18 Febbraio 2026
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18 Febbraio 2026

Vincenzo D’Agostino, il paroliere che ha reso Napoli universale senza mai tradirla

Un'analisi sull'eredità di un autore capace di scrivere oltre 3.600 canzoni, superare i pregiudizi e firmare successi senza tempo

Il paroliere Vincenzo D'Agostino
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La musica italiana ha perso uno dei suoi autori più prolifici e influenti. Vincenzo D’Agostino, storico paroliere di Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci e di molti altri protagonisti della scena partenopea, è morto ieri all’Ospedale del Mare di Napoli a 64 anni. La causa è stata un arresto cardiaco conseguente a una crisi respiratoria, mentre da mesi stava combattendo contro un tumore ai polmoni.

A 24 ore dalla notizia, liquidarlo come “il paroliere di Gigi D’Alessio” sarebbe un errore di prospettiva, un modo sbrigativo per archiviare un’eredità che merita un’analisi più profonda. Perché Vincenzo D’Agostino non è stato solo un autore di successi, ma un artigiano della parola che ha saputo rendere universale il linguaggio di Napoli, superando pregiudizi e costruendo una carriera che oggi appare quasi fuori dal tempo.

vincenzo d’agostino Oltre i numeri: l’artigiano della parola

I numeri da soli possono essere fuorvianti: oltre 3.600 canzoni scritte, 20 milioni di dischi venduti, 40 anni di carriera. Cifre che nel mercato attuale suonano quasi irreali, ma che non raccontano la vera natura del suo lavoro. D’Agostino non era un produttore seriale di hit, ma un artigiano della parola. Un uomo che, come ha raccontato lui stesso, viveva in simbiosi con gli artisti, primo fra tutti Gigi D’Alessio, cercando l’incastro perfetto tra musica e testo. Un metodo di lavoro che oggi, nell’era delle writing session standardizzate, appare quasi romantico, eppure tremendamente efficace.

Il paroliere che ha reso Napoli universale

Il soprannome “Mogol dei neomelodici” è tanto lusinghiero quanto limitante. La vera impresa di Vincenzo D’Agostino è stata quella di prendere un linguaggio, un sentimento e un immaginario profondamente radicati a Napoli e renderli universali, comprensibili e condivisibili da un pubblico nazionale. Ha saputo costruire un ponte tra la tradizione partenopea e il pop italiano, senza mai tradire la prima e senza mai banalizzare il secondo.

Il percorso con Gigi D’Alessio, iniziato nel 1991 e proseguito per oltre 40 anni con una sola breve pausa, è emblematico. Insieme hanno affrontato i pregiudizi di un’industria musicale che, all’inizio degli anni 2000, guardava ancora con sospetto tutto ciò che veniva etichettato come “neomelodico”. Brani come Non dirgli mai, Annarè, Cient’anne e Tu che ne sai, portati a Sanremo, non furono solo successi commerciali, ma atti di legittimazione culturale. Dimostrarono che una canzone nata nei vicoli di Napoli poteva parlare al cuore di tutta Italia, se scritta con la giusta sensibilità.

La reazione di Gigi D’Alessio alla sua morte è stata emblematica: “Senza parole”, accompagnato da un cuore spezzato. Un silenzio che, paradossalmente, dice tutto di un rapporto che andava oltre il professionale.

La scrittura senza tempo: il caso “Rossetto e Caffè”

Forse, la prova definitiva della sua grandezza è un successo recente. Rossetto e Caffè, interpretata da Sal Da Vinci, è diventata un fenomeno virale con oltre 450 milioni di stream. Un brano che dimostra come la sua scrittura fosse capace di intercettare il gusto contemporaneo senza rincorrere le mode. Non era D’Agostino ad adattarsi ai tempi; erano i tempi a riconoscere, ciclicamente, la forza di un modo di scrivere autentico, capace di descrivere l’amore, la gelosia e la vita con una semplicità disarmante che non è mai banalità.

L’ultimo brano: una dedica alla figlia

Anche negli ultimi mesi, mentre la malattia avanzava, Vincenzo D’Agostino non ha mai smesso di scrivere. Il suo ultimo lavoro, Comme si bella, è una dedica alla figlia Melania, scritta insieme al genero Gianni Fiorellino. Un testamento artistico intimo che chiude una carriera vissuta sempre con la stessa passione.

Con la sua scomparsa, Napoli non perde solo un paroliere prolifico, ma un poeta che ha saputo dare una voce nazionale ai sentimenti della sua città, trasformando il particolare in universale. E le sue canzoni, più dei numeri e dei dischi di platino, sono qui per ricordarcelo.

Foto dal profilo Instagram ufficiale di Vincenzo D’Agostino