28 Febbraio 2026
di Direttore Editoriale
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28 Febbraio 2026

Quante donne a Sanremo? Baglioni il peggiore, Conti meglio di Amadeus: i dati dal 2010

Sedici edizioni, cinque direttori artistici, una media che non supera mai il 43%. I numeri sulla presenza femminile al Festival.

Dati sulla presenza femminile a Sanremo dal 2010 al 2026 per direttore artistico
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La polemica sulla presenza femminile al Festival di Sanremo 2026, sollevata in sala stampa da una giornalista, ha riacceso un dibattito mai sopito. Con solo 9.5 presenze femminili su 30 concorrenti (secondo la nostra metodologia di calcolo), la domanda è tornata a farsi sentire: perché il palco più importante d’Italia fatica a rappresentare in modo più equilibrato la scena musicale femminile?

La risposta di Carlo Conti è stata netta: “Io scelgo le canzoni, indipendentemente da chi le canta. Mi assumo la responsabilità delle scelte che ho fatto in base alle canzoni che sono state presentate”. Il direttore artistico ha anche aggiunto di essersi lamentato con le case discografiche per la scarsità di proposte femminili ricevute. Ma è davvero solo una questione di canzoni che non arrivano? O il problema è più profondo, sistemico? Per capirlo, abbiamo analizzato i dati degli ultimi 17 anni, dal 2010 al 2026.

Nota metodologica: nel conteggio, le artiste soliste e le band interamente femminili (es. Bambole di Pezza) valgono 1. I gruppi con vocalist donna o i duetti misti valgono 0.5. Se contassimo ogni artista donna in un duo misto come presenza intera, la percentuale del 2026, per esempio, salirebbe dal 31.7% al 36.7% (11 donne su 30).

SANREMO: LA PRESENZA FEMMINILE IN GARA DAL 2010 AL 2026

La tabella che segue mostra il numero di presenze femminili, il totale degli artisti in gara e la percentuale risultante per ogni edizione, con il relativo direttore artistico. I dati evidenziano un andamento altalenante, con picchi e crolli significativi a seconda della direzione artistica.

  • 2026 – 9.5 su 30 – 31.7% (Carlo Conti)
  • 2025 – 10.5 su 30 – 35.0% (Carlo Conti)
  • 2024 – 9.5 su 30 – 31.7% (Amadeus)
  • 2023 – 9.5 su 30 – 31.7% (Amadeus)
  • 2022 – 8.0 su 25 – 32.0% (Amadeus)
  • 2021 – 8.5 su 26 – 32.7% (Amadeus)
  • 2020 – 7.0 su 24 – 29.2% (Amadeus)
  • 2019 – 5.0 su 24 – 20.8% (Claudio Baglioni)
  • 2018 – 3.5 su 20 – 17.5% (Claudio Baglioni)
  • 2017 – 8.0 su 22 – 36.4% (Carlo Conti)
  • 2016 – 7.5 su 20 – 37.5% (Carlo Conti)
  • 2015 – 8.5 su 20 – 42.5% (Carlo Conti)
  • 2014 – 4.0 su 14 – 28.6% (Fabio Fazio)
  • 2013 – 4.5 su 14 – 32.1% (Fabio Fazio)
  • 2012 – 8.0 su 14 – 57.1% (Gianni Morandi)
  • 2011 – 6.0 su 14 – 42.9% (Gianni Morandi)
  • 2010 – 4.5 su 16 – 28.1% (Antonella Clerici)

L’ANALISI DEI DATI: CONTI MEGLIO DI AMADEUS, BAGLIONI IL PEGGIORE

Analizzando le medie per direttore artistico, emergono dati interessanti. Le edizioni di Carlo Conti (2015-2017 e 2025-2026) registrano una media di presenza femminile del 36.6%, superiore a quella del quinquennio di Amadeus (2020-2024), che si ferma al 31.4%. Il dato più basso in assoluto appartiene al biennio di Claudio Baglioni (2018-2019), con una media del 19.2%, mentre il picco spetta a Gianni Morandi (2011-2012) con una media del 50.0%, trainata dal 57.1% del 2012, l’anno con più donne in gara nel periodo analizzato.

L’unica edizione condotta da una donna, quella di Antonella Clerici nel 2010, si attesta al 28.1%, un dato inferiore alla media generale.

saNREMO, LE DONNE: LE STESSE ARTISTE, ANNO DOPO ANNO

C’è un dato che i numeri assoluti non raccontano: quante delle presenze femminili al Festival siano in realtà ritorni delle stesse artiste. Dal 2010 al 2026, su 30 artiste o duo che si sono ripetuti, ben 64 presenze su 94 sono ritorni – ovvero seconde, terze o settesime partecipazioni della stessa persona. Noemi guida questa classifica con 8 presenze in 17 anni, seguita da Arisa e Annalisa a quota 7, e da Malika Ayane a 5. Il dato non è necessariamente negativo: tornare a Sanremo è una scelta artistica legittima e spesso premiante. Ma suggerisce che il bacino di artiste donne a cui il Festival attinge sia, in realtà, più ristretto di quanto le percentuali annuali facciano intuire. La questione, quindi, non è solo quante donne salgono sul palco dell’Ariston ogni anno, ma quante artiste diverse riescono davvero ad accedervi nel corso del tempo.

UNA SCENA CHE CRESCE, MA NON NELLE CLASSIFICHE

Il paradosso è evidente: negli ultimi anni, la scena musicale femminile italiana, anche quella cantautorale, è cresciuta in modo esponenziale per qualità, pluralità e sperimentazione. Eppure, questa vitalità non si traduce quasi mai in un dominio delle classifiche di vendita o di streaming, che rimangono in gran parte appannaggio degli uomini. Un fenomeno opposto a quello che accade, per esempio, negli Stati Uniti, dove artiste come Taylor Swift, Lady Gaga, Beyoncé o Billie Eilish non solo dominano le chart, ma definiscono l’agenda culturale e di mercato. In Italia, la visibilità del Festival non sembra bastare a colmare questo gap.

IL DILEMMA DEL DIRETTORE ARTISTICO: QUOTE O CANZONI?

Critiche come quelle ricevute da Carlo Conti, per quanto legittime nel porre una questione reale, rischiano di generare un effetto collaterale. La pressione mediatica può portare un direttore artistico a sentirsi quasi in dovere di inserire artiste donne per raggiungere una “quota”, rischiando di penalizzare la qualità della scelta basata unicamente sulla canzone. Lo stesso Conti ha ammesso di aver sollecitato le case discografiche, un segnale di questa crescente pressione. Ma nemmeno questo sarebbe giusto: il Festival deve rimanere una competizione tra canzoni, non tra generi. Il nodo, quindi, non è imporre una quota rosa, ma creare un sistema in cui le canzoni delle donne arrivino ai piani alti per merito, senza che la loro presenza diventi un tema di dibattito.

Forse il segnale di cambiamento, come abbiamo già scritto, potrebbe arrivare anche da lì: pensare, per il prossimo ciclo, a una direttrice artistica. Non sarebbe una garanzia automatica di una line-up diversa, ma cambierebbe lo sguardo. E a volte, per cambiare le cose, è proprio da lì che si deve cominciare.