24 Febbraio 2026
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24 Febbraio 2026

Sanremo 2026, i cachet di conduttori, artisti e ospiti: le cifre reali e le stime

Dai 600.000 euro per il direttore artistico al rimborso spese per i Big, le cifre.

Il logo del Festival di Sanremo 2026
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Ogni anno, con l’avvicinarsi del Festival di Sanremo, una delle curiosità più insistenti del pubblico riguarda i compensi dei protagonisti. Quanto guadagnano conduttori, ospiti e artisti in gara?

Rispondere con precisione è un esercizio complesso: la Rai non rilascia dati ufficiali sui singoli contratti, e le cifre che circolano sono spesso frutto di indiscrezioni e stime di settore. Tuttavia, incrociando le informazioni disponibili, i dati delle passate edizioni e le analisi economiche, è possibile tracciare una mappa credibile dei cachet e dei rimborsi che ruotano attorno alla macchina di Sanremo 2026.

Carlo Conti, il direttore artistico: il compenso più alto

In qualità di conduttore e direttore artistico, Carlo Conti è la figura con il compenso più significativo. Secondo diverse fonti, tra cui il Corriere della Sera, il suo cachet per l’intera edizione 2026 si aggirerebbe tra i 500.000 e i 600.000 euro.

È importante sottolineare che questa cifra non copre solo le cinque serate di conduzione, ma remunera anche i mesi di lavoro preparatorio come direttore artistico, un ruolo che include la selezione dei brani, la costruzione del cast e la definizione della linea editoriale dello show.

Artisti in gara: un rimborso spese, non un cachet

Contrariamente a quanto si possa pensare, i 30 artisti della categoria Big non percepiscono un vero e proprio cachet artistico per la loro partecipazione. Il regolamento del Festival prevede invece un contributo a titolo di rimborso spese, destinato a coprire i costi che le case discografiche e gli artisti sostengono per la produzione, la promozione, l’alloggio e lo staff durante la settimana della kermesse.

Per l’edizione 2026, questa cifra è stata confermata da più fonti ed è pari a circa 75.000 euro per ogni artista Big. Un importo che, come specificato, non è un guadagno netto per l’artista, ma un sostegno all’intero progetto sanremese.

Per l’edizione 2026, questa cifra è pari a circa 75.000 euro per ogni artista Big. Un importo che, come specificato, non è un guadagno netto per l’artista, ma un sostegno all’intero progetto sanremese, destinato a coprire i costi sostenuti dalle case discografiche. Da diversi anni la FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana, porta avanti una battaglia per alzare questa soglia, e proprio nel 2026 ha ottenuto un primo risultato concreto: il rimborso è cresciuto rispetto alle edizioni precedenti.

Co-conduttori e ospiti: gettoni di presenza variabili

Per i co-conduttori che si alternano sul palco al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini, si parla di gettoni di presenza a serata. Negli anni recenti, queste cifre sono variate in un range che va dai 25.000 ai 40.000 euro. Figure di richiamo internazionale, come l’attore Can Yaman o la modella Irina Shayk, potrebbero ottenere compensi più alti, in linea con il loro status. Per quanto riguarda i super ospiti musicali, come Tiziano Ferro o Eros Ramazzotti, le stime basate sulle dinamiche di mercato e sulle edizioni passate indicano cachet che possono arrivare fino a circa 100.000 euro per una singola esibizione.

Sul cachet della Pausini si è parlato di circa 250.000 euro, cifra che dovrebbe essere in linea con quella di Ferro del 2020, anno in cui il cantautore di Latina fu ospite fisso per tutte le serate della kermesse. Sul compenso della cantante non ci sono però conferme ufficiali.

Sanremo, un affare per la Rai (e non solo)

Al di là dei singoli compensi, il Festival di Sanremo si conferma un’operazione economicamente molto vantaggiosa per la Rai. A fronte di un costo di produzione totale stimato intorno ai 20-22 milioni di euro, la raccolta pubblicitaria per l’edizione 2025 ha superato i 65 milioni di euro, con previsioni di crescita per il 2026.

Questo significa che il Festival non solo si finanzia interamente da solo, senza pesare sul canone, ma genera anche un margine operativo lordo di decine di milioni di euro, che contribuisce a sostenere altre produzioni del servizio pubblico.

A questo si aggiunge l’indotto economico per la città di Sanremo e per l’intera filiera musicale, stimato da EY in oltre 250 milioni di euro.