Nuove proposte Sanremo 2026, cambia leggermente la formula rispetto allo scorso anno.
La conferenza stampa della seconda serata di Sanremo 2026 ha portato una novità che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare un semplice aggiustamento di palinsesto. In realtà, è l’ennesimo segnale di un trend che da anni, a nostro avviso, penalizza la categoria delle Nuove Proposte, un tempo cuore pulsante del Festival e oggi ridotta a un segmento marginale. Cambia il meccanismo di gara dei giovani, e non in meglio.
Un concept ben lontano da quello reso famoso da Pippo Baudo, a cui tutti i direttori artistici dicono di ispirarsi.
Sanremo 2026: cosa cambia nella gara giovani
La novità, annunciata da Carlo Conti, è questa: le due sfide dirette tra i quattro giovani in gara si terranno entrambe nella serata di mercoledì 25 febbraio. I due artisti che passeranno il turno si sfideranno poi nella finale di giovedì 26. L’anno scorso, con un meccanismo simile, le due sfide erano state divise tra mercoledì e giovedì, con la finale al venerdì, nella serata delle cover.
La motivazione ufficiale sembra essere quella di non appesantire la serata delle cover, già densa di esibizioni. Tuttavia, la scelta ha una conseguenza negativa. La prima è che la finale dei giovani perde la prestigiosa vetrina del venerdì, storicamente una delle serate più viste.
Una categoria in declino: la storia della gara giovani
Questa decisione è solo l’ultimo passo di un percorso di progressivo ridimensionamento. Per capire la portata del cambiamento, è utile fare un passo indietro e guardare come la categoria si è evoluta (o involuta) negli ultimi anni.
2022-2024: L’era Amadeus e la categoria unica
Nei suoi ultimi tre anni, Amadeus aveva ripreso una formula introdotta da Claudio Baglioni nel 2019: l’abolizione della gara dei giovani e l’integrazione dei vincitori di Sanremo Giovani direttamente tra i Big. Una scelta che ha prodotto risultati notevoli portando al successo Olly e Tananai, per citarne due, e che nel 2019 vide proprio un giovane, Mahmood, vincere il Festival.
Amadeus, rispetto ai due di Baglioni, ha portato tre giovani tra i Big nel 2022 e nel 2024, e addirittura sei nel 2023. Una formula che, pur eliminando la gara parallela, garantiva ai giovani più meritevoli la massima visibilità possibile facendoli esibire quattro sere su cinque come per i big.
2020-2021: Il ritorno alla gara a 8
Nei suoi primi due anni, Amadeus aveva invece mantenuto una gara classica con otto Nuove Proposte. Il meccanismo prevedeva sfide dirette nelle prime serate, con una finale che decretava un vincitore di categoria. Un formato solido, che garantiva spazio e attenzione a un numero significativo di artisti emergenti.
I numeri del passato: quando i giovani erano il futuro di Sanremo
Andando ancora più indietro, i numeri diventano impietosi. Dal 2011 al 2018, gli artisti in gara tra le Nuove Proposte sono sempre stati otto. Ma c’è stato un tempo in cui il Festival investiva molto di più. Nel biennio 2009-2010 erano dodici. Nel 2007, con il ritorno di Pippo Baudo, addirittura quattordici. E negli anni d’oro dello stesso Baudo, fino al 2003, si arrivava a sedici giovani talenti sul palco dell’Ariston.
La scelta di Carlo Conti di ridurre i partecipanti a soli quattro artisti dal 2025, segna il punto più basso di questa parabola discendente. Una decisione che sembra vedere i giovani non più come una risorsa su cui investire, ma come un riempitivo da gestire nel modo meno ingombrante possibile.
Aggiornamento 2027: e ora si mormora anche questo
Mentre scrivo arriva un’indiscrezione che, se confermata, porta il ragionamento un passo più in là. Secondo quanto anticipato da Giuseppe Candela su Dagospia, nel 2027 la categoria Nuove Proposte verrebbe cancellata del tutto: niente più gara dedicata, con il vincitore di Sanremo Giovani spedito direttamente tra i Big e la selezione dei ragazzi spostata nell’access prime time, senza più nemmeno un programma tutto loro.
Va detto però anche il rovescio della medaglia: Stefano De Martino si sta muovendo in prima persona, girando parecchi eventi e festival a caccia di nomi nuovi. L’ultimo è quello dei Tamango, la band rivelazione del momento. Il punto è che, così facendo, sembra cercare realtà emergenti ma che hanno già un buon seguito, da portare direttamente tra i Big. Che è un’altra cosa rispetto allo scoprire chi un seguito non ce l’ha ancora.
Sono voci, e le idee non si giudicano prima di vederle: magari il nuovo meccanismo funzionerà meglio del vecchio. Ma la direzione è sempre la stessa, e va nel verso opposto a quello che servirebbe. Ogni anno un pezzo di spazio concreto per i giovani si assottiglia, e quel poco che resta finisce schiacciato dentro la gara dei grandi o dirottato altrove. Così il compito di scoprire i nuovi nomi viene delegato sempre di più al web e ai talent show, con tutte le regole assurde che si portano dietro. Il Festival, che quel ruolo lo aveva e lo faceva, sembra invece deciso a liberarsene un pezzo alla volta.











