10 Aprile 2026
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10 Aprile 2026

Serena Brancale intervista video, “è Sacro ciò di cui parlo ma io voglio giocare. Al Mio Paese è per i fuorisede”

La cantautrice pugliese parla del nuovo album, degli ospiti internazionali e del brano scritto con Levante e Delia Buglisi.

Serena Brancale durante la videointervista per il nuovo album SACRO
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Video intervista a Serena Brancale finalmente sbarcata sul mercato discografico con il suo nuovo album, SACRO, che arriva a distanza di svariati anni, ormai, da quando i social si sono accorti di lei con Baccalà.

SACRO racchiude tutto ciò che ‘La Zia’ ha pubblicato in questi anni, per l’appunto, senza saltare nulla perché tutto fa parte del viaggio e del racconto. Racconto che è stato lungo nella sua gestazione perché, per sua stessa ammissione, attendeva di avere e trovare dentro di sé un brano come quello di Sanremo 2026 o anche Al Mio Paese, che ha poi chiuso con Levante e Delia Buglisi.

Serena Brancale e l’album SACRO: “aspettavo di trovare dentro di me un brano come Qui Con Me”

Ai nostri microfoni, la cantautrice di matrice jazz ma ormai pienamente calata nella realtà pop e folk, ci ha raccontato sensazioni e ambizioni legate al suo nuovo lavoro discografico:

“Finalmente tutti possono ascoltare queste tracce che ho tenuto per me per quattro anni, incluse delle canzoni che ho scritto addirittura prima di Baccalà. Aspettavo che ci fossero quei pezzi importanti per me come Qui Con Me. Da quel momento in poi ho scritto altre canzoni, come Al Mio Paese, e ho chiuso un lavoro enorme con 16 tracce.

Ci sono degli ospiti che speravo accettassero e lo hanno fatto, per arricchire un album ambisci al massimo e quando ricevi la conferma di artisti come Gregory Porter e Omara Portuondo a quel punto puoi chiudere i lavori.

Lavorare con dei miti come loro, come Alborosie e Richard Bona è magico e non ti fai troppe domande su come unirli, lo fai e basta. SACRO è un titolo perfetto perché è sacro il racconto della mia famiglia, è sacro giocare con la musica, è sacro portare me stessa nel mondo del folk.”

Com’è stato passare a questo mondo rispetto al jazz?

“Mi sono fatta poche domande, ho tolto di dosso tanti dubbi che non mi facevano vivere in maniera leggera e adesso mi godo il viaggio. Ho sbagliato tante volte a non averlo fatto prima, mi sentivo giudicata perché provenendo da studi più classici era difficile pensare di poter fare delle cose miste.

Tre anni fa volevo ballare, mettere una cassa in 4 all’Auditorium ed è lì che ho sentito l’esigenza di cambiare tutto. Ho conosciuto Dropkick e quando abbiamo fatto quel famoso video in macchina di Baccalà mi son detta che mi piacevo in questa veste.”

In questi giorni si è parlato di Al Mio Paese, se ne sono dette di tutti i colori. Raccontala tu:

“È una canzone semplice e dedicata a tutti i fuorisede e volevamo raccontare quanto sia bello tornare al proprio Paese. È piena di luoghi comuni, sono immagini che ricordo e che mi mancano. Quella roba lì sono immagini che ti riscaldano il cuore, noi tre ci siamo ritrovate in questo e abbiamo voluto manifestare e celebrare questo ritorno a casa.

È giusto che ognuno dica la sua. Ieri ho fatto un video cantando la sigla della pubblicità, dicono che ci somiglia e io ringrazio. Per me è bellissimo. Musicalmente non somiglia per nulla, forse il tempo, ma è giusto autoironizzare e mi fa piacere che la gente trovi qualcosa per parlarne. Purché se ne parli… (ride, ndr)”

Cosa vorresti che percepissero gli ascoltatori da Sacro?

“Vorrei che la gente ascoltasse l’album immaginandosi a Cuba, immaginando una festa perché io sono molto giocosa e voglio far divertire gli altri.”

Serena Brancale: la videointervista