All’Arena Santa Giulia di Milano mi ha colpito un dettaglio che, per chi frequenta concerti e palazzetti in Italia, non è affatto scontato: le postazioni per persone con disabilità non sono “relegate” su piattaforme isolate o in angoli con visibilità limitata. Durante una partita di hockey ho visto una fascia di posti accessibili integrata tra i settori, a un’altezza intermedia, con visuale frontale e laterale reale e con spazi previsti anche per gli accompagnatori.
Ora che l’impianto entra nel circuito dei grandi live, quel dettaglio diventa una domanda più grande: quello standard, pensato per Olimpiadi e Paralimpiadi, resterà anche quando la venue diventerà un’arena concerti a tutti gli effetti?
Arena Milano Santa Giulia: dai Giochi ai concerti, cosa sappiamo
L’Arena Santa Giulia di Milano è nata nel contesto di Milano Cortina 2026 e, finita la fase olimpica e paralimpica, è destinata a ospitare eventi culturali, musicali e sportivi. Le prime date simboliche sono già fissate: il 6 maggio 2026 sarà Luciano Ligabue a inaugurare il palco con LA PRIMA NOTTE, mentre il 9 maggio è in programma Annalisa.
Il comunicato di presentazione del live di Ligabue insiste molto sul valore “inaugurale” dell’evento e sul posizionamento internazionale della nuova arena. Ma al di là delle formule da lancio, il punto interessante per chi vive i concerti è più concreto: come verrà gestita l’accessibilità nella pratica, dalla scelta dei posti alla fruizione dell’esperienza in sala.
Posti accessibili integrati: non un settore a parte
Le mappe di configurazione concerto mostrano fasce di postazioni accessibili distribuite lungo l’anello tra parterre e gradinata, su più lati. È coerente con quanto visto dal vivo durante l’hockey: non un “angolo dedicato”, ma una presenza integrata nella geometria dell’arena, con visuali meno penalizzanti e una maggiore possibilità di scelta (frontale e laterale), oltre a postazioni adiacenti per accompagnatori.
È una differenza che si percepisce subito: quando i posti accessibili sono parte del disegno complessivo, non si crea un’esperienza parallela. Si crea normalità.

Le postazioni accessibili (indicate con le frecce) sono integrate tra i settori, a quota intermedia e con visuale diretta sul campo.
Spazio di quiete e gestione sensoriale: una novità che riguarda più persone di quanto si pensi
Tra gli elementi previsti in fase olimpica c’è anche lo “spazio di quiete”: un’area dove sostare temporaneamente per ridurre eventuale sovrastimolazione visiva o uditiva, con disponibilità di cuffie antirumore e possibilità di utilizzo anche per esigenze sanitarie o per l’allattamento.
Non è un tema “di nicchia”. Chiunque frequenti i live sa che, tra volumi elevati, luci aggressive e densità di pubblico, a volte l’unica tregua possibile diventa il bagno. Avere uno spazio dedicato alla decompressione significa cambiare la qualità dell’esperienza: non perché “serve a tutti”, ma perché rende legittima la pausa senza trasformarla in un ripiego.
Il nodo vero: non solo progettazione, ma ticketing
C’è però un punto che merita attenzione, perché l’inclusione non è fatta solo di rampe, ascensori e posti ben posizionati: è fatta anche di autonomia.
Nel ticketing ufficiale delle Olimpiadi, acquistando i biglietti per l’hockey, i biglietti accessibili risultavano acquistabili direttamente online e suddivisi per tipologia (ad esempio disabilità visiva, disabilità uditiva, ridotta mobilità, disabilità intellettiva, sedia a ruote), con opzione dedicata per l’accompagnatore. In altre parole: accessibilità integrata anche nel sistema di vendita, non demandata a procedure separate.
Per i concerti, invece, le informazioni ufficiali indicano che i posti a sedere accessibili sono prenotabili tramite canali dedicati indicati dagli organizzatori, con gestione che può passare anche dalla richiesta via mail. È una prassi diffusa in Italia, spesso adottata per garantire assegnazioni corrette, ma resta una mediazione: tempi, attese, meno immediatezza, meno scelta percepita.
Lo standard OLIMPICO può diventare lo standard del live?
Il passaggio da venue olimpica a venue concerti è un test culturale prima ancora che logistico. Se una nuova arena dimostra che l’accessibilità può essere progettata “in mezzo” al pubblico, con visuali dignitose, accompagnatori integrati e servizi come lo spazio di quiete, allora la domanda non è se sia possibile farlo: la domanda è perché non sia già la norma.
La sfida, adesso, è mantenere quel livello anche fuori dall’eccezione olimpica. E spingerlo un passo avanti: rendere il ticketing accessibile non solo come categoria, ma come esperienza davvero paritaria. Perché lo standard, quando è buono, non dovrebbe spegnersi insieme ai riflettori dei Giochi.
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