18 Febbraio 2026
di Direttore Editoriale
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18 Febbraio 2026

Rita Pavone contro Sanremo: “Nessuno ricorda le canzoni recenti”. Ma è davvero così?

Con un tweet l'artista lancia la polemica sul claim "Tutti cantano Sanremo"

Rita Pavone critica il Festival di Sanremo
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C’è un’abitudine tanto diffusa quanto fallace nel dibattito musicale italiano: confrontare il presente con un passato mitizzato, spesso dimenticando un fattore fondamentale, il tempo. A innescare l’ultima discussione in ordine cronologico è stata Rita Pavone, un’icona della nostra musica, che con un tweet ha messo in discussione il claim del Festival, “Tutti cantano Sanremo“.

“Tutti cantano Sanremo sì, ma inevitabilmente, come avete potuto constatare, la gente canta solo i brani dei Sanremo di allora. Ricorda a memoria quelli di 30/40 anni fa, e non quelli dello scorso anno… I più recenti risalgono al 1997… Fatevi una domanda e datevi una risposta”, ha scritto l’artista, sollevando un polverone mediatico.

Rita Pavone ha ragione? Forse serve tempo

Con tutto il rispetto dovuto a una carriera come la sua, la tesi di Rita Pavone si scontra con un’evidenza logica. Le canzoni di 30 o 40 anni fa sono diventate “classici” anche perché hanno avuto 30 o 40 anni per sedimentarsi nella memoria collettiva. Nessuno, nel 1984, poteva sapere con certezza che Terra promessa sarebbe diventato un inno generazionale. Lo è diventato col tempo. Pretendere che una canzone del 2023 abbia lo stesso status di un brano del 1983 è un errore di prospettiva.

Il presente, per sua natura, è sempre in fase di valutazione. E a guardare gli ultimi anni, il Festival di Sanremo ha prodotto brani che sembrano avere tutte le carte in regola per durare.

I nuovi classici di Sanremo esistono già, basta saperli vedere

Il web, infatti, non ha tardato a rispondere alla provocazione, e lo ha fatto con una valanga di esempi che contraddicono la tesi della cantante. Zitti e buoni dei Måneskin è già un classico contemporaneo: ha vinto Sanremo, l’Eurovision e ha conquistato le classifiche mondiali. Brividi di Mahmood e Blanco ha segnato un record assoluto come la canzone con più stream in un giorno su Spotify Italia, diventando un successo generazionale. Due vite di Marco Mengoni ha dominato radio e streaming per mesi, confermando la sua statura di brano destinato a durare.

E ancora: Soldi di Mahmood ha rotto gli schemi e definito un nuovo suono per il pop italiano. Tango di Tananai ha saputo toccare corde profonde con un racconto delicato e potente. Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani è stato un tormentone che nascondeva una critica sociale, cantato da chiunque. Questi non sono brani “usa e getta”. Sono canzoni che hanno definito momenti, vinto premi, generato discussioni e, soprattutto, sono entrate nel lessico musicale di milioni di persone, giovani e meno giovani.

La risposta di Romina Falconi e il cambio di paradigma

Tra gli artisti, a rispondere è stata la cantautrice Romina Falconi, con una riflessione acuta e pungente:

“Sì, Signora Pavone, eravate meglio voi. Eravate 10 gatti e lavoravate in modo diverso. Ma è ora di fare largo alle nuove generazioni, non trova? Nei racconti legati a La Bussola, gira una storia che la riguarda: una mancata esibizione, attribuita – secondo queste ricostruzioni – alla diversa grandezza dei nomi in cartellone rispetto a Mina. Del resto, anche quando si era ’10 gatti’, la storia ha sempre fatto la sua selezione: c’è chi resta per la musica e chi resta per le polemiche sui cartelloni”.

La Falconi tocca un punto cruciale: il mondo è cambiato. Negli anni ’60 e ’70, l’offerta musicale era limitata, la fruizione passava solo da radio e TV, e una canzone aveva mesi per entrare nella testa delle persone. Oggi, nell’era dello streaming, le canzoni hanno un ciclo di vita più rapido, ma quelle davvero forti emergono con una potenza ancora maggiore. E la stoccata finale sulla selezione storica è tutt’altro che casuale: anche nel passato mitizzato, non tutti sono rimasti per la musica.

Un dettaglio che forse vale la pena ricordare

C’è un altro elemento che rende la critica di Rita Pavone quantomeno discutibile. Nel 2020, la stessa artista è tornata in gara al Festival con Niente (Resilienza 74), classificandosi al 17esimo posto. Il brano, con tutto il rispetto, non è esattamente rimasto nella memoria storica degli italiani. Forse, prima di lamentarsi che le canzoni di oggi non durino, sarebbe il caso di chiedersi perché alcune canzoni, anche quelle di chi critica, non riescano a lasciare il segno. Non è una questione di epoca, ma di qualità e di connessione con il pubblico.

In conclusione, la nostalgia è un sentimento comprensibile, ma non può diventare un metro di giudizio. Sanremo continua a produrre canzoni che la gente canta, ricorda e amerà. Semplicemente, per trasformare un successo di oggi in un classico di domani, serve solo una cosa: lasciare che il tempo faccia il suo mestiere.