1 Marzo 2026
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1 Marzo 2026

Sanremo 2026, Conti saluta e De Martino avanza: la conferenza finale tra numeri, potere e racconto dell’Italia

La Rai rivendica i numeri, apre al confronto sul voto dei giornalisti e difende un Festival sempre più show.

passaggio di consegne a Stefano De Martino durante riflessioni sul sistema di voto Sanremo 2026
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Conferenza stampa finale Sanremo 2026 1 marzo 2026

La conferenza finale del 1° marzo è sempre il momento in cui tutti si ringraziano, si abbracciano e si autoassolvono. Anche quest’anno è andata così.

Però, sotto la superficie dei “grazie”, c’erano questioni molto più interessanti: il passaggio di consegne in diretta, la difesa serrata dei numeri, il caso Ferraguzzo, la riflessione sul voto della sala stampa. E una cosa che, forse, è passata troppo liscia: Sanremo non dovrebbe dimenticare che è una gara di canzoni.

Il passaggio di consegne: gesto televisivo o mossa strategica?

Carlo Conti ha ribadito di aver voluto fortemente il passaggio di testimone in diretta:

Ho chiesto fortemente di fare questo passaggio di consegne in video. Per me era molto importante, un segno di forte coesione aziendale.

Non è solo eleganza. È strategia.
È la Rai che mette in scena continuità, controllo, progettualità. Non si lascia spazio al vuoto.

Conti parla di cinque anni di lavoro (“3 + 2”), di percorso sereno, di risultati. Poi chiude con una frase che suona quasi come una rivendicazione:

Vado via con la medaglia d’oro e la medaglia di bronzo.

Tutto molto composto. Tutto molto Rai.

Ma a un certo punto qualcuno lo dice: Sanremo non è solo canzoni

Ed è qui che bisogna fermarsi.

Durante la conferenza viene ribadito più volte che oggi il Festival è uno show a 360 gradi. Che non è più soltanto musica. Che sarebbe “riduttivo” pensarlo così.

La frase è chiara:

Ridurre ormai Sanremo a musica e canzoni soltanto sarebbe un po’ un diminutivo.

Capisco il punto. Lo show, la confezione, i momenti virali, il racconto, la regia, la scenografia. Tutto vero.

Però attenzione.

Perché Sanremo è nato come Festival della Canzone Italiana. E quando si comincia a dire che la musica è solo un ingrediente, si rischia di cambiare l’asse del discorso.

Il Festival può essere moderno, digitale, frammentato, social, ma se le canzoni diventano un pretesto per il “momento”, allora qualcosa si sposta. E non è un dettaglio.

De Martino, le competenze e la risposta ufficiale

Le perplessità sulla scelta di Stefano De Martino non sono state eluse. Anzi, sono state affrontate frontalmente.

La linea è chiara: non si valuta solo la competenza musicale, ma la capacità di guidare uno spettacolo complesso.

E soprattutto:

Non fare la selezione delle canzoni ad appannaggio della decisione di un’unica persona, ma costruire un team.

Parola chiave: team. Si ma quale team?

È una risposta intelligente.
Ma resta un punto: chi tutela davvero la centralità artistica delle canzoni? Il direttore artistico? Il team? La macchina?

Il rischio è che il Festival diventi un contenitore perfetto in cui la musica è uno degli elementi, non il cuore.

Il caso Ferraguzzo: la questione è reale

La domanda di Mattia Marzi è stata precisa.

Fabrizio Ferraguzzo è un professionista stimato, ma è anche produttore attivo, manager, con rapporti nel settore. Non è una figura super partes. La Rai gli chiederà di rinunciare alle sue attività?

La risposta è stata questa:

Stiamo valutando con Stefano e con Ferraguzzo quali sono le possibilità di supporto. C’è un tavolo aperto in cui stiamo definendo quali sono i potenziali valori aggiunti senza naturalmente andare in competizione o concorrenza all’interno.

Ne abbiamo parlato qui

I numeri come scudo

72 milioni di raccolta pubblicitaria.
Evento diffuso tra palco e città che pesa circa il 7-8%.
1,2 miliardi di visualizzazioni social.
Reach intorno all’85% della popolazione.

I numeri sono stati difesi con decisione. E giustamente.

Ma a un certo punto viene detto che la platea televisiva è in calo strutturale e che il consumo si sta spostando sui social. Vero.

La domanda, però, è un’altra:
se il Festival viene consumato sempre più a clip, a frammenti, a momenti, non rischia di perdere la sua dimensione di gara?

Sanremo non è solo contenuto virale. È una competizione musicale. O almeno dovrebbe esserlo.

Il nodo più interessante: il voto della sala stampa

Andrea Spinelli ha sollevato una questione che merita attenzione.

Con scarti minimi nel risultato finale, il peso della sala stampa diventa determinante. E allora la domanda è:

Non è il caso che la Rai rifletta sul ruolo di questa sala stampa in sede di giuria? Per dei giornalisti determinare forse il risultato finale del Festival si stacca un po’ da quello che è il loro ruolo.

È una riflessione seria.

I giornalisti sono chiamati a raccontare, analizzare, criticare. Quando entrano in modo decisivo nella determinazione del vincitore, si crea una sovrapposizione.

La risposta è stata diplomatica:

Mettiamo la questione del voto della sala stampa nell’agenda della nuova direzione artistica.

Tradotto: se ne parlerà.

Ed è giusto che se ne parli.

Ma resta una domanda, semplice e centrale:

Se Sanremo è sempre più show, sempre più momento, sempre più ecosistema, chi difende davvero la centralità delle canzoni?

Perché senza le canzoni, tutto il resto è solo contorno.