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Pagelle nuovi singoli

Pagelle nuovi singoli 6 febbraio: Laura Pausini, Chiara Galiazzo, Federica Carta, Roshelle… venerdì incredibile per le nostre artiste

Le recensioni ai nuovi singoli italiani a cura di Alvise Salerno

di Alvise Salerno ·  (ultimo aggiornamento il )

New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 6 febbraio 2026 (con qualche recupero delle scorse settimane), a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web.

Il ritorno di Chiara Galiazzo e Federica Carta, la vincitrice di X Factor ROB ricomincia il percorso, l’anniversario di Salmo, Laura Pausini e Achille Lauro insieme oltre a tante altre canzoni.

All’interno delle categorie ogni brano verrà valutato con le stelle da 1 a 10 per far capire il livello di consiglio e bocciatura, più o meno grande/grave.

Naturalmente si tratta di opinioni personali, quindi vi invitiamo ad ascoltare i singoli e a farci sapere cosa ne pensate. Scopriamo insieme cosa c’è di interessante (o meno) nella musica di oggi. Iniziamo subito con i brani consigliati!

Nota Copyright All Music Italia
Questo articolo è un contenuto originale di All Music Italia ed è protetto dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore. È vietata la riproduzione integrale o parziale senza citazione della fonte e link attivo all’articolo originale.

 

NEW MUSIC FRIDAY: LE PAGELLE NUOVI SINGOLI DEL 6 febbraio 2026

I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA

IL TRE FEAT CHI C’ERA – TERAPIA 3

Il Tre ha avuto una bella idea, realizzata bene e pubblicata quasi in sordina ma, speriamo, destinata a fare scuola: pubblicare un brano con…i fan.

Chi C’Era non è un artista fisico, è il riferimento a chi c’era a cantare con lui questa canzone durante i live ed è la forma che serve a capire quanto un artista possa essere legato a chi lo segue e viceversa.

Sono infinite le canzoni live che hanno trovato la pubblicazione nel corso dei decenni, non è certo una novità, ma è comunque nuova l’idea di non lasciare che il pubblico si riduca a semplice voce di fondo. Qui c’è un merito, c’è un riconoscimento, c’è stima e rispetto.

In più, come spesso accade nelle sue canzoni, Guido parla della sua vita e delle sue esperienze sentimentali, degli sbagli che lo hanno portato a non trovare più al proprio fianco chi lo ha amato e chi amava.

E’ una power ballad molto sentita che trova nella forza della schitarrata la sua espressione principale.

Una forma nuova, diversa, per raccontare una storia che conosciamo bene ma che ha trovato nuova linfa grazie al colpo di genio di un ragazzo che sa come farsi volere bene.

★★★★★★★
7


BEBA – TOO MUCH

Fosse una pagella scritta da un GenZ, la definizione di Beba con questo brano sarebbe solo una: mia madre ha divorato.

La base è energia allo stato puro, le barre di Beba sono real, raccontano la vita di una millennial che andava a scuola con l’Eastpak, sicura al 100%, sfrontata ma con stile.

Beba ha trovato il suo flow (più di prima, lo ha sempre avuto in realtà) e dimostra che la classe del rap al femminile esiste, è viva e lotta insieme a noi.

Beba dice di essere too much ma, in realtà, qui di too much non c’è nulla. Questa potenza e voglia di spaccare tutto non sarà mai too much. Ne vogliamo di più.

★★★★★★★½
7½


BIG FISH, JAKE LA FURIA, CARL BRAVE – AMORE DISONESTO

Signore e signori, Big Fish ha deciso di creare una delle basi rap più belle di questo inizio 2026 e ci ha piazzato sopra l’unicità delle barre di Jake La Furia e il timbro, il flow di Carl Brave in stato di grazia.

Tutto è amalgamato alla perfezione, tutti e tre sono protagonisti con le loro rispettive caratteristiche e dimostrano cosa sono in grado di fare quando lavorano con metodo, tempo e voglia.

Jake ha scritto delle barre come quelle dei tempi d’oro, era da molto che non lo si sentiva così tanto ispirato, mentre Carl Brave ha cambiato rotta dando al proprio timbro una nota ancora più oscura, roca, dando anche dei tocchi diversi rispetto ad altri suoi brani quasi urlando certe parole, certi pensieri.

Big Fish, poi, è ingiocabile con questa prod rap che si arricchisce con una tromba che fa da tappeto perenne e rende il tutto quasi come fosse una canzone jazz rap. Che classe questi tre insieme.

★★★★★★★
7


DEDDE’ – PICCOLA

Fino all’ultimo ho sperato di non sentire niente in napoletano, niente che mi ricordasse Petit, che a sua volta vorrebbe fare Geolier.

Insomma, la maledizione della matrioska colpisce ancora ma allora perché sta in questa categoria con questa canzone, questa volta?

Semplice, la canzone è venuta fuori bene nonostante tutto e, soprattutto, trova nel testo il suo reale punto di forza. Deddè decide di parlare di se stesso, della sua vita, dei suoi trascorsi di quando era piccolo (ieri in pratica, è un classe 2005), cercando di traslare il tutto in una sua ipotetica relazione con una ragazza.

Deddè sa cantare, ha fatto una canzone carina, una power ballad poppettosa al punto giusto che mai arriverà in radio perché di robe così ne esistono a milioni, e se riuscisse anche a trovare una chiara identità riuscirebbe a fare quel salto di qualità che gli svolterebbe un attimino la carriera.

Per ora è sufficiente e va bene così, a piccoli passi si può fare tutto.

★★★★★★
6


FEDERICA CARTA – TI PREGO NON PIANGERE

First reaction: shock. Si potrebbe riassumere così questa svolta musicale di Federica Carta che ha deciso di svoltare verso la drum & bass e l’elettronica dopo anni di silenzio in cui, probabilmente, ha cercato di capire cosa fare.

Avete presente la Federica Carta melodica, capace di cantare il pop con disinvoltura e con una voce impeccabile? Dimenticatela, qui siamo di fronte a una donna cresciuta e matura che ha scelto di dare una svolta totale a qualsiasi aspetto della propria musica.

Il lavoro sulla produzione è meraviglioso, interessantissimo e, per certi versi, anche innovativo rispetto tutto ciò che si sente in giro in questi anni (non mesi o settimane).

E’ una Carta nuova, una Carta adulta, una Carta spezzata ma che non è stata domata e che rinasce dalle proprie ceneri. Federica Carta arde di nuovo e noi siamo pronti a riscaldarci davanti alle fiamme.

★★★★★★★
7


LAURA PAUSINI, ACHILLE LAURO – 16 MARZO

Sbagliare questa sarebbe stato troppo da reggere anche per una donna forte come Laura Pausini, al lancio del suo album di cover Io Canto 2, e infatti non l’ha sbagliata.

L’arrangiamento è il solito in stile Carta che, però, in questo caso suona benissimo perché la base di partenza di 16 Marzo di Lauro De Marinis era già questa quindi non ci si è discostati di molto.

La scelta è vincente, adeguata, con le due voci che si mescolano bene per quanto non ci siano armonizzazioni di nessun tipo esattamente come successo anche nel singolo precedente con il cantante francese.

La canzone la conosciamo bene, non c’è bisogno di approfondire oltre su testo o altro, ma è bello notare come l’intenzione nel cantato di Laura Pausini sia quella giusta, giustissima per questa occasione.

★★★★★★★
7


LEA GAVINO – I TRENI

La leggiadria della voce di Lea Gavino colpisce, arriva benissimo a toccare delle corde importanti e quasi accarezza il sistema uditivo, non lo sforza. E’ una questione di timbro e di emissione vocale che Lea riesce a gestire benissimo.

Il brano è pop classico, la voce lo arricchisce molto bene e lo rende tanto piacevole, soprattutto perché si sceglie una soluzione melodica semplice ma impattante, con anche delle soluzioni armoniche molto carine create con la tastiera.

Gli accordi sono sempre gli stessi in loop, non ci sono delle variazioni particolari ma comunque non stona, la crescita della sezione ritmica nel ritornello, svuotata durante le strofe, dona al brano un giusto saliscendi emotivo che ti permette di seguirne l’andamento.

C’è buongusto nell’interpretazione, nella produzione, nel cantato con anche questi piccoli riferimenti alla musica melodica italiana del passato che ci stanno benissimo.

Bel lavoro questo, non il primo per la Gavino.

★★★★★★★½
7½


MATTEO ALIENO – SPALLE

Questo ragazzo sa scrivere, sa comporre con una qualità invidiabile da molti, pur non facendo di così innovativo o futurista. Fa semplicemente il suo lavoro e lo fa bene, con semplicità e coerenza tra espressione musicale e intenzionalità nel cantato.

Spalle è una ballad molto semplice ma impattante in cui a trionfare è proprio Matteo Alieno con la sua voce che cambia tra strofa e ritornello, dolce nel primo caso e quasi distrutta dall’emozione, aggressiva e usata come sfogo nel ritornello.

Parla a una lei che, plot twist, “non esiste” e viene svelato solo alla fine del brano, raccontandone le parti belle e brutte del carattere. Sembrerebbe essere tutto nella sua testa.

Non è una canzone semplice e si rivolge a un pubblico specifico, non una di quelle che arriva a tanti ma ascoltarla fa capire di che tipo di livello stiamo parlando e di quanto sia nettamente superiore rispetto alla media.

★★★★★★★½
7½


ROB – LA MIA STORIA

La ragazzina del punk rock, vincitrice dell’ultima edizione di X Factor, è tornata con un nuovo brano molto coerente con il proprio percorso.

C’è una grande, enorme differenza con il brano presentato durante il programma, cosa che fa capire anche che c’è stato modo di potere lavorare con più calma: la qualità del suono.

Il brano precedente, infatti, risultava quasi ovattato, le chitarre e la batteria sembravano come dentro una scatola e il suono non usciva pulito. In questo caso, invece, si capta un’apertura molto più bella, ti riempie proprio.

Per quanto riguarda lei, ormai la conosciamo e sappiamo cosa riesce a dare quando sta nella sua comfort zone. Il passaggio che deve riuscire a fare per fare il salto di qualità è quello di distaccarsi un po’ dal mondo Paramore di metà anni 2000, dal mondo Avril Lavigne di inizio carriera e iniziare a mettere del proprio.

In questo momento sembra un po’ una riproposizione di qualcosa di già sentito e risulta interessante perché, nel concreto, ad oggi non abbiamo niente nell’alveo della musica commerciale di uguale a lei.

Il consiglio è più a lungo termine per riuscire a restare nel tempo, proprio come i Paramore o come Avril, e far dire a chi verrà dopo di noi e dopo di lei “ah guarda, questa ragazza ricorda ROB”.

Nulla si inventa, tutto si trasforma ma non tutto rimane. Speriamo che non sia il caso di questo talento purissimo del punk rock all’italiana.

★★★★★★½
6½


JOSEPH – AMARAVOGLIA

C’è intimità, c’è profondità, c’è verità in questa canzone e Joseph ha proprio voglia di cantarla, si percepisce.

Canzone bevissima, 1 minuto e mezzo, ma che ha tutto quello che serve senza lungaggini inutili. Potrebbe essere uno di quei interlude da non skippare mai, regala tanta intensità espressiva con solo una chitarra e la potenza espressiva.

E’ un brano ricco di speranza verso il futuro dopo aver perso qualcosa, non chiaro cosa ma sicuro non l’amore della vita. Si parla della luna e delle stelle e si dice chiaramente che qualcuno le abbia rubate. Sembra una metafora ma se così non fosse? Se fosse un reale racconto di un ladro di stelle? Beh, che dire, sarebbe davvero stupendo come immaginario.

Solo il suo autore potrà sciogliere questo dubbio ma, nel frattempo, godiamoci questi 100 secondi di bellezza artistica.

★★★★★★★½
7½

PAGELLE NUOVI SINGOLI 6 febbraio 2026 – I BOCCIATI DA AMI

ASCANIO – 100MILA COLPI

Difficile parlare di questo brano perché di problemi ne ha davvero tanti, partendo dal cantato. Molte parole non si capiscono, sono sbiascicate o cantate in corsivoe e, nel suo complesso, non suonano bene.

Proprio il suono è un altro enorme problema, considerando che la voce viene spesso coperta dalla base e dalla parte elettronica “alla TRON”, per darvi un riferimento sonoro chiaro.

Non c’è tecnica nel canto, il suono non è pulito, sembra tutto amalgamato male e anche la scrittura risulta abbastanza debole. Il no è dettato da questi problemi ma è un peccato perché l’idea dell’arrangiamento c’era, poteva essere sfruttato molto ma molto meglio.

Non si può più sottovalutare lo studio del canto, il livello si è alzato tantissimo e stanno tornando i cantanti veri, quelli che hanno fatto scuole e accademie. Bisogna mettersi a correre per stare al passo, altrimenti si rimane indietro.

★★★★
4


BRANDO MADONIA – COSMONAUTA

Il figlio di Luca Madonia, grande musicista siciliano nonché fondatore dei Denovo insieme a Mario Venuti, decide di pubblicare un brano mezzo pop, mezzo indie, mezzo cantautorale ma, in generale, molto fermo a 10 anni fa stilisticamente e che strizza l’occhio a un mondo già ampiamente trattato da Dente in questi anni.

Analizzando la scrittura, non è male per niente ma c’è qualcosa di banale tra una frase e l’altra che stona, soprattutto nella propria pienezza di sé (“algoritmo che ti ho fatto? meritavo di più”).

Ok essere consapevoli, ok fare indie ma bisogna trovare un equilibrio e, soprattutto, dare quel tocco di unicità che in questo brano manca per tutti i motivi sopraelencati.

Si poteva decisamente fare qualcosa di più e di diverso per riuscire a distinguersi.

★★★★★
5


TELLYNONPIANGERE – SOLO SOLISSIMO

Il giovane ex talent di X Factor torna con il primo brano post programma ed è un singolo che lascia un po’ con l’amaro in bocca per l’idea di base che risulta molto semplice nella sua costruzione melodica.

Manca verve, spinta, potenza nonostante ci sia la giusta emotività, il vero punto di forza di questo ragazzo.

Non è una brutta canzone in senso generale, è solo una ballad debole se la mettiamo nel calderone dell’industria musicale che non lascia scampo e briciole.

La struttura del brano è davvero molto scontata, non c’è un momento in cui resti davvero colpito e l’unica cosa a cui ti aggrappi e il testo ma, da solo, non basta se manca tutto il resto.

E’ una canzone da comfort zone che, di sicuro, piacerà ai suoi fan ma che valutata in un contesto più ampio non cattura come avrebbe potuto e dovuto.

★★★★★½
5½


COSMONAUTI BORGHESI – POLIPROPILENE

No ragazzi, non ci siamo. Tante volte è stato detto e scritto a questi ragazzi, in varie occasioni, che devono riuscire a trovare una loro strada cercando il più possibile di non essere derivativi.

In questo caso non si tratta neanche di questo, qui siamo proprio nel territorio della riproposizione di una qualsiasi canzone dei The Kolors e questo non va bene, la gente non viene catturata da ciò che già esiste se non si mettono degli elementi diversi.

Per carità, lo special del brano potrebbe anche essere interessante ma resta il fatto che il brano è tanto, troppo The Kolors e non sento i Cosmonauti.

Dove sono? Chi sono? Qual è l’elemento che mi fa capire chi siano questi tre ragazzi e quale debba essere la loro unicità?

★★★★★
5


EMANUELINO – COCCODRILLO VERDE

“Non è tofu non è soia, non è goku non è gohan”. A posto così grazie, ho già mangiato.

Io mi chiedo, nelle stanze dei bottoni, come si possa riuscire a decidere di pubblicare questo brano che non ha niente, ma proprio niente, di interessante al suo interno a livello tecnico.

La produzione è stantia, sa proprio di cantina del rap con un mobile nell’angolo che sta prendendo polvere dove, da un cassetto aperto per vedere i ricordi di dieci anni fa, esce fuori questa base.

Sul testo direi di glissare perché di perle come quelle che abbiamo scritto all’inizio ce ne sono tantissime, inclusa anche una sulla madre di un suo ‘bro’ che ha la mamma che “ne prende così tanti che sembra il cavallo di troia”. La maturità, verrebbe quasi da dire. Le offese alle madri, dopo i 16 anni, diventano cringe a livelli estremi ma hey, frate, è il rap game che parla. Ah beh, allora ok.

Testo no, prod meno di no, flow ancora ancora che si salva ma nel complesso è tutto no.

★★★
3


SUGARFREE – AVEVO BISOGNO DI TE

Un brano che sembra bloccato nel tempo, con una scrittura un po’ pleonastica in alcune parti e che ha solo nel pre-ritornello l’elemento davvero forte dell’intero lavoro.

La voce del frontman, Matteo Amantia, è la stessa dei tempi di Cleptomania e questo è un bene perché è estremamente riconoscibile ma, forse, in questo genere di brano non esce fuori come avrebbe potuto e dovuto. Troppo marcate e, quasi, forzate in qualche punto le caratteristiche che lo rendono unico fino a fare il giro e diventare ridondanti.

La base è pop rock, molto energica ma poco originale. Produzioni simili se ne sentono davvero tante in giro e, anche se ben fatta sotto ogni punto di vista, perde il suo appeal se si pensa a quante volte l’abbiamo già sentita nel corso del tempo.

Occasione che potremmo definire mancata a metà, perché ci sono degli elementi che potrebbero crescere nel corso del tempo, dando al brano il giusto tempo di maturare, ma al momento le pecche superano i punti di forza.

★★★★★
5


TENTH SKY – COMPASSO

Basta, vi prego basta con questo corsivoe, non serve più a niente ed è diventato solo fastidioso oltre che per nulla riconoscibile come valore artistico.

Esistono Blanco, Rkomi, i Bnkr44, Ariete, Madame, gli Psicologi e mille altri più famosi che lo fanno da anni, non è possibile arrivare da esordienti o emergenti sul mercato con ancora la speranza che cantare in questo modo possa produrre risultati tangibili in termini di numeri.

Un brano del genere, purtroppo per questo ragazzo che sarà sicuramente un bravissimo ragazzo, non ha speranze di emergere neanche con delle strategie di guerrilla marketing aggressivissime in giro per tutte le città d’Italia e non per malafede ma perché la tipologia di cantato non piace più al pubblico.

E’ un dato di fatto ormai da tempo, non va più di moda e, in più, sentirlo sugli emergenti crea un effetto boomerang che porta all’allontanamento, non alla scoperta di nuove voci.

Perdonerete la schiettezza ma non avrebbe senso, nel rispetto di questo giovane artista, edulcorare con frasi a effetto. Meglio arrivare al punto e dire le cose come stanno per il suo bene e per il suo futuro, augurandogli ovviamente il meglio.

No, non ho dimenticato di parlare del brano. Semplicemente il problema della tecnica di canto sovrasta così tanto tutto il resto che non saprei cos’altro aggiungere se non che se l’idea della produzione è sua, bene che continui a creare cose con questo mood perché sono molto interessanti. Il resto è tutto da cambiare e anche in fretta.

★★★★
4

GOLDEN SONG
Scopri i brani migliori della New Music Friday del 6 febbraio 2026 secondo All Music Italia.

CHIARA GALIAZZO – POI IO POI TE

La classe di Chiara Galiazzo non si può mai mettere in discussione, soprattutto se parliamo di ballad come quella che ha appena pubblicato.

Per chi non lo sapesse, Chiara ha tentato la carta Sanremo anche quest’anno ma non è stata scelta. Lo diciamo perché no, non è questo il brano che ha presentato ed è giusto sottolinearlo ma, ascoltandolo, la domanda sorge spontanea: perché non mandare questo a Carlo Conti?

E’ molto bello, molto ‘sanremese’ ma anche molto moderno nella sua espressione e nella sua produzione. Ha tutti gli elementi per fare bene in un contesto come quello, scelta strana ma ormai è tardi per parlarne.

Parte piano, con solo la chitarra a fare da tappeto musicale principale, per poi crescere ed esplodere poco per volta fino alla parte finale con una sezione ritmica molto serrata e coinvolgente.

La cantante è in uno stato di forma splendido, riesce a passare dalle note alte a quelle basse con grande facilità, dimostrando un controllo vocale enorme.

E’ una richiesta di comprensione del proprio stato d’animo, la spiegazione di ciò che sente dentro tra errori commessi e desiderio di cambiamento della propria vita.

C’è un sottotesto davvero molto forte, soprattutto considerando tutto il vissuto di questi suoi ultimi anni, e la scelta di trattare la propria vita con questa canzone è stata davvero azzeccata.

★★★★★★★★
8


SALMO – 10 AD

Signore e signori, Hellvisback…ma davvero.

L’album più iconico, forse, di Salmo compie 10 anni e il rapper sardo decide di arricchire quell’esperienza con un nuovo inedito che ricalca con precisione quel mood, quella dimensione, quel flow, tutto.

Volevate il ritorno di Salmo con la maschera? Eccolo, è lui al 100% e si muove attraverso il racconto di questi ultimi 10 anni tra la sua vita e quella dello sviluppo della società.

“Mafia musicale, nel mercato mele marce e io che vorrei fare strage di incapaci” è una delle frasi chiave ma non solo, si parla anche di tutti i limiti dell’industria e di quanto sia davvero orrido e marcio tutto quello che succede.

E’ incredibile come sembra non essere passato neanche un giorno da quel 2016, da quella copertina iconica, da quel flow rimasto nella storia del genere.

★★★★★★★★
8


ROSHELLE – L’ORIGINE DEL MONDO

Cosa è successo negli ultimi 3 minuti? Cosa ho ascoltato? Questa non è la Roshelle che ricordavamo, è qualcosa di completamente diverso e straordinario.

Una voce e una produzione quasi eterea, sembra di volare a occhi chiusi completamente avvolti da questa musica indefinita e indifenibile, creata non solo da Roshelle ma anche da Tommaso Ottomano (genio totale).

Vorrei riuscire a darvi dei punti di riferimento nella musica italiana ma non ce ne sono o, almeno, non li riesco a trovare con facilità. Bisogna andare in Inghilterra o negli USA, scomodare quelle produzioni dei Florence + The Machine dove l’arpa spadroneggia o quelle robe alla London Grammar con la differenza che la voce di Roshelle suona più acuta, più leggiadra rispetto a quelle molto vibranti e profonde di Florence Welsch e Hannah Reid.

Che universo straordinario, davvero straordinario. Si resta estasiati da tutto.

★★★★★★★★½
8½

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