29 Maggio 2026
Condividi su:
29 Maggio 2026

Intervista a Sal Da Vinci: “Se il mio nuovo disco Per sempre sì arriverà al cuore della gente ho già vinto”

Dietro le quinte dell’incontro con l'artista partenopeo: le confessioni sulle nuove collaborazioni e il viaggio musicale che sta conquistando l'Europa dopo i palcoscenici più importanti dell'anno

Sal da vinci su sfondo bianco
Condividi su:

Si è appena conclusa la tavola rotonda con l’immenso Sal Da Vinci, un incontro esclusivo che giunge come il coronamento perfetto di una stagione memorabile e, al contempo, come il preludio imminente a un nuovo capitolo discografico destinato a lasciare un segno indelebile nel cuore del pubblico.

L’artista campano si è presentato a questo appuntamento con i media sull’onda d’urto di mesi assolutamente straordinari, che lo hanno consacrato in modo definitivo – dopo tanti, tantissimi anni di gavetta – tra i protagonisti assoluti della scena musicale nazionale e internazionale. Il cammino recente di Sal Da Vinci è stato una cavalcata trionfale senza sosta: prima la consacrazione e il successo sul prestigioso palco del Festival di Sanremo, dove ha convinto critica e pubblico con la sua Per sempre sì, quinta all’ultimo Eurovision Song Contest 2026.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Sal Da Vinci (@saldavinciofficial)


Dopo questo periodo davvero d’oro, l’artista si prepara a pubblicare il suo nuovo progetto discografico, intitolato significativamente proprio Per sempre sì. Prodotto dal maestro Adriano Pennino e distribuito da Atlantic Records Italy, Warner Music Italy e Cose Production, l’album sarà disponibile a partire dal prossimo 29 maggio su tutte le principali piattaforme digitali e nei tradizionali formati fisici. Ecco tutto quello che Da Vinci ci ha raccontato in anteprima.

Intervista a Sal Da Vinci: “Per sempre sì

sal, che impatto ha avuto la collaborazione con tuo figlio sul sound del disco?

“Mi sorprende sempre quando arriva al pubblico un messaggio sincero, onesto e veritiero. Questo album raccoglie gli anticorpi che ho cercato di inserire nel mio cuore negli ultimi tempi. Parla di famiglia, di dolori, di sentimenti ritrovati o giurati per l’eternità. Io faccio musica pop da sempre, musica che racconta i sentimenti; ho frequentato la musica colta di Roberto De Simone e Claudio Mattone, la grande tradizione della canzone napoletana che ha cambiato la marcia culturale del Paese. Spesso si usa il termine “neomelodico” per ghettizzare chi viene da Napoli, ma significa solo “nuova melodia” e io mi sento parte della genialità della musica italiana”.

“Mio figlio Francesco ha un ruolo importante, ho sempre l’orecchio strizzato verso il mondo. Cambiano i tempi e i linguaggi, ma le forme dell’amore restano quelle: quando ci innamoriamo siamo tutti un po’ rimbambiti! Chi fa questo mestiere deve avvicinarsi alle nuove abitudini, ma la “ciccia” è la stessa. Il successo travolgente di Rossetto e caffè nel 2024 è nato quasi per gioco: l’abbiamo autoprodotta e distribuita nel giorno del compleanno di mio figlio. Ha superato i 600 milioni di stream, una roba che non so spiegare. La vivo come una ricompensa divina per tutti i miei anni di resistenza e resilienza. Tutto quello che arriva oggi è un dono gigante per uno come me, abituato a conquistarsi le cose passo dopo passo, con le molliche”.

Nel disco c’è un brano molto intimo, “Somigli a me”, cantato proprio con tuo figlio Francesco. Al contempo troviamo “Voglio amarti ancora”, una dedica profonda a tuo padre. Com’è nato questo pezzo e quanto ti manca oggi condividere questi trionfi con lui?

Somigli a me nasce come un bisogno, il desiderio di un padre di sentire un’analisi da parte di un figlio, visto che nel quotidiano nevrotico spesso ci si parla poco. Invece Voglio ancora amarti è nata direttamente nel dolore, un dolore insopportabile per la perdita di mio padre, che il tempo non sempre cura. All’inizio facevo fatica persino a cantarla in studio, così la lasciai nel cassetto. Poi, durante lo spettacolo Stories, il regista Luca Miniero e l’attore Ernesto Lama mi convinsero a portarla in scena. Le prime volte la voce si rompeva, piangevo io e piangeva la gente in prima fila. Quel momento creava un impatto emotivo pazzesco. Col tempo ho trovato il coraggio di inciderla e orchestrarla per esorcizzare la sofferenza. La musica deve servire a questo, ad aiutare le persone a superare i traumi. Alla gente non frega niente dei fronzoli, delle finzioni o di chi ha il fisico più bello; il pubblico vuole emozionarsi, vuole verità”.

Come stai fisicamente dopo il tour de force tra Sanremo ed Eurovision? Come gestisci lo stress e la tua vocalità a questi ritmi?

“Faccio una vita molto lineare: non bevo, non fumo, evito cibi acidi e ho un forte senso di responsabilità. Ma i ritmi recenti sono stati micidiali. Prima di Sanremo ho fatto quaranta repliche a teatro tutte le sere a dicembre. Poi il festival, e subito dopo sono stato catapultato nel circo dell’Eurovision dal 6 al 17 maggio. Lì provavamo dalle 8:30 del mattino fino all’1:30 di notte. Un giorno mi sono trovato a fare un corridoio con 176 interviste consecutive! La sera non servivo più a nulla, ma la voce doveva esserci per il palco.

In tutto questo, a volte leggi le cattiverie dei “leoni da tastiera” o di finti sapientoni che non sanno nulla di musica e scrivono idiozie su come si sfalda la voce, parlando di pentolini e acqua calda. Noi artisti e giornalisti abbiamo una grande responsabilità verso i ragazzi che leggono, perché le parole rimangono nell’etere. Io preferisco non perdere tempo e scorrere i social solo per rispondere ai miei fan. Come diceva il grande Roberto Vecchioni, la “canzone alta” non è quella intellettualoide, ma quella popolare che va nel cuore della gente e fa rumori pazzeschi. Se questo disco farà riflettere anche solo per un attimo, avrò già vinto”.

In questo mosaico di suoni c’è la firma di Adriano Pennino, tuo storico produttore. Com’è stato far convivere anime così diverse e unire la tua storia con autori della nuova generazione?

“La musica vive di contaminazioni. Adriano Pennino mi segue da vent’anni ed è un grandissimo musicista; è stato straordinario nel mettere insieme gli ingredienti e nel trovare la chiave per brani come Per sempre sì o per la svolta di Rossetto e caffè. Purtroppo tre mesi fa ci ha lasciato Vincenzo D’Agostino, il poeta delle mie melodie, con cui avevo scritto moltissimi pezzi prima della sua scomparsa. Questo album è anche per lui, è un disco di pancia. Però ho voluto anche riscoprire il valore della condivisione con i giovani, facendo da aggregatore di anime. Nel team dei nuovi autori ci sono ragazzi ventenni formidabili come Federica Abbate, Alessandro La Cava, mio figlio Francesco e Ciro Cremonese. Fondere il nostro background con la loro freschezza è stato naturale”

All’Eurovision hai mostrato una grandissima empatia con tutti gli altri paesi. Cosa ti lascia un’esperienza del genere dal punto di vista umano?

«È stato un meraviglioso incontro tra culture e, prima ancora, tra esseri umani. Mi è sembrato di vivere in un villaggio globale dei sentimenti. Abbiamo fatto gruppo, cantavamo insieme ogni giorno. È un’esperienza magica che porterò nel cuore per sempre e che forse non si ripeterà più. Molti di quei ragazzi mi scrivono ancora oggi, mi chiedono collaborazioni o di fare delle cover, perché la traccia Per sempre sì sta girando fortissimo in tutto il mondo. Ora sono pronto a portare questa festa dal vivo: partiremo con gli instore il 30 maggio, poi volerò in Nord America per abbracciare le comunità italiane e dal 9 luglio inizierà il tour estivo ufficiale da Locarno, che culminerà con i tre grandi eventi speciali di settembre all’Arena Flegrea della mia Napoli

Credits immagine di copertina: MEDIA RELATIONS SAL DA VINCI – CGP Srl