Giulia Pratelli: il nuovo album d’inediti è “Un fiore”
Il disco contiene cinque inediti prodotti da Luca Guidi su temi molto diversi: dalla libertà alla migrazione, dalla musica all'amore

Giulia Pratelli pubblica Un fiore, piccolo album di cinque inediti, disponibile dal 6 ottobre 2026 per Musica di Seta. A tre anni dall’EP Tutti i santi, la cantautrice toscana mette insieme canzoni che partono da domande molto diverse: cosa resta dopo questa vita, quanto pesa la storia dei condizionamenti sulle donne, perché a volte cantare è l’unico modo per dire qualcosa, cosa significa attraversare il mare per cercare un futuro e come si costruisce un luogo da chiamare casa.
Giulia Pratelli pone cinque domande dentro “Un fiore”
Il titolo del disco nasce da un’immagine che ritorna anche nel brano di apertura. Un fiore può essere fragile, ma anche capace di resistere alle condizioni che lo circondano. Per Giulia Pratelli diventa così una figura per parlare delle canzoni stesse, della loro capacità di prendere una forma propria e arrivare agli altri.
“Una canzone oggi assomiglia più che mai a un fiore: movimenti a volte incomprensibili, tentativi di esprimere la propria natura e resistere alla furia dei tempi”, spiega la cantautrice.
Un fiore non cerca però un unico tema capace di tenere insieme i cinque brani. La sua unità arriva soprattutto dal modo in cui Pratelli affronta questioni personali e collettive attraverso una scrittura che lascia spazio alle domande, senza trasformarle necessariamente in risposte.
Ecco qui di seguito la tracklist dell’album:
1. E RICORDARMI CHE ERO UN FIORE
2. TU COSA SEI?
3. QUELLO CHE MI SALVA
4. LA PRIMA ONDA
5. LA TANA
I testi e le musiche sono di Giulia Pratelli. Arrangiamenti e produzione artistica sono a cura di Luca Guidi.
“E ricordarmi che ero un fiore” parte da una domanda sul dopo
“E se dopo non c’è niente che si fa?” è la domanda da cui parte E ricordarmi che ero un fiore, il primo brano della tracklist. La canzone si muove intorno all’incertezza di ciò che potrebbe esserci dopo questa vita e lo fa attraverso immagini che cambiano continuamente forma.
Diventare un fiore, una mela, oppure una canzone capace di scivolare per le strade e tra le labbra di altre persone: l’idea della trasformazione passa quindi anche attraverso la musica. È un’apertura che introduce subito uno dei nodi del disco, quello del rapporto tra esistenza, memoria e possibilità di lasciare qualcosa di sé.
“Tu cosa sei?” guarda alla libertà di essere donne
Con Tu cosa sei? il disco cambia prospettiva. La canzone si confronta con i condizionamenti che nel corso del tempo hanno cercato di definire cosa una donna potesse essere, desiderare o diventare.
“Non lo so più se mi hanno plasmata / Su immagine chiara di Adamo o di Dio / O se è stato Adamo a pensare Dio / E a creare Adamo sono stata io”: il testo mette in discussione l’origine stessa delle regole che hanno contribuito a modellare identità e comportamenti.
La riflessione comprende precetti religiosi, pregiudizi, violenze e condizionamenti sociali ed economici. Non è quindi soltanto una canzone sulla libertà individuale, ma una domanda su quanto sia difficile arrivare a esprimere la propria natura quando altri hanno già stabilito quale dovrebbe essere.
Quando “Quello che mi salva” è proprio cantare
Il rapporto tra Giulia Pratelli e la musica diventa il tema esplicito di Quello che mi salva. Il punto di partenza è semplice: ci sono inquietudini e desideri che non sempre trovano un nome, mentre una canzone può diventare il luogo in cui riescono finalmente a prendere forma.
“Quello che non si sa dire / Si può solamente cantare” sintetizza il ruolo che la scrittura assume all’interno del disco. Non soltanto racconto, quindi, ma anche necessità: il gesto di mettere in musica ciò che altrimenti resterebbe difficile da spiegare.
È anche uno dei motivi per cui Un fiore insiste sul gesto concreto del suonare. La produzione di Luca Guidi costruisce gli arrangiamenti utilizzando chitarre acustiche, classiche ed elettriche, ukulele, basso, percussioni, pianoforte e piano elettrico. Fabrizio Balest aggiunge il contrabbasso in Tu cosa sei? e La prima onda.

“La prima onda” porta il disco dentro il mare
Il quarto brano sposta il discorso su una condizione collettiva e drammatica. La prima onda guarda al mare non come luogo di vacanza o di libertà, ma come passaggio obbligato per chi cerca di allontanarsi da guerre, soprusi e condizioni di vita senza alternative.
La canzone prova a entrare in prima persona nella condizione di chi attraversa quell’acqua cercando di sopravvivere: “solo bere ma questo mare è grande / è grande da affogare”. L’immagine ribalta così il significato abituale del mare, trasformandolo in uno spazio da superare, dove il desiderio di un futuro migliore convive con il rischio concreto di non arrivarci.
“La tana” chiude il disco tornando alla casa
Dopo aver attraversato questioni religiose, esistenziali e sociali, La tana riporta Un fiore a una dimensione quotidiana. L’arrangiamento è ridotto all’essenziale: voce e chitarra classica accompagnano la voglia di costruire un nido insieme alla persona amata.
Non c’è però l’idea di una casa perfetta o di un’esistenza sempre luminosa. Il testo tiene dentro anche le trasformazioni del quotidiano, le difficoltà, le aspirazioni e la consapevolezza che “la vita non è sempre straordinaria / e che a volte la salita non valeva il panorama”.
È un finale che ridimensiona anche l’immagine del fiore. Dopo le grandi domande dei brani precedenti, resta il desiderio concreto di avere un posto, una persona e una quotidianità da condividere.
Giulia Pratelli, da “Tutti i santi” all’omaggio a Modugno
Un fiore arriva dopo un percorso che ha attraversato scrittura d’autore, collaborazioni e spettacoli dedicati alla canzone italiana. Giulia Pratelli ha lavorato, tra gli altri, con Fiorello, Marco Masini, Grazia Di Michele ed Enrico Ruggeri, oltre ad aver aperto concerti di Paolo Benvegnù, Luca Carboni ed Edoardo Bennato.
Nel 2018 ha vinto il Premio InediTO Colline di Torino nella sezione testo canzone e il premio per il miglior testo al Premio Lauzi e al Premio Bianca D’Aponte. Nel 2019 è stata finalista al Premio De André e al Mia Martini Festival.
Pratelli, sotto la direzione artistica di Zibba, ha pubblicato gli album Tutto bene del 2017 e Nel mio stomaco del 2022. Quest’ultimo contiene Qualcuno che ti vuole bene, scritto e interpretato insieme a Bianco, e Le cose da fare, premiato per il miglior testo al XV Festival Internazionale della Cinematografia Sociale – Tulipani di Seta Nera.
Nel 2023 è arrivato l’EP Tutti i santi, prodotto da Luca Guidi. Un altro capitolo importante è Di blu, omaggio a Domenico Modugno, realizzato insieme a Luca Guidi e pubblicato il 14 marzo 2025. L’album è entrato nella cinquina delle Targhe Tenco 2025 nella categoria Miglior album di interprete ed è legato allo spettacolo Blu, dipinto, portato nei teatri e nei festival italiani dal 2023.
Con Un fiore, Giulia Pratelli torna agli inediti e concentra in cinque brani una scrittura che passa dall’interrogativo sul dopo alla ricerca di libertà, dalla musica come necessità al dramma della migrazione, fino alla costruzione di una casa condivisa.

