31/07 è disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali. Lo storico brano di Mecna, pubblicato per la prima volta nel luglio 2011 su SoundCloud, arriva finalmente in versione ufficiale e inaugura quella che l’artista definisce il primo capitolo della saga del 31. Di seguito trovi il testo e il significato della canzone.
Il significato di 31/07 di Mecna
Con 31/07, Mecna racconta la distanza che può nascere nei rapporti durante l’estate. Mentre il periodo estivo viene spesso associato alla leggerezza, alle vacanze e agli spostamenti, il protagonista vive una condizione opposta, nella quale le assenze e le difficoltà di comunicare diventano ancora più evidenti.
Il brano prende forma sulle note di Avril 14th di Aphex Twin e si sviluppa attraverso immagini quotidiane come uffici vuoti, traslochi e telefonate. Sono dettagli semplici che restituiscono la sensazione di un’estate vissuta fuori tempo, tra silenzi, domande senza risposta e piccoli cambiamenti destinati a modificare un rapporto.
Pubblicando ufficialmente la canzone proprio il 31 luglio, quindici anni dopo la sua prima uscita, Mecna trasforma inoltre la data in un elemento narrativo e simbolico, chiudendo un cerchio iniziato nel 2011.
Perché si parla della “saga del 31”
Con la pubblicazione ufficiale di 31/07, Mecna rende finalmente disponibile su tutte le piattaforme il primo capitolo della saga del 31, la trilogia nata nel 2011 e diventata negli anni uno dei lavori più amati dai suoi fan. Un percorso iniziato proprio con questo brano, che torna oggi nella versione risuonata al pianoforte da Pierfrancesco Pasini e reinterpretata dall’artista, riportando al centro anche quella che molti ascoltatori hanno ribattezzato la Leggenda del 31.
Testo di 31/07 di Mecna
Vorrei piovesse per sempre
Per chi il rumore della pioggia non lo sente
Abbracciato dalle stelle col sole in tele
Bollino nero sulle strade per le ferie, per la serie
Bagagli enormi e auto piene, bye bye
Dicono: “Tutto esaurito”
Dicono “Estate ed infradito”, e che sono sparito
È la leggenda del 31, tipo fine, fuochi d’artificio
E sto pensando al mare dall’ufficio
Scrivo in Helvetica nei miei pensieri
Scrivo pochissimo e di ieri, dimmi dov’eri
Ora che quasi mi piacevi
Sto traslocando da due mesi
E sto benissimo, se chiedi
Ombrelloni aperti
Ombrelli chiusi, pavimenti
Granite gelate gelano i denti
Telefonate chilometriche con chi non senti
Di solito, telefoni non suonano e restano spenti
Poi è presto, e il cielo forse è terso
Mangio lento una banale pasta al pesto
Avevo detto: “Mai”, e invece è adesso
Rileggo, ma poi mi rigiro e mi riaddormento
Solite cose, solite facce, le complicanze
Disegnate a mano dalle distanze
Solitamente sono io, oggi sembro gigante
Solitamente tu sembri distante
E quando parti?
Poi dove vai e quando torni, quanto manchi?
Quand’è che torni di preciso?
Quanti giorni, che hai deciso?
Dove dormi, quanto manchi?
Quanto manchi?
Testo di 31/07 di Mecna. I diritti del testo appartengono ai rispettivi aventi diritto. Il brano viene riportato a scopo di informazione, analisi e discussione nel rispetto della normativa vigente.
Foto: Simone Biavati











