Pagelle nuovi singoli 23 gennaio: Blanco è cresciuto, Beatrice Quinta fa la queen, Bresh un po’ sottone
Le recensioni ai nuovi singoli italiani a cura di Alvise Salerno



New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 23 gennaio 2026 (con qualche recupero delle scorse settimane), a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web.
Torna Cosmo, tornano Blanco e Bresh, tornano pure Capo Plaza, Paky e Niky Savage. Si attendevano i nuovi singoli di Petit e Mimì e di Beatrice Quinta, eccoli qui, ma anche quello di un talento smisurato come Leon Faun. Che settimana.
All’interno delle categorie ogni brano verrà valutato con le stelle da 1 a 10 per far capire il livello di consiglio e bocciatura, più o meno grande/grave.
Naturalmente si tratta di opinioni personali, quindi vi invitiamo ad ascoltare i singoli e a farci sapere cosa ne pensate. Scopriamo insieme cosa c’è di interessante (o meno) nella musica di oggi. Iniziamo subito con i brani consigliati!
Questo articolo è un contenuto originale di All Music Italia ed è protetto dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore. È vietata la riproduzione integrale o parziale senza citazione della fonte e link attivo all’articolo originale.
NEW MUSIC FRIDAY: LE PAGELLE NUOVI SINGOLI DEL 23 gennaio 2026
I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA
ALLERTA! – NERORGASMO
Se esiste un Dio della musica io prego affinché possa salvaguardare questi ragazzi e fargli fare musica così, senza mai snaturarsi, per il resto dei loro giorni.
Gli Allerta! sono entrati a gamba tesa sul mercato qualche mese fa con un rock selvaggio, primordiale, e non si sono più fermati sfornando un singolo dietro l’altro di altissima caratura hard rock e post punk, come in questo caso.
Se, nei brani precedenti, il suono arrabbiato delle chitarre e la voce del frontman non lasciavano spazio a interpretazioni sull’energia e sulla voglia di spaccare il mondo con il rock nudo e crudo, Nerorgasmo è la perfetta sintesi di cosa voglia dire fare post punk, oggi, in Italia fatto bene.
Un po’ derivativo forse, non neghiamolo, ma esageratamente di qualità per metterli sotto a un tappeto in attesa dell’album che arriverà quest’anno.
Nerorgasmo parla di loro, è la loro canzone manifesto e, chissà, magari potrebbe diventare la canzone manifesto di una generazione. Sono nel posto giusto al momento giusto.
★★★★★★★½
7½
BLANCO – ANCHE A VENT’ANNI SI MUORE
E’ tornato il Blanco di qualche tempo fa, seppur diverso nell’attitude e più calmo, forse, e questa cosa può fare solo bene a lui e ai suoi fan.
Il nuovo singolo, che anticipa l’album in uscita a brevissimo (no spoiler), ci fa tornare a quel disagio che sentivamo in alcune delle canzoni di Blu Celeste ma con una differenza: non c’è rabbia, c’è accettazione.
Blanco ha accettato il suo passato, lo ha abbracciato dunque non si trova più quell’anima distrutta dall’adolescenza bensì un’anima placata dal tempo e dalla vita, da tutto quello che lui stesso ha creato e che lo stava distruggendo lentamente dall’interno.
Appare palese che abbia fatto i conti con i suoi demoni e, per quanto possa essere difficile distruggerli, almeno ha imparato a conviverci tirando una riga e provando ad andare avanti senza dimenticare, bensì mettendo tutto in un ipotetico baule di esperienza di vita fondamentale per crescere.
Non ci sono critiche da fare, tranne una che, però, è piuttosto irrilevante in base ad aspettative e gusto personale: manca il suono ‘sporco’ delle prime canzoni. Tutto appare più pulito, sia voce che base, e questo toglie un po’ di empatia con chi lo voleva ancora arrabbiato, forte della sua strafottenza da 16enne ma non è più quella persona e bisogna farsene una ragione.
Blanco è tornato, Blanco è cresciuto.
★★★★★★★½
7½
BRESH – INTROVABILE
Allora, qui bisogna chiarire un punto perché altrimenti il pubblico rischia di fare confusione: è stato Bresh a diventare Olly oppure Olly ad avere preso spunto da Bresh, considerando che lui è sulla scena da più tempo?
Introvabile ha tutte le caratteristiche di un brano prodotto da Juli e cantato da Olly, tant’è che (guarda caso) il pezzo è prodotto proprio da Juli in carne e musica.
Avete presente quelle doppie voci di Olly che narrano un qualcosa durante l’arco del brano? Ecco, le ha messe anche Bresh in questo, uguali uguali con la stessa intonazione ma, soprattutto, la stessa intenzione emotiva.
Il punto è proprio questo: certe cose, Breshino, le fa da più tempo quindi questa pagella, in realtà, vuole servire quasi da monito a tutti coloro che scriveranno “ah ma imita Olly” (succederà, non negatelo) che in realtà non è così.
Semplicemente hanno questo stile, sono della nuova scuola genovese e si sono influenzati a vicenda.
Detto questo, il brano nella sua costruzione è una power ballad molto semplice e immediata con un giro di accordi intuitivo, non parliamo di certo di Bohemian Rhapsody, che vuole fare presa su un pubblico piuttosto giovane e ‘da classifica’.
La vera forza del pezzo sta nella scrittura di Bresh, anche questa non trascendentale ma comunque efficace e di qualità rispetto alla media attuale presente sul mercato.
Il brano è molto carino, scorre con piacere e può fare un bel percorso specialmente in radio da qui all’avvento di Sanremo, dunque un mese esatto di tempo per raggiungere risultati importanti.
★★★★★★½
6½
BRIGA – SOGNATORI
Se la tua storia è vera allora lo sarà anche la tua musica. Se quello che mi stai raccontando è la verità, da ascoltatore me ne accorgerò. Sempre.
Quella di Briga è una canzone vera che racconta cose vere, successe davvero, e che mette in gioco una vita di coppia raccontata con garbo, eleganza e rispetto senza mai travalicare i confini del buongusto.
Briga ha rispettato la canzone nello stesso modo con cui rispetta la sua famiglia, ha usato i guanti di velluto per descrivere un concetto difficile da esprimere a parole: sognare sempre e non lasciarsi distruggere da ciò che di negativo può succedere tutti i giorni.
I tempi di Amici sono lontani, questa è la versione 2.0 (ma anche 3.0) di un cantautore pop che vuole solo riuscire a buttare fuori pensieri che possono accomunare tutti. E ci riesce bene.
★★★★★★½
6½
BEATRICE QUINTA – AMORE BUSINESS
Fare pop dance fatto bene, mestiere complicato se lo si fa e si prova a non scadere nei paragoni con chi sta dominando il mercato attualmente. Beatrice Quinta, ex talentina dalla voce potentissima di Dargen D’Amico a X Factor, ci riesce (quasi) sempre.
Il motivo è solo ed esclusivamente uno e non è da ricercare nella tecnica vocale o nella composizione, nella melodia e in tutte le robe da ‘nerd della musica’: la Quinta si scrive da sola i suoi testi.
Non c’è una Abbate a farle le topline, non c’è un Simonetta, un Petrella, un La Cava a creare un testo e una melodia già trite e ritrite nelle orecchie di chi ascolta.
C’è una cantautrice pop potenzialmente di massa che le cose se le fa da sola e questo va sottolineato con forza, perché il pop è quel mondo dove da soli è raro che si sfornino robe di gusto per la massa.
Lei ce la fa dal primo giorno e, forse, è il momento che la gente lo capisca. Esiste anche Beatrice Queenta.
★★★★★★★
7
GIGI D’ALESSIO – MEZZE VERITA’
Questo è un brano scritto con ogni fibra del sentimento custodito nelle profondità del cuore di Gigi D’Alessio e parla di un amore passato, con anche il riferimento a un divorzio sotto il profilo legale.
Credo sia la prima volta, a mia memoria, che leggo testualmente “affidiamo tutto agli avvocati che decideranno noi chi siamo stati, sempre con disprezzo addirittura diamo un prezzo a questo amore”.
Gigi vogliamo sapere come finisce il racconto. Chi paga gli alimenti? Cos’hanno deciso i giudici? Non lasciarci con il fiato sospeso, dacci notizie sulla battaglia legale, facci mangiare che di Corone e Signorini non ne possiamo più.
Tornando seri, ecco una ballad triste che vuole trasmetterti tristezza. Il gioco di armonie è fatto bene per darti anche emotivamente la sensazione di qualcosa che succede perché sì, gli accordi sono stati creati anche per dare delle sensazioni emotive chiare, studiate in base al tipo di suono emesso.
D’Alessio è un Maestro vero, non tanto per dire, dunque sa cosa fare e come farlo. Questo brano lo fa capire molto bene ed è per questo che sceglierlo come nuovo singolo è una scelta più che azzeccata.
★★★★★★★
7
GIIN – COME TI VOGLIO
Basso alla The Cure, attitude alla Nada, costruzione alla Prozac+. Tutto insieme, questo mix di suoni e mondi crea la nuova canzone di Giin che male non è per nulla.
Le strofe accompagnano bene la parte energica che conduce al ritornello molto più energico e ‘aperto’ con i suoni e le idee di un genere, quello alternative, che in Italia sta trovando una nuova linfa e questo singolo si inserisce perfettamente in questo schema.
Capitolo a parte per il testo: si poteva osare un po’ di più nelle due strofe ma tutto sommato l’idea è buona, non si esagera e si arriva dritti al punto con frasi non certo memorabili ma funzionali al racconto che fa Giin, cresciuta molto rispetto alla sua partecipazione a Sanremo Giovani di qualche tempo fa.
★★★★★★
6
TOMMASO VULPIO – CAFFE’ RISTRETTO
Avete presente quel giovane ragazzo con i capelli rossi alle selezioni di X Factor 2025? Ecco, si chiama Tommaso Vulpio ed è un po’ cresciuto rispetto quella esperienza, così tanto in pochi mesi che ha deciso di cambiare strada e fare una canzone indie-pop, più pop che indie, e già questa è una notizia.
Perché indie pop? Facilissimo, la base è pop ma le caratteristiche del testo nelle due strofe sono classiche dei cantautori indie quindi si riesce a mixare questi due mondi nel modo migliore, non stona nulla.
Molto interessante l’idea di aggiungere una sezione di archi, cosa che rende il brano indubbiamente più elegante e allarga notevolmente il suono con un tappeto che non lascia buchi.
Interessanti anche le armonizzazioni dei cori dalla seconda strofa in poi ma, in generale, il brano è costruito molto molto bene e quasi non si sente che questo ragazza non abbia ancora 18 anni.
Il testo sembra più maturo della sua età ma va bene così, in questo caso, perché lo rende credibile con la sua interpretazione. Certo, deve crescere ancora tantissimo ma se queste sono le premesse va benissimo così.
★★★★★★½
6½
BENJI E FEDE – ZERO
I due ex teen idol hanno cambiato faccia e, oggi, si presentano con una ballatona molto ben curata e ben pensata con una giusta crescita nell’arrangiamento che parte molto lento, con il pianoforte, e si allarga con un’intera band dalla seconda strofa in poi.
Crescita del brano, crescita anagrafica, crescita anche artistica in questo brano molto maturo per impostazione e testo, cosa che fa molto piacere se vediamo da dove sono partiti e dove sono adesso questi due ragazzi.
Il testo, presumibilmente scritto in prima battuta da Benji con Marco Poletto, (nonpiangere) e, poi, rivisto e aggiornato con Fede e Katoo racconta un legame che dura in eterno nonostante le difficoltà ma è proprio bello il modo in cui viene raccontato, la dolcezza che accompagna la narrazione.
Un lavoro molto ben fatto.
★★★★★★★½
7½
PAGELLE NUOVI SINGOLI 23 gennaio 2026 – I BOCCIATI DA AMI
COSMO – CIAO
La classica canzone di Cosmo dei tempi che furono a livello testuale e di appoggio sulle note, dunque su quello abbiamo ricevuto in cambio una sicurezza in veste di ascoltatori. E’ Cosmo, non si discute.
Il problema sta nella produzione e nella ripetitività troppo, ma davvero troppo grande di tutta la canzone che parte in un modo e finisce nello stesso identico modo, senza nessun cambio e nessun guizzo.
Un loop che si ripete per 3 minuti in cui non succede niente, non c’è una nota emozionale, un giro che ti lascia con il fiato sospeso, il nulla ‘cosmico’ verrebbe quasi da dire.
L’unico elemento che, a un certo punto, si aggiunge è una tromba che inizia a emettere dei suoni ma, anche lì, sono delle robe minime e che non cambiano il destino del pezzo.
I tempi di Cosmotronic sono molto lontani nel tempo e ci sta che Cosmo sia diventato un altro, anche artisticamente, ma se questo è il massimo che si riesce a fare si può far bene in radio, al massimo, dove si cerca la semplicità per arrivare alle masse ma la memoria storica della gente rischia di rimuoverlo dopo 10 secondi dall’ascolto ogni singola volta.
Non rimane granché, speriamo che l’album vada in una direzione più coraggiosa e che non vada verso la strada del compitino. Cosmo non ha mai fatto il semplice compitino.
★★★★★
5
EROCADDEO – ODIO IL CAFFE’
Premesse altissime, primo singolo carino e un secondo, questo, che abbassa e di tanto le aspettative. Di cose così facili e banalotte (nella parte musicale) ne abbiamo a fiumi, per fortuna il testo salva tutto ma resta il fatto che nella sua totalità non rimane nella mente.
E’ una ballad, l’ennesima di Erocaddeo a cui vanno fatti i complimenti per l’esordio a ridosso della Top10 della classifica Fimi, ma non è tanto il problema che caschino anche le braccia al terzo brano di fila con questo mood. Il problema è proprio la mancanza di guizzi musicali, di un qualcosa che ti faccia prendere aria e respirare a pieni polmoni.
Un talento così va valorizzato con melodie più impattanti, non abbandonato alla mediocrità di un mercato che cerca solo cose simili per andare verso il tutto e subito senza pensare a lungo termine.
Come detto, il testo salva la baracca ma non abbastanza. L’unica cosa da fare, oggi, è mettere da parte questo album e concentrarsi nella ricerca e nello studio di cose che possano mostrare un Erocaddeo diverso. Questo qui sembra alla ricerca della tristezza perduta con melodie che ti sfiancano.
Da ascoltare con il giusto mood, piccolo consiglio, altrimenti lo skip parte dopo 5 secondi netti. Siate tristi, affamati di lacrime e desiderosi di sofferenza emotiva perché Erocaddeo vi può dare solo questo, per ora.
★★★★★
5
FASMA, GG – LIBERTA’
Prima troppo poco e poi tutto troppo e confusionario. Questo brano vuole essere qualcosa che non è, cioè una sottospecie di punk incazzato che però si perde in una seconda parte così tanto piena di difetti sotto il profilo acustico che, alla lunga, non la rende poi così tanto piacevole.
Fasma è tornato dopo i fasti di Sanremo e ci riprova cercando di raccontare questi suoi cambiamenti e queste sue consapevolezze ma lo fa con un brano che vorrebbe essere volutamente sporco e che finisce per essere la brutta copia di se stesso.
All’inizio il problema è che non parte mai, resta sempre piatto e poco grintoso, all’improvviso parte sta chitarra distorta e questa batteria quasi da distruggere ma è troppo tardi, oltre al fatto che non entrano in modo armonico per dare una svolta positiva al tutto.
Il suo timbro è senza dubbio interessante però se continua a fare le stesse canzoni di Sanremo, ma versione Temu, non uscirà mai dal tunnel e non troverà mai quella ‘libertà’ che meriterebbe anche.
Non il brano giusto per rilanciarsi.
★★★★
4
GIORGIA MALERBA – 5 MINUTI
Questa canzone ha due grossi problemi: il primo è l’eccessiva semplicità della produzione, già sentita e risentita mille volte. Se scavassimo troveremmo una lista di brani con questo giro armonico e con la stessa melodia infinita.
L’altro problema sta nella voce di questa ragazza sotto il profilo tecnico. E’ molto ariosa, non c’è controllo nell’emissione e questo, alla lunga, rischia di diventare un problema perché si affaticano molto diaframma e polmoni. Più controllo ed esercizio avrebbe permesso a questa giovane tiktoker/cantante di rendere la canzone, in molte parti, quasi sfiatata e no, non è un bene.
Il fatto che lo faccia Billie Eilish non significa che possano farlo tutti, tant’è che la stessa Eilish ha studiato per eliminare questo problema e si sentono i notevoli passi avanti fatti nell’ultimo album rispetto al primo. Sussurra come sempre ma con maggior padronanza del fiato e questi sono i dettagli che fanno la differenza.
Giorgia Malerba è giovane, ha tutto il tempo per crescere e, chissà, tra qualche anno quando riascolterà questa canzone deciderà di ri-registrarla con i nuovi studi fatti per renderla più gradevole.
Al momento è troppo semplicistica, sia nella melodia sia nel testo, e la base tecnica va migliorata. Ripartire da qui
★★★★★
5
PAKY FEAT SFERA – TARDI
Come si può promuovere una canzone con un testo in cui si dice “ti portavo al ristorante soltanto dal kebabbaro”. Cioè, dai, non si può prendere seriamente uno che portava la fidanzata dal kebabbaro.
A parte questo, il livello di racconto di questa storia finita è davvero basso, non c’è vocabolario, non ci sono parole, non c’è profondità, c’è solo una grande presa di coscienza che il livello è questo qui e anche se lo facciamo presente la risposta sarebbe “sei un rimasto”. Sì, rimasto sui libri di italiano per ampliare il lessico sicuramente.
Tolto questo, la base è uguale a miliardi di altre basi del genere trap nella sua accezione conscious con una sezione ritmica afrobeat, anche questa, ormai trita e ritrita.
Questo singolo è il nulla come evoluzione, proposta, idee, tutto.
★★★
3
TRIGNO – PARCHEGGIO A ORE
Questo ragazzo ci sta provando in tutti i modi a fare il cantante dopo la vittoria ad Amici che gli ha garantito la definizione di cantante ma non lo status all’atto pratico, quello si conquista con gli anni non con i trofei.
La cosa che stupisce di Trigno è che riesce a sbagliare anche con una canzone lavorata in studio e, dunque, teoricamente passibile di modifiche per aggiustare ciò che bisogna aggiustare ma no, deve vincere l’onestà e la correttezza: lui non sa cantare, almeno non ancora, ed è giusto che lo faccia sentire bene. Bravo.
Si sente che si sta impegnando per migliorare, rispetto a un 3 fisso dei singoli precedenti il voto si alza e già avere un 4 è tanta roba.
Partiamo dalla base: appunto, la base, è molto simile a quella di Booster di Tananai, solo con bpm rallentati ma è quella quindi originalità da rivedere. Il testo va bene, è semplicistico e prevedibile come (ahinoi) un infortunio agli addominali di Berrettini ogni due giorni ma va bene, non possiamo aspettarci La Divina Commedia da Trigno. Lo so, è laureato ma comunque lo è in Economia, non alla facoltà di Lettere o Psicologia.
Insomma, cosa salvare da questa canzone? Solo una cosa ed è la voglia di mettersi in gioco. Bravo Trigno.
★★★★
4
HAL QUARTIER, NESLI – LA FINE (PARTENOPE)
Hal Quartier è bravo, lo abbiamo conosciuto alle selezioni di X Factor quest’anno e ha dimostrato di sapere fare questo lavoro ma su questa canzone non ci siamo.
La canzone è La Fine di Nesli, una perla di quasi 15 anni fa ormai che ha vissuto più vite ma questa è, probabilmente, la versione peggiore mai fatta.
Le strofe sono quelle di Nesli, il ritornello è stato riscritto in napoletano con una massiccia dose di autotune che va a rovinare l’atmosfera dell’intera composizione.
Un peccato, un gran peccato.
★★★
3
CAPO PLAZA – RESTA ANCORA UN PO’
Non ci posso credere, non ci voglio credere. Capo Plaza ha scritto una nuova canzone in cui dice che viene dal niente ed è riuscito a fare i soldi.
Sempre lo stesso testo, sempre lo stesso tema, è incredibile come nessuno gli dica qualcosa e tutti dicano “hit, fantastica, innovazione”. Ma di cosa? La base? Ah beh, che grande innovazione una base identica a mille altre basi trap, tra cui milioni di type beat fatte con il copia e incolla.
Da Giovane Fuoriclasse in poi il tema è uguale in tutte (o quasi) le canzoni. Questo ragazzo è impossibile che non abbia nient’altro da raccontare ma, di sicuro, è bravo a tenere fedele la fanbase che lo ascolta e che non si rende conto di ascoltare sempre la stessa canzone solo con una base diversa.
Gli si augura che la magia non finisca perché il giorno in cui i suoi fedelissimi faranno l’elenco delle canzoni con lo stesso testo, forse, si renderanno conto di quanto piatto sia stato il loro ascolto.
★★★
3
PETIT FEAT MIMì – PERDONAMI
Perché fare una canzone con la stessa melodia, uguale, di Balorda Nostalgia?
Non è la prima volta che Petit fa questa cosa, lo aveva fatto anche con il singolo di Sanremo Giovani ma lì giocava da solo e con un brano che, tutto sommato, era molto gradevole.
In questo caso è davvero ai limiti dell’imbarazzo la similitudine con quel brano e c’è l’aggravante di avere messo nel calderone anche Mimì che, in realtà, con il pop non ha punti di collegamento neanche lontani.
Questa ragazza ha un potenziale allucinante, non bisogna snaturarla con robe che non la sfiorano perché le si fa solo del male. Il suo terreno è quello del soul e dell’R&B, spostarla nel pop per cercare di farle vendere qualche copia in più è un rischio magari calcolato ma che non le porterà benefici, anzi rischia di distruggerla e non ne vale la pena.
Che qualcuno li protegga entrambi da questa strada senza uscita.
★★★★½
4½
GOLDEN SONG
Scopri i brani migliori della New Music Friday del 23 gennaio 2026 secondo All Music Italia.
ANTONIO MAGGIO E PIERDAVIDE CARONE – GRETA
Greta è il nome della protagonista di questa canzone, presumibilmente, che decide di mettere da parte relazione e sentimenti per concentrarsi su se stessa senza rimpianti. Ma non solo, perché c’è anche un accenno di denuncia sociale con i temi della differenziata, del rispetto dell’ambiente.
E’ sottile ma c’è.
A raccontare questa storia ci pensano due grandi cantautori della loro generazione, Antonio Maggio e Pierdavide Carone, che riescono perfettamente a mescolare le proprie voci a tratti simili e a tratti molto diverse.
Il messaggio li unisce e anche molto molto bene in questa ballad intrisa di tristezza e malinconia con frasi ricercate del tipo “non penso ergo non sono”, oppure ancora “se non sai differenziarmi prendi un sacco e buttami via”.
Insomma, c’è ricerca lessicale e una costruzione verbale molto ben fatta, cosa rara al giorno d’oggi quando invece dovrebbe essere la normalità ma glissiamo.
Questo brano, musicalmente, non vuole andare su terreni inesplorati e, anzi, a tratti potrebbe essere una qualsiasi power ballad di Francesco Renga ma l’interpretazione e il testo dei due rende tutto più magico.
★★★★★★★★
8
CLAVER GOLD, DARGEN D’AMICO – FAVOLA
Due storyteller di altissimo livello, due rapper vecchia scuola che sanno come chiudere le rime nel modo migliore e con un senso. In generale, tutta la canzone ha un senso e di questi tempi trovare una nuova chiave interpretativa in una canzone dove si racconta di case popolari, di famiglia disfunzionale e, dunque, di temi già triti e ritriti è molto complicato.
Claver Gold racconta di problemi familiari molto profondi, guai con la legge e cose molto pesanti. Ci vuole un certo pelo sullo stomaco per riuscirci e, soprattutto, per farlo in modo estremamente credibile e sincero.
A tutto questo si affianca la parte più melodica di Dargen nei ritornelli, unita alla parte da enorme rapper della seconda strofa che, da sola, costruisce l’altro 50% di bellezza della canzone.
Il rap non è tutto brutto, non è mai stata vera questa cosa e questa canzone lo conferma al 100%.
★★★★★★★★
8
LEON FAUN – BUIA MELODIA
Il giovane Fauno è tornato con un nuovo brano che, come al solito, dimostra quanto sia originale e pieno di idee da sviluppare con la voce e con i testi.
Buia Melodia è l’esempio perfetto di quanto sia importante avere una propria identità, in questo caso sviluppata in un racconto che va a fondo nell’oscurità della propria mente quasi folle e psicopatica.
E’ un brano che affronta l’abisso a viso aperto, le proprie fragilità psicologiche a muso duro ma senza neanche capirlo, probabilmente, dal punto di vista del protagonista. Ecco, la cosa intelligente di Leon Faun è che le sue canzoni sembrano sempre una recita, non un testo autobiografico.
Sembrano un film che si sviluppa in più capitoli e questa Buia Melodia ne è l’ennesimo paragrafo in attesa del futuro album che, se queste sono le premesse, si prospetta essere uno dei più strani, in senso positivo, dell’anno.
★★★★★★★★½
8½
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