Pagelle nuovi singoli 13 febbraio 2026 – I bocciati da AMI
Lil Jolie – SOPHIE
Questa canzone non è per nulla brutta però ha dei difetti che vanno sottolineati, partendo da mix e mastering che sono quelli più evidenti.
La voce di Lil Jolie, a tratti, quasi svanisce in mezzo alle chitarre e alla sezione ritmica, nel ritornello bisogna fare uno sforzo suppletivo per riuscire a sentirla e questo non va bene mai. Non è un problema da poco, bisogna stare molto attenti perché 9 volte su 10 questo è il punto focale della buona o della cattiva riuscita di un brano.
Altra cosa che suona strana a primo ascolto è la sua voce. Sembra una persona diversa da quella Lil Jolie che abbiamo conosciuto sia ad Amici sia a Sanremo Giovani. Per certi versi può sembrare una cosa positiva, è cresciuta e sta continuando a farlo, ma va sottolineato che la voce non sembra essersi rafforzata rispetto ai precedenti progetti.
La voce suona molto grezza, come se stesse regredendo tecnicamente e, non avendo parlato direttamente con lei, non possiamo sapere se sia una scelta voluta e ponderata oppure no ma, purtroppo, dobbiamo basarci su ciò che ascoltiamo e l’impressione, la prima, è questa.
La cosa bella è il testo, davvero ben fatto, che spiega uno stato di fragilità interiore molto intenso e questo è un segno che la scrittura della cantautrice campana cresce. È un bene. È un ottimo punto di ripartenza ma bisogna stare attenti alla parte tecnica e ai volumi, è fondamentale.
★★★★★½
5½
Albert – DA COME GUARDI
Albert è sempre stato un talento molto interessante ma che non ha mai trovato la chiave di volta per fare lo step successivo, sempre rimasto in quel limbo da cui uscire è difficile.
Questo nuovo brano va, purtroppo, di nuovo in quella direzione di mezzo dove senti che il talento c’è, è palpabile, ma il brano di per sé risulta debole e poco coinvolgente.
Cantautorap di nuova generazione in cui il testo funziona, si gioca in questa storia d’amore strana e, a tratti, tossica (si parla anche di pillole da mandar giù per andare avanti), ma c’è una debolezza generale nella produzione che risulta scarica e, a tratti, anche fuori tempo.
Di certo è un effetto voluto, all’inizio delle due strofe, ma crea una sensazione straniante che risulta poco piacevole e distrae, sembra poco lineare. Manca quell’elemento che catturi l’ascoltatore e lo tenga lì fino alla fine.
Albert può e deve fare di più, è il momento.
★★★★★
5
El Ma – DICITENCELLO VUJE
Per spiegare questa canzone, in realtà, basta pochissimo: chiamate Dua Lipa di inizio carriera, quindi non ancora perfettamente a fuoco e con tanto studio da fare, e fatele cantare Dicitencello Vuje con le strofe in inglese e il ritornello che resta quello originale in napoletano.
Sì, magari può risultare così cringe da fare il giro e diventare interessante ma il problema è che tutti gli elementi risultano fuori fuoco, fuori posto e l’esperimento così tanto lontano dalla canzone originale da risultare poco appetibile.
Esistono delle versioni in inglese, quella di Dean Martin resta mitologica, ma parliamo di struttura vocale e caratura nettamente diverse, non è proprio possibile paragonare quelle versioni ormai molto vintage e di elevata qualità con questa che non ha forza, non conquista, non raggiunge le corde dell’anima come, invece, dovrebbe fare.
Tutto abbastanza strano e il problema del timbro uguale a quello di una giovane versione di Dua Lipa, non agli stessi livelli, qui risalta ancora di più purtroppo.
★★★★
4
Frasa – PARARÀ
Il problema enorme di questo ragazzo, che ci mette tutta la buona volontà, è il timbro. Non è riconoscibile, non ha elementi caratteristici, non ha un “colore” che può permettergli di distinguersi dalla massa.
Dovrà giocarsela con armi diverse, testo e musica, se vorrà fare di questa passione un mestiere a lungo termine perché la voce è debole per i motivi di cui sopra. Probabilmente è anche un fatto anagrafico, deve ancora maturare e trovare la quadra per donare unicità a tutte le sfumature che è in grado di creare.
La canzone è una ballad, fatta con tutti gli stilemi delle ballad di nuova generazione. La struttura del brano è uguale a quella di mille altri quindi anche da questo punto di vista bisogna trovare una chiave nuova, diversa.
Il testo vuole raccontare la crescita di un bambino che diventa ragazzo e, poi, uomo e che, crescendo, dimentica quasi cosa voglia dire essere felice, provare sentimenti, innamorarsi.
L’apparenza diventa più importante di se stessi e questo non è un bene, sembra essere questo il significato del brano ed è anche un bel significato.
Bisogna approfondire gli altri due elementi perché sulla scrittura ci siamo, anche se ancora è acerba a tratti. Non ci sono frasi memorabili, diciamo che rimane ben impresso il significato generale ma non un qualcosa di particolare che ti aggancia subito.
★★★★★
5
Le-One – LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO
Mi sa che qualcuno ha dimenticato di dire a Le-One che Geolier già esiste e che non lo schiodi neanche con le bombe, in questo momento, nell’immaginario collettivo.
Canzone interamente in napoletano e, come spesso accade, purtroppo non abbiamo il testo a disposizione per capirne le parole.
Detto ciò, è una rap ballad dove il timbro, totalmente scomparso dietro secchiate di autotune, è praticamente uguale (una fotocopia nuda e cruda) a quello di Geolier.
Le-One non esiste in questa canzone, non c’è traccia di lui e di una parvenza di originalità. Spiace.
★★★
3
Maila – MA CHE RUMORE FA
Mezzo voto in meno per la copertina fatta con AI e no, non è una cosa da escludere come fattore perché ascoltando la canzone sembra che anche testo e musica siano state create con Suno.
La struttura è praticamente identica a miliardi di power ballad urban senza nessun elemento, neanche uno, che la fa distinguere dalla massa.
Il testo è molto basico, non ci sono anche qui elementi caratteristici o frasi memorabili, sembra che sia stato abbozzato il prompt con descrizione “canzone urban femminile d’amore triste, relazione finita e donna ferita”, premi su Create e lavoro fatto.
Poi, magari, non è così ma l’impressione è quella e sarebbe triste se fosse così.
Bisogna lavorare a qualcosa di diverso perché così la strada diventa troppo in salita per questa ragazza.
★★★
3
Marco Ligabue – UNA VITA DIVERSA
Marco Ligabue, in ogni singola canzone, ha lo stesso identico problema ed è probabile che lo sappia anche lui, ma in questa canzone è ancora più evidente: non si scrolla di dosso gli elementi che appartengono a suo fratello Luciano Ligabue.
La struttura della canzone, la voce, le melodie, gli arrangiamenti sono quelli di una qualsiasi canzone pop rock di Ligabue senior ed è un problema perché sarebbe davvero bello riuscire ad ascoltare di Marco che non sia derivativo.
Il problema è che risulta tutto confuso, con frasi buttate lì quasi per riempire lo spazio.
★★★★
4
Moeh – ATTENTO
Capisco che viviamo in un’epoca di canzoni mordi e fuggi, senza originalità spiccata e ogni tanto si deve chiudere un occhio ma sugli emergenti è davvero difficile.
Perché un emergente sente l’esigenza di creare un brano che palesemente non può avere chances in questo mercato?
Questa canzone non ha verve, non ha originalità, la base è uguale a mille altre e, purtroppo, il nome di Moeh non è così forte da reggere l’urto.
Questo brano non è né riconoscibile né originale.
★★★
3
Sierra – NEL CIELO
I Sierra che fanno una canzone con la base di una canzone random di Alfa e Carl Brave non era nella bingo card di febbraio 2026 ma è successo.
Il brano è un continuo loop, non c’è un singolo momento in cui si può pensare che ci sia un coinvolgimento netto con dei saliscendi emotivi.
Si poteva decisamente fare di più.
★★★★
4
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