Il Festival di Sanremo 2027 guidato da Stefano De Martino non è ancora entrato nel vivo, ma dal mondo discografico arrivano già i primi segnali. Per Enzo Mazza, CEO della FIMI, l’industria guarda con favore alla scelta della Rai, pur ricordando che il peso economico del festival sul mercato musicale resta limitato.
Il CEO della Federazione Industria Musicale Italiana in un’intervista a Fanpage ha tracciato un primo bilancio del Festival di Sanremo 2026 e commentato l’arrivo del nuovo direttore artistico.
FIMI su De Martino: “L’industria è contenta”
Secondo Mazza uno degli elementi più positivi riguarda la scelta della Rai di annunciare subito il nuovo direttore artistico.
“Di positivo c’è che, per la prima volta da anni, la Rai ha comunicato il direttore artistico alla fine del festival. Questo evita di lasciare nel limbo tutto il settore per mesi prima di sapere quale sarà la strategia.”
Sul profilo artistico di Stefano De Martino, però, l’industria preferisce per ora attendere di capire quale direzione prenderà il festival.
“Non conosciamo De Martino dal punto di vista musicale: non ha un’esperienza diretta nel settore. Vedremo cosa porterà. Potrebbe essere un direttore artistico e conduttore aperto anche a introdurre novità.”
Nel team del nuovo direttore artistico ci sarà anche Fabrizio Ferraguzzo, figura molto conosciuta nel mondo discografico e manager dei Måneskin. Per Mazza il dialogo tra Rai e industria resterà comunque centrale nella costruzione del festival.
Sanremo e il mercato musicale: “Vale meno del Natale”
Nel corso dell’intervista il CEO della FIMI ha anche fatto il punto sull’impatto del Festival di Sanremo 2026 sul mercato musicale. Secondo i dati dell’industria c’è stato un calo complessivo del 26% rispetto all’anno precedente, un dato che però rispecchia l’andamento generale delle piattaforme di streaming.
“Noi guardiamo il totale delle piattaforme: Spotify, YouTube, Amazon, Apple, Deezer. Il complessivo è un calo del 26%.”
Mazza ha però sottolineato come il peso economico del festival venga spesso sopravvalutato nel dibattito pubblico.
“Bisogna uscire dalla bolla di Sanremo, e dovrebbe farlo anche la politica. Non c’è nessuno che si occupa del mercato musicale durante l’anno. A Sanremo invece tutti si occupano solo di Sanremo, come se l’industria musicale vivesse di quello. Sanremo vale l’1,74% del fatturato annuale dell’industria, meno del Natale.”
Una vetrina importante per gli artisti
Nonostante il peso limitato sul fatturato complessivo dell’industria musicale, il festival continua comunque a rappresentare una piattaforma importante per molti artisti.
Mazza cita alcuni esempi emersi proprio dall’ultima edizione, come la crescita nelle classifiche di Samurai Jay o l’attenzione ottenuta da artisti come Sayf e Ditonellapiaga, che grazie al festival hanno ampliato la propria visibilità.
I costi della città restano un nodo
Tra i temi ancora aperti c’è però quello dei costi legati alla città durante il festival. Secondo Mazza, nonostante l’aumento dei contributi Rai, l’impatto economico per l’industria non è migliorato.
“Come ha detto scherzando un albergatore: ‘Avete preso l’aumento dalla Rai? Allora aumentiamo i prezzi’. Quindi siamo sempre lì.”
Allo stesso tempo, però, la FIMI segnala un dialogo più costruttivo con l’amministrazione locale, in particolare con l’assessore Sindoni, per affrontare alcune criticità strutturali legate alla crescita della manifestazione.
Il percorso verso Sanremo 2027 con Stefano De Martino alla direzione artistica è quindi appena iniziato ma l’industria discografica sembra fiduciosa.











