31 Marzo 2023
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31 Marzo 2023

Meta e SIAE: le dichiarazioni, contrastanti, delle società sulla questione musica italiana su Facebook e Instagram

Soundreef, con una lunga nota a mezzo stampa, fa sapere la propria in merito ad una questione più ampia di quello che appare

Meta Musica italiana
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Mentre su Facebook e Instagram è ancora impossibile usare le canzoni italiane, ad eccezione di alcuni brani scritti e composti da autori Soundreef, continua la polemica tra SIAE e Meta. E se quest’ultima dichiara che Siae pretendeva un rinnovo del 310% in più rispetto al contratto precedente, la prima smentisce.

La versione di Meta

Nell’audizione alla Camera del Responsabile Affari Istituzionali per l’Italia, l’azienda di Mark Zuckerberg, attraverso Angelo Mazzetti, responsabile affari istituzionali dell’azienda, ha dichiarato quanto segue:

Meta non ha deciso di interrompere le trattative unilateralmente. La licenza per l’uso delle opere presenti nel catalogo di Siae è scaduta il 15 dicembre 2022. Le trattative per il rinnovo dell’accordo sono iniziate già nell’agosto 2022. Alla base dello strappo l’importo richiesto da Siae, che inizialmente è stato di quattro volte superiore all’importo concordato fino al 2022 senza che venisse fornita alcuna motivazione mentre i diritti di licenza erano sostanzialmente gli stessi.

Abbiamo fatto il possibile per mantenere viva la negoziazione, presentato un’offerta significativamente più alta della royalty concordata con Siae fino a dicembre 2022: abbiamo progressivamente aumentato la nostra offerta cercando di andare incontro alle richieste di Siae che, tuttavia, si è rifiutata di accettare qualsiasi offerta inferiore a un aumento del +310%. Quindi abbiamo interrotto, Meta non è disposta a chiudere accordi irragionevoli da un punto di vista economico e di mercato”.

Per questo motivo l’azienda ha eliminato il repertorio amministrato dalla Siae dalle proprie piattaforme per tutelare la proprietà intellettuale delle opere in quanto, senza una licenza, non sarebbero stati remunerati gli autori.

LA VERSIONE DI SIAE

A queste parole ha risposto Salvo Nastasi, Presidente di SIAE.

La dichiarazione di Meta che – Siae si è rifiutata di accettare qualsiasi offerta che fosse inferiore ad un aumento del 310% rispetto all’accordo del 2022- è semplicemente falsa. Come detto nella nostra audizione, che in maniera trasparente abbiamo deciso di rendere pubblica a differenza di Meta, la nuova licenza non è comparabile a quella siglata nel 2020 e qualsiasi raffronto in percentuali è semplicemente pretestuoso.

Meta si chiamava Facebook, non voleva occuparsi di Metaverso e i suoi ricavi e sfruttamenti del nostro repertorio non erano minimamente paragonabili a quelli attuali. Oltre a questo, la dichiarazione è falsa e pretestuosa in quanto SIAE non ha mai dato un ultimatum a Meta come fatto da quest’ultima e non abbiamo mai detto che la nostra ultima offerta sia il minimo che saremmo disponibili ad accettare. Quella che vuole imporre un proprio valore e che ha interrotto la negoziazione, creando le condizioni per la situazione attuale è e rimane unicamente Meta.

Molti contenuti tutelati dalla SIAE sono ancora presenti sulla piattaforma. La scelta unilaterale di Meta di non rendere disponibili parte dei nostri contenuti in Italia è un’azione volta a generare pressione e a costringerci ad accettare la loro offerta. Ne è dimostrazione il fatto, anche questo dichiarato pubblicamente, che i nostri contenuti sono ancora presenti negli oltre 100 paesi coperti (tra cui tutti quelli europei) dalla nostra vecchia licenza con Meta, scaduta nel 2022. L’assenza della nostra musica, o parte di essa, dalle piattaforme in Italia è quindi legata a una decisione unilaterale di Meta.

Legare questa situazione a un rifiuto da parte della SIAE è totalmente pretestuoso, poiché la situazione attuale è sostanzialmente la stessa del 17 dicembre 2022, ed è quindi evidente che l’assenza di parte dei contenuti sia unicamente attribuibile alla nuova posizione assunta da Meta a partire dalla metà di marzo“.

La posizione di Soundreef sulla questione meta

A mezzo comunicato stampa Soundreef ha fatto pervenire il testo dell’intervento di Davide d’Atri, Fondatore e Amministratore Delegato della Soundreef S.p.A, tenuto ieri nel corso dell’ Audizione informale innanzi alle Commissioni riunite VII (Cultura,Scienza e Istruzione) e IX ( Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati in merito al mancato accordo tra la società Meta e la Società italiana degli Autori ed Editori.

Eccolo a seguire.

…Soundreef S.p.A., gruppo fiscalmente italiano con oltre 50 dipendenti sul territorio italiano, circa 70 agenti e 26mila autori, compositori ed editori italiani iscritti alla nostra Collecting. Soundreef è ora membro di CISAC, la confederazione di tutte le Collecting Society nel mondo.

La riflessione che vorremmo portare oggi alla vostra attenzione è che la rottura della negoziazione tra Meta e SIAE deve essere inserita in un contesto più ampio rispetto alla vicenda specifica e crediamo che sia opportuno che alcune considerazioni divengano sistemiche e non specifiche. Infatti, dobbiamo stare molto attenti ad evitare distorsioni non corrette nel contesto di un mercato in crescita e proiettato in una fase di positivo rinnovamento.

Il diritto d’autore cresce ogni anno e, l’ultimo report di Goldman Sachs lo proietta a crescere in maniera ancora più importante fino al 2030. La musica è sempre più utilizzata in qualsiasi contesto e i valori di mercato globali ed europei sono tornati, e hanno ora superato, i valori degli anni ‘90. Cioè quei valori che il diritto d’autore aveva prima dell’avvento della digitalizzazione della musica e conseguente pirateria. Non è un caso che sia un settore in grandissimo fermento anche dal punto di vista delle iniziative imprenditoriali a livello nazionale ed internazionale.

Grazie alla caduta dei monopoli, gli autori, compositori ed editori hanno migliori servizi rispetto a prima. Guadagnano di più e con più trasparenza. Questo riguarda anche gli ex monopolisti che sono migliorati stimolati da una concorrenza nazionale e internazionale.
La concorrenza ha portato benefici agli autori, compositori ed editori ma soprattutto li ha messi in grado di avere più potere attraverso la possibilità di scegliere la propria Collecting.

Questi grandi cambiamenti hanno portato da una parte maggiore semplicità per gli autori, compositori ed editori dall’altra parte maggiore complessità tecnologica per la gestione di masse di dati imponenti relative alle utilizzazioni delle opere musicali.

È evidente come tale mercato, composto ormai da una pluralità di stakeholder oltre che territorialmente pan-europeo, sia un mercato che può essere efficiente solo in presenza di un alto tasso di soluzioni tecnologiche. Ma nessuna soluzione tecnologica ci può essere senza una capacità di raccogliere, analizzare e conservare un dato sicuro, strutturato e granulare.

Il dato non è più un qualcosa di corollario rispetto ai compensi; qualcosa da allegare a corredo dei compensi. È la base portante di un’industria efficiente ed equa.
Ed è per questo che sosteniamo che la vicenda Meta / SIAE debba essere guardata in un contesto di organizzazione e miglioramento dei processi più ampio e garantista per tutti gli stakeholder senza lasciarsi tentare da provvedimenti estemporanei e mirati. I meccanismi sono attualmente delicati e gli interventi non inquadrati in una logica strutturale possono essere particolarmente negativi.

Il contesto quindi è quello dello scambio dati tra utilizzatore e Collecting. Uno scambio dati fondamentale per la trasparenza dei rapporti tra utilizzatore e collecting che si trasferisce in tariffe semplici, eque e misurabili. Egualmente importante l’effetto sulla distribuzione, se non vitale, in quanto la raccolta analitica di dati permette una distribuzione analitica a valle con il conseguente risultato di una ripartizione dei compensi agli autori, compositori ed editori trasparente, veloce e analitica come prevede la direttiva Barnier e la conseguente legge italiana di recepimento.
Se guardiamo a questo contesto in maniera più allargata ci accorgiamo che i problemi sono importanti e decisioni in merito urgenti.

Mi soffermo su un paio di esempi:

  • Le piattaforme di Video on Demand sembrano non poter, o non voler, trasmettere dati granulari, puntuali e trasparenti rispetto alle utilizzazioni delle opere musicali nei contenuti video ma anche rispetto ad altre caratteristiche della piattaforma o dell’operatività. È di pochi giorni fa la dichiarazione della Collecting Attori 7607 di voler far causa a Netflix per ragioni simili. Inoltre, è di questi stessi giorni il deposito della causa ad Amazon Video da parte della Collecting LEA.
  • Altro esempio: le radio in-store che servono con delle radio a circuito chiuso le grandi catene di esercizi commerciali si rifiutano di dare i report musicali che riguardano l’utilizzo della musica in questi circuiti chiusi. In maniera inspiegabile e peraltro in difformità rispetto alle radio fm che invece danno dati granulari e tempestivi anche quando hanno economie molto più piccole delle radio in-store.
    È nota la segnalazione della Collecting LEA alle autorità competenti. É una situazione delicata in quanto le radio in-store influenzano compensi probabilmente superiori a quelli provenienti da Meta.
    Tale assenza e/o incompletezza di dati genera un’asimmetria di informazioni che si trasforma nel più classico dei problemi economici; un mercato inefficiente per mancanza di trasparenza delle informazioni. Taluni utilizzatori lamentano tariffe non chiare e non analitiche e le Collecting lamentano alti costi di raccolta aumentati dalla resistenza di concedere dati.

La conclusione di questo scenario è che sempre più spesso si arriva al contenzioso e allo scontro tra Collecting e utilizzatore. E, se quindi, è solo attraverso un contenzioso che si può arrivare ad una soluzione del problema, vuol dire che il sistema è sbagliato perché non riesce a funzionare da solo e necessita dell’intervento di un giudice. I sistemi sani, infatti, hanno bisogno dei Tribunali solo nelle patologie e non anche per il loro normale funzionamento.

Concludo quindi sperando di far riflettere sulla necessità di inquadrare la vicenda Meta e SIAE in un contesto di razionalizzazione e ottimizzazione delle regole riguardanti lo scambio dati tra utilizzatore e Collecting. Le attuali norme danno, infatti, spazio a diverse interpretazioni e pertanto andrebbero chiarite attraverso decreti oppure per mezzo di provvedimenti delle authority competenti.