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Gloria – Il Musical: le canzoni di Umberto Tozzi vincono, la storia resta sullo sfondo

Diciannove canzoni, cinquant’anni di carriera e quella sfida tra case discografiche che, conoscendo Tozzi, forse non è lì per caso

di Monica Landro · 

Cinquant’anni di carriera e un repertorio che, a giudicare dalla reazione del pubblico del Teatro Arcimboldi di Milano, non sembra avere alcuna intenzione di invecchiare.

Gloria – Il Musical, in scena a Milano dal 23 ottobre al 1° novembre, porta per la prima volta a teatro una storia originale costruita intorno alle canzoni di Umberto Tozzi, che dello spettacolo firma anche la direzione musicale.

Gloria, Marco e il sogno della musica

La storia è quella di Gloria, una ragazza determinata a diventare cantante nonostante un padre che per lei immagini un futuro molto più rassicurante nell’azienda di famiglia.

Gloria decide invece di andarsene e inseguire la musica, attraversando amori, rivalità, cadute e ripartenze fino a ritrovarsi all’interno di una competizione musicale nella quale, particolare tutt’altro che irrilevante, a sfidarsi non sono semplicemente i cantanti ma le case discografiche con i propri artisti.

A interpretarla è Valeria Mancini, classe 2001, passata nel 2023 da Amici di Maria De Filippi e già protagonista di esperienze importanti: dalla collaborazione con Deborah De Luca, che l’ha portata anche a esibirsi a Times Square, all’apertura delle date romane del tour di Laura Pausini.

Sul palco degli Arcimboldi Mancini mostra soprattutto una notevole presenza scenica e una vocalità capace di affrontare con personalità un repertorio nato per una voce molto diversa dalla sua.

Al suo fianco c’è Nick Casciaro, Marco, anche lui passato da Amici, nel suo caso nell’edizione 2014, dopo l’esperienza a Italia’s Got Talent. Nel suo curriculum ci sono Domenica In, il musical Grease e soprattutto la vittoria a X Factor Romania, oltre a numerose esperienze internazionali.

Se Mancini convince pienamente, Casciaro resta invece, sia nella recitazione sia nel canto, leggermente un passo indietro rispetto alle due figure femminili più forti dello spettacolo: Gloria e la sua antagonista Eva, interpretata da una bravissima Gloria Miele.

Le due spiccano vocalmente e scenicamente e funzionano particolarmente bene anche grazie a costumi che ne sottolineano carattere e contrapposizione.

Un cast che sa anche far ridere

Attorno a loro si muove un cast decisamente solido: Elisa Marangon è Carla, Fabio Pappacena è Pietro e Laura Ruocco, anche coreografa dello spettacolo insieme a Giulio Benvenuti, presta il volto a Diomira, la presentatrice del contest.

Ma una menzione particolare va a Emanuela Fresi e Toni Fornari, rispettivamente Sara e Luca, che con tempi comici efficaci regalano allo spettacolo quel tocco di ilarità che alleggerisce la narrazione e in più occasioni conquista apertamente il pubblico.

La trama è il punto debole, ma forse non è questo il punto

Ed è proprio la trama forse l’elemento più fragile del musical. Leggera, prevedibile in alcuni passaggi e non particolarmente approfondita, sembra avere soprattutto la funzione di collante, il trait d’union necessario per attraversare cinquant’anni di musica di Umberto Tozzi.

E in fondo va letta probabilmente così: non tanto come il cuore dello spettacolo, quanto come il binario sul quale far viaggiare le canzoni.

C’è però un dettaglio che, da discografica, mi ha incuriosita: l’idea di costruire la parte centrale della storia intorno a un talent nel quale la competizione è tra etichette discografiche.

Una scelta che sembra quasi contenere una piccola provocazione e che non appare poi così distante dal rapporto spesso critico avuto dallo stesso Tozzi con l’industria musicale.

Umberto Tozzi e quel rapporto non sempre facile con la discografia

Nel corso degli anni Tozzi non ha certo risparmiato giudizi severi sul sistema discografico.

Nel 2021, ripercorrendo la propria carriera, raccontava a Rolling Stone anche l’amarezza per Sanremo 2005, quando fu la Warner a proporre Le parole al Festival: secondo il suo racconto, la casa discografica lo avrebbe convinto a partecipare soprattutto perché serviva un nome importante.

In altre occasioni è stato ancora più netto nel criticare l’industria e la mancanza di figure discografiche capaci di costruire davvero gli artisti.

Una chiave che rende quel particolare della trama forse meno casuale di quanto possa sembrare.

Diciannove canzoni: il vero cuore di Gloria – Il Musical

Ma se la drammaturgia non è il punto di forza dello spettacolo, la musica lo è senza alcun dubbio.

Sono ben 19 le canzoni che accompagnano le circa due ore di musical e trasformano inevitabilmente la platea in un enorme coro.

Non potevano mancare Ti amo, Stella stai, Donna amante mia, Piccola Eva, Notte rosa, Gli altri siamo noi, Dimentica e naturalmente Gloria, il brano del 1979 che dà il titolo all’intero progetto e che, oltre a essere uno dei più grandi successi internazionali di Tozzi, continua ad attraversare generazioni, cinema e televisione.

Scenografie, costumi e coreografie: lo spettacolo si fa grande

Molto riuscito l’impatto visivo.

L’ideazione scenografica di Marco Pupin sfrutta pedane, cambi di ambiente, visual e tecnologia creando uno spazio continuamente in movimento, capace di accompagnare la storia senza appesantirla.

Di grande effetto anche i costumi e gli elementi scenici di Ivan Stefanutti, particolarmente riusciti per il corpo di ballo e per le protagoniste femminili.

Le coreografie di Laura Ruocco e Giulio Benvenuti sono dinamiche, energiche, a tratti volutamente roboanti. Non tutto appare sempre perfettamente pulito e sincronizzato, ma nell’economia complessiva dello spettacolo funzionano: danno ritmo, riempiono il grande palco degli Arcimboldi e soprattutto diventano in diversi momenti il vero traino emotivo capace di trascinare il pubblico.

Perché andare a vedere Gloria – Il Musical?

Se il punto debole è la trama, a vincere sono le scenografie, i costumi, l’energia del corpo di ballo, le voci femminili e soprattutto quelle diciannove canzoni che attraversano lo spettacolo ricordando quanto sia difficile misurare davvero il peso di una carriera musicale.

Perché le classifiche passano, le mode cambiano, le case discografiche cambiano strategie, uomini e persino modo di costruire gli artisti.

Le canzoni, quando sono diventate davvero patrimonio di tutti, fanno un’altra cosa: restano.

Insomma, per celebrare cinquant’anni di carriera di Umberto Tozzi non serviva raccontare perfettamente la storia di Gloria.

Bastava farci accorgere che, dopo cinquant’anni, continuiamo a conoscere la sua.

Gloria – Il Musical: le prossime date

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