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Festival di Sanremo

Sanremo 2022 gli ascolti in anteprima dei brani dei Big in gara… un Festival tutto da ballare.

25 canzoni, un solo ascolto. Tutto può cambiare ma nel frattempo ecco le nostre prima impressioni sulle canzoni del Festival di Sanremo 2022

di Massimiliano Longo (Direttore Editoriale) ·  (ultimo aggiornamento il )

Sanremo 2022 canzoni in gara. I primi pareri dopo l’ascoltato in anteprima delle 25 canzoni dei big in gara riservato alla stampa.

Il terzo Festival di Sanremo di Amadeus segue la scia di quello dello scorso anno, amato dalle radio e dal pubblico dello streaming, e mette la quinta ancor di più in quella direzione… brani che per mesi invadano le classifiche facendoci muovere mani e gambe (…e culo. Citando il brano de La Rappresentante di lista).

Sanremo 2022 è un Festival in cui a dominare nei testi è l’amore. Quello “classico” di coppia (vedi i brani di Irama o Iva Zanicchi, giusto per fare un paio di esempi), quello più universale (il brano di Fabrizio Moro, il racconto di un sentimento di amicizia e fratellanza così grande che non usare la parola d’amore sarebbe riduttivo) e con solo due artisti, Michele Bravi e la coppia Mahmood con Blanco, che non fanno chiari riferimenti di genere.

È un Festival senza Nuove proposte ma ugualmente giovane con tanti nomi giovani tra cui Blanco, Aka 7even, Sangiovanni  Irama a cui si aggiungono i promossi sul campo di Sanremo Giovani, Matteo Romano, Tananai e Yuman.

Sanremo 2022 è un Festival con poche ballad. Talmente poche che, nell’ascolto dei 25 brani in gara, l’attenzione cade inevitabilmente su di loro.

È anche un Festival in cui è difficile provare a fare un pronostico sul podio e parliamoci chiaro, un solo ascolto può dire tanto ma può anche confondere. Per questo ogni possibile giudizio in questo articolo potrà cambiare con i successivi ascolti, in positivo o in negativo.

Per questo abbiamo deciso di non dare voti alle canzoni ma, ispirandoci a quello che avviene proprio al Festival, dividerle e collocarle in quattro colori: oro, verde, giallo e rosso. Categorie dove ovviamente l’oro rappresenta i pezzi più riusciti e il rosso quelli meno.

Sanremo 2022 canzoni

Quest’anno più che negli anni precedenti non è facile esprimere pareri. Sono troppe le canzoni che, già mentre le ascolti, ti lasciano quella sensazione che il tuo parere possa cambiare, che potrebbe crescere in positivo o “sfiorire” in negativo.

ZONA ORO

Mahmood & Blanco – Brividi

La canzone parte con la voce di Mahmood chiara, inconfondibile, lenta e poi di colpo in “accellerata. Nel ritornello si fonde con quella di Blanco. È Blanco quello intenso, quello che ti scartavetra con la voce per intenderci… quello di Blu celeste. E a lui viene affidato lo special in cui mette energia e quel tocco di indole selvaggia che lo contraddistingue.

Le voci dei due artisti si sposano benissimo e danno vita e intensità ad un pezzo che sorprende e, al tempo stesso li conferma. Crescerà con gli ascolti e punta al podio… Ve lo vedete Blanchitobebeeeee all’Eurovision? Noi sì

La frase:
“Dimmi che ho ragione
vivo dentro una prigione
provo a restarti vicino
ma scusa se poi mando tutto a puxxane
non so dirti ciò che provo, è un mio limite
per un ti amo ho mischiato droghe e lacrime”


Elisa – O forse sei tu

La cantautrice torna in gara a distanza di 21 anni dalla sua unica partecipazione con vittoria annessa e lo fa per vincere.

In fondo nel brano ci sono tutte le caratteristiche che fanno amare Elisa al pubblico. Ci sono strofe cantante con delicatezza e con voce eterea e poi c’è un ritornello che apre esplodendo e diventando cantabile. Ha la potenza delle ballad migliori della cantautrice ed è fatta per prendere ancora più potenza con l’orchestra ad accompagnare l’arrangiamento e i giochi vocali di Elisa.

L’unico punto debole? Forse le strofe non sono all’altezza dell’inciso.

La frase:
“Sarò tra le luci di mille città
tra la solita pubblicità
quella scusa per farti un po’ ridere
e io sarò
quell’istante che ti porterà
una piccola felicità
quella stupida voglia di vivere
Sempre…”


Michele Bravi – Inverno dei fiori

Il cantautore ha una voce riconoscibile e, da qualche tempo, anche uno stile ben definito.
In questo pezzo si parla di ferite, di mancanza e di ritorni in amore e lo si fa con le atmosfere crepuscolari, ma parte al sole, dell’ultimo album… La geografia del buio.

La canzone è una richiesta di aiuto, di insegnamento, una ricerca della felicità. La strofa è scandita in tipico stile Bravi con un peso specifico per ogni parola. Poi il pezzo apre e intervengono gli archi ad aiutare la voce dell’artista ad aprire. Archi che esplodono sul finale rendendo probabilmente l’ascolto sul palco dell’Ariston ancora più potente.

La frase: 
“Ma nell’ipotesi e nel dubbio di aver disimparato tutto
e nell’ipotesi e nel dubbio che io mi sia perso
che abbia lasciato distrattamente indietro un pezzo
Tu insegnami come si fa ad imparare la felicità…”


Emma – Ogni volta è così

La Brown scrive il testo con Davide Petrella che, a sua volta, firma la musica con Dardust. Quello che ne esce è un brano che quasi inganna partendo subito con l’elettronica ad accompagnare la voce di Emma, volutamente tenuta pulito nel suo racconto… un racconto che emoziona e crea un crescendo che esplode nel ritornello, classico e contemporaneo al tempo stesso con lei, Emma che non esagera mai con la voce e punta al podio.

La Frase:
“Non so perché… ma ogni volta è così
ogni cosa è al suo posto
non mi piovere addosso
persi per strada a un incrocio
per un momento metti che il cielo
poi fosse il pavimento…
”


Dargen D’Amico – Dove si balla

Ormai è da qualche anno che tra le canzoni del Festival si cerca la scimmia (Gabbani) o la Vecchia che balla (Lo Stato sociale). Eccoli… si nascondono, inaspettatamente forse, in questo pezzo da Dargen. Il vero tormentone del Festival di Sanremo 2022.

Parte dance come nello stile di alcune delle ultime produzioni di Fedez (con cui Dargen ha lavorato) ed esplode in con la disco dance anni ’90 con tanto di riferimento da veri boomer, con orgoglio, allo “Zio Pino”.

Il pezzo è una boccata di vita, di speranza di voglia di ballare che ti fa venir voglia di urlare “Riaprite le discoteche…” (anche se non ci sei mai andato) ed è costruito sapientemente con tanto di svuotamento prima del finale, spazio per far battere le mani alla platea e poi boooom di nuovo.

La frase:
“Quindi dove andiamo?
Dove si balla
fottitene e balla
tra i rottami
balla per restare a galla…”


Fabrizio Moro – Sei tu

Il cantautore romano riporta la ballad d’amore a Sanremo dopo la vittoria con Ermal Meta e il brano dedicato al figlio, Portami via. Sono passati più di dieci anni da “Eppure mi hai cambiato la vita” e si sentono tutti. Si sentono nella maturità di scrittura che Moro ha impreziosito nel parlare d’amore, si sente nella voce che canta d’amore e lo fa con potenza, sbattendotelo con tutta la sua forza in faccia ma senza urlare troppo.

E se l’ascolti bene questo pezzo guadagna ancora di più in quanto brano che parla di un amore fraterno, di amicizia, di una condivisione di esperienze di vita che, non hanno nulla da invidiare all’amore di coppia. Moro gioca d’intensità e il crescendo finale è un esplosione di sentimento.

La frase:
“E sei tu che mi inietti nel sangue il destino
e accompagni i miei passi come fossi un bambino
se la cosa più bella che ho sempre difeso
e ha sconfitto i miei dubbi quando mi sono arresto
che ci vuole una forza incredibile per dire buongiorno…”

ZONA VERDE

Irama Ovunque sarai

Irama arriva al Festival con il brano che non ti aspetteresti da lui in questo momento. Se l’anno scorso ha presentato un pezzo ritmata in cui l’elettronica la faceva da padrona, quest’anno si presenta con una power ballad… insomma lo Ying e lo yang del cantautore.

Il pezzo apre con gli archi e l voce di Filippo protagonista… si canta giocando d’intensità, nel ritornello si gioca con la voce andando a toccare territori inesplorati sino ad oggi, forse solo in Un giorno in più. Una canzone d’amore che ha l’obiettivo di emozionare e che potrebbe “salire” così come “scendere” negli ascolti successivi. L’esecuzione live sarà sicuramente importantissima.

La Frase:
“Se sarai vento canterai
se sarai acqua brillerai
se sarai ciò che sarò,
se sarai la luce scalderai
Se sarai luna ti vedrò
E se sarai qui non lo saprò
ma se sei tu lo sentirò”


Noemi Ti amo non lo so dire

Dopo gli ottimi riscontri dello scorso anno la cantante sceglie di aumentare il passo ma rimanere sulla scia, di successo, di Glicine. A far la differenza nel pezzo è la voce di Noemi, riconoscibilissima. Se un’altra avesse cantato questo brano il paragone con Elodie e la sua Andromeda (c’è pure il verso “sono quella stronxa…“) sarebbe stato implacabile.

Del resto il testo anche questo brano porta la firma di Mahmood e questo nelle strofe è lampante. Il ritornello, in costante crescita e sempre più incalzante, permette ad Noemi di distaccarsi da paragoni e la fanno apparire ipnotica, perfetta per le radio.

La frase:
“Forse avrei dovuto solo chiedermi se c’è
una strada dove continuare senza te
so che è un po’ da stupidi
fare finta di niente perché
ad aspettare dei miracoli
ci togliamo i secondi e non c’è
più cura per riprenderli…”


Massimo Ranieri – Lettera di là dal mare

Parte e sembra di sentire le liriche, sempre riconoscibili, di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Se non fosse che poi i credits indicano l’autore, ovvero Fabio Ilaqua (Gabbani, Ornella Vanoni etc…). Il pezzo è costruito per permettere alla voce, sempre potente e pulita, di Ranieri di esprimere tutto il suo vissuto. È una canzone d’altri tempi, ma è talmente impeccabile che non ha tempo. Non è Perdere l’amore, ma strapperà applausi in teatro.

La frase:
“Ma in un punto del viaggio la pioggia cadrà
su ogni paura ed oltraggio
Amore vedi così buio è questo mare
troppo grande per non tremare”


Aka 7even – Perfetta così

Aka è giovane e ha una carriera decollata da un solo anno da “cementare”. E allora, giustamente, punta al mondo delle radio e dello streaming. Al suo pubblico senza voler conquistar per forza tutta la platea.

Quello che ne esce è un bel brano pop prodotto come si deve. Un pezzo serrato nella ritmica sin dalla partenza, con un cantato in bilico tra rap e pop, con una cassa dritta che parte spedita e una produzione quasi dance che è impossibile non ritrovarsi a muovere la gambetta. C’è anche un bel “Ooooh” che rende il brano ancora più memorizzabile. Insomma… pop giovanile contemporaneo ma fatto bene e con un testo che vuole essere un invito all’accettazione di se stesse per le giovani ragazze.

La frase: 
“E sorridi
perché quando lo fai tu mi uccidi
i tuoi occhi, il tuo corpo, i vestiti
quelli miei che indossavi così
con te avevi una parte di me…”


La Rappresentante di lista – Ciao ciao

L’anno scorso si sono fatti conoscere al grande pubblico con una canzone ritmata in cui la voce di Veronica metteva le cose in chiaro.
Quest’anno decidono di rilassarsi e mostrare un altro lato della propria musica… quello più sorridente, con citazioni all’attualità, ma una sana dose di ironia e voglia di vivere. C’è elettronica una punta di funk, un po’ di dance e un ritornello appiccicoso!

Il brano si fa canticchiare… lo ascolti e muovi tutto, come su richiesta… mani, piedi e culo.

La frase:
“Con le mani, con le mani, con le mani
Ciao ciao
con i piedi, con i piedi, con i piedi
ciao ciao
E con la testa, con il petto, con il cuore
ciao ciao
e con le gambe, con il culo, coi miei occhi
ciao”


Sangiovanni Farfalle

Anche qui, come nel caso di Aka, un pezzo costruito per mirare alle radio, alle playlist e a TikTok. Sangiovanni porta un up tempo spensierato, come nella sua natura, che ha lo scopo di far sorridere e ballare e ci riesce, anche meglio di alcuni singoli del recente passato, diventando incalzante… del resto si parla di un innamoramento che diventa amore. Piacerà alle radio.

La frase:
“Non volano farfalle
non sto più nella pelle
ho perso le emozioni me le ritrovi tu?
Da questa notte
no no non voglio stare male
dammi due ali per volare…”


Matteo Romano – Virale

Tra i giovanissimi di questo Festival è uno di quelli che non sceglie solo la strada del ritmo ma anche quella del cantato, dell’interpretazione… un pop moderno e classico allo stesso tempo che gioca molto sulla sua interpretazione. Il testo parla di sentimenti, li accosta a ciò che sparisce e ciò che invece diventa virale, come accade in rete. Se la canterà bene dal vivo potrebbe crescere negli ascolti sera dopo sera. Nella produzione di sente la mano di Dario Faini, Dardust, Drd etc,,,

La frase:
“E lasciati andare che il cuore ti cade giù
e l’amore riappare va in tendenza e risale,
diventa virale”


Giovanni Truppi – Tuo padre, mia madre, Lucia

Mettere Truppi con il suo cantautorato raffinato (e non a caso apprezzatissimo in Francia) nel contesto di una gara è difficilissimo. Sono proprio mondi diversi con ogni altra canzone presentata sul palco dell’Ariston e ha richiami dei grandi del passato pur essendo radicata nel presente. Merita tutti i premi della critica. Ma se ripetiamo è un senza voto, un mondo a parte, non per forza migliore… ma diverso.

La frase:
“Amore mio per vivere facciamo mille cose stupide
lo sai per sopravvivere, semplifichiamo il più possibile
ma cosa c’è di semplice?”


Tananai – Sesso occasionale

Un brano urban pop che amalgama sonorità diverse tra loro rendendole un unico impasto d’impatto. Radiofonico e cantabile. Il ritmo è serrato, il testo è fresco e diretto. E anche qui si balla su un bello moderno e contemporaneo.

La frase: 
“E la testa in alto mare, ma troviamoci una casa
e non finiamoci più nel sesso occasionale
ma sappi che tra un anno, un giorno
non avrò capito ancora di cosa hai bisogno”

ZONA GIALLA

Ditonellapiaga e Rettore – Chimica

Ditonellapiaga si dimostra brava e originale, artista da tenere d’occhio. Rettore si dimostra tutt’oggi forte e credibile nei pezzi ironici e dissacranti che prendono anche un po’ in giro il concetto cliché d’amore. C’è tanto suono, tanta elettronica e rimane in testa con uno special che è sana pazzia musicale in stile Miss Rettore. Eppure non ci ha convinto nel ritornello ripetuto all’ossessione.

La Frase:
“E non mi basta avere un cuore
per provare dell’amore veramente
e non mi servono parole per un poco di piacere
è solamente questione di chimica chimica…”


Giusy Ferreri – Miele

Il compito di Giusy al Festival non è dei più facili. Partita con migliaia di copie vendute grazie alla scrittura e alla produzione di Tiziano Ferro è andata poi a spostarsi nel mondo dei tormentoni estivi diventandone la regina e, al tempo stesso, rimanendone incastrata.

Prova ad uscirne con un brano che parte come una marcetta e sfocia in suoni gitani a tratti arabeggianti al punto che ad un certo punto te lo immagini come parte della colonna sonora di un film di Ozpetek. Giusy non esagera con la voce dopo le ultime prestazioni live non delle migliori. Non impressiona ma potrebbe crescere negli ascolti.

La frase:
“Ahh non  è miele
sono già sicura che
questo amore ci porta via
ubriachi di nostalgia
se ne va
e un motivo non c’è”


Rkomi – Insuperabile

Inizia con un piglio quasi rock… cassa ben presente, ritmica serrata e chitarre distorte ma, sopratutto ne ritornello, se non fosse per il timbro riconoscibile di Mirko, penseresti di star ascoltando un brano di Sangiovanni. E non a caso uno degli autori del pezzo è proprio Alessandro La Cava (co-autore anche dei brani di Sangiovanni e Matteo Romano, tra gli altri). É una canzone furba ed è molto probabile che le radio, che hanno un po’ snobbato il suo Taxi Driver (disco più venduto del 2021), lo passeranno.

La frase:
“L’amore per me è quel lasso di tempo
in cui ci sentiamo soli”


Highsnob & Hu – Abbi cura di te

Highsnob e Hu si dividono le strofe rap e poi, per nel pre ritornello e ritornello, uniscono le voci, voci che si amalgamano molto bene, e nella seconda parte è quella di Hu a diventare predominante. Pezzo senza sbavature ma che manca in qualche modo di incisività… cercando di essere piacione ma, come altri duetti del passato, non arrivando al cuore.

La frase:
“Come tagli sopra le mie mani
queste lenzuola sanno ora come ti chiami
in questo gioco quando hai vinto hai perso
esseri umani senza essere umani…”


Le Vibrazioni – Tantissimo

Firmano Sarcina insieme a Verrienti e Casalino. Quest’ultimo già autore della riuscita Dov’è. Questa volta il pezzo è meno commerciale, più rock, ma non troppo, molto anni ’80 con intro, chitarra e batteria e uno special veramente riuscito. Rimane in testa ma gareggia in un Festival dove di ritornelli forti ce ne sono parecchi e ci appare, oltre che poco personale, come un brano che non aggiunge molto alla carriera della band.

La frase:
“Chiamiamo amore, per quante volte
facciamo finta di non ricordarci il nome
che sotto voce si sente eccome
ma di profilo c’è il tuo seno che mi vuole
e anche se non lo dico
mi fa male tantissimo…”


Gianni Morandi – Apri tutte le porte

Lorenzo riporta Gianni nel passato… un po’ Fatti mandare dalla mamma, un po’ Banane e lamponi. Un pezzo che è molto più riuscito dell’estiva L’allegria e che mette in risalto la straordinaria energia del Gianni nazionale. E per questo lo si ama.

Andando oltre questo lo special, dove il Morandone canta un po’ ad “Uno su mille ce la fa…” è la parte migliore della canzone.

La frase:
“A forza di credere che il male passerà
sto passando io e lui resta
mi devo trascinare presto fuori di qua
dai miei pensieri pigri nella testa…”


ACHILLE LAURO – Domenica

Torna per la quarta volta consecutiva al Festival (tre in gara e una da ospite) e forse ti aspettavi da lui qualcosa di diverso. Magari un brano che ti laceri l’anima tipo Ces’t la vie. Invece Lauro sceglie la strada più facile… parte con un fischiettio ipnotico (che ritornerà più volte nel corso della canzone) e poi diventa fin da subito incalzante nel ritmo andando a ripescare, fin troppo, le atmosfere di Rolls Royce tra ansimi, “Ah“, “Oh si” e un ritornello che ripete costantemente la parola Domenica.

La frase:
“La sposo? La sposo, come no 
Le voglio bene ma mi dò per morto ah ah ah
sta vita è un roller coaster, romanzo rosa, noi piuttosto un porno…”

ZONA ROSSA

Iva Zanicchi – Voglio amarti

La Zanicchi torna con un pezzo che, come ci aveva rivelato in un’intervista di qualche tempo fa (qui) era stato scritto negli ’60 e ha ritrovato durante iI lockdown. Purtroppo si sente, nonostante una bella chitarra elettrica a metà brano quello che ascolti è esattamente quello che ti aspetti da Iva: una canzone cantata benissimo che però non fa presa e che, a differenza di quella di Ranieri, appare datata.

La frase:
“Voglio amarti e non solo per amore
voglio amarti perché ho fame anch’io di te…”


Yuman – Ora e qui

Premessa: Yuman canta da Dio e nella sua voce si leggono tutte le sfumature della sua passione per il soul. E il brano ne rispetta i canoni… arrangiamento essenziale, svuotamenti e apertura. Ma tutto sembra un po’ incompiuto, già sentito. Ti arriva forte e chiara la raffinatezza di ogni singola parte ma nel complesso ti manca qualcosa. Avete presente la sensazione che provate quando sentite l voce di Giorgia su un pezzo non all’altezza? Ecco, è proprio quella.

La frase:
“C’è una strada, tutta curve, tra il cuore e la testa
senza mappe, ne scorciatoie, o un’area di sosta
a perdersi, io lo so bene, basta niente, come in mare
ma quando stavo per arrendermi, mi hai insegnato a respirare…”


Ana Mena – Duecentomila ore

Cosa ci si aspettava da Ana? Ritmi latini, caldi e un voce sensuale pronta ad esploder e farci ballare. Cosa ci ha confezionato Ana Mena? Esattamente questo. É la quota Elettra Lamborghini, solo che Elettra risultava più originale. Possiamo dire che è brutta? Dipende dai gusti. Era necessaria al Festival? Probabilmente no… era meglio d’estate, del resto tra gli autori ci sono gli hitmaker Rocco Hunt e Federica Abbate.

“Sulla pelle il tuo sapore
non si muove
Siamo bravi a continuare
A farci male
Io che non cercavo
Un ragazzo di strada
Poi mi hai distratta
Vendendomi un’altra bugia
”