Festival di Sanremo 2026, quarta serata delle cover: promossi e bocciati della redazione
I giudizi della redazione di All Music Italia sulle 30 cover in gara nella quarta puntata del Festival.


I promossi e bocciati della quarta serata di Sanremo 2026 arrivano puntuali dopo la serata delle cover del Festival di Sanremo 2026, da sempre uno dei banchi di prova più delicati: 30 artisti in gara, 30 brani iconici del repertorio italiano e internazionale e una classifica finale capace di cambiare gli equilibri del Festival.
Anche stasera su All Music Italia analizziamo la quarta puntata in chiave promossi e bocciati. Cinque firme della redazione valutano tutte le esibizioni per costruire una classifica interna basata sulla media dei giudizi individuali, tra prove convincenti, scelte rischiose e performance che dividono.
A esprimersi sono Alberto Muraro, Alessandro Genovese, Anna Ida Cortese, Lorenza Ferraro e la caporedattrice Oriana Meo. I voti vengono assegnati su una scala da 4 a 10, con mezzi punti ammessi, senza confronto preventivo tra i redattori.
Di seguito trovate medie, voti singoli e commenti della redazione, cover dopo cover, per capire chi esce davvero rafforzato dalla quarta serata e chi invece dovrà inseguire.
Articolo in aggiornamento in tempo reale durante la diretta della quarta serata del Festival di Sanremo 2026.
PROMOSSI E BOCCIATI – I VOTI DELLA REDAZIONE
Elettra Lamborghini con Las Ketchup – Aserejé (Media: 6,1)
Performance che divide la redazione. Alberto Muraro si ferma a 5,5 parlando di “cazzeggio puro, carina per i più nostalgici”, mentre Lorenza Ferraro scende a 4: “Se restava a Monte Carlo, stasera non avremmo sentito la sua mancanza”. Per Anna Ida Cortese è “la boccata d’aria che al Festival serve sempre”, energia pop che funziona anche senza rivoluzionare nulla. Alessandro Genovese sottolinea l’“inizio carico di energia” capace di far ballare la platea, e Oriana Meo legge la performance come show puro: “Si diverte un mondo a stare sul palco, il canto è solo una parte”. Media sopra la sufficienza, ma con una spaccatura evidente tra chi premia l’energia e chi boccia l’operazione.
Eddie Brock con Fabrizio Moro – Portami via (Media: 6,1)
Duetto che spacca la redazione. Alberto Muraro lo premia con un 8: “Mi è piaciuto molto, soprattutto il mix tra le due voci e l’arrangiamento diverso”, aggiungendo che l’artista non è stato capito in questa edizione. Più freddo Alessandro Genovese (5,5), che sintetizza lo scontro come “esperienza e forza interpretativa contro karaoke”.
Per Anna Ida Cortese (6,5) il momento chiave è l’abbraccio finale, “quando il mostro si toglie l’armatura e l’emozione arriva davvero”. Lorenza Ferraro (5,5) riconosce l’intesa e la scelta giusta del brano, ma sottolinea che mette in luce le carenze tecniche e che “l’esibizione non spicca il volo”. Netto Oriana Meo (5): “Non giudico la canzone, ma la resa nel duetto: è sembrata una gara a chi grida di più”. Media sopra la sufficienza, ma con una polarizzazione evidente.
Mara Sattei con Mecna – L’ultimo bacio (Media: 5)
Rilettura che non convince la redazione. Alberto Muraro ammette di non riuscire a farsi piacere Mara Sattei e che nemmeno Mecna riesce a sollevare “questa bellissima canzone di Carmen Consoli”. Sulla stessa linea Alessandro Genovese, che parla di brano “stravolto” e di un’interpretazione poco convincente.
Per Anna Ida Cortese l’idea di sperimentare c’è, ma “qualcosa si è perso” e “la Cantantessa resta un riferimento emotivo troppo forte”. Lorenza Ferraro si chiede “perché anche a Sanremo arrivano le barre”, invocando Carmen Consoli, pur salvando “la chiusura, davvero poetica”. Anche Oriana Meo apprezza il tentativo di personalizzare, ma avverte il rischio “effetto nenia” quando si tocca un pezzo così iconico. Media bassa e giudizi piuttosto compatti: operazione respinta.
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – Ti lascio una canzone (Media: 6,1)
Scelta ambiziosa e carica di storia, ma l’impatto divide. Lorenza Ferraro si ferma al 4,5 parlando di un’esibizione “troppo vintage, anche nel modo di cantare”, mentre Alberto Muraro riconosce l’eleganza di un’artista immortale senza però restare davvero colpito. Anche per Anna Ida Cortese l’intenzione dell’omaggio è chiara e l’emozione presente, ma l’esecuzione non regge il peso del brano.
Di segno diverso il giudizio di Alessandro Genovese, che assegna 8 e vede “un quadro delicato e raffinato”. Oriana Meo osserva che sul palco “ognuno ha fatto il proprio lavoro”, senza però fondersi in un momento memorabile. Media sopra la sufficienza, ma senza scatti decisivi.
Levante con Gaia – I maschi (Media: 6,7)
Duetto che divide nettamente la redazione. Oriana Meo è la più severa (4,5): “Loro ci provano, ma la grinta e il rock diventano un mix di urla pop”. Più equilibrato Alberto Muraro (6), che parla di esibizione “senza infamia e senza lode”.
Di tutt’altro avviso Anna Ida Cortese, che assegna 8,5: “Molto sexy questa esibizione. Hanno giocato con l’estetica senza perdere il controllo e dato il giusto onore a un brano meraviglioso, senza tradirne l’anima”. Convinto anche Alessandro Genovese (8), che sottolinea l’intensità interpretativa e definisce il duetto “molto interessante”. Per Lorenza Ferraro (6,5) è “finalmente una cover degna di questo nome”, potente e personale. Media solida, ma con una spaccatura evidente tra entusiasmo e scetticismo.
Malika Ayane con Claudio Santamaria – Mi sei scoppiato dentro il cuore (Media: 7,2)
Duetto che sorprende e divide. Alberto Muraro liquida con un secco 5 e una domanda: “Perché?”. Di segno opposto Alessandro Genovese, che assegna 8,5 e parla di una Malika “garanzia” nell’interpretare Mina e di un Santamaria vera sorpresa.
Convinta anche Anna Ida Cortese (8): dopo un inizio incerto, “si è acceso qualcosa di davvero bello”, con Santamaria solido e presente e Malika, “ovviamente, con una voce che non si discute”. Lorenza Ferraro (7,5) ringrazia Malika “per aver regalato questa perla” e sottolinea che Santamaria “canta meglio di metà dei Big in gara”. Per Oriana Meo (7) l’esibizione è sembrata “un film musicale d’altri tempi, un corteggiamento all’improvviso”. Media alta, con una spaccatura netta tra scetticismo iniziale e entusiasmo finale.
Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – Occhi di gatto (Media: 6,3)
Uno dei casi più divisivi del blocco. Alberto Muraro è tranchant con un 4: “Scusate ma no, soprattutto da Millennial cresciuto con Cristina d’Avena”, mentre Lorenza Ferraro si ferma al 5,5 e liquida l’operazione come “mash-up senza senso”, ricordando che “il rock, così come il punk, è un’attitudine: qui c’è solo tanta estetica”. Di tutt’altro avviso Anna Ida Cortese, che assegna un 8,5 e parla di “festa rock”, di un classico trasformato “senza paura” e di un finale “alla Led Zeppelin” che “ha acceso tutto”. Alessandro Genovese sintetizza: “Cristina D’Avena spettina le Bambole di Pezza”, mentre Oriana Meo la legge come “energia e infanzia”, con un caos che però regge fino in fondo. Media sopra la sufficienza, ma con una polarizzazione evidente.
Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – Su di noi (Media: 8,2)
È tra i momenti più forti della serata. Anna Ida Cortese non ha dubbi e ringrazia Dargen “per aver parlato di guerra e di morte in prima serata”, travestendo tutto da leggerezza e costruendo “un modo obliquo, ma chiarissimo, per dire cose scomode”. Sulla stessa linea Lorenza Ferraro, che parla di “miglior esibizione della serata”: c’è un’idea, c’è un messaggio, c’è bellezza.
Convinto anche Alberto Muraro, che definisce la performance “di altissimo livello e interessantissima”, pur evitando di entrare nel merito politico. Alessandro Genovese sottolinea la capacità di attualizzare un classico della musica italiana, mentre Oriana Meo osserva che Dargen resta nella sua comfort zone, ma riesce a dare a Su di noi un senso diverso da quello che ha sempre avuto. Media alta e consenso quasi unanime.
Tommaso Paradiso con Stadio – L’ultima luna (Media: 6,5)
Omaggio che divide senza esplodere. Lorenza Ferraro parla di “tanta scena e poca sostanza”, sottolineando la differenza con Gaetano Curreri, che “salva l’intera esibizione”. Anche Alberto Muraro resta tiepido e si chiede se “si poteva fare di più”.
Di segno diverso Anna Ida Cortese, che ammette di amare gli Stadio e vede nell’omaggio a Lucio Dalla qualcosa capace di accendere anche Paradiso: “Si è lasciato andare. Bravi davvero”. Alessandro Genovese parla di una garanzia consolidata e di quel “pizzico in più” portato da Paradiso, mentre Oriana Meo osserva che, pur uscendo dal suo territorio, quell’effetto “sotto il sole di Riccione” resta difficile da dimenticare. Media compatta, senza strappi netti.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia – Domani è un altro giorno (Media: 7,8)
Duetto che convince quasi tutta la redazione. Lorenza Ferraro è la più entusiasta e parla di una voce “pura emozione”, capace di pesare le parole e raccontare, definendo l’accoppiata perfetta ed emozionante. Anche Anna Ida Cortese sottolinea la “delicatezza rara” dell’omaggio, con voci che si incastrano in un’eleganza misurata.
Alessandro Genovese evidenzia la forte intesa tra Bravi e Mannoia e parla di cover centrata nel ricordo di Ornella Vanoni. Più cauto Oriana Meo, che fatica a valutare la performance al di là del brano e del nome sul palco, pur riconoscendo un risultato buono. Unica voce più fredda quella di Alberto Muraro, che parla di “occasione sprecata” e avrebbe scelto un altro pezzo. Media alta e consenso quasi unanime.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – Vita (Media: 7,5)
Uno dei momenti più emotivi del blocco. Lorenza Ferraro parla di esperimento riuscito e di una versione personalissima che mette a confronto due generazioni, sottolineando il coraggio della scelta. Anche Alberto Muraro evidenzia la sintonia padre-figlio e il momento toccante con Morandi visibilmente emozionato.
Per Anna Ida Cortese è stato come entrare in punta di piedi nella loro intimità: un duetto che ha fatto cantare anche dal divano. Alessandro Genovese parla di un “fil rouge” inaspettato tra padre e figlio, mentre Oriana Meo osserva che il paragone era inevitabile ma, a suo avviso, il test è stato superato. Media alta e giudizi compatti, senza vere crepe.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – IL MONDO (Media: 6,6)
Versione sognante e misurata che convince senza entusiasmare. Anna Ida Cortese è la più coinvolta e parla di un trio che “in modo gentile ci parla del mondo”, aggiungendo di sentirsi rappresentata. Più equilibrato Alberto Muraro, che definisce l’esibizione piacevole, con buona scelta del pezzo e bel mix di voci.
Lorenza Ferraro sottolinea la dimensione onirica della rilettura dell’iconico brano di Fontana, mentre Alessandro Genovese parla di buone intenzioni ma di un duetto non memorabile. Sulla stessa linea Oriana Meo, che riconosce un compito portato a casa con dignità, ma senza lasciare il segno. Media compatta, senza picchi né cadute.
Fulminacci con Francesca Fagnani – PAROLE PAROLE (Media: 6,8)
Duetto che fa discutere più per l’idea che per l’esecuzione. Alberto Muraro parla di “sufficienza politica”, convinto che la cover non resterà al di là del meme Fagnani. Anche Anna Ida Cortese resta perplessa: Fulminacci è solido e centrato, ma l’ironia della presenza di Francesca Fagnani non la convince fino in fondo.
Di segno diverso Lorenza Ferraro, che definisce questa scelta “azzeccatissima” e vede in Fulminacci l’eleganza come cifra di questo Sanremo, con un’inversione di ruoli che funziona. Alessandro Genovese parla di duetto inedito con un pizzico di ironia, mentre Oriana Meo sottolinea che lo spostamento dell’asse vocale non cambia il senso del brano, che continua a funzionare. Media sopra la sufficienza, con una polarizzazione leggera ma evidente.
LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo – Andamento lento (Media: 7,3)
Momento di ritmo e leggerezza che convince quasi tutti. Alessandro Genovese parla di Ariston in piedi a cantare e di una cover che sorprende per grinta ed energia. Anche Lorenza Ferraro sottolinea come i ragazzi se la siano goduta dall’inizio alla fine, trascinando il pubblico.
Per Anna Ida Cortese il cuore dell’esibizione è Tullio De Piscopo, con quella libertà e quell’energia che si conquistano solo col tempo, mentre LDA e Aka 7even portano a casa un momento riuscito, senza forzature. Alberto Muraro li definisce bravissimi, capaci di divertirsi sul palco e di scegliere il pezzo giusto, pur aspettandosi qualcosa in più. Più misurata Oriana Meo, che legge l’esibizione come un ponte tra gli anni ’80 e gli anni ’20. Media alta e giudizi compatti, senza grandi crepe.
Raf con The Kolors – The Riddle (Media: 6,1)
Operazione scenografica che non convince del tutto. Alessandro Genovese parla di cover con venature celtiche e molto curata dal punto di vista visivo, mentre Anna Ida Cortese riconosce che il brano è nelle loro corde, con ritmo e attitudine giusti, pur ammettendo che “manca qualcosa che faccia davvero il salto”.
Più tiepido Alberto Muraro, che salva la messa in scena ma trova il risultato appena sufficiente e vede un Raf un po’ svogliato. Lorenza Ferraro sintetizza con un ironico “Help! Il disco si è incantato”, mentre Oriana Meo non sente arrivare l’energia del pezzo, pur riconoscendo che le voci insieme funzionano. Media compatta, senza entusiasmi.
J-Ax con Ligera County Fam. – E la vita, la vita (Media: 6,5)
Performance identitaria che divide senza spaccare. Anna Ida Cortese la legge come un racconto popolare, ironico e affettuoso: “C’è identità, c’è strada, c’è teatro”. Più misurato Alessandro Genovese, che trova l’idea interessante ma osserva come J-Ax venga messo un po’ in ombra.
Sulla stessa linea Lorenza Ferraro, secondo cui la Ligera County Fam. finisce per rubare la scena al protagonista. Alberto Muraro resta tiepido e ammette che non gli ha lasciato molto, mentre Oriana Meo coglie lo spirito festoso e collettivo dell’esibizione. Media compatta, senza veri picchi.
Ditonellapiaga con TonyPitony – The lady is a tramp (Media: 7,9)
Tra i momenti più riusciti del blocco. Alberto Muraro non ha dubbi: “I miei vincitori. Punto”, indicando anche Tony Pitony come artista da tenere d’occhio. Entusiasta anche Anna Ida Cortese, che parla di “varietà puro” con un arrangiamento musicale meraviglioso.
Alessandro Genovese sottolinea l’impronta quasi da musical e il coinvolgimento dell’esibizione, mentre Lorenza Ferraro esulta: “Finalmente un po’ di spettacolo. E che spettacolo!”. Più misurata Oriana Meo, che definisce la performance piacevole, giocata tra inglese e italiano. Media alta e consenso diffuso, con punte di entusiasmo.
Enrico Nigiotti con Alfa – En e Xanax (Media: 7,4)
Uno dei casi più divisivi del blocco. Lorenza Ferraro assegna 10 e parla di esibizione “emotivamente travolgente”, con Alfa che riscrive parte del testo trasformando le parole in “cerotti per l’anima” e Nigiotti capace di un’interpretazione viscerale. Sulla stessa linea Alessandro Genovese, che definisce il brano essenziale e la cover emozionante, con Alfa ormai certezza della serata.
Di segno diverso Oriana Meo, che avverte come alcuni pezzi vadano lasciati al loro autore perché “sono iscritti nel loro DNA”, mentre Anna Ida Cortese ammette di amare la canzone ma di sentire la mancanza di qualcosa nell’intensità. Alberto Muraro resta su una valutazione positiva, sottolineando la solidità del duetto e l’intensità interpretativa. Media alta, ma con una spaccatura netta tra entusiasmo e scetticismo.
Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – Bésame Mucho (Media: 8,1)
Momento di classe e raffinatezza. Alessandro Genovese parla di “classe, eleganza” e di una performance che conferma l’elevato valore artistico di Serena Brancale, accompagnata da Gregory Porter e Delia. Anche Anna Ida Cortese sottolinea la versione elegante e delicata del brano, con Porter che avvolge e Delia che aggiunge equilibrio e misura.
Per Lorenza Ferraro è semplicemente eleganza e raffinatezza, mentre Oriana Meo riconosce la scelta azzeccata per la vocalità della Brancale. Più competitivo Alberto Muraro, che definisce la performance eccellente pur preferendo altri per originalità. Media alta e consenso diffuso.
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – Hit the road Jack (Media: 8,1)
Esibizione dal respiro internazionale e tra le più convincenti della serata. Lorenza Ferraro non ha dubbi: “Meglio di così non poteva fare”, arrivando a parlare apertamente di vittoria. Anche Alessandro Genovese lo conferma tra le sorprese più positive del Festival, sottolineando il valore della cover.
Anna Ida Cortese apprezza il divertimento e la consapevolezza con cui Sayf chiama sul palco Mario Biondi e Alex Britti, tra arrangiamenti curati e parole personali inserite nel mezzo. Più prudente Alberto Muraro, che parla di bella energia ma di un’occasione forse non sfruttata fino in fondo. Oriana Meo sottolinea l’impronta internazionale dell’esibizione, tra voce e tromba. Media alta, con un picco netto che alza l’asticella.
Francesco Renga con Giusy Ferreri – ragazzo solo, ragazza sola (Media: 5,5)
Giudizi tiepidi per una scelta coraggiosa ma poco centrata. Alberto Muraro si chiede come si possa proporre “Space Oddity” in italiano, mentre Alessandro Genovese parla di un’idea interessante sulla carta ma non perfettamente riuscita, con le due voci che a tratti sembrano rincorrersi più che fondersi.
Anna Ida Cortese non ama già la versione italiana del brano e fatica ancora di più con questa rilettura, pur ribadendo di apprezzare la voce di Giusy Ferreri. Lorenza Ferraro la definisce insipida, senza vero slancio, e Oriana Meo sintetizza parlando di compito svolto senza lode. Media bassa e consenso piuttosto compatto.
Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma – quello che le donne non dicono (Media: 7,2)
Versione solenne e ambiziosa che divide la redazione. Alberto Muraro parla di vocalità eccezionale e di una scelta corale capace di rendere tutto magniloquente e maestoso, arrivando a considerarla tra le migliori della serata. Anche Alessandro Genovese sottolinea la solennità restituita a un evergreen della musica italiana.
Più fredda Lorenza Ferraro, che osserva come certi brani vadano più recitati che cantati e vede un confronto difficile con l’originale. Anna Ida Cortese apprezza misura e tecnica, pur non lasciandosi conquistare del tutto da una versione “da chiesa”. Oriana Meo riconosce l’esecuzione corretta, ma nota una perdita di forza rispetto alla potenza emotiva del pezzo. Media alta, con una spaccatura evidente tra entusiasmo e perplessità.
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci – Baila Morena (Media: 5,2)
Esibizione che non convince la maggior parte della redazione. Anna Ida Cortese è netta: “Baila Morena non balla”, sottolineando l’assenza di ritmo e scintilla. Sulla stessa linea Lorenza Ferraro, che si interroga sulla presenza di Belén, e Oriana Meo, sintetica nel giudizio: non le è piaciuta.
Più indulgente Alberto Muraro, che assegna un sei e mezzo di incoraggiamento per l’atteggiamento con cui il giovane artista vive la sua prima esperienza all’Ariston. Alessandro Genovese osserva che la posizione in scaletta non ha aiutato, ma che anche il trio non ha sfruttato al meglio l’occasione. Media sotto la sufficienza e giudizio piuttosto compatto.
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – CINQUE GIORNI (Media: 5,3)
Una mega hit sanremese che, secondo parte della redazione, non aveva bisogno di essere riletta. Alberto Muraro parla di una cover spinta troppo oltre, con un risultato deludente rispetto alle potenzialità. Ancora più severa Lorenza Ferraro, che richiama l’intonazione come elemento non negoziabile.
Alessandro Genovese riconosce il peso del brano ma nota una forzatura nell’esecuzione. Anna Ida Cortese salva la tenuta tecnica, pur ammettendo che l’energia non l’ha convinta fino in fondo. Oriana Meo sintetizza parlando di una versione molto “nazional popolare” di un brano ormai nazional popolare. Media sotto la sufficienza e giudizi piuttosto allineati.
Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser – Meravigliosa creatura (Media: 7,2)
Versione orchestrale e ricercata del successo di Gianna Nannini che divide la redazione. Lorenza Ferraro si lascia trascinare e parla senza mezzi termini di cover riuscitissima. Alberto Muraro apprezza in particolare la scelta degli archi e le barre di Federico Lucia, giudicando il lavoro più che discreto.
Più cauti Alessandro Genovese e Anna Ida Cortese: il primo nota sovrapposizioni vocali in alcuni passaggi, la seconda riconosce l’arrangiamento curato ma non avverte lo scatto decisivo. Oriana Meo la considera bella, pur un gradino sotto rispetto ad altre prove recenti del duo. Media solida, con una spaccatura evidente tra entusiasmo e sufficienza piena.
Ermal Meta con Dardust – Golden Hour (Media: 6,6)
Performance sospesa e raffinata che non accende del tutto la redazione. Alessandro Genovese parla di qualcosa di preciso e costruito con cura, mentre Anna Ida Cortese apprezza il tocco di Dardust e la misura con cui Ermal completa il quadro, pur senza lasciarsi travolgere.
Più critica Lorenza Ferraro, che vede molti esercizi di stile e un Sanremo tra i più sottotono della sua carriera. Alberto Muraro riconosce la bravura di entrambi, ma resta tiepido anche per una pronuncia inglese non sempre convincente. Oriana Meo osserva che Ermal ha ormai scelto questa cifra interpretativa, con un risultato corretto ma non memorabile. Media compatta, senza picchi.
Nayt con Joan Thiele – La canzone dell’amore perduto (Media: 6,7)
Versione intima ed eterea che sceglie la delicatezza invece dell’impatto. Lorenza Ferraro la definisce una carezza, mentre Anna Ida Cortese ne apprezza il modo gentile e misurato di stare dentro la canzone, senza strafare.
Più cauti Alessandro Genovese e Alberto Muraro: il primo riconosce due talenti in crescita ma resta parzialmente convinto dal duetto, il secondo parla di eleganza generale pur senza farsi conquistare dalla voce di Joan Thiele. Oriana Meo la immagina come una versione dolce da ascoltare a notte fonda. Media compatta, senza grandi strappi.
Luchè con Gianluca Grignani – Falco a metà (Media: 6,2)
Una versione 2.0 di “Falco a metà” che sorprende più di quanto ci si aspettasse. Alberto Muraro ammette che, contro ogni pronostico, il risultato è più che dignitoso e trova Grignani in buona forma. Anche Alessandro Genovese parla di rilettura interessante.
Oriana Meo osserva che quando Luchè resta nel suo territorio rap il brano funziona meglio, sottolineando come la canzone si presti a questa adozione. Anna Ida Cortese riconosce un equilibrio complessivo, pur senza entusiasmi. Decisamente più severa Lorenza Ferraro, che liquida l’esibizione come stanca e poco incisiva. Media che resta sopra la sufficienza grazie a giudizi tutto sommato indulgenti.
Chiello con il maestro Saverio Cigarini – Mi sono innamorato di te (Media: 5,8)
Prova di recupero dopo un Festival complicato. Alberto Muraro gli assegna un sei parlando di rimandato a settembre, riconoscendo però un passo avanti rispetto alle serate precedenti. Alessandro Genovese ne apprezza la delicatezza e l’essenzialità.
Più severa Anna Ida Cortese, che salva l’arrangiamento di Cigarini ma non l’interpretazione, ritenuta poco centrata per un brano così iconico. Anche Lorenza Ferraro resta fredda. Oriana Meo, invece, sottolinea come questa versione, così diversa dall’immagine abituale di Chiello, l’abbia sorpresa in positivo. Media sotto il 6, ma con qualche segnale di riscatto.
Leo Gassmann con Aiello – Era già tutto previsto (Media: 6,6)
Chiusura notturna tra sussurri e strappi emotivi. Alessandro Genovese parla di intensità da brividi e promuove senza riserve il duetto, sottolineando anche l’orario infelice. Più equilibrata Anna Ida Cortese, che definisce il pezzo uno strappalacrime riuscito, soprattutto per quell’ora.
Lorenza Ferraro riconosce la difficoltà di cantare all’una di notte, osservando come abbiano puntato tutto sull’interpretazione. Più critico Alberto Muraro, che trova l’esibizione disequilibrata tra un inizio troppo sussurrato e un finale troppo urlato. Oriana Meo nota come Aiello trascini Gassmann nella sua energia. Media discreta, con una spaccatura evidente tra entusiasmo e perplessità.
La classifica finale della quarta serata secondo la redazione (Top 10)
Dopo aver analizzato tutte le esibizioni, ecco la Top 10 della quarta serata del Festival di Sanremo 2026 secondo la media aritmetica dei voti assegnati da Alberto Muraro, Alessandro Genovese, Anna Ida Cortese, Lorenza Ferraro e Oriana Meo. In caso di pari merito, la posizione è condivisa.
1. Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso (8,2)
2. Serena Brancale con Gregory Porter e Delia (8,1)
2. Sayf con Alex Britti e Mario Biondi (8,1)
4. Ditonellapiaga con TonyPitony (7,9)
5. Michele Bravi con Fiorella Mannoia (7,8)
6. Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Gianni Morandi (7,5)
7. Enrico Nigiotti con Alfa (7,4)
8. LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo (7,3)
9. Malika Ayane con Claudio Santamaria (7,2)
9. Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma (7,2)
9. Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser (7,2)
Promossi, divisivi e bocciati della quarta serata
Il nome che mette più d’accordo la redazione è Dargen D’Amico, che con un’idea chiara e un messaggio forte conquista la vetta della classifica interna. Subito dietro Serena Brancale e Sayf, due performance diverse ma accomunate da eleganza, personalità e una visione precisa della cover.
Tra i promossi netti rientrano anche Ditonellapiaga e Michele Bravi, mentre Tredici Pietro, Enrico Nigiotti e LDA & Aka 7even si muovono in una fascia alta solida, senza spaccature clamorose. Caso più divisivo quello di Malika Ayane e di Fedez & Marco Masini, capaci di entusiasmare parte della redazione e lasciare più freddi altri.
Nella zona centrale domina l’equilibrio: molte esibizioni corrette, poche realmente memorabili. È il caso, tra gli altri, di Levante, Nayt, Ermal Meta e Leo Gassmann, sospesi tra buone intuizioni e risultati non del tutto compiuti.
In fondo alla classifica pesano soprattutto le performance giudicate poco incisive o poco riuscite dal vivo, con Samurai Jay, Sal Da Vinci e Mara Sattei a chiudere la graduatoria. La quarta serata non ha prodotto un plebiscito assoluto, ma ha premiato le idee forti e messo in luce diverse spaccature interne destinate a far discutere.





