1 Maggio 2026
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1 Maggio 2026

Concerto Primo Maggio 2026, i messaggi degli artisti: da Geolier a Pelù, parole su lavoro, Palestina e diritti

Da Rob a Dutch Nazari, da Emma Nolde al passaggio promozionale di Lea Gavino: cosa hanno detto gli artisti sul palco del Concertone.

Artisti del Concerto Primo Maggio 2026 protagonisti dei messaggi dal palco su lavoro, diritti, Palestina e futuro
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Concerto Primo Maggio 2026 messaggi dal palco: nella prima parte del Concertone, molti artisti hanno usato Piazza San Giovanni per andare oltre l’esibizione. Lavoro, Palestina, identità, salute, futuro, sicurezza. Il palco, almeno in diversi passaggi, è tornato a essere anche un luogo di parola.

Il tema scelto per questa edizione, “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale”, è entrato in modo diretto in alcuni interventi. In altri casi è passato da una maglia, da un cartello, da una dedica familiare o da una frase detta prima di cantare.

Tanti in messaggi lanciati dai presentatori, soprattutto sul lavoro dignitoso. A seguire invece trovate quelli degli artisti ospiti sul palco.

Rob porta sul palco stage non pagati e lavoro giovanile

Rob ha scelto poche parole, dette con rabbia. Il tema è quello del lavoro giovanile, tra stage non retribuiti e occupazioni precarie.

“I giovani sono stanchi di fare lavori di merda, di fare stage non retribuiti.”

Una frase ruvida, senza mediazioni. Nel pomeriggio del Concertone è stata una delle uscite più dirette sul tema del lavoro.

I Santamarea dedicano il palco alle “anime storte”

I Santamarea hanno chiuso la loro esibizione con una dedica a chi si sente fuori posto. A parlare è stata Stella, cantante della band e artista transgender.

“Oggi questo spazio è anche nostro: per chi si sente fuori posto, per chi ha paura del buio ma non sa di splendere, per tutte le anime storte. Per troppo tempo abbiamo pensato di doverci nascondere. Adesso è il momento di fiorire. Buon Primo Maggio.”

Le “anime storte” sono anche il titolo scelto dai Santamarea per il loro album d’esordio. Sul palco del Primo Maggio quella formula è diventata una dedica pubblica.

Dutch Nazari cita la Palestina e chiede fatti concreti

Dutch Nazari ha portato il discorso sulla Palestina, richiamando le imbarcazioni cariche di beni di prima necessità e le persone arrestate dopo aver provato a portare aiuto.

“Le parole di condanna vanno bene, ma alle nostre parole devono seguire fatti concreti. Palestina libera.”

Nico Arezzo sul palco con il cartello “Non si muore di lavoro”

Durante l’esibizione di Nico Arezzo, sulla pianola di uno dei musicisti era attaccato un piccolo manifesto con la scritta “Non si muore di lavoro”.

Il cantautore ha eseguito Terapia d’urlo, brano tratto dal suo ultimo disco. Dentro la canzone c’è anche la condizione degli artisti emergenti, spesso chiamati a suonare senza retribuzione.

Silvia Salemi parla di lavoro, dignità e salute

Silvia Salemi ha legato il tema del lavoro alla dignità e alla possibilità di viverlo senza perdere il sorriso.

“Che ci sia sempre un lavoro, un lavoro dignitoso e un lavoro col sorriso.”

Subito dopo ha presentato End of silence, brano che rompe il silenzio su una patologia di cui spesso si parla ancora con vergogna.

OKGIORGIO registra l’urlo della piazza

OKGIORGIO ha chiesto alla piazza di partecipare a un esperimento sonoro: registrare un urlo collettivo da inserire e mixare in un brano.

Dal palco ha spiegato così l’idea:

“Per me la figata delle voci è che sono tutte diverse: qualcuno è andato più forte, qualcuno più piano, qualcuno non ha cantato, qualcuno non è d’accordo. È un po’ come le opinioni. A volte sono diverse, ma se tutti proviamo a dire qualcosa insieme, a volte si cambiano le cose manifestando, facendosi sentire.”

Senza Cri: “Siamo fallibili, ma non saremo mai sostituibili”

Senza Cri ha parlato di lavoro, sicurezza e valore umano, dentro un’edizione che mette al centro anche il rapporto tra nuove tutele e intelligenza artificiale.

“Credo nelle persone, nel lavoro di tutti e in un futuro fatto di umanità e sicurezza, perché siamo fallibili, ma non saremo mai sostituibili.”

Emma Nolde chiede di immaginare un futuro diverso

Emma Nolde ha scelto un intervento lungo, costruito attorno a due verbi: immaginare e sperare. Il punto di partenza è un presente che l’artista definisce poco rassicurante.

“Il presente che stiamo vivendo non è per niente rassicurante. Per questo chiedo di lasciarci immaginare. La scienza continua a migliorare la bomba atomica, nonostante già adesso abbia la capacità di distruggere l’atmosfera. Per questo chiedo di lasciarci immaginare. Ci hanno detto che il verbo immaginare è infantile e che il verbo sperare è provvidenziale e passivo. Io credo invece che immaginare e sperare siano i verbi più importanti, da ricominciare a pronunciare per costruire un presente diverso da questo. Per questo chiedo di lasciarci immaginare, di lasciarci sperare che esista, quantomeno, la possibilità di un futuro diverso. Molti giorni mi sento troppo piccola per riuscire a cambiare cose così enormi e in uno di questi giorni ho scritto una canzone nuova. Alla fine è più semplice di quello che pensiamo. Se cantassi da sola senza microfono nessuno mi sentirebbe. Se cantiamo insieme invece, come per magia, anche senza amplificazioni, microfoni o grandi mezzi, una cosa è sicura: che ci sentiranno.”

I Ministri chiedono chi decide la dignità del lavoro

I Ministri hanno ripreso direttamente il tema dell’edizione 2026, spostando l’attenzione sulla parola dignità.

“Lavoro dignitoso sì, ma intende chi la decide questa dignità? Perché fa tutta la differenza se siamo noi o sono loro.”

Il caso Lea Gavino: quando il palco diventa promozione

L’intervento di Lea Gavino è sembrato meno a fuoco rispetto al senso della giornata. Dopo un rapido riferimento al lavoro dignitoso, l’attrice ha usato il suo spazio anche per ricordare l’uscita del suo primo EP.

Su un palco come quello del Primo Maggio, dove ogni parola arriva dentro una giornata precisa, la distanza tra messaggio e promozione si nota subito.

Le Bambole di Pezza dedicano l’esibizione alle nonne

Le Bambole di Pezza hanno chiesto ai conduttori di dedicare la loro esibizione alle nonne, portando sul palco due storie familiari legate a emancipazione e occasioni negate.

Una delle due nonne è stata tra le prime donne medico in Italia. L’altra avrebbe dovuto partecipare al Festival di Sanremo, ma il marito glielo impedì.

Un passaggio breve, dentro una giornata che parla anche di lavoro, libertà, diritti e possibilità rimaste bloccate.

Le ragazze hanno poi aggiunto: “Guardate quanti siete, quanti punti di vista differenti in un mondo che ci vuole sempre più separati, sempre più soli, sempre più l’uno contro l’altro, noi abbiamo deciso di essere qui tutti quanti insieme oggi. Questa non è solo musica, è una scelta, quella di restare, restare insieme. Insieme noi possiamo davvero cambiare le cose per un futuro migliore per tutti quanti.”

Maria Antonietta e Colombre: “La felicità è un diritto”

Maria Antonietta e Colombre hanno legato il tema del lavoro a quello della felicità, portando sul palco un messaggio breve ma molto chiaro.

“La felicità è un diritto di tutti come il lavoro, siamo vivi e ci spetta.”

Dolcenera e la casa

Prima di cantare il suo brano, Ci vediamo a casa, Dolcenera ricorda da dove nasce il pezzo: “La chiamano realtà, questo caos legale di dubbie opportunità, questa specie di libertà grande cattedrale ma che non vale un monolocale. Questa è una canzone sul diritto ad avere una casa, sull’accesso ai mutui per riuscire a realizzare una famiglia… Ci vediamo a casa.”

Delia canta Bella ciao e parla di libertà

Con la giovanissima Delia, dopo l’esecuzione di Bella ciao, sono arrivate parole molto nette sul tema della libertà.

“Questa è una canzone che parla di libertà, e noi dobbiamo sempre cantarla finché ci sarà qualcuno che si arrogherà il diritto di decidere chi deve vivere e chi deve morire.”

Criticata in rete la scelta di cambiare la parola “partigiana” in Bella ciao in “essere umano“.

Niccolò Fabi dedica il brano ai lavoratori dello spettacolo

Niccolò Fabi ha dedicato la propria esibizione agli artisti, ai musicisti e ai lavoratori dello spettacolo, richiamando il senso di responsabilità di chi usa le parole su un palco.

“Voglio dedicare questa canzone a una categoria molto particolare di lavoratori: agli artisti, ai musicisti, ai lavoratori dello spettacolo. Praticamente a tutti noi che siamo qui davanti a voi, per ricordarci del senso di responsabilità che abbiamo quando scegliamo di scrivere o cantare delle cose. Le parole che usiamo possono essere detonatori di individualismo, approssimazione, violenza, così come amplificatori di sensibilità, di attenzione all’altro e di pace. E credo che mai come in questo momento storico la pace vada raccontata e vada praticata.”

Serena Brancale parla di pace, amore e resistenza

Serena Brancale ha portato sul palco un intervento contro ogni forma di oppressione, legando pace, amore e resistenza.

“Siamo contro ogni oppressione perché scegliamo la pace, noi scegliamo l’amore. Ma quando difendersi è necessario, per me la resistenza diventa respiro, diventa sopravvivenza. Hasta siempre.”

Quando arriva Levante, per cantare con lei e Delia Al mio paese, la cantautrice siciliana indossa una maglietta con il logo dei Metallica sostituito dalla scritta il nome del presidente Mattarella.

Levante richiama il tema del lavoro dignitoso

Levante ha riportato l’attenzione sul motivo centrale del Concerto del Primo Maggio 2026, il lavoro dignitoso, chiamando in causa responsabilità e onestà.

“Ricordiamoci perché siamo qui. Siamo qui per un lavoro dignitoso. Servono persone oneste, persone che sappiano riconoscere l’importanza della base della piramide.”

Piero Pelù con i Litfiba: tre messaggi tra Chernobyl, fascismo e Palestina

Piero Pelù, sul palco con i Litfiba, ha introdotto le esibizioni con tre interventi distinti, legati a memoria storica, lavoro, antifascismo e Palestina.

Prima di uno dei brani ha ricordato il disastro nucleare di Chernobyl e i lavoratori mandati a contenere le radiazioni dopo l’esplosione del reattore: “A Chernobyl quarant’anni fa esplose il reattore nucleare della centrale atomica. Per tentare di contenere le radiazioni furono mandate 1057 persone, almeno quarantasette di loro morirono di cancro alla tiroide. Ancora oggi non sappiamo il numero dei morti tra i bonificatori. La prossima canzone parla dei lavoratori vittime a Chernobyl per un mondo migliore.”

Il secondo intervento ha richiamato la figura di Benito Mussolini e il fascismo, con parole durissime: “Benito Mussolini fu un sanguinario, un dittatore che con i suoi criminali provocò una guerra da ottanta milioni di morti. Ma fece qualcosa di buono? No, di sicuro non le leggi razziali. In un’Italia condannata dal fascismo e dalla guerra, il duce degli italiani, mentre scappava travestito da soldato tedesco, fu scoperto dai partigiani e fucilato. Benito Mussolini è un morto sul lavoro. Ma è un morto sanguinario e traditore.”

Nel terzo passaggio Pelù ha parlato di genocidi e Palestina: “In America il genocidio dei pellerossa nativi, in Armenia il genocidio degli armeni, nei campi di sterminio il genocidio degli ebrei, dei Rom, dei gay, degli oppositori. In Palestina il genocidio del popolo palestinese sotto i nostri occhi, in tempo reale. Contro ogni colonialismo, per il rispetto del diritto internazionale, teniamo tutti gli occhi puntati su Gaza, sulle ONG umanitarie impegnate e sulla Global Sumud Flotilla. Liberate Saif e Thiago. Palestina libera.”

Prima di lasciare il palco il rocker alza il dito medio e detto “Fuck a tutti i colonialismi“.

I Pinguini Tattici Nucleari sugli stipendi fermi da trent’anni

I Pinguini Tattici Nucleari hanno richiamato il tema del lavoro partendo dagli stipendi italiani e dal loro mancato adeguamento nel tempo.

“Noi siamo l’unico Stato, o uno dei due Stati in Europa, che ha gli stipendi fermi a trent’anni fa. E questo è un motivo per piangere.”

Madame: “Non sentitevi inutili quando non siete produttivi”

Madame ha scelto un messaggio breve per la Festa dei lavoratori, legando il tema del lavoro anche al peso della produttività e dell’autopercezione.

“Buona Festa dei lavoratori. L’unica cosa che mi sento di dirvi è: non sentitevi scemi quando non brillate e non sentitevi inutili quando non siete produttivi.”

Geolier ricorda i giovani uccisi dalla violenza

Geolier ha usato il palco del Concerto del Primo Maggio per ricordare alcuni giovani uccisi dalla violenza, sottolineando che nessuno di loro faceva parte di sistemi criminali.

“Mi sento onorato di essere su questo palco, che manda tanti messaggi importanti. Dire qualcosa qui ha una rilevanza maggiore. Anche io ho un messaggio stasera, che può sembrare fuori contesto, fuori luogo, ma penso che alcune cose, se succedono, non siano fuori luogo da nessuna parte.”

“Voglio semplicemente ricordare dei nomi che purtroppo vengono dimenticati ogni giorno, un po’ per pigrizia e un po’ per mancanza di coraggio. Volevo ricordare Antimo Giannini, di 19 anni, ucciso da un colpo di pistola; Francesco Pio Maimone, di 18 anni, ucciso; Giogiò Battista, di 24 anni, ucciso; Santo Romano; Fabio Ascione, 29 anni, ucciso da un colpo di pistola tre settimane fa.”

“Io non so quale sia l’antidoto a tutto questo veleno. So solo che la mia generazione viene messa in pericolo ogni giorno. E questi erano lavoratori, ci tengo a precisarlo: nessuno di questi ragazzi faceva parte di un sistema camorristico. Erano studenti, erano lavoratori. Santo era un calciatore, magari se non finiva così lo avremmo tifato con la Nazionale italiana. Giogiò era un artista, stasera poteva stare qua a suonare con noi. Io non chiedo un minuto di silenzio, ma un forte applauso.”

Francesca Michielin parla di parità salariale

Francesca Michielin ha richiamato il tema dei diritti partendo dalla parità salariale tra donne e uomini.

“Che bello il Primo Maggio, mi dà sempre questa sensazione di libertà, di diritti, come il diritto che ogni donna dovrebbe avere di essere pagata quanto un uomo, no? A me sembra che siamo ancora nel Medioevo, nel senso che ancora oggi, nel 2026, una donna non può…”

Frah Quintale invita a tenere gli occhi aperti

Frah Quintale ha parlato del peso di questi anni e del valore della piazza come spazio di condivisione, senza perdere attenzione su quello che accade intorno.

“Sono tempi veramente un po’ bui, diciamo, e a volte sentiamo il peso sulle spalle. A me piace l’idea di questa condivisione, di scendere in piazza, di cercare di distrarsi, ma teniamo gli occhi aperti, la mente sveglia e… divertitevi.”

Il Concerto Primo Maggio 2026 torna a parlare tra una canzone e l’altra

Il Concerto Primo Maggio 2026 ha mostrato una cosa semplice: il palco funziona meglio quando la musica non cancella il motivo per cui quella piazza esiste.

I messaggi sono arrivati da artisti molto diversi tra loro. Lavoro, Palestina, identità, salute, futuro, precarietà. Non tutti con la stessa forza. Non tutti con la stessa precisione. Ma abbastanza per ricordare che il Primo Maggio, quando vuole, può ancora essere più di una scaletta.