NEW MUSIC FRIDAY 19 giugno 2026: LE PAGELLE AI NUOVI SINGOLI ITALIANI
I BRANI DELLA SETTIMANA CONSIGLIATI DA ALL MUSIC ITALIA
ANGELINA MANGO E MARCO MENGONI – CANTO D’AMORE
L’estate può essere di proprietà dell’antitormentone, com’è stato definito, di Angelina Mango e Marco Mengoni? Troppo presto per dirlo ma la certezza è che il brano ha una grande qualità sotto il profilo testuale, lirico e di ricerca musicale.
Ci sono elementi che conosciamo bene della carriera di ‘Nina’, quelle venature da gitana già fatte ascoltare in Melodrama, inserite in un contesto molto spagnolo in generale con Mengoni che fa da comprimario, è il feat non l’artista principale.
Interessante anche questo mix tra suoni reali ed elettronici, non tanto nella musica quanto nella voce di Angelina con l’autotune regolato nei punti giusti in modo anche eccessivo (alla Cher di Believe per intenderci) che però non crea quell’effetto stonatura rispetto all’ambiente circostante che creano i due.
Il testo, come detto, è indubbiamente l’elemento più caratterizzante e si mette in scia con quanto è stato già raccontato dalla stessa Angelina nel suo ultimo progetto, Caramè, ricordandosi anche che ballare è liberatorio.
Questa canzone ci ricorda un fattore importante che spesso è messo da parte con i brani estivi e cioè che non sta scritto da nessuna parte che le ‘hit estive’ non debbano avere contenuto al proprio interno, anzi è quel valore aggiunto (ad oggi) che dovrebbe diventare una bella normalità.
Voto: ★★★★★★★½
7½
LE VIBRAZIONI – AMBIGUITÀ
Molto interessante la scelta rock delle strofe che creano questo contraltare con i ritornelli più poppeggianti, più Vibrazioni vecchio stampo. Molto bello anche lo special che arriva all’improvviso, svuotato da ogni strumento e riempito solo da questi cori quasi angelici.
Si sente che c’è ricerca e voglia di diversità rispetto la media, è proprio bella come canzone per come è stata concepita e costruita con questa vena quasi Queens Of The Stone Age che dona anche quella dimensione desert rock con la chitarra di Sarcina che regna con la sua distorsione potente.
Ottimo lavoro in mezzo a un calderone estivo abbastanza scarno, povero di idee nuove o comunque diverse.
Voto: ★★★★★★★
7
ANNA CASTIGLIA – MIRÓ
Cantautrice vecchio stampo che decide di non entrare in gioco con il resto della discografia per la stagione estiva o, almeno, di non farlo con un tradizionale brano per l’estate ma con un mix tra musica popolare brasiliana (non bossanova, quella è un’altra cosa) e, a un certo punto, del sano e vecchio prog anni 60 davvero di ottima fattura.
Sul testo, come sempre, si gioca nel terreno delle metafore per descrivere un amore dai risvolti inaspettati, quelli che non badano alla forma ma alla sostanza di una psiche da scoprire e non di un semplice sentimento da vivere.
Anna Castiglia ci regala un assaggio del suo nuovo, prossimo album, facendo capire appieno le potenzialità di un suono che raramente sentiamo e che, tra l’altro, anche per lei è qualcosa di nuovo.
Voto: ★★★★★★½
6½
BEATRICE QUINTA – AIUTO!
La canzone è molto molto interessante ma c’è un problema: l’immaginario sonoro è quello di Ditonellapiaga, è totalmente Margherita Carducci quindi potrebbe subentrare quel tipo di limite a primo impatto nelle orecchie degli ascoltatori.
Il testo è geniale, ha un significato ed è per questo che bocciarla non sarebbe giusto, considerando che anche il terzo elemento da prendere in considerazione, quello della vocalità, è (come sempre) a fuoco e senza sbavature o artifici elettronici.
Beatrice Quinta ha costruito questo personaggio un po’ sui generis, una donna forte che se ne frega delle etichette ma che, a un certo punto, capisce che chiedere aiuto non è qualcosa di cui vergognarsi e dunque, pur mantenendo fede alla propria capacità di camminare sempre a testa alta, decide di fare un passo indietro e lasciare entrare consigli e suggerimenti dal mondo esterno.
Paradossalmente, quella che dovrebbe essere una richiesta figlia di debolezza si trasforma in punto di forza e rende anche la canzone altrettanto forte, nella speranza che la distrazione del paragone non incida più del necessario.
Voto: ★★★★★★½
6½
TOMMASO PARADISO – AGITARE COCA COLA
Prendete il Tommy Paradise di Fuoricampo o di Completamente, quello che usava gli anni 80 con quella voce simil Lucio Dalla che tanto bene faceva al cuore e allo sviluppo ad ampio raggio dell’itpop.
Il brano è esattamente quel mondo lì, un po’ di cantautorato pop anni 80 che si mixa al pop di nuova generazione che Paradiso ci ha fatto ascoltare tantissime volte, anzi direi sempre da quando lo conosciamo ad alti livelli e da quando propone canzoni per la stagione estiva.
Poco da sottolineare sul profilo testuale, c’è il profumo d’estate e delle relazioni che nascono proprio sotto l’ombrellone o, comunque, durante questa stagione ma raccontato tutto con quella vena ‘alla Paradiso’ che ti scalda il cuore e le orecchie.
Canzone orecchiabile come solo lui sa farle, il voto è contagiato dalla totale assenza di originalità rispetto ciò che conosciamo di lui e della sua musica ma il brano andrà fortissimo.
Voto: ★★★★★★
6
SHADE – 5K
Vito Ventura, in arte Shade, sa di essere figlio degli anni 80 e di essere cresciuto negli anni 90, la consapevolezza c’è ed è per questo che questo brano è un bel ritorno al periodo degli anni 90 in cui Will Smith ci regalava quel ritmo mezzo hip hop mezzo funky sotto il profilo musicale.
Non solo, però, perché la vena fresca è data anche dall’impatto culturale che ultimamente stanno regalando gente come i Nu Genea, ispirazione fortissima per molti e, credo, anche per lo stesso Shade che attinge a quel mondo world music a piene mani.
A proposito di Nu Genea, dunque di Napoli, c’è una citazione alla lingua napoletana e all’universo di Napoli Centrale, James Senese, Tullio De Piscopo. Si avverte che c’è stata la volontà di costruire qualcosa di suo ma che potesse diventare immediatamente riconoscibile anche dal pubblico e lo ha fatto bene.
L’estate di Shade è caratterizzata dal racconto di questi 5K che diventano una gabbia più che un guadagno concreto. C’è anche la critica politica allo Stato italiano e alle tasse davvero eccessive che, purtroppo, non permettono a un imprenditore o anche a un dipendente di potersi godere i frutti economici del proprio guadagno al meglio.
Conoscendo la carriera di Shade, questo è un esperimento vero ed è perfettamente riuscito.
Voto: ★★★★★★½
6½
TRIGNO, ERMAL META – IRRECUPERABILE
Molto interessante la scelta di andare nella direzione di un Mannarino d’annata, di quelle ballate alla romana spensierate con la tromba che entra nella seconda parte e che amplifica quel senso di simil stornello da taverna che fa divertire.
È una canzone davvero divertente e Trigno dimostra di essere, inaspettatamente, in una comfort zone difficilmente prevedibile alla vigilia. Canzoni del genere, nel suo periodo amiciano, non le potevamo neanche immaginare. Ecco cosa vuol dire non essere più sotto l’ala di Maria, sperimentare e crescere da soli fa davvero bene e a lui ha fatto benissimo.
Su Ermal poco da dire, completa il brano a modo suo e lo fa benissimo ma è solo il feat, il ruolo di protagonista vero è di Trigno che piazza la voce preponderante anche a livello volumetrico nel ritornello, con Ermal che fa quasi da papà che all’inizio aiuta il figlio in bici e poi, di colpo lo lascia per proseguire con le sue sole forze.
Forse, questo è il primo vero brano della carriera di Trigno. “Il passato rimaniamolo alle spalle” come diceva una famosa poetessa sui social qualche anno fa.
Voto: ★★★★★★½
6½
FRANCESCO RENGA, GIUSY FERRERI – NON DOVREI NON DOVRESTI
Una canzone estiva con il ritmo all’italiana degli anni 50 mancava quest’anno nella gara delle hit estive. Eccola qui.
Canzone d’amore, non soffermiamoci sul testo perché parla di quello senza particolari guizzi. È interessante, invece, la scelta di Renga e della Ferreri di proporre un brano del genere non solo perché va in contrapposizione rispetto tutto il resto dei brani che stiamo ascoltando ma anche perché loro due non hanno mai sperimentato in questo territorio.
La novità è ben gradita, le due voci suonano bene insieme e risaltano a vicenda le rispettive qualità del timbro, particolare per entrambi e lo sappiamo, che qui esplodono sia sulle note alte sia su quelle più basse.
Un mix inaspettato e interessante, da tenere in considerazione come veri outsider del 2026.
Voto: ★★★★★★½
6½
PAGELLE NUOVI SINGOLI 19 giugno 2026 – I BOCCIATI DA AMI
ASTRO – WAR
Questo brano, uno dei tanti dell’album di Astro, ha un problema grosso ed è la confusione concettuale del testo, soprattutto quando vengono citate le parti politiche. Nonostante ciò, apprezzabile il fatto che ci provi.
Canzone rap di nuova generazione standard, bel flow di Astro senza dubbio ma, come detto, ci sono un paio di cose rivedibili e, sia chiaro, non a livello ideologico perché ognuno si fa una propria idea ma proprio a livello pratico di continuity.
Se citi Zelensky dicendo che è un burattino, dunque ti schieri palesemente, nella frase successiva non puoi dire che ciò che dice la Meloni non conta perché le due cose vanno in contrapposizione e non si comprende il senso, considerando che, poi, la canzone è un continuo ripetere “sono pronto alla guerra”.
Ma guerra rispetto a chi? Rispetto cosa? Ideologicamente come e dove ti piazzi? Il problema delle canzoni politiche fatte così è che non lasciano un segno chiaro di cosa si stia raccontando e alla fine si fa solo una grande confusione.
Sei pronto alla guerra ma non ti piace Zelensky, quindi tecnicamente vai a destra. Poi, però, la Meloni non ti piace quindi non sei a destra ma sei pronto alla guerra come uno di destra, quindi non ti piace solo il capo politico del partito? Ma se sei Astro e hai il vissuto che hai, come ti poni nei confronti delle politiche di destra e, soprattutto, perché dovresti essere pronto alla guerra?
È tutta una metafora per parlare della guerra nel rap? Esiste una guerra? Quali sarebbero gli schieramenti?
Questa canzone lascia più domande che risposte, non proprio il massimo della vita se vuoi dare una direzione alla tua musica e vuoi diventare il nuovo game changer, come viene raccontato sul web e anche nel tuo album.
Voto: ★★★★★
5
MADAME – M’AMA NON M’AMA
Ritmo afrobeat sostenuto, bpm elevato per il genere, con un testo che però nasconde insidie sotto il profilo della comprensione perché la scelta è quella del mumbling nella prima parte.
La sperimentazione di Madame è apprezzabile ma è davvero complicato riuscire a dare una forma chiara al significato senza essere in possesso del testo, si fa davvero molta fatica in più punti. Da ciò che si può comprendere, sembra una canzone dove si parla di una relazione abbastanza tossica con una persona più adulta dove è lei a inseguire lui.
Il ritornello è indubbiamente la cosa più forte di questo brano, è la cosa che regge tutta la struttura della canzone in piedi e che può giocarsi la carta della viralità social, ammesso che le interessi quel tipo di mondo.
Purtroppo, la potenza del ritornello non basta per salvare tutto un intero brano dove si fa fatica a comprendere tutto, dunque si perde contatto con l’intensità di un testo che, magari, è anche forte in qualche parte ma, banalmente, non si capisce.
Voto: ★★★★★
5
NARTICO – GIANNI MORANDI
L’idea di rendere omaggio a Gianni Morandi è carina, molto in continuità con quanto fatto quasi vent’anni fa da Cristicchi con Biagio Antonacci, e il ritornello è anche divertente ma sembra più una canzone costruita per cercare di far parlare di sé e non un pensiero artistico con un reale senso alle spalle.
Classica canzone one shot che non ha quella giusta spinta e quel crescendo che in canzoni del genere sarebbe utile per restare incollati fino alla fine con attenzione, considerando anche lo scollamento a livello testuale tra strofa e ritornello.
Siamo nel territorio dell’itpop, il vecchio indie alla Dente, a livello sonoro, melodico con questa struttura che passa da minore a maggiore in modo repentino tra strofa e ritornello, senza una costruzione tra un mondo e l’altro, che oggettivamente colpisce ma che non riesce a reggere alla lunga.
Ci sono elementi di distrazione vari, partendo proprio dall’elemento che dovrebbe essere il più caratterizzante, quindi purtroppo non ci siamo.
Voto: ★★★★★
5
ALESSIO BERNABEI – LABBRA AMARENA
Il funky non è territorio in cui Bernabei si esprime vocalmente al meglio, si capisce subito dalla prima strofa in cui sembra che il canto sia poco controllato, buttato lì quasi come se alle spalle del cantante si nascondesse un ragazzo dall’anima strafottente che ti vuole catturare con questo carattere indomito. Funziona poco.
Sotto il profilo musicale e melodico, prendete American Boy di Estelle, togliete il testo originale fatto anche con Kanye, rinfrescate un po’ con un tocco di funky di nuova generazione ed ecco qui che avrete questa Labbra Amarena che, purtroppo, non restituisce originalità. Freschezza sì, del resto il funky serve proprio a mettere del pepe nelle orecchie, ma originalità no.
Sul testo è abbastanza inutile stare a fare analisi, è una canzone estiva senza chissà quali prospettive ideologiche. È quella roba lì con riferimenti stagionali, nessuna frase memorabile e pochissima voglia di stupire.
Ancora, dopo anni, viene da chiedersi perché Bernabei non abbia proseguito con quella vena e chiave elettronica molto ma molto più originale e interessante, tra l’altro adatta alla sua voce, che aveva trovato con i Follya.
Probabilmente non lo sapremo mai, a meno che non sarà lui a spiegarlo. Se si trova bene in questa nuova dimensione dove ogni canzone è diversa dall’altra e non esiste una direzione, al momento, chiara allora bene per lui ma questo nuovo paragrafo estivo del nuovo percorso solista ci restituisce un ulteriore elemento di confusione.
Voto: ★★★★
4
GEMELLI DIVERSI – DESIDERIO
Scusate, domanda (non una certezza, sia chiaro): ma questo brano è stato creato con AI? Chiedo perché, per divertimento personale e anche per studio della materia, utilizzo Suno e le caratteristiche del brano sono quelle che la piattaforma rielabora in scala 1:1 quando vengono segnate determinate informazioni per la successiva creazione del brano.
L’intro con il clap e la tastiera che poi va in loop, i vocalizzi senza parole a cui fa seguito una parte del ritornello e, dopo la prima battuta, l’inizio con il testo e tutto il resto. La struttura sembra quella, poi magari non lo è al 100% ma all’orecchio di un utilizzatore di AI la sensazione che torna è quella.
Anche il ritornello, come ci si arriva e, poi, il post chorus sembrano essere stati impostati con gli stilemi di un brano AI. Ripetiamo per precisione, non è un’accusa né tantomeno abbiamo certezza, è semplicemente una sensazione basata su studi in corso relativi a una materia ancora tutta da comprendere.
Purtroppo, però, questo elemento non può essere messo da parte perché influisce inevitabilmente sul giudizio, a cui poi aggiungiamo un ulteriore elemento legato al testo di per sé. Questi non sembrano i Gemelli Diversi, sono più simili a una roba tipo I Desideri o mondi simili ed è un peccato assistere a questa parabola discendente che è partita con un picco altissimo, quello di Mary, ed è arrivato fino a “so che l’apocalisse è donna perché vuoi o non vuoi si fa attendere” e poi ancora “c’è un desiderio che scorre dentro me, non lo so cos’è ma mi piace”.
Banalità a pioggia nel testo, dispiace ma questo desiderio dei Gemelli Diversi non ci ha contagiati.
Voto: ★★★
3
ANNA – WHITE GIRL WASTED
Se questa canzone viene promossa è solo per un motivo: il nome e l’hype attorno all’artista. Chi conosce la musica non può promuovere questa cosa, è davvero troppo il buonismo se si parla bene di un brano che non ha nemmeno un elemento di modernità, originalità, capacità tecnica, bellezza testuale.
A livello tecnico non si può parlare di una bella canzone, poi subentra il gusto soggettivo ed è qui che le strade si dividono solitamente nella critica. Soggettivamente, per esempio, questo brano lo ascolterò allo sfinimento perché mi diverte, mi suona fresco ma oggettivamente rasentiamo la banalità creativa e spieghiamo il perché andando indietro fino ai primi anni 2010.
Sono gli anni di Kesha con TikTok, degli LMFAO con Party Rock e di David Guetta con qualsiasi cosa un po’ più hard rispetto alla classica EDM di quel tempo. Ecco, Anna o chi per lei ha deciso non di attingere a quell’immaginario ma proprio di prenderlo, ricopiarlo su carta carbone e riproporlo per il pubblico di Anna che, tra l’altro, in quegli anni non era manco nato.
Ecco, loro però non erano nati, noi sì e pure da un bel po’. Questa canzone è lo specchio della mancanza di originalità che poggia le basi del successo sulla creazione del personaggio, non dell’artista.
Anna è molto più brava di così e lo sappiamo ma il personaggio è quello con i capelli rosa, un po’ Barbie del rap che parla prevalentemente a un pubblico di teenager. Se sono donne ben venga, diventa un faro per far capire che sto mondo maschilista può e deve dare spazio alle donne, se parla agli uomini ormonati sappiamo il perché. Tutti, a 15 anni, siamo passati da quella incontrollabile fase di crescita.
Altra informazione per i ragazzi che non erano nati ai tempi dello shuffle: era maledettamente cringe questo passo, un po’ come la tektonik di qualche anno prima, e se la fa Anna non è che diventa magicamente una roba figa. Resta cringe anche dopo 15 anni.
Soggettivamente la ascolterò allo sfinimento, oggettivamente non è una canzone valida ma solo spinta dall’hype del nome e se l’avesse realizzata, non so, Giuseppa al posto di Anna staremmo tutti a parlare di disastro e la skipperemmo immediatamente con la frase “ma che è sta roba? Pare David Guetta nel 2010.”.
Voto: ★★★★
4
GIANNI MORANDI E ALESSANDRA AMOROSO – HIT PARADE
Su questo brano bisogna fare un ragionamento accurato, perché bisogna scegliere da che parte stare. Gianni Morandi è ancora in grado di non risultare fuoriluogo oppure, forse, è meglio mollare il colpo a un certo punto per evitare di diventare una macchietta?
La canzone, sempre scritta da Jovanotti come questa qui, con cui lo avevamo lasciato era il perfetto addio alle nuove composizioni, un omaggio meraviglioso a un’intera carriera costellata di successi. Questo ritorno alla hit estiva che richiama la famosa hit parade di Lelio Luttazzi sembra quasi un plus non necessario perché fa inserire Morandi nel gioco della hit dell’estate che non è un terreno nel quale uno della sua caratura dovrebbe giocare.
Il fatto che ci sia Alessandra Amoroso, invece, lo pone in quella dimensione da classifica da agguantare che, però, potrebbe trasformarsi in un boomerang qualora non dovesse raggiungere i risultati sperati e con un brano così debole, poco ispirato sotto il profilo musicale è davvero complicato fare il grande salto in alto.
La scelta della Amoroso, tra l’altro, è molto curiosa. Negli ultimi anni, l’unica collaborazione con un’artista storica andata bene è stata quella di Fedez con Orietta Berti, il resto sono stati tutti dei fallimenti numerici e un cantante o una cantante pop italiana, come sappiamo, un fallimento lo percepisce eccome sulla sua pelle artistica.
Questo brano non dona la sensazione di potere riuscire a scavalcare i competitor, nonostante la presenza di due nomi fortissimi della nostra musica popolare, per due motivi: uno, già detto, è la produzione troppo poco ispirata di un Sixpm che sembra distratto dalla paternità, non ci sono guizzi di nessun tipo questa volta da parte sua. Il secondo è l’amalgama tra i due che praticamente non c’è. Le parti sono divise con una presenza preponderante di Gianni rispetto alla Amoroso, manca quel senso di unione che viene, invece, sostituito dal senso di rispetto che lei nutre verso di lui.
Questo causa un passo indietro da parte di una delle due figure, anche se magari involontario, e si sente. C’è una certa reverenza che è comprensibile, ovvio, ma che non permette di potere considerare il lavoro come pienamente riuscito.
Già detto anche sul testo, è un omaggio alla hit parade e a quel mondo radiofonico del passato che sviscerava le classifiche in modo completamente diverso da quello che viviamo oggi.
Canzone brutta? Non del tutto. Canzone che se fosse stata cantata da altri con nomi più deboli sarebbe passata totalmente inosservata? Senza dubbio ed è qui che la forza di un brano si fa sentire.
Voto: ★★★★
4
LOLLIPOP – SAY NOW
Ci sono occasioni dove ogni parola è superflua e altre, invece, dove le parole non basterebbero per spiegare qualcosa. In questo caso andrebbero bene entrambe le strade, cioè il silenzio più totale ma anche un libro intero per approfondire i motivi del perché questa canzone sia completamente sbagliata.
Partiamo dal dato più semplice: è, banalmente, vecchia nella sua costruzione. La struttura, il modo di mixare il progetto, il cantato, il ‘template’ della canzone. È tutto tremendamente primi anni 2000 ma siamo nel 2026 e una produzione del genere non ha la minima speranza di successo, anche minimo, sul mercato.
Il roll-up non è stato all’altezza del nome ma, in questo caso, comprendiamo che il budget potesse essere praticamente nullo per creare una strategia di comunicazione dunque va bene così ma va detto che, qualora fosse stata fatta una comunicazione diversa, probabilmente non si sarebbe rientrati con le spese perché una canzone del genere è difficile che possa riuscire a conquistare il pubblico nuovo, anzi impossibile.
Quello nostalgico, i millennial amanti dell’idea del ritorno delle Lollipop, ha già abbandonato questo tipo di musica anni fa e il pubblico ancora più adulto non ha mai avuto nella girl band un punto di riferimento quindi manca proprio il target su cui agire.
Il testo sembra una di quelle robe dei primi anni 2000 scritte in cinque minuti e in modo svogliato, giusto per dire di averlo fatto, e sulla base abbiamo già detto tutto. Le voci, purtroppo, sono state mixate non in modo adeguato, ci sono svariati punti in cui ci si perde con il reverbero, con le correzioni giuste e doverose per non far sembrare all’orecchio che il livello delle voci vada ‘fuori’ rispetto quello della produzione.
Insomma, questo comeback non è iniziato nel migliore dei modi.
Voto: ★★★★
4
ROB, FINLEY – ZERO DRAMMA
L’impatto di Rob dopo la vittoria di X Factor è stato praticamente nullo e, purtroppo, questo brano con i Finley difficilmente cambierà lo status quo perché manca proprio verve e potenza, a dispetto del tipo di brano proposto che è un pop punk un po’ annacquato, figlio di un mondo fermo al 2006.
La struttura è quella di Pink e della sua So What ma con i suoni più aperti per aderire al mercato odierno, per fortuna almeno quello, ma il dramma è superiore allo zero. Quella che rimane ferma allo zero è, invece, l’originalità.
Il post punk, il punk rock, anche l’alt rock all’estero sta andando fortissimo e vive, anzi, un periodo di splendore artistico e ideologico che non si vedeva da molto tempo. Rob ha detto di avere preso ispirazione da Paramore, Evanescence, Avril Lavigne quindi è palese che i suoi riferimenti siano, per l’appunto esteri.
Perché, allora, non prendere spunto da situazioni estere più fresche, perché lasciare che le cose continuino ad andare così senza neanche dare la parvenza di una minima lotta per fare qualcosa di davvero diverso?
I Finley, di sicuro, le avranno dato dei consigli quindi speriamo che per il futuro possano tornare utili perché il presente, al momento, ha solo un trofeo a forma di X in bacheca e nulla più.
Voto: ★★★★
4
PIERDAVIDE CARONE, MARTINA ATTILI – È FINITA
Due voci cantautorali che rendono, da sempre, al meglio su ritmi da ballad provano a fare una canzone uptempo con un mix abbastanza discutibile, con la voce di uno che sembra viaggiare su un altro volume rispetto al resto e la voce dell’altra che sparisce molto più spesso di quanto dovrebbe.
Il risultato non è ottimale, per nulla, se prendiamo in considerazione tutti gli aspetti tecnici del caso ma funziona male anche il testo, uno dei meno ispirati probabilmente dell’intera carriera di Pierdavide Carone.
Una canzone d’amore finito e irrecuperabile, tema trito e ritrito, che non aggiunge nulla alle due carriere, se non un feat di coppia da potersi giocare nelle date live ma nulla più.
È proprio un tipo di canzone che non ha punti di collegamento con le due carriere, specialmente quella di Carone, facendo subentrare la domanda classica che, ormai, ci si ripete da anni: ce la farà questo fenomeno della penna italiana a farcela? E Martina Attili che direzione vuole prendere? Brani tutti diversi tra loro e questo che, purtroppo, non ha neanche quel tocco testuale interessante da analizzare.
Voto: ★★★★
4
SEM&STENN – ANIMALE
Musica techno per stomaci forti, da club, che fa ballare in discoteca completamente strafatti ma assolutamente senza senso. Per carità, il tipo di progetto di questi due ragazzi è sempre stato questo quindi sono andati in continuità con quanto già fatto ma è davvero tutto troppo confusionario.
Frasi sconnesse nel testo, musica adatta solo a quel tipo di mondo e nulla più, troppo limitante per riuscire a diventare una canzone ad ampio raggio popolare. Per carità, magari all’interno degli stilemi del genere può avere un suo senso ma, ripetiamolo, sembra che sia stata presa la scelta del tutto e troppo, cosa che una volta su mille può anche pagare ma non è questo il caso.
È solo un mix di suoni messi a caso che non creano coinvolgimento emotivo o, come il titolo del brano, animale.
Voto: ★★★
3
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