INTERVISTA a FABIO CURTO: “La mia storia enfatizzata? Sicuramente, ma sono fiero che non siano uscite menzogne”

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All Music Italia ha raggiunto telefonicamente Fabio Curto, in studio di registrazione con il produttore Simone Bertolotti per la registrazione del suo Ep in uscita prossimamente, per raccogliere la testimonianza del fresco vincitore di The Voice 2015 dove, guidato dai coach Roby e Francesco Facchinetti, ha battuto l’agguerrita concorrenza di un esercito di giovani artisti.

Una sincera chiacchierata attraverso la quale ci racconta di sè, dei suoi ideali e dove ci svela anche gli stati d’animo durante lo show, tra l’euforia per le esibizioni più riuscite e quando invece avrebbe preferito spararsi ad un piede piuttosto che prendere parte all’esibizione con una teen idol americana.
Scopri tutto in quest’intervista…

Benvenuto Fabio, ti incontriamo a quasi un mese dalla tua vittoria a The Voice. Innanzitutto volevo chiederti come sono state queste settimane…

Sono state settimane piuttosto pesanti, l’impatto emotivo è stato fortissimo, quasi violento… moltissime persone che mi cercavano, i miei compaesani mi chiedevano quando sarei tornato ad Acri, mio paese natale che mi ha sostenuto in maniera pazzesca durante lo show… non riuscivo a gestire tutte queste cose, nel frattempo c’era un silenzio stampa al quale sottostare,  un impatto forte che mi ha destabilizzato, inizialmente sono scappato qualche giorno in montagna da un amico.

Tornando e iniziando a lavorare in studio al nuovo singolo le cose hanno iniziato a prendere forma e mi sono tranquillizzato, anche girando per Bologna ho notato un’atmosfera da grande famiglia, la gente ora si limita magari a salutarmi senza fermarmi, trovo un riscontro meno invasivo, non che mi dia fastidio, anzi mi piacerebbe baciare tutti quelli che mi hanno sostenuto ma diventa molto difficile… Cerco di compensare essendo attivo sui social..

Proprio dai tuoi social hai annunciato la lavorazione del tuo primo EP, puoi anticiparmi qualcosa? Quando uscirà?

Ancora non lo sappiamo, questo è l’Ep che Universal realizza con tutti i finalisti di The Voice, il mio a differenza degli altri conterrà 3 inediti, uno in più rispetto a quelli dei miei colleghi. Credo che uscirà a fine giugno…

Lancerai prima un secondo singolo o dovremo attendere l’Ep?

No credo che uscirà tutto insieme, ci saranno le quattro cover “migliori” presentate nel programma, L’Ultimo Esame e due inediti nuovi…

Un progetto che stai realizzando con lo stesso team del primo inedito, giusto?

Si, questa è stata la parte più bella di questo progetto, la cosa alla quale tenevo di più come detto in conferenza stampa prima e dopo la finale…  lo stesso team che mi ha seguito durante la trasmissione, Simone Bertolotti, Emiliano Bassi e lo stesso Roby Facchinetti.

Ci sono quindi buone probabilità che questa “famiglia musicale” ti segua anche nella realizzazione del tuo primo album immagino…

Io spero tanto in questo, di poter dar seguito a questo lavoro con un album più complesso e strutturato con la Universal Music. Iniziare a collaborare da zero con nuovi produttori sarebbe spiazzante, ora le pressioni sono tante, per me è tutto nuovo, è un mondo difficile affollato anche da molti squali, loro mi danno sicurezza e potersi fidare dei propri produttori è essenziale, sarei perso a dover ripartire a ottobre/novembre con altri professionisti…

Nei prossimi inediti ti vedremo più vicino al tuo background legato alla musica world?

Qualcosina si, resta che dopo la trasmissione ho sentito anche la responsabilità di un progetto e delle esigenze della casa discografica, inoltre in trasmissione le persone hanno apprezzato e votato Fabio Curto chitarra e voce, su Halleluja, su Emozioni e su The Scientist, non mi hanno conosciuto su Me algo en el amor di Tonino Carotone. Io so che la componente world mi appartiene tantissimo ma adesso non me la sento di sparare un brano di quel genere dopo aver seguito un percorso più legato al folk americano.

Temi sarebbe una virata troppo violenta?

Ho cercato di inserire parecchi elementi world, specialmente in uno dei due singoli nuovi… però voglio che il passaggio sia morbido… con un pubblico più vasto preferisco tenere un percorso coerente e mostrare il resto di me poco alla volta, in maniera equilibrata e rispettosa anche delle aspettative dei miei sostenitori.

Hai accennato alle esibizioni che hanno contribuito alla tua vittoria, in ambiente acustico. Ci sono state tappe nel tuo percorso a The Voice dove però sei stato portato molto lontano dalle tue corde, interpretando Backstreet Boys, Swedish House Mafia e collaboprando ad esibizioni con ospiti internazionali molto lontani dal tuo mondo musicale… Hai faticato ad avvicinarti a questo?

Guarda, la scelta era tra ridere e piangere, io preferisco ridere… mettiamola così… ho cercato di divertirmi e di viverla in maniera goliardica piuttosto che prendendomi sul serio, c’erano da fare queste esibizioni e le facevo…

Immagino che, per quanto prestigioso, stare a fianco di Ariana Grande non rientrasse nei tuoi duetti dei sogni, sbaglio?

(ride, ndr)… non sai cosa è stato il momento nel quale faceva “I Want You, Uh Uh Uh“… volevo spararmi su un piede (ride ndr)… però dovendo muovermi sul palco ho evitato, in realtà ho massimo rispetto per ogni genere musicale…

Però eri a The Voice già bello formato musicalmente e con una personalità che difficilmente si avvicina a quella di una teen idol americana…

Più che nel cantare, dato che credo di poter rivisitare anche pezzi super commerciali in maniera originale sfruttando il mio timbro, il problema è stato nel ballare: ho dovuto forzare il mio corpo a muoversi su qualcosa che proprio non va… ma qualche piccolo compromesso fa parte del gioco e l’ho vissuto abbastanza serenamente.

Mai avuto momenti di sconforto?

Per questo è stato determinante il rapporto con Simone (Bertolotti, vocal coach e produttore ndr) e gli altri, persone dell’ambiente che potevano rassicurarmi e limare le mie preoccupazioni con parole molto importanti perchè ci sono momenti in cui ti senti solo e smarrito, in una camera d’albergo con vicino a te solo un frigorifero e un letto che non odora di niente, un’esperienza splendida ma durante la quale ti senti un po’ violato nella tua libertà… il contatto umano col mio team è stato essenziale.

Restando a The Voice ed escludendo i presenti, chi avrebbe meritato la vittoria?

Difficile, posso dirti che nel mio percorso Andrea Orchi è stato il timbro che mi ha emozionato di più, non posso dirti se avrebbe dovuto vincere ma se mi chiedi chi mi ha fatto venire la pelle d’oca, ti rispondo Andrea Orchi

Anche l’anno scorso, nell’edizione vinta da Suor Cristina, ti sei presentato ai provini senza entrare. Cosa credi di aver portato in più quest’anno?

In realtà provai per caso, ero a Milano e seppi dei provini… mi convocarono ma ero all’ultimo giorno di Blind, le squadre si chiusero prima che potessi esibirmi e forse è andata meglio così perchè altrimenti la Universal o la Rai avrebbero potuto esercitare i diritti sulla mia attività e sarei stato vincolato.

Quest’anno mi hanno richiamato, inizialmente rifiutai, dopo essermi consultato con dei compagni artisti di strada cambiai idea, convinto che fosse un’occasione da non sprecare, così sono entrato determinato non tanto a vincere ma a mostrare con umiltà e semplicità quel che so fare.

Hai accennato al mondo dei buskers, gli artisti di strada. Nel corso della trasmissione è stata molto sottolineata la tua storia… non ti ha mai infastidito che la tua lunga e ricca gavetta (leggi QUI tutta la storia di Fabio Curto) fosse ridotta ad una favola moderna del musicista vagabondo diventato popstar?

In realtà ho capito ben presto che in televisione c’è sempre bisogno di una storia, di un personaggio. A me non piacciono i romanzi attorno agli artisti, ma sapendo che in televisione questo aspetto è importante, di una cosa sono stato contento: non sono mai state dette menzogne. Seppur enfatizzata è la mia storia… i momenti nei quali non riuscivo a fare la spesa non sono stati trattati ma sono esistiti, poi ci sono stati momenti molto felici e fortunati…

Non credi che però così la figura dell’artista di strada – scelta di vita consapevole e felice di molti – venga presentata male, come una vita dalla quale doversi riscattare?

Io l’ho sempre detto, magari nelle prime puntate non è emerso ma poi ho potuto sottolinearlo: io ho scelto di essere un artista di strada, non mi sono trovato per strada in difficoltà, ho voluto stare tra la gente per avere un dialogo diretto con loro, una cosa unica… non sai quanto mi manca…  l’altro giorno ho fatto una scappatella in Strada Maggiore a Bologna a suonare… non ce la faccio… è una vicinanza al pubblico che mi serve.

È una vita più che dignitosa, anzi appena sarò libero da impegni vorrei schierarmi con gli artisti di strada di Bologna perchè venga finalmente regolamentata questa attività, è assurdo che non siano permesse amplificazioni o altro… questo è un male, io stesso vivevo in condizioni di clandestinità e dovevo trovare posti isolati per suonare con amplificazione… creare uno spettacolo degno in strada solo con chitarra e voce è impensabile, dovrei urlare a squarciagola… Difenderò al massimo questo lavoro, persone che comprano il cd e ti ringraziano… dove lo trovi un lavoro per il quale ti pagano e ti ringraziano?

Forse parte del problema è che si fa fatica a riconoscere quello della musica come un lavoro a tutti gli effetti…

La competenza è del Ministero dello sport… è detto tutto, nemmeno in quello della Cultura…

Come pensi di batterti concretamente per questa causa?

Ora, grazie alla visibilità ottenuta, nonostante non sia diventato chissà quale personalità, credo che quando porterò in Piazza davanti al Comune una chitarra elettrica da 500 Watt, a costo di farmi arrestare spero che sia una cosa che possa fare notizia e mettere in luce questa battaglia…

Nel frattempo inizierai a prepararti ad alcuni eventi live. Dove ti potremo ascoltare?

Il primo appuntamento è a Bologna con un intervento musicale dividendo il palco con altri laureati all’Università della mia città “adottiva”, da Guccini a Bersani (ReUniOn, svoltasi sabato 20/06 ndr). Nei prossimi mesi farò delle ospitate, piccoli show perché non c’è stato il tempo per mettere su uno spettacolo con 10-12 elementi per garantire il livello dato in TV. Poi manca il repertorio, senza album si ridurrebbe ad un concerto di cover oltre ai pochi inediti… non avrebbe molto senso, meglio aspettare e dedicarmi a piccoli eventi chitarra e voce.

Fabio ti ringrazio, ci terresti ad aggiungere qualcosa?

Voglio ricordare a tutti che la bellezza crea bellezza e salutare tutti voi di All Music Italia.

Compresa La Mosca Tse Tse che ha scovato un tuo piccolo scheletro nell’armadio (leggi QUI l’antefatto)?

(Ride ndr) Ci tengo a dire che non sono mai stato truzzo! Quella era la foto del matrimonio di mio cugino, sembro uscito da Il Padrino ma ti giuro che non sono mai stato truzzo, ho solo fatto dei “favori” a delle persone!! A parte gli scherzi ci siamo fatti delle gran risate… (Fabio si riferisce alla foto scovata in un recente articolo dalla nostra Mosca Tze tze che potete trovare qui .Ndr)

Ringraziamo Fabio Curto per la disponibilità e la sincerità, restando in attesa di tornare presto ad occuparci di lui e della sua musica dalle pagine di All Music Italia.

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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