Pagelle nuovi singoli 6 novembre: Carone e Welo Golden Song, Tananai e Cremonini promossi
Alvise Salerno vota i nuovi singoli della settimana: due Golden Song, dodici consigliati e cinque bocciati.



New Music Friday: le pagelle di All Music Italia ai nuovi singoli italiani del 6 novembre 2026, a cura di Alvise Salerno, conduttore radiofonico e divulgatore musicale sul web che ogni settimana recensisce per noi le nuove uscite italiane.
Nella settimana del 6 novembre 2026 troviamo, tra gli altri, nuovi brani di Tananai, Sarah Toscano, Pinguini Tattici Nucleari, Martha Rossi, Pierdavide Carone, Sugarfree, Alex Britti e molti altri ancora.
Queste sono le pagelle della New Music Friday dedicate ai nuovi singoli italiani usciti questa settimana. All’interno delle categorie ogni brano viene valutato in stelle e con un voto numerico, così da rendere più chiaro il livello di consiglio o bocciatura.
Come sempre si tratta di opinioni personali. Il consiglio è quello di ascoltare i singoli e farci sapere la vostra. Qui sotto trovate l’elenco completo delle nuove uscite della settimana.
NEW MUSIC FRIDAY 6 NOVEMBRE 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I brani consigliati
SIAMO DIVERSI
E poi arrivano i Sugarfree con Alex Britti che fanno una canzone con arrangiamento puramente rock, così all’improvviso, regalando un po’ di movimento in questa scena musicale italiana mainstream piattissima per idee e arrangiamenti.
Il testo è contro la violenza, contro la guerra, gli abusi di potere politici, gli estremismi. È una canzone apertamente schierata verso l’unica direzione possibile che è quella della pace, cosa che sembriamo aver dimenticato in questa triste umanità.
Alex Britti non canta mai ma la sua chitarra si sente e anche tanto, è inconfondibile il suono delle sue mani sulle corde, seppur senza neanche un accenno a quel blues che lo contraddistingue da sempre ma va benissimo così.
BUONANOTTE ANCHE STANOTTE
Tananai, per chi non lo sapesse, aveva una vita artistica molto diversa rispetto a quella che conosciamo oggi.
Prima era un dj, un producer, e muoveva la sua carriera tra le pieghe delle consolle con il nome d’arte Not For Us. Memorabile la sua partecipazione al talent Top DJ di qualche anno fa.
È importante ricordarlo perché questo brano ha quel tipo di piglio, molto da club come usava fare qualche anno fa e non deve, non può stupire chi lo abbia scoperto con Tango, con le ballatone di qualche tempo fa.
La struttura è proprio figa e ti porta a muoverti nel modo corretto senza annoiarti. C’è anche un accenno di pop rock con questa chitarra elettrica in sottofondo che non stona per nulla, anzi.
Il testo è molto semplice nella sua scrittura sotto il profilo grammaticale ma non banale nel suo tema: la realtà attuale che ci circonda, piena di contraddizioni e imperfezioni ma con quella voglia di uscire dalla crisi di valori e umana che regna, nonostante tutto, sovrana nelle nuove generazioni.
COSE MOLTO PICCOLE
Già nella recensione dell’album era stato sottolineato come questo sia stato il featuring più atteso di tutti, pure più di Salmo e Fibra.
Malika e Cesare hanno regalato emozioni intense in passato, fino al 2010, dunque rivederli e riascoltarli insieme è una gioia perché poi hanno due voci perfettamente compatibili.
Il brano è una power ballad che rimanda ai fasti di Hello!, il loro feat indubbiamente più di successo, dove Malika diventa assoluta protagonista e Cesare la accompagna per mano con una classe e delicatezza che fa comprendere quanto fosse primario, per lui, lasciarla due passi avanti in termini di percezione.
Hai fatto bene, Cesare.
Interessantissimo il piccolo eco alla composizione e al modo di affrontare il brano di Lucio Dalla, sempre presente del resto nei brani di Cremonini.
Bellissime, direi ai limiti della perfezione, le armonizzazioni in questo gioco che non è un botta e risposta bensì un viaggio all’unisono.
Graditissimo ritorno e ottima scelta trasformare questa canzone in un singolo.
DUE GOCCE D’ACQUA
I ragazzi di Torino, ormai diventati uomini adulti con famiglie e figli, scelgono come nuovo singolo una ballad intensa d’amore in cui la parte forte è senza dubbio il ritornello in cui Eugenio dà il meglio di sé.
Un amore forte, quello tra due persone che si riscoprono simili sotto ogni profilo ma che, per poterlo capire, hanno dovuto lottare, sono cadute e hanno affrontato di tutto fino ad innalzare scudi di autoconservazione importanti che, però, crollano quando si trovano. Due gocce d’acqua, per l’appunto, che ritrovano il piacere di condividere anche quella parte più dolce, quel ritornare privi di difese come quando si era piccoli.
Una bella storia d’amore raccontata con il solito garbo da parte del proprio autore, Eugenio.
SUPERSTAR
Il duo campano di amici rapper che hanno scelto, per la prima volta, di unire le forze per creare un joint album pieno zeppo di banger e, soprattutto, di un Rocco Hunt che torna a rappare come ai bei vecchi tempi.
Clementino è sempre Clementino, non stupisce per qualità e flow. Rocco, invece, ha scelto di rispolverare una tecnica che in molti avevano dimenticato, sviati dalla quantità enorme di hit estive che ha pubblicato in questi anni.
In questo brano c’è un mix di reggae, pop, hip hop mixati molto bene tra loro e poi anche una chicca che li accomuna, vale a dire l’amore per Pino Daniele che viene citato in questo brano con un easter egg che si riallaccia alla sua A me me piace ‘o blues.
Potrebbe fare molto bene in radio ma, soprattutto, potrebbe anche spalancare le porte per un ipotetico Sanremo 2027. Chissà.
AFFINCHÉ NESSUNO CI CANCELLI
Le sonorità più urban di questo nuovo corso di Sarah Toscano non devono stupire, è la naturale evoluzione di una ragazza di 20 anni che sta scoprendo se stessa e sta capendo, ogni giorno di più, come utilizzare la propria voce in modo diverso rispetto a un passato che lei stessa, magari scherzando, nella chiacchiera che abbiamo fatto ha detto quasi di non riconoscersi più musicalmente.
Note più basse, voce più precisa e più piena, è indubbio che la crescita della Toscano sia esponenziale e chi non lo sottolinea o non lo nota è in malafede per pregiudizio.
C’è una crescita anche nel testo, scritto con Federica Abbate, Alex Vella e una squadra rinnovata di professionisti che racchiudono la propria arte sotto l’ombrello protettivo di Dardust alla produzione.
Sarah cresce e seguirne gli sviluppi aiuta a far capire anche agli altri coetanei quanto importante possa essere, per un giovane, lo studio e l’approfondimento della materia se si vogliono ottenere dei risultati.
SENZA LA TUA MANO IN TASCA
Gianmaria è stato tanto tempo fermo, un vero peccato, quindi partiamo dalla felicità nel ritrovarlo calcare le pieghe della scena musicale italiana, augurandogli un grosso in bocca al lupo per questo comeback atteso da tanti.
Detto questo, il brano ha una forza emotiva incredibile, specialmente nel ritornello, ed è sempre stata una sua caratteristica tipica che qui esplode alla massima potenza.
C’è un evidente problema di mix tra strofe e ritornello sulla voce rispetto alla base. Nelle strofe è più alta, quasi vuota, la voce rispetto alla musica mentre nel ritornello tutto torna a combaciare. Viene da pensare possa essere stata una scelta voluta, cercata, ma resta un elemento tecnico strano da notare.
Molto bella tutta la seconda parte del brano e molto intensa, come dicevamo, la scrittura in toto.
Peccato per questo mix, voluto o meno, ma per il resto è una gran bella power ballad.
NELLA BORSA DI ANNA
I Pinguini sono tornati con una ballad che inizia piano e voce e che, poco per volta, cresce fino a inglobare tutta la band. Un classico dei ragazzi bergamaschi quando hanno a che fare con una power ballad.
Il tema è di quelli che conosciamo benissimo: la fine di una relazione che, fino a quel momento, era un intreccio amoroso inscalfibile. La penna di Riccardo Zanotti, come al solito, è riconoscibile e non lascia spazio a nessun tipo di dubbio su chi si celi dietro ogni singola parola utilizzata.
Qualcuno rubi la formula magica dei PTN, ormai la loro è una scienza esatta: pubblicano un brano, è una hit.
SPARISCI
La parte più bella della canzone di Tony Boy è senza dubbio lo special con il monologo in cui si affronta a viso aperto il momento che il ragazzo sta affrontando, tra abbandoni e nuove consapevolezze personali.
Per il resto, ottimo passo avanti nella (nostra) comprensione del testo. Il miracolo è avvenuto, si capisce cosa dice senza leggere il testo, cosa fino a questo momento era cosa rara e va sottolineata perché vuol dire che si sta maturando e tentando di arrivare a più gente di prima.
Non un dettaglio, considerando che Tony Boy scrive davvero bene ed è un peccato che anche altri, oltre i suoi fan, non possano godere di una penna così interessante.
Farsi capire è la chiave del successo e Tony, evidentemente, lo sta capendo poco per volta.
ASOCIALE
Una ballatona romantica molto sanremese, per dare un’idea precisa su che tipo di struttura abbia. È quella roba lì e, in tutta onestà, se fosse stata in gara non avrebbe sfigurato.
C’è, però, una domanda che mi attanaglia ascoltando più e più volte: Alessio Bernabei nel ritornello ha la tendenza a “chiudere” la voce, un po’ alla Irama, e viene da chiedersi come mai, dato che l’effetto che viene restituito all’ascoltatore è quello di un problema quasi di emissione sonora, di fiato spezzato.
È stata una scelta voluta o c’è stato un reale problema di natura fisica?
Altra nota, questa volta sotto il profilo musicale e della scelta dell’arrangiamento, è il fatto che non ci sia un’evoluzione, una crescita nei suoni. Tra primo e secondo ritornello davvero pochissime e impercettibili virgole di differenza, si resta sempre sulla stessa linea. Probabilmente, se il secondo ritornello o, più in generale, tutta la seconda parte del brano fosse “esplosa” con più elementi, il brano avrebbe avuto un impatto ancora maggiore.
Tutto sommato è un buon brano, questi due punti di riflessione rimangono ma resta un buon brano.
OSSIGENO
Ha partecipato alle selezioni di X Factor un anno fa e, per un pelo, non ha fatto parte della gara. Un bene, visto che così ha avuto il tempo di concentrarsi su se stesso e sulla sua crescita artistica a telecamere spente.
Questa Ossigeno è una uptempo particolare, con un primo ritornello che si chiude con la seconda strofa, senza prendere quasi fiato con una coda strumentale, per poi riesplodere con il secondo ritornello totalmente in cassa dritta e pedalare.
Il testo è banalotto, nulla di clamoroso all’orizzonte, ma piazzato perfettamente sulla base. Certe canzoni puntano su altro, come in questo caso, e bisogna contestualizzare ogni singolo discorso in base a ciò che si ascolta. Questa canzone ha il proprio focus sul ritornello e sulla produzione in linea generale.
Tommaso Vulpio potrebbe fare cose interessanti in futuro. Il consiglio è concentrarsi su una scrittura più efficace, perché ok la musica ma bisogna anche dare un senso a ciò che si legge, altrimenti tanto vale non cantare dal principio.
BONNIE & CLYDE
Urca, i Modà del 2005 in salsa western. E chi se lo sarebbe mai aspettato…
Curioso l’arrangiamento, diverso da tutto quello che siamo abituati a sentire ultimamente, ottimo il lavoro dietro le quinte su mix e mastering che aiuta a far comprendere ogni singolo suono degli archi in sottofondo, cosa rara, che non coprono neanche per un istante il resto della produzione e contribuiscono a dare ampiezza a tutta la composizione.
Sul testo, storia d’amore senza infamia e senza lode con un riferimento alle avventure di due amanti che si trasformano nei due famigerati personaggi Bonnie e Clyde.
I soliti Modà, come capita sempre di dire, ma questa volta non in accezione del tutto negativa perché il brano ti piglia e scompiglia.
Attenzione, non è un capolavoro ma fa comunque il suo.
PAGELLE NUOVI SINGOLI 6 NOVEMBRE 2026 – I BOCCIATI DA AMI
MILANO SENZA META
Martha Rossi è un volto noto al pubblico adulto di Amici e al pubblico in toto dei social odierni, capace negli ultimi anni di ottenere più successo come influencer che come cantante (numeri alla mano).
La voglia di musica, però, non smette di esistere nella sua vita ed eccoci qui, con un nuovo brano che, purtroppo, ha un problema grandissimo: è uguale a mille altri (forse pure duemila).
Una ballad d’amore che nulla aggiunge al dialogo musicale, che si perde in mezzo al marasma settimanale di pubblicazioni e uscite e che ha come unico elemento da sottolineare la parte vocale. Martha Rossi è indubbiamente brava, voce piena e matura come dovrebbe essere quella di una o di un cantante con tanto studio alle spalle.
Considerando, però, che il timbro non è riconoscibile, e questo brano lo conferma, resta tutto un po’ sospeso nel “sì, brava, ma…” e non è la prima volta per lei.
Il problema non è Martha, il problema sono le canzoni che le vengono cucite addosso. Il risultato finale sembra essere più quello del “hey esisto anch’io” e non quello del “hey, voglio lasciare il segno” e al giorno d’oggi, esistere e lasciare il segno devono andare di pari passo. Una cosa non può escludere l’altra, come accade in questo brano, e si perde tutta l’ipotetica potenza di cui si potrebbe disporre.
NON SONO LEI
Emili Kasa è uno di quei nomi che ogni tanto torna nei dialoghi degli addetti ai lavori, nelle lineup dei vari festival estivi e in tutto quel mondo infinito di artisti emergenti in cerca di una chiave di volta per ottenere risultati.
Questo brano, purtroppo, difficilmente le restituirà risultati tangibili per due motivi: uno non imputabile direttamente alla sua volontà, vale a dire il timbro che la rende a tratti una copia di Angelica Bove e ad altri tratti un mix di, almeno, altre tre/quattro artiste della stessa risma già descritte nelle pagelle precedenti sempre qui su All Music Italia.
Il secondo motivo è che il brano risulta ridondante in più punti, ritornello soprattutto, dove la struttura non ha elementi che suonino nuovi o, quantomeno, innovativi e originali.
Una ballad che più classica non si può, in cui la protagonista racconta questo amore (tema trito e ritrito) ai limiti del sopportabile dove la voce spezzata più che creare uno squarcio nell’anima crea un disturbo sonoro anche questo ai limiti del sopportabile perché troppo, davvero troppo marcato.
Metterci emozione sì, calcare la mano senza mezze misure è too much e si può, anzi si deve, calibrare e misurare tutto, dosare con il contagocce nei momenti giusti. Spezzare la voce quasi nel pianto dall’inizio alla fine crea un effetto opposto rispetto a quello che, probabilmente, l’autrice voleva dare.
MARIO DRAGHI
Faccio fatica a non pensare a una domanda, ascoltando questa canzone: ma a che serve questa rappata? Qual è il valore aggiunto che si vuole dare all’ascoltatore?
Ascoltando Nex Cassel sembra di ascoltare un qualsiasi Guè di Temu, non hai mai la sensazione di essere di fronte a qualcosa che ti fa venire voglia di pensare “ora riascolto il brano, ora riascolto la sua discografia”. È un pensiero che non ti viene perché il brano è profondamente, e non nella sua accezione migliore, old school.
È un brano che profuma di vecchio, purtroppo, non ha nessun tipo di elemento che ti faccia pensare di poterti approcciare per una seconda o terza volta al profilo dell’artista.
Di queste canzoni ne abbiamo a vagonate, sarebbe meglio ridurre la quantità totale per una maggior fluidità d’ascolto ma il problema è che quando ci si riascolta difficilmente si notano difetti, arrivando a pubblicare cose di cui si poteva fare serenamente a meno, come in questo caso.
PAROLACCE
Occhi è un nome che abbiamo imparato ad ascoltare a Sanremo Giovani lo scorso anno con un brano simpatico ma nulla di che.
A poco a poco ci ha riprovato con nuovi brani, nuove idee ed è apprezzabile questo continuo tentare e ritentare per coltivare un sogno. Il problema è che questo ragazzo, sicuramente straordinario umanamente, artisticamente ha sempre creato canzoni povere di interesse, sia musicalmente sia sotto il profilo autorale.
Canzoni pop accompagnate da temi triti e ritriti (amore, sempre questo amore) e da un timbro vocale che non ha profondità, non ha colore.
La voce di Occhi è tra le cose più normali che si possano ascoltare. Non vuol dire che sia scarso, che debba cambiare mestiere, bensì che difficilmente lo riconosci in mezzo a una playlist fatta di giovani rampanti perché come lui ne esistono, in sequenza, a fiumi con la stessa impostazione e lo stesso timbro.
Le canzoni, poi, non avendo temi e scrittura profonda, non ti lasciano nulla e le dimentichi cinque minuti dopo averle ascoltate.
Insomma, bisogna lavorare davvero tanto perché se si continua in questo modo non cambierà mai nulla e se si vuole coltivare un sogno bisogna anche essere consapevoli dei propri limiti fin da subito per evitare di porsi domande superflue in futuro.
MAGELLANO
Quello che viene da chiedersi è il perché Vegas Jones, dopo l’ottimo Chic Nisello 2, stia decidendo di calcare la mano su questa specie di pop così tanto uguale a mille altre cose che già esistono.
Ma perché uno con una penna e un flow come il suo debba abbassarsi all’adeguarsi a ciò che il mercato chiede? Perché non proseguire sulla via della qualità e dell’originalità, della ricerca?
Questa canzone non ha nulla di quel Jones che ha convinto tutti con il suo ultimo album, ma nulla neanche lontanamente. Autotune a palla, e vabbè non è un problema, testo scontatissimo, struttura altrettanto scontata.
Ma perché, Vegas, perché?
GOLDEN SONG
GOLDEN SONG
NON PASSI
Pierdavide Carone scrive una canzone per una persona importante della propria vita, suo padre, che adesso è una stella nel cielo.
C’è tutta l’emotività di cui dispone questo enorme cantautore sempre troppo spesso sottovalutato. Con una canzone del genere, però, non tenerlo in considerazione sarebbe davvero atroce. Il testo è bello, la produzione è delicata ma impattante, la forza emotiva che ci mette è di primo piano, non si può non premiare questa canzone che è ricchissima di cuore e sentimenti.
Nulla in più da aggiungere, la canzone dice tutto quello che serve.
GOLDEN SONG
MADRE
Si sente fortissimo che la partecipazione alla Notte della Taranta ha lasciato il segno nell’anima artistica di Welo.
La pizzica tipica del suo territorio si unisce alla capacità di stare nel territorio moderno a livello sonoro, senza mai essere banale in nulla dall’inizio alla fine.
Il testo è molto intenso, molto sentito in cui si parla di violenza sulle donne, tema delicatissimo ma trattato con il rispetto che si deve, e in cui emerge soprattutto una chiara volontà: non piangere per la tristezza ma porsi da scudo contro i violenti per permettere alle donne, anzitutto, di recuperare serenità e poi di avere il tempo di ricaricare la propria vita e tornare a combattere più forti di prima contro queste bestie che definire uomini è davvero troppo.
È un bel messaggio, narrato bene e sviscerato altrettanto bene.
Bravo Welo, ottimo tutto.





