31 Dicembre 2025
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31 Dicembre 2025

Tony Pitony: il “mostro” che ha conquistato le classifiche (e fatto ricredere Emma)

La rivincita dell'artista che eleva il "disagio" ad arte.

Tony Pitony durante l'audizione a X Factor e il successo nelle classifiche Spotify 2026.
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Esistono parabole artistiche che sembrano scritte da uno sceneggiatore visionario. Quella di Tony Pitony, artista concettuale siciliano nato nel 1996, è una di queste. In un mercato discografico saturato da “esecutori in serie”, la sua figura emerge come un atto di resistenza pura, capace di trasformare un clamoroso rifiuto televisivo nel carburante per una scalata senza precedenti verso i vertici delle classifiche.

Oggi i numeri parlano chiaro: circa 20 milioni di stream complessivi su Spotify e un esercito di quasi 900.000 mila ascoltatori mensili. Ma chi è davvero l’uomo dietro la maschera?

Dalle audizioni di X Factor al debutto in FIMI

Il grande pubblico lo ha incrociato per la prima volta nel 2020. Sul palco di X Factor, un giovane artista dalle origini siciliane si presentava con una cover di Hallelujah di Leonard Cohen costellata di gorgheggi bizzarri e una teatralità spiazzante. Se Mika ne colse la scintilla visionaria, il “no” secco di Manuel Agnelli ed Emma lo rispedì a casa. Quella che per molti sarebbe stata la fine, per lui è stata l’inizio.

Nell’ultima settimana del 2025, il suo disco omonimo ha debuttato nella classifica FIMI alla posizione numero 58. Ancora più clamoroso il dato del 29 dicembre: la sua Donne Ricche – Versione Acustica è schizzata al secondo posto della classifica giornaliera di Spotify con quasi 200.000 ascolti, tallonando la stessa Emma (che oggi si dichiara sua fan accanita) e superando hit consolidate. In Top 50 brilla anche il brano Culo (alla #44), confermando che il fenomeno non è passeggero.

L’estetica del “fare cagare”: un Gesù contemporaneo e distopico

La proposta di Tony Pitony non è solo musica, è performance. La sua ricerca unisce la visione degli anni ’60 all’elettronica, passando per il trash e il fetish antiproibizionista. Definirlo gender fluid è riduttivo: Tony è un erede distopico dei mostri sacri del cantautorato italiano. La sua missione? Annientare l’ego e abbattere il muro tra idolo e spettatore.

Indossare una maschera è oggi un paradossale gesto di libertà”, ama ripetere. Il suo messaggio è un invito brutale alla consapevolezza collettiva: “Alla fine, facciamo tutti un po’ cagare“. Elevando i difetti a divinità, Tony si pone in opposizione alla dicotomia buono-cattivo, interpretando il disagio quotidiano per renderlo arte fruibile, umana e profondamente imperfetta.

Dalla “famiglia” creativa al disco acustico

Prima di diventare il caso discografico dell’anno, Tony ha calcato i palchi del West End londinese. La rottura con il sistema tradizionale è avvenuta dopo un casting per Sister Act: scartato perché “troppo basso per i costumi preesistenti“. Lì ha capito che l’unicità non ha prezzo e ha deciso di costruire la sua dimensione insieme ai collaboratori di sempre, Sam Cammarata e Simone De Simone.

Attorno a lui orbita una vera “famiglia” creativa che cura ogni aspetto, dalla produzione musicale ai fumetti. Un movimento organico che rifiuta l’arte preimpostata e i team di “laureati alla Bocconi” per riportare la musica a una condizione umana.

Mentre le classifiche continuano a premiarlo, a inizio dicembre è uscito l’EP digitale Peccato per i testi. Quattro brani in versione acustica che spogliano ulteriormente l’artista, lasciando spazio a quel linguaggio ironico e provocatorio che ha finalmente costretto l’industria ad aprire gli occhi (e le orecchie).