28 Febbraio 2026
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28 Febbraio 2026

Sanremo 2026. Premio Testo&ConTesto. I testi migliori (e i peggiori) del Festival di Sanremo 2026

Il nostro Prof di latino, Davide Misiano, ritorna con la sua rubrica e premia per noi i testi del Festival di Sanremo 2026.

Analisi dei testi di Sanremo 2026 - Premio Testo&ConTESTO
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SANREMO 2026: PREMIO “TESTO” (PER IL MIGLIOR TESTO)

III POSTO: FULMINACCI, STUPIDA SFORTUNA

Nonostante, sin dal primo ascolto, io abbia trovato l’incipit un po’ barocco (“Ti troverò dentro una foto / sotto l’acqua mentre nuoto”), rintraccio nel testo di Fulminacci un bel racconto urbano dell’incertezza contemporanea, semplice ma non banale.

Non è una delle sue prove migliori in termini di scrittura, ma è una buona prova in termini di fusione tra il livello testuale e il livello musicale. È una scrittura che funziona per accumulo, capace di trasformare piccoli smarrimenti quotidiani (le chiavi di casa, la corsa, il restare indietro) in segnali di una fragilità più profonda.

La ripetizione (“stupida stupida stupida sfortuna”, “gelida gelida gelida paura”) non è un riempitivo, ma una figura coerente con il tema: il pensiero che ritorna, l’ansia che insiste.

Il nostro Fulminacci si lascia sempre ascoltare. E le radio, stavolta, potrebbero spingerlo più del solito.

II POSTO: ANGELICA BOVE, MATTONE

Vi ho già parlato della mia difficoltà a rintracciare nei testi di quest’anno un vero spessore letterario. Per questo ho preferito premiare una canzone che ha corso su un binario diverso: Mattone, di Angelica Bove, seconda classificata nella categoria dei giovani.
Il brano mi è sembrato ben più profondo di quelli proposti dai big ed è stato valorizzato da una voce sublime, altamente evocativa.

L’ha detto il dottore che mi devo abituare
A stare male in modo normale
Come tutte le altre persone
A stare male in modo normale

Basta questa frase per sentire l’intensità del testo: la normalizzazione del malessere si fa centro semantico della canzone. Una canzone che racconta il disagio senza estetizzarlo, e proprio per questo risulta credibile.

Mattone è un canto sull’imparare a stare più che sull’imparare a guarire: stare nelle relazioni che non funzionano del tutto, stare nella confusione, stare in una tristezza che non fa rumore.

I POSTO: LEVANTE, SEI TU

Ignorata dalla critica e sottovalutata dal pubblico, Sei tu è davvero una canzone. Una canzone d’amore, certo, ma almeno scritta bene. E non convengo affatto con i colleghi che hanno accusato Levante di banalità.

Questo testo racconta l’innamoramento come un fatto fisico prima ancora che emotivo: l’amore non è uno stato d’animo, ma una condizione che prende corpo, lo attraversa e lo disorienta. Il sentimento si fa materia — gambe che cedono, respiro che manca, voce che si perde — e il corpo diventa l’unico linguaggio possibile per dire ciò che non può essere spiegato. Qui l’amore non viene pensato, ma incarnato. E finalmente i sensi diventano sentimenti.
La climax emotiva si snoda in questi bellissimi versi:

È così ci si innamora…
Fare spazio dove posto non si trova.
Ah, se potessi vederti coi miei occhi
Lacrimeresti tutto il mio stupore.
Ah, se potessi vestire la mia pelle
Vibrare del mio suono,
Sapresti perché non ho mai trovato il modo
Per spiegare che cos’è l’amore
Per me.

E, invece, Levante un modo lo ha trovato per spiegarci l’amore: “Fare spazio dove posto non si trova”. L’amore è ridefinire i confini di sé stessi, canta la nostra poetessa siciliana con una voce vibrante e delicata insieme.

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