Pagelle nuovi singoli 10 aprile 2026 – I bocciati da AMI
ALEX WYSE – ARRIVEDERCI PIÙ
La domanda che ci si pone ascoltando per la prima volta questa canzone è: che tipo di risultati si possono ottenere? A cosa vuole puntare Alex Wyse con un brano simile, considerando che lui a questo punto ha quasi un disperato bisogno di risultati tangibili a livello numerico?
Sono anni che si attende la definitiva esplosione di questo talento, perché è un talento ed è innegabile, ma c’è sempre quella virgola nascosta che non permette al grande pubblico di amarlo fino in fondo, di lasciarlo lì con i suoi e le sue fan senza quasi mai prendere e toccare il cuore di nuova gente.
È il timbro, sono i testi, sono le melodie? Non si riesce a dare una risposta chiara ma qualcosa non scatta mai e questa nuova canzone sembrerebbe a primo impatto andare nella stessa, medesima scia.
La percezione di chi vi scrive è che, in questo caso, ciò che non va potrebbe essere non il timbro ma il modo che ha di poggiare la voce sull’arrangiamento (tra l’altro in linea di continuità con il brano sanremese che, come sappiamo, non ha avuto successo oltre la sua bolla).
A volte sembra quasi forzare troppo e altre volte troppo poco, senza mai toccare quella punta di equilibrio che permette di dire che finalmente ci siamo.
Altra cosa può essere il tema, non la scrittura. Forse cambiare tema, mantenendo un alto livello di scrittura, in un periodo dell’anno dove c’è bisogno di più freschezza e più leggerezza, sarebbe un’idea da non prendere sotto gamba.
Voto: ★★★★★
5
ALESSIO BERNABEI – PORNO
Alessio Bernabei è un caso più unico che raro nella discografia italiana, considerando che nel corso degli ultimi dieci anni ha cambiato direzione artistica una quantità indefinita di volte e, ancora oggi, non ha trovato una direzione definitiva.
In questo caso ci riprova con una forma di pop mista al soul con venature blues derivativa dalle produzioni del miglior Bruno Mars, senza essere ovviamente Bruno Mars.
Può funzionare in radio? Probabile, almeno la prima settimana per fare dei test (e lo monitoreremo per capire i progressi), ma resta il fatto che il problema di questo artista è avere una direzione e basta.
Gli ultimi singoli sono completamente diversi l’uno dall’altro, che diventano ulteriormente diversi se prendiamo in considerazione anche i precedenti percorsi con i vecchi Dear Jack, trasformati in Follya e poi messi di nuovo in un angolo per concentrarsi su nuove produzioni fatte dai soliti Room9.
La domanda, a cui ci piacerebbe dare una risposta, è semplice: questo brano a cosa serve? Specifichiamo che è una domanda proprio sullo sviluppo del percorso artistico. Nell’ottica generale, questo brano a quanto può servire? Non esistono elementi sufficienti per definirlo un brano dal grande appeal e non sembra neanche una di quelle produzioni da 15 secondi social.
Manca proprio il collante sul percorso sia a breve che a medio e lungo termine e questa Porno non scioglie i dubbi, resta un po’ appesa con tante perplessità.
Voto: ★★★★★
5
DENNIS – MI PIACI TU
Se esistesse una petizione per bloccare il dilagare senza freni delle canzoni d’amore nella musica italiana a discapito dello storytelling di qualsiasi altra natura, chi vi scrive sarebbe il primo firmatario.
Quello che mi domando è come sia possibile, per un artista emergente (perché sì, Dennis è rientrato nei ranghi della categoria degli emergenti dopo il mezzo exploit Amiciano di qualche anno fa sotto il nome di Deddy) con una certa qualità, non comprendere che il mercato in quella direzione sia estremamente saturo?
Com’è possibile, mi domando, nonostante contenuti praticamente giornalieri sul web dove si parla delle direzioni della musica, di quali siano i ‘mondi’ da potere battere per avere un minimo di margine in più sul mercato e di molto altro, che si continui a insistere ciecamente su un qualcosa che non porta e non porterà risultati di nessun tipo?
Qui non è questione di essere o meno emergenti o big, qui è questione di maneggiare correttamente la materia e questo discorso vale per Dennis così come vale per tutti.
Strategicamente, in qualsiasi settore professionale, se una strada è già battuta si cerca di trovarne di nuove, di andare in una direzione diversa, ostinata e contraria. Nella musica no ed è incredibile questa cosa, considerando la mole di cose che stanno accadendo nel mondo in questi anni.
Questa canzone di Dennis risulta inconsistente sia vocalmente che musicalmente, il testo già lo abbiamo argomentato lungamente quindi va bene così. Anzi, non va bene così, purtroppo.
Voto: ★★★★
4
ENNY P – MI PIACE
Canzone da TikTok, fine.
Bel flow quello di Enny P, anche se già Anna Pepe e Beba esistono a dire il vero, ma a parte ricercare la viralità sui social questa canzone ha un’utilità di qualche tipo?
Il testo è un miscuglio di parole messe lì senza un preciso nesso logico, un mix di “yeyeye mi piace bianco mi piace nasty mi piace nero” e altre robe sconclusionate ma, hey, la new gen cerca le cose che gasano, mica quelle che abbiano un senso quindi top, bella, crazy, sivalletto, pefforza e c’abbracciamo.
Davvero, non c’è nulla da dire sul brano, per quanto mi piacerebbe. Non ha nulla da raccontare, è un brano sostanzialmente vuoto e creato per riempire lo spazio di 15 secondi di un video su TikTok, come già detto all’inizio.
Voto: ★★★
3
GEMELLI DIVERSI – TRA LE DITA
A che serve questa canzone alla collettività? Che tema nuovo e diverso è quello dell’amore complicato e senza speranza? Perché un ascoltatore non fan dei Gemelli Diversi dovrebbe avere voglia di ascoltare questa canzone?
Non è che se si decide di fare un arrangiamento synth pop allora le cose cambiano se poi il testo è quello che ascoltiamo in questa nuova canzone dei Gemelli Diversi.
Come siamo passati da un brano epocale come Mary a questa Tra Le Dita? Cos’è successo nel frattempo? Questo brano porta a farsi molte domande ma di risposte, fondamentalmente, ce ne sono poche ma una regna sovrana in questo mercato sconclusionato che abbiamo creato in Italia, purtroppo: almeno si fa qualcosa e si fa girare il nome.
Il mercato è saturo di questo tema e di queste canzoni e se non lo prendono in considerazione neanche gli storici vuol dire che è davvero finita, bisogna rastrellare e ricominciare da zero.
Voto: ★★★★
4
MARTINA ATTILI – CARO X
“Che confusione” cantava Moreno molti anni fa e riprendere questa piccola citazione è quantomai azzeccato in questo brano, confusionario e poco a fuoco.
C’è un tentativo di teatro canzone, almeno così viene raccontato ma il teatro canzone è un’altra cosa (Gaber insegna), e c’è un mix fatto in modo molto strano.
Gli strumenti sovrastano la voce in più punti, nella parte finale subentra una voce maschile che arricchisce il senso di confusione di cui sopra, le parti parlate della Attili vengono coperte dalle chitarre quando invece la direzione poteva essere un’altra, più sottile musicalmente con l’emersione delle parole.
Si parla d’amore, almeno così sembrerebbe, ma forse è più corretto dire che si parla di una relazione interpersonale tra due soggetti che non si incontrano mai e se non avessi letto la spiegazione dal comunicato stampa, difficilmente lo avrei intuito perché anche il testo risulta confusionario in più punti.
Voto: ★★★★
4
NEIMA EZZA – PIOVONO LACRIME
Piovono lacrime è quello che si fa quando si ascolta questa canzone, ma non in accezione positiva perché ti viene da lacrimare al pensiero che finisce il brano e stai lì a chiederti: ma Neima Ezza con chi sta parlando? Di chi sta parlando? Che cosa sta dicendo? A chi?
Canzone urban classica, senza nessun minimo punto di novità musicale, con un testo sconclusionato che chiamarlo tale è poco, considerando che all’inizio sembra parlare dell’assenza del padre e che, invece, nella seconda parte i riferimenti sembrano fatti all’assenza di una donna.
Quindi, torniamo all’origine: chi è il soggetto a cui parla e di cui parla Neima Ezza? Non è dato saperlo e allora, in questo mare di indecisione lessicale, la decisione deve essere presa su un voto che regala il senso di smarrimento dato dall’ascolto di questi tre minuti scarsi.
Voto: ★★★★
4
UTOPIA – PONTE LEVATOIO
Il problema di questa canzone è che viene cantata da un ragazzo che ha ancora un bel po’ di studi da fare sul canto, sembra una versione un po’ emaciata, raffazzonata, di Diego Naska.
Questo continuo cantare in corsivoe non funziona più, lo fanno in troppi e non è più un’arma da tenere in considerazione, fa solo male a chi usa questo stile perché chi ascolta ormai skippa e passa avanti.
La radice del brano è rock ma, anche qui, non si va fino in fondo e si resta un po’ aggrappati a quel sentimento del vorrei ma non troppo che comunque devo parlare a più persone possibili.
C’è una cosa positiva ed è il testo, costruito sulla metafora di un castello all’interno del quale c’è questo soldato ferito. Il castello rappresenta la barriera emotiva e il soldato ferito, ovviamente, il protagonista che ha subìto diverse pugnalate al cuore e che, adesso, si rifugia dentro questa scatola di carta pronta a crollare con una luce in fondo al tunnel che arriva a un certo punto.
Peccato per il cantato, non in focus, ma con lo studio potrà migliorare sensibilmente mantenendo lo stesso livello di idee e scrittura.
Voto: ★★★★★½
5½











