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Pagelle nuovi singoli

Le Pagelle ai nuovi singoli italiani in uscita il 28 maggio 2021

99 posse, Sonhora, Loredana Errore, Fulminacci e tanti nuovi artisti nell'appuntamento di questa settimana

di Fabio Fiume (Interviste, Recensioni) · 

Pagelle nuovi singoli 28 maggio 2021 a cura di Fabio Fiume.

Come ogni Venerdì ecco le pagelle dedicate ai nuovi singoli in uscita. Purtroppo chiedo scusa per la loro forma decisamente rimaneggiata.

Un problema di carattere familiare è sopraggiunto a togliermi la lucidità e soprattutto la serietà che devo ai tanti artisti, discografici, addetti ai lavori ed anche ai fans che aspettano questa rubrica settimanalmente, fosse anche solo per insultarmi a causa di un giudizio negativo.

Ecco, mettiamola così, in questo preciso momento non mi accorgerei nemmeno se mi passasse fra le orecchie un capolavoro indiscutibile. Sono umano anche io. Chiedo scusa ai tantissimi che mi hanno inviato cartoline digitali con le loro proposte. Pensate in positivo, magari vi siete scansati un “tre”, quasi certamente immeritato.

Ps: quelle fatte fin qui non risentono della cosa. Le ho ascoltate e scritte nei giorni scorsi. Cominciamo subito.

Pagelle nuovi singoli 28 maggio 2021

99 Posse – Nero su bianco

Esce a distanza di un anno dalla morte di George Floyd questo pezzo che in realtà è un pretesto per parlare di tante diversità che finiscono vittime di chi si crede più forte. I bianchi sui neri, i bulli sui bravi ragazzi, chi ha potere su chi dipende. Forte, carica, in alcuni passaggi persino come un pugno nello stomaco, ma innegabilmente vera.
Sette ½


Alteria – Zero necessità

Rock deciso, spinoso, che non ha velleità pop, ma resta ancorato in maniera sincera ad una ritmica potente in cui la batteria detta i tempi inseguita dal basso. “Non ho tempo da perdere… la mia pazienza ora è polvere” è la ribellione alla stasi e per ribellarsi, si sa, bisogna far rumore ed Alteria lo fa.
Sette


Caterina – Abitudini

Pur non avendo una voce che ti faccia pensare a chissà quali possibilità artistiche, in realtà Caterina ha saputo vestirsi con gli abiti musicali più congeniali per risultare credibile. Questo pezzo mette in risalto il suo scanzonare, il raccontare una storia leggera di chi è più persone assieme, più età, più esigenze, ma al contempo sta bene con se stesso.
Sei ½


Loredana Errore – Non c’è pericolo

Vita in cui credere è il nuovo discorso musicale di Loredana; un discorso positivo su chitarre e ritmica pop con accenti rock su cui lei modula come sa sempre fare la sua voce, un po’ d’istinto, un po’ di maniera. Qui però i suoi continui cambi vocali non disturbano e riescono a seguire l’andamento di una canzone che di base e struttura è piuttosto semplice e che lei, a suo modo, riesce a rendere particolare.
Sei ½


Fulminacci – Tattica

Energico e particolarmente addentro ad un discorso pop festaiolo, pur senza risultare banale e prevedibile. Chitarre, batteria e “uh uh” corali completano un discorso che mette allegria nonostante un testo da ascoltare, che non merita di scivolare in secondo piano solo perché la musica è leggera, anzi, le due cose si spalleggiano alla perfezione per un risultato piacevole e fresco.
Otto

Leikiè – La tua proposta

Incipit uguale a 50mila di Nina Zilli, ma questo è il minimo. La canzone vorrebbe probabilmente sortire un effetto simpatia ma è solo un insieme di frasi fatte per raccontare una storiella, sostituite all’occorrenza dal verso “e-o-e-a”. Lei chi è… si chiede attraverso il nome d’arte… Con un pezzo del genere, non m’interessa saperlo, rispondo con sincerità.
Due


Debora Pagano – Chi fa da sé fa per tre

Il noto modo di dire, il proverbio della nonna, Debora lo rende tema portante della sua canzone che è un’affermazione personale. “Quello che voglio lo cerco da me, se non esiste lo plasmo per me” è una profonda professione di forza, di obbiettivi e concentrazione che salvano dalle dipendenze, anche quelle per il suo lui. Tutto molto ritmico e giocato con dinamiche vocali che variano. Manca giusto quel plus rimembrabile per renderla una potenziale hit. Comunque accettabile, anche più.
Sei+


Peligro – Prima di godere

Rap scanzonato e molto pop nei suoni. Un filo sempliciotto ma positivo nelle intenzioni, riesci a comunicare la positività del provarci, di rischiare per arrivare al risultato che ci si è prefissi. Dopo lo special era necessario un ulteriore inciso per non comunicare senso d’incompletezza.
Cinque ½


Reietto – Vabbè

Comincerei col chiudere un po’ le “e” che in alcune parole sembrano delle “a”. “Calcetto” non “Calciatto” ad esempio. Il singolo viaggia comunque piacevolmente, scorrendo orecchiabile anche grazie alle chitarre tenute nell’arrangiamento che, su un sound moderno, ricordano un po’ quelle cose alla Scar Tissue dei Red Hot Chili Peppers.
Sei


Ron – Abitante di un corpo celeste

Chitarre e raggi di sole che filtrano fra i rami di alberi sempreverdi; a questo mi fa pensare questo nuovo singolo di Ron, piacevole all’ascolto, estivo e corale. Non siamo al cospetto di uno dei pezzi, diversi, memorabili che ha scritto in carriera, ma di sicuro di fronte ad un lavoro in cui l’artista è riconoscibile e credibile, senza dover per questo cedere alle mode del momento.
Sei ½


Sahara – Lunamare

Sound elettro80 che comunica leggerezza per un testo che invece tanto positivo non è. Noia, notti insonni, voglia di farsi del male non è che sono cose che annovererei fra quelle belle della vita. Lo sfondo è metropolitano, Torino è pure citata sullo sfondo di un amore che non si è in grado di chiamare tale. L’insieme funziona abbastanza.
Sei


Shampisti – Il tuo vestito migliore

E’ un rock un po’ retrò, senza andare troppo dietro però, basta fermarsi ad inizio anni 2000, a band come The Killers, Good Charlotte, che poi nel loro sound sapevano assestare anche incisi ficcanti per palati più radiofriendly. Vanno invece un po’ più dietro le chitarre che ricordano cose anni 90. Incalzante, energico ma anche cantabile. Potrebbe piacere alle radio.
Sei +


Sonhora – Arizona

Anche il duo dei Sonhora si lascia acchiappare alla voglia di sole e sangue latino per il ritorno sulle scene. Lo fa però mischiando sensazioni made in Messico e Far West, tanto che puoi immaginare dei mariachi, suonare fra la polvere di saloon con porte basculanti. Probabilmente è il brano più radiofonico che sfornano da dieci anni a questa parte, ma ci sta, anche per riacquistare porzioni di mercato perse con gli anni. Il tentativo, a mio avviso, è ben riuscito.
Sette