21 Gennaio 2026
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21 Gennaio 2026

Karakaz torna con “Homo”: un disco scomodo e refrattario a qualsiasi etichetta

Il disco restituisce un'urgenza sincera, una forma di rabbia controllata che, proprio nella sua durezza, lascia intravedere una speranza

Karakaz Homo
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Anticipato dal singolo Forte, già disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le principali piattaforme di streaming e download, Homo è il nuovo album di Karakaz, in uscita venerdì 23 gennaio per Island Records / Universal Music Italia.

Deliberatamente scomodo e refrattario a qualsiasi etichetta, il disco arriva dopo una serie di pubblicazioni che hanno progressivamente definito un nuovo orizzonte artistico e rappresenta, oggi, un punto di sintesi tra le diverse traiettorie sonore e concettuali dell’artista.

Homo è dunque il risultato di una lunga gestazione e concentra, in modo coerente, tensioni, linguaggio e immaginari già emersi nei lavori più recenti dell’artista. Di fatto, i tratti distintivi del linguaggio di Karakaz restano intatti: suoni metallici, stratificazioni abrasive, improvvise deflagrazioni e un lavoro ritmico che alterna ciclicità ossessive e andamenti marziali.

Fisici, diretti e spesso claustrofobici, i testi rinunciano invece a ogni forma di mediazione, affrontando senza filtri il conflitto permanente tra identità individuale e un contesto sociale percepito come ostile e ipocrita.

Da un punto di vista prettamente sonoro, infine, Homo si muove in una zona franca tra i generi. Ed ecco che assorbe strutture del rock, svuota e riassembla i codici del pop e utilizza la sintesi sonora con un approccio che guarda più alla psichedelia e alla techno che alla forma-canzone tradizionale.

In sintesi, il disco è un atto di frizione più che di appartenenza. Di fatto, non offre soluzioni né catarsi, ma restituisce un’urgenza sincera, una forma di rabbia controllata che, proprio nella sua durezza, lascia intravedere una speranza minima, ma necessaria.

Karakaz cover Homo

KARAKAZ: DA “FORTE” A “HOMO”

Homo è stato anticipato da Forte, un brano che dà voce al dolore della perdita, trasformando il crollo di un rapporto in una materia sonora fragile e intensa. La scrittura attraversa così i ricordi senza però potervi più appartenere, mettendo in scena una distanza affettiva e irreversibile.

Ed ecco che il testo procede per scomposizione, come un’operazione chirurgica sulla memoria: ciò che un tempo era fonte di bellezza viene ora analizzato e privato di ogni protezione retorica. Non c’è dunque una nostalgia rassicurante, bensì una lucidità dolorosa, che rende il brano profondamente fisico.