Spazi che Suonano, l’Atlante dei live club alla Camera: solo il 5% delle entrate dal pubblico
KeepOn LIVE, Arci e Assomusica contano i club: l'80% degli eventi è prodotto in casa.

I live club italiani vivono di musica originale, ma solo il 5% delle loro entrate arriva da finanziamenti e bandi, contro una media europea del 21%. Il dato arriva da Spazi che Suonano, l’Atlante dei live club in Italia, presentato martedì 3 novembre nella Sala Stampa della Camera dei Deputati.
La mappatura nazionale l’ha realizzata KeepOn LIVE, l’associazione che mette in rete live club e festival, e l’ha promossa insieme ad Arci e Assomusica. Alla presentazione sono intervenuti i deputati Matteo Orfini e Federico Mollicone e la cantautrice Daniela Pes.
I club mappati producono da sé l’80% degli eventi che ospitano, dedicano alla musica originale l’82,6% delle esibizioni e nell’89% dei casi organizzano anche attività diverse dai concerti. La ricerca usa lo stesso strumento di raccolta dati di Live DMA, la rete europea dei locali di musica dal vivo, e confluisce nel suo report annuale.
Federico Rasetti, direttore di KeepOn LIVE, legge nei numeri un valore culturale e pubblico più grande della capacità dei club di fare ricavi, e chiede di tutelarli soprattutto nei territori periferici. Carlo Parodi, presidente di Assomusica, vede nei dati la base per trattare con le istituzioni, in Italia e in Europa.
Marco Trulli, responsabile Cultura e Giovani di Arci nazionale, mette l’accento sulle associazioni: “La mappatura è uno strumento importante per raccontare una scena musicale fatta di spazi, competenze, partecipazione e anche volontariato che rischia di non essere rappresentata dentro ad un dibattito pubblico sulla musica dal vivo schiacciato sui grandi eventi e sulle piattaforme.”
Spazi che Suonano, ma quanti artisti vengono pagati in quei club?
All Music Italia aveva indicato questa mappatura già a giugno, nella newsletter sul miliardo della musica dal vivo e sugli emergenti che suonano gratis, come il primo passo giusto. Con un auspicio: che accanto a concerti e spettatori si contasse anche quanti artisti vengono pagati.
Per chi sale su quei palchi il problema spesso non è trovare una data, ma essere pagato, anche nei locali più prestigiosi. C’è anche chi arriva a pagare per suonare.
AMI racconta da maggio il caso Altini, con artisti emergenti che hanno versato anticipi per concerti che, secondo le loro testimonianze, non sono mai stati organizzati. È un caso su cui torneremo presto, e invitiamo le associazioni di settore a contattarci per lavorare insieme alla tutela di questi ragazzi.
Foto: ufficio stampa Daniele Mignardi Promopressagency






