Festival di Sanremo 2026. Da una parte i testi, con quella voglia (sempre più evidente) di raccontare relazioni, fragilità e pezzi di vita vera. Dall’altra il “dietro le quinte” del Festival: il rapporto con il Comune di Sanremo, l’omaggio a Pippo Baudo che diventa anche un format TV, l’incognita Eurovision tornata d’attualità dopo le parole di Levante e, ora, un altro tema che in sala stampa accende sempre la miccia: quanto pesa davvero il voto della stampa.
Ecco cosa è emerso in conferenza stampa dopo l’ascolto in anteprima dei brani di Sanremo 2026, tra dichiarazioni, precisazioni e qualche dettaglio che vale la pena tenere d’occhio.
I testi dei brani: relazioni, vissuti e anche temi più “larghi”
Secondo Carlo Conti il quadro generale dei testi segue una tendenza che negli ultimi anni è diventata quasi una cifra del Festival: tanta dimensione personale, tanti rapporti raccontati, ma anche canzoni che provano a guardare fuori, verso temi più sociali e di attualità.
“Hai fatto caso spesso di questo argomento: sono importanti. Credo ci sia anche tanti rapporti personali che si raccontano, molte le sensazioni personali, come un po’ succede negli ultimi anni, ma ci sono anche le trame che parlano un po’ di tutto. Ce n’è uno anche, l’hai detto tu, insomma, quello di Ermal Meta che parla anche di atrocità della guerra.”
Festival e Comune di Sanremo: “nessuna pace da fare”, c’è una convenzione
Sul tema che negli ultimi mesi ha fatto rumore (il rapporto tra Rai e Comune di Sanremo, e il futuro del Festival), Conti ha scelto una linea molto netta: c’è una convenzione firmata, il percorso è tracciato e non c’è alcun “braccio di ferro” da raccontare come scontro personale.
“Noi abbiamo firmato una convenzione, come sapete, quindi per i prossimi anni ci lega il festival naturalmente alla città di Sanremo e continueremo per i prossimi anni con il festival come da convenzione, diciamo, rispondendo a quello che è stato il bando di gara. Non c’era una pace da fare, fondamentalmente, c’era semplicemente da rispondere a quello che era un bando. Come sapete a noi ha partecipato, è stata l’unica a partecipare al bando e quindi andiamo d’accordo da qui per i prossimi anni, grazie.”
L’omaggio a Pippo Baudo diventa anche TV: due speciali “Sanremo Top”
Tra le novità più concrete annunciate, c’è quella legata al ricordo di Pippo Baudo. Conti ha spiegato che l’idea è riprendere lo spirito di “Sanremo Top”, lo spazio che un tempo tornava sul Festival dopo qualche settimana per leggere “a freddo” l’andamento in classifica delle canzoni.
L’operazione diventa un doppio appuntamento, con due speciali in onda nei due sabati successivi al Festival.
“In qualche modo a ricordare Pippo ci siamo ricordati di un programma che faceva qualche anno fa: un mese dopo, un mese e mezzo dopo, faceva il Sanremo Top. E quindi andava a vedere le classifiche come stavano andando e faceva una o due puntate speciali.
Proprio nel ricordo di questo, noi faremo due puntate speciali, due sabati successivi: il sabato 7 e il sabato 14. I tempi sono cambiati. Abbiamo le classifiche sia quella ufficiale della FIMI che quella delle playlist radiofoniche EarOne, ce le abbiamo in tempo reale, settimana per settimana, quindi nelle due settimane successive divideremo i 30 protagonisti in 15 una sera e 15 l’altra. E faremo due serate dedicate proprio al Sanremo Top, vedendo come stanno andando le canzoni nelle classifiche. Prendiamo proprio l’idea di Pippo, è un altro modo per ricordarlo.”
Eurovision: come funziona l’adesione e il caso Levante
Dopo le dichiarazioni di Levante (che ha detto che, in caso di vittoria, non parteciperebbe all’Eurovision per rispetto di quanto sta accadendo in guerra), è arrivata anche la risposta di Claudio Fasulo sul meccanismo con cui viene gestita l’adesione al contest.
Il punto, spiegato in conferenza, è che da alcuni anni l’adesione passa da una comunicazione diretta legata alle case discografiche, con un modulo distribuito “a monte” e una risposta formale. E sì: è possibile che un artista scelga di non partecipare, per motivi diversi.
“La modalità di adesione degli artisti all’Eurovision Song Contest da qualche anno è basata su una diretta comunicazione da parte della casa discografica stessa. Noi distribuiamo un modulo a monte e, a risposta positiva o meno, in questo modo e come testimonia anche la storia di questi anni, esiste: è possibile che un artista decida di non partecipare per motivi vari. È successo con gli Stati qualche anno fa, insomma non è negato. Quindi ci sta assolutamente che anche in questa edizione la questione venga affrontata in questo modo a seconda di quelle che sono state le risposte che abbiamo ricevuto. Quindi diciamo: al momento stiamo sondando in maniera informale quello che sarà il feedback delle case discografiche. È rispettabilissima la posizione di Levante, ma sembra che comunque ci siano molti intenzionati a partecipare. Prima dell’ufficiale.”
Il voto della stampa: “depotenziato” o decisivo? Il botta e risposta in sala
Altro tema caldo: la percezione (diffusa, in sala) che il voto della stampa sia meno “incisivo” di quanto dovrebbe, soprattutto per via del meccanismo di assegnazione delle percentuali e della frammentazione inevitabile del voto.
Conti, su questo, ha rivendicato le scelte degli ultimi anni come tentativo di dare equilibrio e di far sì che il risultato finale somigli il più possibile anche a quello che succede dopo il Festival (pubblico, vendite, ecc.). E ha citato anche un dato “curioso” dello scorso anno: la somiglianza tra voto sala stampa e voto radio.
“Il nostro voto rimane depotenziato, ecco. Se guardiamo, io ti dico la mia, poi parliamo nella parte tecnica, io credo che lo scorso anno, alla fine se vai a vedere le prime dieci posizioni, ma addirittura le prime sette, sono esattamente poi il grande successo che hanno avuto, sia la vostra votazione, sia quella del pubblico, e il fatto di aver tolto, credo sia stato molto importante, la serata delle cover dal computo della votazione e aver portato la dote di sera in sera, cioè una sera dove votate soltanto, soltanto la sala stampa votano, quindi ha una forza importante. E sono dei voti che si sommano fino ad arrivare alla fine addirittura del rilancio a 5, non viene azzerato, ma continua ad avere ciascuno dei cantanti la propria dote che ha conquistato durante la serata. E alla fine credo, peraltro, lo scorso anno, sono andato curiosamente a vedere a distanza di tempo proprio anche per capire certe cose, la votazione della sala stampa e quella delle radio era praticamente uguale, quindi l’impresa diventava del 66%, questo è un discorso puramente della serata fatto da me che diciamo ho cercato di dare più forza e equilibrio per avere proprio il risultato più possibile, e poi possa corrispondere a quello successivo del pubblico, delle vendite, eccetera. Però, tecnicamente…”
Da lì, la parola è passata a Claudio Fasulo, che ha provato a chiarire la parte “meccanica”: la sala stampa vota con circa 300 unità, ogni voto ha un peso specifico alto e la modalità di voto può produrre distribuzioni molto diverse a seconda di quanto si “stacca” il preferito dagli altri.
“Tecnicamente ci sono due rotazioni da fare, credo che il discarico al fatto, che è stato sottolineato da molti tuoi colleghi, che alcuni dei riferiti dalla sala stampa, quando sono entrati nel portale, questo è legato, credo, alla modalità, dovrebbe essere legato, potrebbe essere legato alla modalità con cui viene dato il voto dalla sala stampa. Nel senso che avere un ventaglio esattamente, un range nella quale muoversi influisce sostanzialmente e dipende da come ciascuno di voi si muove rispetto al voto, può essere un voto spalmato, quindi con poco gap tra una percentuale e l’altra, può essere un voto più ampio. Concludo su una cosa, teniamo conto anche del fatto, ed è una delle valutazioni che facciamo noi insieme alle società con cui collaboriamo, che la sala stampa è formata da 300 circa unità votanti, quindi ciascun voto in percentuale rispetto al 33 che può diventare il totale della sala stampa, ha un peso specifico molto importante ed è per questo che il voto della sala stampa e delle radio ha una tecnica differente da quella del televoto.”
Il giornalista ha insistito sul punto “politico” del problema: il singolo voto della stampa non può mai diventare un “100%” su un solo artista, perché il sistema ti costringe a distribuire e quindi, a suo dire, una parte dell’impatto si disperde. Fasulo, invece, ha ribattuto che l’impatto resta pieno se il voto viene espresso con distanza netta tra preferito e resto.
Giornalista: “Sì, ma proprio per quello che dico che l’impatto è diverso. Dovendo dare prima a qualcuno il nostro 100% viene comunque depositato. Non riusciremo mai a votare al massimo 25 qualcuno, perché comunque da quel voto una parte viene frammentata e viene distribuita agli altri. Quindi il mio voto singolo, che dovrebbe essere un 100%, come magari chi vota da casa, non può essere così e quando ne rimangono solamente 5 siamo intorno al 55% di impatto, perché l’11% circa viene perso negli altri voti singoli che dobbiamo dare.”
Fasulo: “Ma se il voto che viene da voi espresso lavora su questo, sulla distanza tra il più gradito e gli altri, il nostro voto sarà decisivo tanto quanto quello del signor ‘Claudio da Casa’.”
Giornalista: “Meno, meno… perché abbiamo fatto analizzare comunque da un matematico tutto il processo… Alla fine quel voto diventa un po’ di tutti, non puoi darlo tutto a uno e quindi si perde.”
Fasulo: “Anche noi abbiamo fatto analizzare da matematici e no, non è così.”
Niente, da diversi anni a questa parte su questo punto, il peso del voto reale della sala stampa (e non se sia giusto dargli un peso, sia chiaro), non se ne viene a capo. Qui l’ultima analisi fatta da Davide Maistrello per noi.
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