17 Febbraio 2026
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17 Febbraio 2026

Delia incanta l’Arcimboldi di Milano: quando la voce diventa memoria collettiva

Due standing ovation tra cover riscritte, brani in siciliano e una posizione artistica chiara, Delia conferma il suo talento.

Delia in concerto al Teatro Arcimboldi di Milano il 13 febbraio 2026
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Delia in concerto al Teatro Arcimboldi di Milano il 13 febbraio 2026.

Delia è una magia.
E non è una frase fatta, è un fatto.

Ci sono artisti che riempiono un teatro. E poi ci sono quelle che lo trasformano. All’Arcimboldi è successo questo: un teatro pieno, due standing ovation, un pubblico che non stava solo applaudendo ma stava riconoscendo qualcosa. Il talento puro si riconosce.

E soprattutto si apprezza.

Questa ragazza siciliana non è da racchiudere solo nella frase “canta bene”. Ridurre tutto alle capacità vocali sarebbe quasi offensivo. Delia è presenza scenica, sì. È tecnica, sì. Ma soprattutto è un canto che viene da lontano. Un canto antico, viscerale, che non si limita a eseguire ma attraversa.

Ogni volta che la ascolto dal vivo sento dolore, malinconia, ma anche tenacia e forza. È un impasto emotivo difficile da costruire a tavolino. Sono doti naturali, quelle che non si insegnano facilmente.

E ogni tanto, raramente, arriva qualcuno che le incarna tutte insieme.

Durante X Factor avevo scritto che nella sua voce sentivo un ponte ideale tra Mia Martini e Rosa Balistreri. Lo confermo. Non per imitazione, ma per intensità. Per quella capacità di farti vibrare dentro senza bisogno di effetti speciali. Se proprio dobbiamo dirlo chiaramente: può dichiararsi erede di Rosa Balistreri senza che suoni come un’esagerazione.

Un concerto che diventa percorso identitario

La scaletta è stata costruita con intelligenza. Le cover del percorso a X Factor, già allora riscritte e quindi in qualche modo rese sue, convivono con nuove interpretazioni come Stranizza d’amuri e Almeno tu nell’universo. Ma la verità è che quando Delia prende una canzone, non la interpreta: la attraversa e la restituisce trasformata. Anche le cover diventano pezzi originali.

Il suo concerto è un percorso identitario. Parte dalla resistenza (Minchia signor tenente, Bella Ciao), attraversa l’amore e la fragilità, si misura con la tradizione e con l’ibridazione (Beethoven + Sakura), fino ad arrivare al bis completamente radicato in Sicilia.

Non è un concerto nostalgia. È un concerto politico nel senso più alto del termine: afferma un’identità, una lingua, una formazione, una visione.

E qui sta la differenza.
Non è solo una voce potente.
È una posizione artistica chiara.

E questo, oggi, è rarissimo.

Mi è dispiaciuto solo sentirla dover quasi giustificare l’utilizzo di Bella Ciao. Un canto di libertà e di resistenza non dovrebbe essere mai strumentalizzato. Non ha colore, non ha appartenenze ristrette.

È patrimonio collettivo. E forse proprio questo dà fastidio.

Poi, naturalmente, ci sono le sue canzoni.
Zitta e Muta, l’ultimo singolo, è impressionante per intensità. Allo stesso modo, Libera e Cleopatra mettono in luce una scrittura solida, consapevole.
Ed è proprio qui che si capisce che non siamo davanti solo a una voce, ma a una musicista preparata, formata, padrona della materia. Lei ha studiato. E si sente. In un’epoca in cui, invece, spesso si arriva sul palco saltando passaggi fondamentali, Delia è la dimostrazione che immergersi completamente in un ambiente musicale, accademico e professionale, ti permette di tirare fuori attitudini speciali. Perché la formazione non spegne il talento. Al contrario, lo raffina.

Lo show è pensato bene. Non è un’estetica costruita, è un linguaggio. Con calma sul palco si racconta, spiega, si mostra per quello che è: naturale, spontanea, non costruita. E umile. Non l’umiltà di facciata, quella che si declama nelle interviste e poi evapora dietro le quinte. Umile davvero.

L’ho vista rapportarsi con rispetto. E questa cosa, oggi, non è scontata.

Mi è piaciuta molto anche la scelta della band che ha voluto al suo fianco: musiciste davvero in gamba come Chiara Giommaresi al violoncello, Tatiana Mele alla chitarra, Annalisa Andreoli alle percussioni e voce, insieme all’altrettanto bravo Leonardo Caucciù alle tastiere e alla programmazione. Una formazione solida, equilibrata, capace di sostenere e valorizzare ogni sfumatura del suo mondo sonoro. Un plauso va anche alle coreografie di Federica Greco, che hanno aggiunto un ulteriore livello narrativo allo spettacolo.  Alcuni momenti sono stati potentissimi, in particolare le sequenze finali e quella su Minchia signor tenente: fisiche e rituali.

Molto tenero e di grande pregio il duetto “a sorpresa” con Serena Brancale, che Delia chiama affettuosamente “sua sorella”. Stringimi è un connubio che funziona e prepara il terreno a un altro incontro vocale attesissimo: quello a Sanremo con Gregory Porter su Bésame Mucho. Se c’è una parola che può sintetizzare tutto questo, è forse proprio magia.

Mi sono chiesta quale sia il potere di questa ragazza capace di riempire un teatro e farlo esplodere in uno scroscio di applausi. Forse è semplice: la sua voce è speranza.

È un canto che ci accompagna e ci ricorda da dove veniamo.

A star is born, verrebbe da dire.
Ma in realtà, lo sapevamo già.

Attendo con curiosità un disco interamente suo per capire dove porterà la sperimentazione musicale. Perché se riuscirà a costruire attorno alla sua voce un impianto sonoro originale e coraggioso, allora non parleremo più solo di rivelazione.

E ogni tanto, sì, accadono queste cose.

Delia concerto arcimboldi di milano– Scaletta

  1. Minchia signor tenente
  2. Bella Ciao
  3. Carmen
  4. La canzone dei vecchi amanti
  5. Stranizza d’amuri
  6. La cura
  7. Cu mmé
  8. Almeno tu nell’universo
  9. Dolcenera
  10. Lose Yourself
  11. Canzone arrabbiata
  12. Cleopatra
  13. Libera
  14. Stringimi
  15. Ninna nanna
  16. Beethoven + Sakura
  17. Pescespada
  18. Cantu e cuntu
  19. Cu ti lu dissi
  20. Pirati a Palermo
  21. Sei bellissima
  22. Sicilia Bedda
  23. Zitta e Muta