La condanna definitiva di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione ha riacceso uno dei dibattiti più divisivi degli ultimi anni. Alla vicenda giudiziaria del gioielliere di Grinzane Cavour, riconosciuto colpevole per aver ucciso due rapinatori in fuga e ferito un terzo dopo una rapina nel suo negozio in provincia di Cuneo, si è infatti affiancata una richiesta di “grazia” che ha trovato sostenitori e oppositori anche nel mondo della musica. Da Lazza a Morgan, passando per Emis Killa, Rondodasosa, Enrico Ruggeri e Gemitaiz, i cantanti hanno preso posizione con opinioni spesso molto diverse tra loro, trasformando un caso di cronaca e giustizia in un acceso confronto pubblico.
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Il caso Mario Roggero: cosa è successo e perché si parla di “grazia”
Per capire il motivo della condanna di Mario Roggero bisogna tornare al 28 aprile 2021, quando intorno alle ore 18.30 Andrea Spinelli, 44 anni, fingendosi un cliente, entra nel negozio del gioielliere e inizia a parlare con la figlia Laura. Poco dopo entra anche Giuseppe Mazzarino, 58 anni, mentre il più giovane (34 anni), Alessandro Modica, resta in macchina a fare il palo.
Dopo pochi minuti dall’irruzione uno punta un coltello alla gola della moglie, Mariangela, mentre l’altro estrae una pistola giocattolo e immobilizza la figlia, legandole i polsi dietro la schiena con alcune fascette.
Allarmato dalle urla della moglie, presa a pugni da Mazzarino, Roggero esce dal retro bottega e, in seguito a una colluttazione, viene obbligato da Spinelli (che gli punta la pistola alla testa) ad aprire la cassaforte.
Il totale della refurtiva? 68 mila euro. Ma la storia, purtroppo, non finisce qui.
Passati 10 minuti entra infatti il terzo complice e tutti e tre escono dal retro, lasciando all’interno del negozio sia il coltello che la pistola. A questo punto Roggero apre un cassetto vicino alla cassa e, preso un revolver calibro 28 special, li insegue all’esterno.
Mazzarino cerca di scappare a piedi. Il gioielliere gli spara però alle spalle, uccidendolo. Anche Spinelli, già gravemente ferito dai 4 colpi in rapida successione precedentemente sparati, tenta la fuga, ma cade. Roggero lo raggiunge e gli sferra tre calci in volto, poi prova a sparargli ma non ci sono più colpi. Solo Modica, colpito a una gamba, riesce dunque a fuggire.
Legittima difesa o giustizia privata?
Prima ancora della richiesta di “grazia“, ad aver aperto il dibattito pubblico è stato il concetto di “legittima difesa“, a cui si sono appellati i legali di Roggero.
Secondo le sentenze emesse nei tre gradi di giudizio, non ricorrono però i presupposti della legittima difesa. Piuttosto, potremmo parlare di giustizia privata.
Di fatto, il gioielliere ha inseguito i due ladri a rapina finita, mentre questi fuggivano, senza puntare nessuna arma contro di lui o un membro della sua famiglia. Proprio per questo, in quell’istante Roggero non era in pericolo di vita e, dunque, non si può parlare di legittima difesa.
Inoltre, giustificandolo, si creerebbe un gravissimo precedente, che legittimerebbe l’uccisione di chi fa un qualsivoglia torto da parte di chi l’ha subito.
E invece nessuno dovrebbe avere il diritto di decidere della vita altrui, a meno che non si trovi in una situazione di estremo e comprovato pericolo. Qui, però, si parlerebbe di legittima difesa e non, come nel caso Roggero, di giustizia privata, che non è e non dovrebbe mai essere legittima.
La richiesta di “grazia”
Mentre il dibattito pubblico si fa sempre più acceso, la moglie di Roggero ha depositato l’istanza di “grazia”, sostenuta dai capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega (Salvini lo vorrebbe addirittura far candidare), Forza Italia e Noi Moderati di Camera e Senato, che hanno avviato una raccolta firme aperta a tutti coloro che vorranno sottoscriverla.
Vale però la pena ricordare quali siano i limiti costituzionali sulla concessione della “grazia”, potere che la Consulta, con la storica sentenza n.200 del 2006, riserva esclusivamente al Capo dello Stato, ovvero a Mattarella.
Ma, cos’è la “grazia”?
“Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un’altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione)” (fonte: Quirinale).
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