9 Marzo 2026
di Direttore Editoriale
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9 Marzo 2026

Sanremo, il peso della Sala Stampa: quanto conta davvero il voto della critica

Dal caso Mahmood-Ultimo alla polemica Geolier: il ruolo della Sala Stampa al Festival di Sanremo continua a far discutere.

voto sala stampa sanremo e giuria stampa festival sanremo rappresentati in una illustrazione a fumetto durante una esibizione sul palco
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Ogni anno torna il dibattito sul voto della Sala Stampa a Sanremo e sul peso della giuria stampa del Festival di Sanremo nella classifica finale.

Le polemiche non nascono oggi. Quando Mahmood vinse su Ultimo, con la reazione furiosa del cantautore, fu decisivo proprio il voto della stampa. Nel 2020 accadde qualcosa di simile con la vittoria di Diodato su Francesco Gabbani: il televoto aveva scelto altro. Giusto o sbagliato che fosse, il dato era chiaro. La Sala Stampa poteva ribaltare l’esito.

Sanremo: il peso della Sala Stampa negli ultimi Festival

Negli anni successivi il sistema ha trovato un equilibrio più stabile, fino alla questione Geolier. Il televoto fu un fiume in piena, ma a trionfare fu Angelina Mango. Anche lì si parlò di voti molto alti assegnati alla cantautrice e molto bassi al rapper, soprattutto dopo la serata cover, quando Geolier aveva superato una performance particolarmente apprezzata di Angelina con La rondine.

Le polemiche esplosero, e con esse il solito sospetto: la stampa decide contro il pubblico?

Negli ultimi due anni Carlo Conti ha introdotto modifiche sostanziali. La serata cover non incide più sulla classifica generale e i voti non vengono azzerati sera per sera, ma diventano un “tesoretto” che accompagna gli artisti fino alla finale.

Un sistema che rende più difficile ribaltare tutto in una notte e che, di fatto, ridimensiona il peso della singola giuria.

Il problema tecnico del voto

Ma il nodo non è solo politico. È tecnico.

Il televoto è un voto secco: vale 100%. La Sala Stampa invece vota da 1 a 10. Questo significa che se assegna 6 a un artista e 9 a un altro non sta “affondando” qualcuno, ma esprimendo una differenza di gradimento.

Per essere davvero determinante dovrebbe polarizzare il giudizio: 1 contro 9, 2 contro 10.

Ed è qui che nasce la contraddizione.

Se per contare devi dare 1 a qualcuno per alzare qualcun altro, allora non stai più facendo critica. Stai facendo una scelta strategica. E la critica, per definizione, dovrebbe essere libera da strategie.

Il paradosso emerso in Sala Stampa

Quando la questione è stata sollevata in Sala Stampa, il rappresentante di Noto Sondaggi, che cura rilevazioni ed elaborazione dei voti, ha spiegato questo funzionamento del sistema.

È emerso quindi tramite le sue parole un paradosso: la stampa incide poco perché non estremizza. Ma il compito di chi giudica non è estremizzare. È valutare.

Non si dovrebbe dare 1 a qualcuno con un livello sufficiente solo per impedirne la vittoria.

La questione etica

C’è poi un’altra questione, di cui spesso si parla ma raramente si scrive, più delicata. Da anni circola la voce che alcuni giornalisti possano scommettere sugli esiti del Festival. Il regolamento non lo vieta esplicitamente. Ma il tema non è legale, è etico.

In Sala Stampa il confronto tra colleghi è normale. Tuttavia, quando il voto diventa oggetto di discussione con l’obiettivo di orientare altri giudizi, anche solo a livello informale, la linea si fa sottile.

Spostare un’intera platea è difficile, certo. Ma la sola percezione di un possibile conflitto d’interesse mina la credibilità del sistema.

Separare il ruolo della critica?

Forse la domanda vera è un’altra: ha ancora senso che la Sala Stampa incida sulla classifica finale, quando assegna già il Premio della Critica?

Quest’anno lo ha detto anche il collega Andrea Spinelli, responsabile della Sala Stampa dell’Ariston. Se esiste già un riconoscimento dedicato, forse il ruolo potrebbe essere distinto e separato.

Sanremo: un possibile modello alternativo

Un’alternativa che noi di All Music Italia proponiamo da diversi anni è quella di un’Academy ristretta, sul modello dei grandi premi internazionali: 30 o 50 professionisti selezionati tra chi racconta la musica tutto l’anno.

Un voto trasparente, pubblicato cantante per cantante, giornalista per giornalista, al termine della manifestazione.

Non per indebolire la critica. Ma per rafforzarla.

La questione di fondo

Non è in discussione il valore della critica. È in discussione il modo in cui viene inserita dentro un meccanismo popolare.

Se la Sala Stampa deve incidere, lo faccia in modo trasparente e coerente con il suo ruolo.

Se non deve incidere, allora lo si dica chiaramente.

Continuare così significa lasciare aperta una discussione che si ripete ogni anno.

E quando una discussione si ripete, vuol dire che qualcosa nel meccanismo va chiarito.