Pagelle nuovi singoli 17 aprile 2026 – I bocciati da AMI
CIULLA – RITORNO A NAPOLI
Il problema di questo brano è che dopo 30 secondi lo hai già dimenticato, non ha elementi caratteristici che portano l’indie (il genere di appartenenza) in una dimensione nuova e fresca.
C’è questo cambio di ritmo tra la prima strofa e il resto della canzone che anima un po’ le cose, non è una canzone brutta ma proprio non rimane e, tra l’altro, c’è l’ulteriore problema che il timbro di Ciulla per certi versi somiglia a quello di Dente quindi non riesci a collocarlo bene in uno spazio nuovo della mente.
Uno dei tanti brani che apparterranno alla storia senza entrare, poi, a piè pari nella storia.
Voto: ★★★★★
5
EFFENBERG – BIRRA AL CANTIERE
Ballad d’amore con riferimenti indie fermi al 2016, nulla di nuovo all’orizzonte ma che ha un pregio e cioè l’utilizzo della chitarra in distorsione o, comunque, con effetti che arricchiscono il tutto.
Troppo poco per pensare che questo brano, estrapolato dal suo contesto più ampio dell’album Tutti Drogati pubblicato da Effenberg, possa avere margini di ascolto.
Magari nel suo habitat risalta diversamente perché si lega a un concetto più ampio o ad un racconto con un senso logico ma così, da sola, è una delle tante canzoni che non resta.
Voto: ★★★★★
5
PUNKCAKE – NO PANTS
Ragazzi, volete essere punk? Perfetto, siatelo al 100%. Cambiate lo status quo, portate un governo a cambiare le leggi (sì, il punk quello vero ha fatto anche questo) altrimenti la sensazione è che vogliate fare gli alternativi ma con un progetto che è solo la copia sbiadita di qualcosa che pure voi conoscete e sapete.
Questa canzone è esattamente questa roba qui: la copia sbiadita di un punk che non state capendo, che non state interpretando, che non avete metabolizzato. Salire sul palco e fare quello che si vuole non è punk. Dare un senso alla ribellione è punk.
Il punk non è non avere regole, il punk è avere delle proprie regole ma voi sembrate essere in quella fase di mezzo che vi porta a dire che potrebbe essere una buona idea fare gli alternativi in un mondo musicale dominato dalla plastica.
No. Siate punk ma siatelo davvero. No Pants non è punk, è un’accozzaglia di suoni e idee gestite molto male.
Voto: ★★★★
4
ADA REINA – MEFISTOFELICO
Ada Reina è un nuovo nome della pop dance italiana che, evidentemente, ha visto troppo Eurovision nella sua vita. Questa è una di quelle classiche canzoni da carrozzone eurovisivo che, in media, non porta qualità ma solo quantità che viene dimenticata nello spazio di mezzo secondo.
La cosa più interessante della canzone, al netto di tutto, è la parola che dà il titolo al brano: Mefistofelico, non una parola di uso quotidiano che sicuramente attira ma, a conti fatti, non ci sono elementi che possano far pensare che questo brano abbia potenzialità da grande (o anche solo medio) brano.
C’è un po’ di Major Lazer, sfumature alla lontana di k-pop, qualcosa pop made in USA ma è tutto confuso, purtroppo. Auguriamo ad Ada di trovare una chiave diversa con il prossimo brano.
Voto: ★★★★
4
BIAGIO ANTONACCI – YOU AND ME
Siamo fermi agli anni 80 nella mente di Biagio Antonacci, non c’è altra spiegazione, ma c’è un enorme problema: siamo nel 2026 e gli anni 80 sono lontani di ben 40 anni.
Questo brano può indubbiamente piacere ai fan di Biagio, su quello non ci sono dubbi, ma se questa canzone arriva in radio (e ci arriva sicuro) è solo per il nome perché se questo stesso brano lo avesse pubblicato un artista emergente non sarebbe mai stato preso in considerazione neanche dopo dieci secoli. E questo non va bene.
Questo “yeyeye” piazzato lì, per usare un termine di nuova generazione, apre le porte al cringe e, più in generale, il testo è una delle robe più banali scritte da un nostro big negli ultimi dieci anni.
Biagio Antonacci non è mai stato banale, ha sempre trovato delle strade per fare qualcosa di nuovo e diverso per se stesso e i suoi fan. Questa volta è andato sull’usato garantito, sulla comfort zone. Siamo davvero a quel punto della carriera? È arrivata anche per lui l’epoca dei revival prima della pensione?
Voto: ★★★★
4
DEDDÈ FEAT. CICCIO MEROLLA – SENZA STRESS
La matrioska di Petit è diventato la matrioska di Rocco Hunt, tale e quale, con questa nuova canzone. Il problema di Deddè è sempre e sarà sempre lo stesso: non ha un’identità vocale, non lo riconosci purtroppo.
A volte sembra Geolier, a volte Petit, adesso Rocco Hunt ma Deddè quando lo scopriamo, quando lo ascoltiamo? Sono già due anni che questa situazione va avanti e non è stata minimamente risolta.
La presenza di Ciccio Merolla ha aiutato solo a dare un attimo di ritmo diverso al solito stile che propone questo ragazzo ma se togliamo dall’equazione Merolla, Deddè scompare dietro la solita storia del “somiglia a questo, somiglia a quello”.
In più, nel giro di qualche mese, questo ragazzo ha proposto canzoni totalmente diverse l’una dall’altra e strategicamente questa è la cosa più sbagliata da fare se già si parte da un’identità che non c’è.
Senza identità e con brani diversi tra loro, è il regno della confusione strategica. Qualcuno gli dia una strada da seguire perché così non c’è via d’uscita.
Voto: ★★★★
4
FLACO G – SEX TRAP REPEAT
Altra canzone trap totalmente senza senso, con parole messe a caso, dove l’unico obiettivo è fare soldi, non fare arte. Flaco G con questa canzone non dice niente se non che lui è troppo forte, fa i soldi, è un grande, il genio della trap, mamma mia ce l’ha solo lui.
Davvero questo è il massimo del livello che si può avere? Davvero non abbiamo niente di meglio in questo genere? Davvero siamo bloccati ai concetti sui soldi, la fama, le donne oggetto?
Davvero qualcuno ha dato soldi a questo Flaco G per fare questa canzone? Qualcosa non va già da tempo ma se errare è umano, perseverare è diabolico e qui non solo si persevera ma si pretende anche che nessuno dica niente per sfinimento.
Flaco G arriva per sfinimento, non per qualità.
Voto: ★★★
3
FREZZA – LOCO
Qualcuno potrebbe spiegare al pubblico come sia possibile che questo Frezza faccia parte della stessa etichetta di Geolier, considerando che è una specie di Geolier in piccolo?
Sembra come ai tempi di Baggio e Del Piero alla Juventus, non aveva senso averli entrambi, con la differenza che qui però Geolier è sia Baggio che Del Piero e Frezza è un wannabe Geolier, anche piuttosto palese.
Ma poi, chi è Frezza? Perché è in una major dal nulla? Da dove spunta fuori? Che gavetta ha fatto per meritarsi la major?
Ovviamente non avremo mai risposte a questa domanda, non ci resta altro da fare che prendere atto (come ormai nel 95% dei casi) ed esprimere il nostro parere su una canzone che ha dimenticato qual è il concetto stesso della parola “musica”.
Voto: ★★★★
4
GIULIA MOLINO – CAPA FRESCA
Questa ragazza ci sta provando in tutti i modi e le auguriamo le migliori fortune ma sembra tutto così confusionario, un progetto davvero difficile da metabolizzare.
La voce c’è, c’è sempre stata, ma le canzoni sono mediamente deboli sia nei testi che nella struttura. Tutto così derivativo, così già sentito, ampiamente ascoltato in passato. Come si può pensare di riuscire ad avere un margine di ascolto (ad eccezione dei fan che non saprei quantificare) per questo brano?
Cosa ci racconta Giulia Molino in Capa Fresca? La solita storia d’amore fallita con il malessere di turno, nessuna fantasia e nessuna spinta emotiva verso se stessi ma solo il solito “mi hai fatto male ma comunque ti voglio”.
Non ci siamo, di nuovo. Bisogna avere idee e testi per fare qualcosa di buono nella musica oggi, il livello e la concorrenza è tanto alta. Con un brano del genere non si può neanche nutrire un accenno di speranza. È brutto da dire ma è così, ovviamente nell’ottica dell’acquisizione di nuovi ascoltatori ci mancherebbe. I fan apprezzeranno senza dubbio.
Voto: ★★★★½
4½
PIERDAVIDE CARONE – MENTIRSI PUR DI AMARSI
Caro Pierdavide, noi non mentiremo. Questa canzone non è lunga, 3 minuti e 13 secondi sono nella media, ma sembra inutilmente lunga e un po’ pesante perché la struttura è tanto carica di parole, eccessivamente piena di concetti e frasi nei quali ad un certo punto ci si perde, ci si distrae.
Sarà che il tema della canzone d’amore è ormai lo standard trito e ritrito della musica italiana e certe cose annoiano se ascoltate mille volte ma da un cantautore di questo rango, di questo alto livello, Mentirsi pur di Amarsi sembra quasi una resa più che una canzone di cuore.
Una resa ai meccanismi della discografia, della radiofonia, del brano “facilotto” per agguantare qualche stream in più ed è davvero un peccato avere un talento del genere e poi fare canzoni così scialbe.
Voto: ★★★★★½
5½
ROB FEAT. NITRO – MISERICORDIA
Questa ragazza è in confusione, totalmente in confusione e accetta qualsiasi cosa le propongano per non perdere l’onda dell’hype post X Factor.
I singoli pubblicati fino a questo momento sono stati un pianto in termini di risultati, per nulla da vincitrice di un talent come quello che ha vinto, e anche tecnicamente chi l’ha seguita non è stato in grado di farla emergere per come doveva essere fatto.
È stata impostata la strada da “nuova Hayley Williams” o “nuova Avril” senza considerare il fatto che la gente non è stupida e se ne accorge quando si vuole impiattare qualcosa a forza. Rob doveva essere lasciata libera di sperimentare qualcosa di nuovo, magari andare in una direzione più alla Olivia Rodrigo per certi versi oppure doveva essere lasciata stare per un po’, in attesa di singoli migliori.
Questa smania e fame di pubblicare singoli su singoli senza un senso chiaro, mai spiegati e mai approfonditi fino in fondo, non ha fatto altro che creare un alone di confusione che la gente ha captato e ora riuscire a toglierla da questa situazione diventa più complicato. Non impossibile ma sicuramente più complicato.
Il brano con Nitro è solo l’ennesima scelta sbagliata che non fa capire cosa vuole fare questa ragazza, dove vuole andare, cosa sta cercando dalla musica.
Qualcuno, un illuminato o non so chi, potrebbe consigliarle di fermarsi un attimino e di non inseguire l’algoritmo? È un giovane talento, perché bruciarlo così ancor prima di farla nascere?
Voto: ★★★★★
5
SISSI – AMORE MIO
Questa ragazza ha un immaginario molto forte, una potenza visiva e una voce che va solo valorizzata dai brani che realizza. Proprio in quest’ottica, questa Amore Mio non ha la stessa verve e la stessa tenacia dei suoi precedenti brani pubblicati qualche mese fa e fa perdere un po’ di terreno ma nulla di così clamoroso o incolmabile.
Il testo è un loop di frasi un po’ sconnesse, il ritornello sembra eccessivamente spinto e la produzione è un po’ derivativa dal brano Lamette di Rose Villain.
Questa volta siamo rimasti fermi ma resta la convinzione che questa ragazza possa potenzialmente fare tanto nella musica italiana, deve solo trovare la giusta quadra e allontanarsi dai canoni e dagli schemi di ciò che è stato già fatto. Con la voce che ha, può fare qualsiasi cosa.
Voto: ★★★★★
5











