalla realtà, sentire almeno un riferimento al presente è un segnale. La situazione internazionale sta sfuggendo di mano e non serve essere analisti geopolitici per percepirlo. Ho apprezzato il tentativo di non vivere in una bolla. Poi certo, Sanremo non è un talk di approfondimento. Ma nemmeno un acquario isolato dal mondo.
3. Gino Cecchettin, l’emozione e il linguaggio
Quando parlo di narrazione e di linguaggio, intendo questo. Parole semplici, pulite, senza enfasi costruita. Un padre a cui è stata strappata una figlia che sceglie di non mettere il proprio dolore al centro della scena. Non lo usa. Non lo spettacolarizza. Lo attraversa.
E quando Laura Pausini invita a parlare alle ragazze, lui compie uno spostamento fondamentale: dice che bisogna parlare agli uomini. È lì il punto. Non è una questione di autodifesa femminile, di imparare a proteggersi meglio. È una questione di educazione maschile, di responsabilità, di cultura.
È una verità semplice, ma radicale. E proprio per questo potente. Nomi e silenzio, niente retorica. Un altro linguaggio è possibile.
2.Nino Frassica
Carlo Conti lo sa: quando vuoi andare sul sicuro, chiami Frassica. È una garanzia. La sua ironia è di vecchio stampo, sì. Ma è intelligente, mai aggressiva, mai volgare. Basta giochi di parole? Forse. Ma funzionano ancora. In un contesto che a volte si prende troppo sul serio, lui rimette tutto in una dimensione leggera. E non è poco.
3.Andrea Bocelli a cavallo
Bocelli che arriva a cavallo all’Ariston è già il prossimo meme. Ma oltre l’effetto wow, c’è un’idea chiara: trasformare la presenza in evento. È la celebrazione della tradizione, sì, ma anche del gesto teatrale. E Sanremo, nel bene e nel male, vive di “meme” che restano. Questo resterà.
4.Elettra Lamborghini
La mia cantante preferita per attitudine. Un personaggio che ha capito tutto. Sale sul palco della finale e dice: “Non ci vediamo più tanto non vinco”. Questa è consapevolezza. Non finta umiltà. Non falsa competizione. E intanto prova a vincere il Fantasanremo, la gara che lei definisce “bilaterale”. Ecco: lei gioca. E quando giochi bene, sei già dentro la narrazione del Festival. Ha salvato la narrazione leggera.
5.Ditonellapiaga
Si è assestata tra le mie esibizioni preferite. Senza strafare, senza urlare, senza voler dimostrare qualcosa a tutti i costi. È rimasta coerente. E in una finale dove molti amplificano, lei ha scelto la misura. Top dei miei Top.
Bonus Track: Nayt
Il testo migliore di questa edizione. Stratificato, complesso, pieno di livelli. Non è solo scrittura: è costruzione. E poi chiude l’esibizione con un “viva la cultura”. In un contesto dove spesso la parola cultura è un riempitivo, lì ha avuto peso. È uno di quei casi in cui capisci che non stai solo ascoltando una canzone, ma un pensiero. Bella la sua sesta posizione, mi da fiducia.
FLOP
Dai sono buona e nella finale ci sono pochi flop… pochi ma buoni.
1.Liberate Max dalla crociera
Non è un flop. Ma liberate Max Pezzali dalla nave. Dopo cinque giorni forse è stanco anche lui. A parte le battute: sono canzoni che hanno accompagnato la mia adolescenza. E quindi sì, ho fatto karaoke sul divano. Però la sensazione di ripetizione, quella un po’ da villaggio vacanze, c’era.
2.La serata delle mamme
Ho capito l’intenzione. Ho capito anche il cuore che c’era dietro. Però, allo stesso tempo, ricordo che questa è una gara. E quindi, inevitabilmente, a un certo punto la sensazione è stata quella di scivolare verso un registro diverso: sembrava quasi C’è posta per te. Sayf e Samurai Jay coinvolgono le mamme direttamente nell’esibizione e il momento funziona sul piano emotivo, questo è indubbio.
Sanremo è emozione, certo. Lo è sempre stato. Tuttavia, quando l’emotività diventa una struttura narrativa ripetuta, quasi programmata, allora il rischio è che la competizione si diluisca, si sciolga in lacrima facile o, peggio ancora, in “voto facile”. E qui la domanda viene spontanea: se il centro è sempre la madre, i padri dove sono? È solo una scelta casuale o racconta qualcosa di più profondo? Io resto sanamente curiosa. Vorrà dire qualcosa.
3.La gelosia – il siparietto
Il siparietto sulla gelosia di Carlo Conti per i possibili jeans sexy della moglie. Inutile. Non offensivo, ma inutile. In una finale che dovrebbe avere ritmo e tensione, questi intermezzi sembrano riempitivi. E il tempo, in una serata così lunga, è la cosa più preziosa. Soprattutto quando poi ospiti Gino Cecchettin che ha perso la figlia e parla di amore tossico.
Per l’elenco completo e le nostre valutazioni dettagliate dei cantanti, leggi le pagelle della serata finale, qui tutti i premi





