New Music Friday 13 febbraio 2026: le pagelle ai nuovi singoli italiani. Prima di Sanremo mezzo disastro, per fortuna ci sono Jacopo Sol ed EroCaddeo
Le recensioni ai nuovi singoli italiani a cura di Alvise Salerno



New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 13 febbraio 2026 (con qualche recupero delle scorse settimane), a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web.
Una settimana con Jacopo Sol ed EroCaddeo superiori alla media, per il resto un mezzo disastro con qualche nota lieta che arriva da Brusco e Claver Gold.
All’interno delle categorie ogni brano verrà valutato con le stelle da 1 a 10 per far capire il livello di consiglio e bocciatura, più o meno grande/grave.
Naturalmente si tratta di opinioni personali, quindi vi invitiamo ad ascoltare i singoli e a farci sapere cosa ne pensate. Scopriamo insieme cosa c’è di interessante (o meno) nella musica di oggi. Iniziamo subito con i brani consigliati!
Questo articolo è un contenuto originale di All Music Italia ed è protetto dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore. È vietata la riproduzione integrale o parziale senza citazione della fonte e link attivo all’articolo originale.
New Music Friday: le pagelle nuovi singoli del 13 febbraio 2026
I brani della settimana consigliati da All Music Italia
Brusco e Inna Cantina – ANIMA
È tornato il “vecchio” Brusco, quello dell’Erba della giovinezza ma, ancor di più, di Ti Penso Sempre. Anima reggae al 100% che, in questa occasione, si fonde con quella degli Inna Cantina, due ragazzi che per certi versi potrebbero ricordare i Boomdabash.
La canzone è allegra, fresca ma ha un testo molto più importante di quanto appare a primo acchito. Frasi come “non lasciare che l’odio diventi la normalità”, oppure “siamo l’esercito che si rifiuta di prendere il fucile se lo Stato ci chiama” fanno capire perfettamente che parliamo di un brano anti-guerra e che spinge verso amore e pace.
Un messaggio importante che andrebbe urlato ai quattro venti, bravi.
★★★★★★★
7
Claver Gold – AMORE GOODBYE
“No non credo basti un testo ma il dissenso crea un dissesto e mi sono chiesto sì se questo è un uomo”.
Questa frase è di una potenza incredibile, e non è la sola in questa canzone smaccatamente hip hop che tratta il tema della guerra, di una probabile terza guerra mondiale dove non basterà neanche la lotta partigiana.
Si parla di Palestina, dei bambini che hanno perso la vita, di questi Stati Uniti, di fiori che nascono anche sotto i carri armati nonostante tutto e tutti. È una richiesta di pace ma, soprattutto, un canto di riflessione e di presa di coscienza come non se ne sentono spesso.
Claver Gold ha scelto di impegnarsi socialmente e politicamente, e non è la prima volta, rafforzando ancor di più il concetto che la musica, oggi, non è solo sole, cuore e amore. C’è tanto di più e la musica deve urlarlo a gran voce.
★★★★★★★½
7½
Gio Sada – SIAMO RAMI
Dieci anni dopo riecco Gio Sada da solista, una sorpresa sia vocale che musicale considerando che negli ultimi anni il suo progetto era diventato quello di una band punk rock di nome COMRAD.
Qui siamo in un terreno quasi folk che, per darvi un’idea, si avvicina molto al mondo di Niccolò Fabi e che, tra l’altro, pone la sua voce quasi in secondo piano ma volutamente, come voce narrante di un mondo stanco e afflitto da mille problemi.
Noi siamo solo dei rami di una radice ormai stanca, dice Sada, ed è la metafora perfetta della realtà che stiamo vedendo e vivendo con i nostri occhi e con il nostro corpo.
La Terra è al limite, noi siamo co-protagonisti e non stiamo facendo nulla per salvarla, anzi peggioriamo solo le cose.
È strano sentire una voce così potente come la sua messa lì come orpello e non come elemento principale, sussurrata e relegata volutamente (scelta azzeccata in questo caso) a comprimaria.
Un bel ritorno, molto intenso, per questo enorme talento della nostra musica che, forse, ha trovato una nuova via per esprimersi.
★★★★★★½
6½
Giovanni Toscano – DRITTI ALL’INFERNO
Musicalmente, questo nuovo brano di Giovanni Toscano, ricalca l’alt pop di matrice “Tame Impaliana”, una specie di Kevin Parker un po’ all’italiana, quindi con suoni più morbidi e meno elettronica, ma non per questo meno efficace.
Il timbro del cantautore è sempre quello, graffiato nel modo giusto che in questo genere di suoni risalta forse ancora di più per quanto, a volte, possa sembrare un po’ ostico all’orecchio ma resta, nonostante tutto, particolare e interessante.
Si affronta il tema dell’emotività troppo spesso mancante verso il prossimo, un certo grado di isolamento che qui suona quasi come riparo rispetto a una società non del tutto adeguata.
È tutto così meccanico nella società odierna che il singolo percepisce una certa costrizione nel farne parte ma che non può farne a meno, con tutte le problematiche che questa cosa comporta.
È un testo, un significato, in continuità con quanto fatto nel brano precedente e che rafforza ancora di più la centralità del tema delle relazioni e della mancanza della misura emotiva tra individualità e collettività.
Ancora una volta, Toscano emerge per raccontare ciò che spaventa ma che fa parte di noi e delle nostre giornate.
★★★★★★½
6½
Pagelle nuovi singoli 13 febbraio 2026 – I bocciati da AMI
Lil Jolie – SOPHIE
Questa canzone non è per nulla brutta però ha dei difetti che vanno sottolineati, partendo da mix e mastering che sono quelli più evidenti.
La voce di Lil Jolie, a tratti, quasi svanisce in mezzo alle chitarre e alla sezione ritmica, nel ritornello bisogna fare uno sforzo suppletivo per riuscire a sentirla e questo non va bene mai. Non è un problema da poco, bisogna stare molto attenti perché 9 volte su 10 questo è il punto focale della buona o della cattiva riuscita di un brano.
Altra cosa che suona strana a primo ascolto è la sua voce. Sembra una persona diversa da quella Lil Jolie che abbiamo conosciuto sia ad Amici sia a Sanremo Giovani. Per certi versi può sembrare una cosa positiva, è cresciuta e sta continuando a farlo, ma va sottolineato che la voce non sembra essersi rafforzata rispetto ai precedenti progetti.
La voce suona molto grezza, come se stesse regredendo tecnicamente e, non avendo parlato direttamente con lei, non possiamo sapere se sia una scelta voluta e ponderata oppure no ma, purtroppo, dobbiamo basarci su ciò che ascoltiamo e l’impressione, la prima, è questa.
La cosa bella è il testo, davvero ben fatto, che spiega uno stato di fragilità interiore molto intenso e questo è un segno che la scrittura della cantautrice campana cresce. È un bene. È un ottimo punto di ripartenza ma bisogna stare attenti alla parte tecnica e ai volumi, è fondamentale.
★★★★★½
5½
Albert – DA COME GUARDI
Albert è sempre stato un talento molto interessante ma che non ha mai trovato la chiave di volta per fare lo step successivo, sempre rimasto in quel limbo da cui uscire è difficile.
Questo nuovo brano va, purtroppo, di nuovo in quella direzione di mezzo dove senti che il talento c’è, è palpabile, ma il brano di per sé risulta debole e poco coinvolgente.
Cantautorap di nuova generazione in cui il testo funziona, si gioca in questa storia d’amore strana e, a tratti, tossica (si parla anche di pillole da mandar giù per andare avanti), ma c’è una debolezza generale nella produzione che risulta scarica e, a tratti, anche fuori tempo.
Di certo è un effetto voluto, all’inizio delle due strofe, ma crea una sensazione straniante che risulta poco piacevole e distrae, sembra poco lineare. Manca quell’elemento che catturi l’ascoltatore e lo tenga lì fino alla fine.
Albert può e deve fare di più, è il momento.
★★★★★
5
El Ma – DICITENCELLO VUJE
Per spiegare questa canzone, in realtà, basta pochissimo: chiamate Dua Lipa di inizio carriera, quindi non ancora perfettamente a fuoco e con tanto studio da fare, e fatele cantare Dicitencello Vuje con le strofe in inglese e il ritornello che resta quello originale in napoletano.
Sì, magari può risultare così cringe da fare il giro e diventare interessante ma il problema è che tutti gli elementi risultano fuori fuoco, fuori posto e l’esperimento così tanto lontano dalla canzone originale da risultare poco appetibile.
Esistono delle versioni in inglese, quella di Dean Martin resta mitologica, ma parliamo di struttura vocale e caratura nettamente diverse, non è proprio possibile paragonare quelle versioni ormai molto vintage e di elevata qualità con questa che non ha forza, non conquista, non raggiunge le corde dell’anima come, invece, dovrebbe fare.
Tutto abbastanza strano e il problema del timbro uguale a quello di una giovane versione di Dua Lipa, non agli stessi livelli, qui risalta ancora di più purtroppo.
★★★★
4
Frasa – PARARÀ
Il problema enorme di questo ragazzo, che ci mette tutta la buona volontà, è il timbro. Non è riconoscibile, non ha elementi caratteristici, non ha un “colore” che può permettergli di distinguersi dalla massa.
Dovrà giocarsela con armi diverse, testo e musica, se vorrà fare di questa passione un mestiere a lungo termine perché la voce è debole per i motivi di cui sopra. Probabilmente è anche un fatto anagrafico, deve ancora maturare e trovare la quadra per donare unicità a tutte le sfumature che è in grado di creare.
La canzone è una ballad, fatta con tutti gli stilemi delle ballad di nuova generazione. La struttura del brano è uguale a quella di mille altri quindi anche da questo punto di vista bisogna trovare una chiave nuova, diversa.
Il testo vuole raccontare la crescita di un bambino che diventa ragazzo e, poi, uomo e che, crescendo, dimentica quasi cosa voglia dire essere felice, provare sentimenti, innamorarsi.
L’apparenza diventa più importante di se stessi e questo non è un bene, sembra essere questo il significato del brano ed è anche un bel significato.
Bisogna approfondire gli altri due elementi perché sulla scrittura ci siamo, anche se ancora è acerba a tratti. Non ci sono frasi memorabili, diciamo che rimane ben impresso il significato generale ma non un qualcosa di particolare che ti aggancia subito.
★★★★★
5
Le-One – LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO
Mi sa che qualcuno ha dimenticato di dire a Le-One che Geolier già esiste e che non lo schiodi neanche con le bombe, in questo momento, nell’immaginario collettivo.
Canzone interamente in napoletano e, come spesso accade, purtroppo non abbiamo il testo a disposizione per capirne le parole.
Detto ciò, è una rap ballad dove il timbro, totalmente scomparso dietro secchiate di autotune, è praticamente uguale (una fotocopia nuda e cruda) a quello di Geolier.
Le-One non esiste in questa canzone, non c’è traccia di lui e di una parvenza di originalità. Spiace.
★★★
3
Maila – MA CHE RUMORE FA
Mezzo voto in meno per la copertina fatta con AI e no, non è una cosa da escludere come fattore perché ascoltando la canzone sembra che anche testo e musica siano state create con Suno.
La struttura è praticamente identica a miliardi di power ballad urban senza nessun elemento, neanche uno, che la fa distinguere dalla massa.
Il testo è molto basico, non ci sono anche qui elementi caratteristici o frasi memorabili, sembra che sia stato abbozzato il prompt con descrizione “canzone urban femminile d’amore triste, relazione finita e donna ferita”, premi su Create e lavoro fatto.
Poi, magari, non è così ma l’impressione è quella e sarebbe triste se fosse così.
Bisogna lavorare a qualcosa di diverso perché così la strada diventa troppo in salita per questa ragazza.
★★★
3
Marco Ligabue – UNA VITA DIVERSA
Marco Ligabue, in ogni singola canzone, ha lo stesso identico problema ed è probabile che lo sappia anche lui, ma in questa canzone è ancora più evidente: non si scrolla di dosso gli elementi che appartengono a suo fratello Luciano Ligabue.
La struttura della canzone, la voce, le melodie, gli arrangiamenti sono quelli di una qualsiasi canzone pop rock di Ligabue senior ed è un problema perché sarebbe davvero bello riuscire ad ascoltare di Marco che non sia derivativo.
Il problema è che risulta tutto confuso, con frasi buttate lì quasi per riempire lo spazio.
★★★★
4
Sierra – NEL CIELO
I Sierra che fanno una canzone con la base di una canzone random di Alfa e Carl Brave non era nella bingo card di febbraio 2026 ma è successo.
Il brano è un continuo loop, non c’è un singolo momento in cui si può pensare che ci sia un coinvolgimento netto con dei saliscendi emotivi.
Si poteva decisamente fare di più.
★★★★
4
GOLDEN SONG
Scopri i brani migliori della New Music Friday del 13 febbraio 2026 secondo All Music Italia.
EroCaddeo – NO POTHO REPOSAR
EroCaddeo ha deciso di omaggiare la propria terra, la Sardegna, con una versione rimaneggiata e moderna di un grande classico della musica popolare sarda e lo fa con tutta l’anima.
No potho reposar ha una storia ultradecennale, ormai secolare dato che parliamo di un brano degli inizi del 1900, e riuscire ad approcciarsi a canzoni così grandi è sempre operazione complessa.
Lui, però, ci è riuscito e anche con il rispetto che si conviene a queste perle, con anche il supporto del Coro Carrales di Cagliari nel videoclip che, rispetto alla versione studio, sublima ancor di più tutto il contesto.
Quando i brani della tradizione vengono maneggiati con cura esiste solo un risultato finale, la bellezza fuori scala. Questo è uno di quei casi.
★★★★★★★★
8
Jacopo Sol – LEI
Chiunque dovesse consigliare a questo ragazzo di fare qualcosa di diverso dal rock, qui lo dico e sottoscrivo, è un pazzo scriteriato.
Jacopo Sol è perfetto nel rock con le chitarre distorte e questa canzone lo conferma, ha proprio quell’attitude e quel timbro che servono per essere credibili in questo mondo. Certo, è giovane e si sente ma valutiamolo in prospettiva: il timbro diventa più caldo, l’esperienza con la chitarra ancora più forte e a diventare una specie di Nic Chester della GenZ è un attimo.
Forse il paragone è troppo azzardato ma bisogna avere visione e questa canzone ci dona l’immaginario futuro di un chitarrista rock e una timbrica fenomenale su questo tipo di sound.
Ti prego Jacopo, non spostare il focus, resta qui perché sei centrato. Sperimenta ogni giorno, non tornare al pop neanche sotto tortura a meno che non si tratti di scrivere per altri. Tu, da solo, fai rock per l’eternità.
★★★★★★★★
8
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