28 Febbraio 2026
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28 Febbraio 2026

Sanremo 2026 in conferenza stampa Pausini difende il messaggio di “pace”, stasera annuncio importate di Conti

Penultima conferenza stampa che mette in luce i temi caldi del festival. Stasera annuncio importante di Conti.

Carlo Conti e Laura Pausini durante la conferenza stampa di Sanremo 2026 prima della finale
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Sanremo 2026 conferenza stampa 28 febbraio, si tirano le somme prima del gran finale.

C’è una narrazione che ogni anno si ripete: la sala stampa esagera, cerca il caso, forza la mano. E poi c’è la realtà di una conferenza come quella di oggi.

Le domande non sono state capricci ma richieste di chiarimento su scelte precise, pubbliche, andate in onda davanti a milioni di persone.

Perché Sanremo non è un evento privato. È il più grande palco televisivo italiano.

Per questo quando un gesto, un’inquadratura, una presenza, una frase diventano centrali nel dibattito, è normale che qualcuno chieda conto.

I numeri raccontano un Festival in salute. La quarta serata segna 10 milioni 789 mila spettatori con il 65,6 per cento di share. La Rai insiste su un festival giovane, su picchi altissimi, su un pubblico che cresce di sera in sera.

Tutto vero. Ma i numeri non cancellano le domande. Semmai le rendono più legittime

Il Festival come spettacolo totale e la gratitudine “alla macchina”

Carlo Conti ringrazia cantanti e squadra tecnica, citando “l’esterna dell’Atletico di Roma”, le luci e la scenografia, e insiste su una parola: curiosità. “Sono curioso, molto curioso di vedere quest’anno chi vincerà il festival perché veramente credo sia apertisimo come non mai”.

Nel frattempo, Nino Frassica viene rilanciato come presenza della finale e come motore delle due serate di Sanremo Top, il 7 e il 14 marzo.

Le etichette e la linea di Conti

Quando gli vengono riportate definizioni come noioso, flop, meloniano, maschilista, Conti sceglie una linea chiara. È giusto esprimere un parere, dice.

Non si può piacere a tutti. Il problema nasce quando si offende o si attaccano etichette tanto per dire.

È una posizione difensiva ma comprensibile. Il punto però non è se il Festival piaccia o meno. Il punto è che alcune domande non nascono dal gusto personale ma da fatti accaduti. E su quelli la discussione è inevitabile.

Laura Pausini in un solo blocco: batticuore, mestiere, ironia e una difesa netta

Laura Pausini entra nella conferenza passando prima dalla sala stampa radio, ringraziando per un risultato che per lei ha il sapore del cerchio che si chiude: “33 anni fa ho vinto nei giovani e dopo 33 anni non era scontato essere primi in radio nella classifica italiana”.

Nelle risposte ai giornalisti ragiona da “orecchio allenato” e da artista che vive spesso fuori dall’Italia: difende l’importanza della melodia e l’idea di non “tradire noi stessi”, racconta un festival che tiene insieme generi, suoni e scritture diverse, e cita anche Chiello come interpretazione che l’ha colpita, proprio perché sentita “eppure era in un’epoca dove lui non era nemmeno nato”.

Quando si parla di conduzione, Pausini distingue tra Eurovision e Sanremo, definendo quest’ultimo “un batticuore”, “più importante” per lei, e ammette che fare la presentatrice è stata una sfida accettata anche come “nuova sfida” dopo 33 anni di carriera.

E infine c’è la Pausini più scoperta, quando la sala stampa entra sul tema della pace e sulla contestualizzazione dei messaggi. Qui la sua posizione è netta, e non la addolcisce: rivendica la scelta di un messaggio semplice, racconta l’idea scenica legata ai monaci tibetani e al fiore lasciato come gesto, e dice che un pubblico vasto e diverso “ha bisogno di un messaggio molto corto”.

Porta un esempio personale, la reazione della figlia dopo l’esibizione: “Sono orgogliosa che hai parlato della pace”. E quando la critica insiste sul rischio del messaggio generico, la risposta si fa più ruvida: il messaggio passa attraverso la canzone e l’interpretazione, e non accetta l’idea che serva sempre “fare l’elenco” per essere credibili.

Infine alla domanda sulla battuta di Grignani risponde tagliando corto e sorridendo: “Il numero ce l’ha, non ho mai cambiato numero. Aspetto quello che vuole”.

Stasera: finale, scaletta, premi e l’annuncio del tema più pesante

Claudio Fasulo fa il consuntivo della settimana e anticipa la finale: prima fase con i “30 campioni” votati dalle tre giurie, poi fase a cinque con televoto che passa da tre preferenze per utenza a una. Sul palco ci saranno Carlo Conti, Laura Pausini, Nino Frassica, Giorgia Cardinaletti, le “Angels” del Prima Festival e Nicola Savino.

Tra gli ospiti e i momenti previsti, Fasulo elenca un medley di Pausini, i premi “Città di Sanremo” con Andrea Bocelli all’Ariston e i Pooh in Piazza Colombo, e un set dalla Costa Crociere con Max Pezzali.

Ma l’annuncio che cambia tono è quello sui contenuti sociali: “Parleremo ancora una volta di violenza di genere, parleremo di femminicidi con Gino Cecchettin, il padre di Giulia, e parleremo della sua fondazione”.

E questa dichiarazione, in conferenza, non resta sospesa nel vuoto: si incastra immediatamente nel tema più delicato della mattinata, cioè come il Festival sceglie di parlare di mondo e di dolore senza ridursi a due frasi di rito. Inoltre ci sarà un annuncio importante sul futuro del Festival dato da Carlo Conti.

La parte viva: quando la sala stampa chiede conto, e il Festival risponde

Qui succede il vero. Le domande, una dopo l’altra, costruiscono un ritratto più preciso di qualsiasi comunicato.

Pooh in piazza. Arriva la questione della petizione dei fan, indignati per la band sul palco esterno. Conti risponde con una motivazione simbolica e pratica: scelta “di comune accordo” per stare “in mezzo alla gente” e sottolineare il rapporto con i concerti.

Gassman, i “padri” e le fiction. Quando viene tirato in ballo l’equivoco sul fatto che non si potesse essere ospiti se parenti di un cantante in gara, Conti chiarisce che “il regolamento non prevede” quel divieto e cita esempi di familiari già presenti. Riguardo Gassman (che sui social si era lamentato di non poter essere sul palco) aggiunge la scelta di non promuovere fiction Rai, collegandola anche a una maggiore presenza di “spot di rete” e pause pubblicitarie più lunghe rispetto ad altri anni.

Il bacio Gaia Levante e la percezione di censura. Qui la risposta passa a Fasulo, che spiega la questione tecnica dello storyboard e del “finale, stacco totale”, con il bacio rimasto “in una mattonellina piccola”. Poi arriva la frase che fa davvero notizia perché abbandona l’aria da nota stampa: “senza ipocrisia”, ammette che dopo le polemiche hanno pubblicato il bacio con inquadratura stretta, ma solo “dopo lo stop alle telefonate” per non interferire con la gara e perché avevano la regola di pubblicare “un solo contenuto per concorrente”. È un tentativo di spiegare che non c’è censura, ma anche la prova concreta di quanto la percezione possa divorare la regia in pochi minuti.

Referendum, par condicio e “codice etico”. La domanda su Fedez e sulla presunta carta che impedirebbe di parlare di referendum porta a una risposta corale e nervosa. Conti ribadisce l’invito a votare (“andate a votare, poi ognuno voterà come vuole”) e Fasulo che distingue tra palco e vita privata: sul palco e “durante le dirette Rai” non si possono esprimere “pensieri” in quel senso, fuori dal palco gli artisti sono “liberi cittadini”.

Nella discussione emerge che chi ha un rapporto contrattuale con Rai firma un codice etico e l’impegno a concordare interventi con l’ufficio stampa.

La conferenza, però, qui mostra anche la crepa: quando il discorso diventa tecnico, la sala cerca la riga netta, e la risposta si muove tra legge, prassi e interpretazioni su cosa sia “pubblica esecuzione” e cosa no.

Irina Shayk, Russia e “cortocircuiti”. Una domanda mette insieme geopolitica e citazioni di documenti, chiedendo se la scelta di una co-conduttrice russa possa essere letta come “mano tesa” e tirando in ballo gli “Epstein Files”. Conti risponde disinnescando con ironia e distanza: dice che quando sceglie una co-conduttrice non chiede “gli appuntamenti degli ultimi 20 anni”. Rivendica la scelta di una top model famosa e chiude con l’idea che si “parla troppo senza sapere veramente cosa pensa la gente”, citando anche l’effetto “cortocircuito”.

Il cuore del pezzo: i messaggi sociali tra potenza di fuoco e rischio “bignami”

A un certo punto la conferenza smette di essere un elenco e diventa una discussione sul senso. Un giornalista dice di aver trovato “gli interventi sulla sensibilizzazione dei temi”alquanto superficiali”, spiegando che frasi come “parlate coi genitori” (riferendosi all’intervento di Schettini di ieri sera) sono condivisibili ma generiche. Forse su temi così pesanti servirebbe “una sensibilità generazionale più sul pezzo”, altrimenti il rischio è fare un contenuto “in due minuti” che assomiglia a un compitino.

Fasulo risponde con una difesa che è anche un’ammissione: non è convinto che sia meglio “non fare nulla”, perché la “potenza di fuoco comunicazionale del festival” può comunque portare un messaggio, anche se “si può giudicare approssimatamente”. Aggiunge che nella squadra autoriale non ci sono solo “vecchi bacucchi” e rivendica preparazione e tatto del team. Poi entra nel merito del metodo, parlando di condivisione e di “capi permeabili alle opinioni”, e del fatto che apprezza “le persone che cambiano idea”.

Il tema rientra più avanti, quando un’altra domanda insiste sulla pace e sulla contestualizzazione. Dire “vogliamo la pace” è un messaggio ovvio, ma cosa si sta dicendo davvero alle persone.

Pausini, qui, difende la scelta artistica e comunicativa: parla della canzone Heal the world, cantata nella terza serata del festival, come veicolo del messaggio di pace, del gesto scenico con il fiore, del bisogno di semplicità davanti a un pubblico vasto e diverso, e rifiuta l’idea che senza un’elencazione puntuale il messaggio diventi automaticamente vuoto.

È il momento più teso della conferenza, perché mette a nudo due esigenze opposte: chiarezza e contesto da una parte, universalità e accessibilità dall’altra.

Non basta dire che una cosa è importante. Devi dimostrare di saperla trattare.

Finale, guerra “nuova” e la domanda più semplice di tutte

Verso la chiusura si apre anche un altro fronte: “è scoppiata un’altra guerra” (riguardo gli attacchi israeliani e americani in Iran) e la domanda se il Festival farà qualcosa. Conti dice che lo decideranno “nel pomeriggio”.

Giorgia Cardinaletti conferma che “ne parleremo”, ricordando anche che la programmazione Rai durante il giorno è cambiata e che la rete è pronta “a dare la linea al TG1 in caso di notizie importanti”.

E poi, come spesso accade a Sanremo, tutto torna alla realtà del rito: “A che ora chiudete il festival?”. Conti spera “entro le 2:00”.

Se vuoi capire davvero questa edizione, la conferenza stampa è un manuale in tempo reale. Ti dice che Sanremo è in salute, che il digitale cresce, che il pubblico giovane c’è. Ma ti dice anche un’altra cosa: quando il Festival entra nei temi più sensibili, la sala stampa non chiede slogan, chiede contesto.

La risposta istituzionale, per quanto lucida, resta sempre appesa a un equilibrio fragile. Parlare a tutti senza dire troppo, e dire qualcosa senza sembrare generici.

Stasera, con l’annuncio della presenza di Gino Cecchettin e con un contesto internazionale dichiarato “drammatico”, quel confine sarà ancora più visibile. E, come sempre, non lo decideranno le slide. Lo deciderà il modo in cui sapranno reggere le domande.