E quindi, alla fine, il diritto alla creatività personale di Ditonellapiaga ha avuto la meglio. La notizia era nell’aria, ma ques’oggi è arrivata l’ufficialità: l’artista romana (vero nome:Margherita Carducci) ha vinto la causa riguardante il titolo del suo nuovo album. Il Tribunale di Roma ha infatti rigettato il ricorso che mirava a impedire l’utilizzo della denominazione Miss Italia, confermando che il progetto discografico potrà circolare con il nome scelto originariamente dall’artista.
Visualizza questo post su Instagram
La querelle sul titolo “MISS ITALIA” del disco di Ditonellapiaga, spiegata bene
La disputa legale ruotava attorno all’uso di un marchio storico e profondamente radicato nell’immaginario collettivo italiano, il celeberrimo concorso di bellezza fondato da Enzo Mirigliani alla fine degli anni ’50. Tuttavia, la difesa dell’artista (affidata agli avvocati Domenico Capra e Donato Brienza) è riuscita a dimostrare come l’opera di Ditonellapiaga non volesse in alcun modo intaccare la dignità del concorso o creare confusione commerciale, bensì utilizzare il termine in chiave evocativa e artistica.
La sentenza rappresenta un precedente senza dubbio molto importante per tutta l’industria musicale, perché sottolinea che un’espressione di uso comune può assumere un nuovo significato altrettanto valido all’interno di un percorso autoriale, specialmente quando l’obiettivo è la satira, l’indagine sociale o il racconto personale.
DITONELLAPIAGA COMMENTA LA VITTORIA LEGALE PER IL TITOLO DI MISS ITALIA
Per Ditonellapiaga, mantenere questo titolo era tutt’altro che un semplice capriccio, quanto piuttosto una necessità narrativa. L’album è in effetti un’indagine spietata e sbarazzina sui canoni estetici e sulla percezione sociale dell’essere “giusti”. Parlando del significato della sua ultima fatica discografica (dove è incluso il singolo sanremese Che fastidio), la cantante ha spiegato, commentando il verdetto: “È bello sapere che la libertà di espressione sia considerata un valore da tutelare. In Miss Italia racchiudo il mio mondo interiore: il rapporto con il fallimento e l’accettazione dell’imperfezione.
Insomma, come si dice in questi casi: tutto è bene quel che finisce bene!
Credits immagine di copertina: Ilaria Ieie











