All’indomani della finale di Sanremo 2026, Carlo Conti si racconta a RTL 102.5, tracciando un bilancio della sua quinta edizione da conduttore e direttore artistico. Un’edizione che, dice, lo lascia “molto contento”, soprattutto per il successo delle canzoni in radio: “Da vecchio DJ è la soddisfazione più grande, no? Vuol dire che le canzoni funzionano e che arriveranno alla gente”.
Conti sottolinea anche il feeling con Laura Pausini e il record di share della terza serata, ma il cuore dell’intervista è il futuro: il suo e quello del Festival.
SANREMO, CARLO CONTI: “C’È UN INIZIO E UNA FINE, MA SPERO DI TORNARCI”
Sull’inedito passaggio di testimone a Stefano De Martino, avvenuto in diretta sul palco dell’Ariston, Conti rivela: “Ci tenevo molto perché questo festival l’ho dedicato a Pippo Baudo, quindi in qualche modo al passato, e ho voluto essere il passaggio tra il passato e il futuro verso Stefano”. Un gesto simbolico, autorizzato dalla Rai, per ufficializzare un cambio generazionale che lo stesso Conti ha voluto orchestrare.
E sulla questione della direzione artistica, che De Martino erediterà insieme alla conduzione, Conti è netto: “È importante perché uno si crea addosso un abito, no? Con le stoffe che gli darà il mercato. Però è un abito che poi ti devi cucire addosso, quindi è giusto che uno si assuma le responsabilità, nel bene e nel male. Almeno io ho fatto così”.
Ma questo è davvero l’ultimo Sanremo di Carlo Conti? “Come tutte le cose belle, c’è un inizio e una fine”, ammette, prima di lasciare una porta aperta: “Magari, non troppo vecchio, ma spero di tornarci. Per ora è meglio concludere questo ciclo”.
Un ciclo che, ricorda, lo ha portato a eguagliare Amadeus e Nunzio Filogamo con cinque edizioni, dietro solo ai mostri sacri Pippo Baudo (13) e Mike Bongiorno (12). “E non è poco”, conclude, con un pizzico di orgoglio toscano: “Contano i fatti, non le chiacchiere”.











