Settembre ha pubblicato venerdì 25 settembre Lentiggini, il nuovo singolo per Latarma Records, distribuito da ADA/Warner Music Italy. Nella nostra video intervista racconta la prima frase scritta al pianoforte, l’immagine della macchina che in parte ha vissuto davvero e gli archi per cui si è battuto.
Il brano arriva dopo Vertebre, con cui ha vinto le Nuove Proposte a Sanremo 2025, e dopo Due settimane, uscito a luglio. Se dovesse presentarlo con una frase sola, sceglierebbe quella che apre il ritornello: “Che senso ha lasciarci qui a metà? Io te, eravamo di più”.
“Secondo me è proprio il significato della canzone, lo riassume tutto quanto. Ti fa capire che questo rapporto è finito, e che non è finito perché lo volevi tu, il soggetto principale della storia, che credevi che eravamo di più”, spiega.
Lentiggini, la prima frase scritta al pianoforte
La prima riga nata è stata “le tue lentiggini, una marea che mi affonda”, subito completa di melodia e di testo. “Ero al pianoforte a casa mia e avevo iniziato a scrivere delle cose che poi nella canzone non ci sono, ma mi hanno aiutato a scriverla tutta”, ricorda.
“Questa frase era quella che mi emozionava di più, sentivo una cosa nella pancia quando la cantavo.” Da lì anche il titolo: “Questo brano è fatto di tante fotografie, è un po’ il mio modo di scrivere, e le lentiggini sono secondo me la figura più evocativa.”
“Mi lasci fermo in una macchina”: l’immagine che ha vissuto davvero
Fra le immagini del testo, la più cinematografica è “mi lasci fermo in una macchina”. Settembre racconta che gli è successo in parte: si è ritrovato solo, fermo in una macchina, in una situazione diversa da quella della canzone, e di quel momento gli sono rimaste le sensazioni, ripescate poi in scrittura.
Nel ritornello, spiega, c’è il tentativo di riavvicinarsi e poi la resa, quando si capisce che è entrata una terza persona e può essere stata lei ad allontanare i due protagonisti.
“Chi ti ha fatto scordare delle nostre canzoni? Chi era che aveva di più di me? È un non sentirsi abbastanza per qualcuno, e non capire neanche il perché”, dice.
Gli archi come una seconda voce, con Adele come riferimento
Nella canzone gli archi rispondono alla voce quasi come in un duetto. Negli ultimi passaggi di produzione, racconta, c’era il dubbio su quanto spazio lasciargli. “Secondo me quegli archi sono un prolungamento, un’estensione del dolore della storia e della melodia triste del brano. Il mio unico obiettivo era avere un pezzo cinematografico”.
Il riferimento dichiarato è Adele, che in quel periodo ascoltava molto: cercava le atmosfere dei brani di 19 o di 21. “Mi sono battuto tanto per questi archi, ma non perché ci fosse un’opposizione”, precisa. Il brano l’ha scritto con Manuel Finotti e Laura Di Lenola: “Abbiamo lavorato tutti e tre abbracciati”.
Scrivere dopo Sanremo: “Vado di pancia”
Dopo il Festival il pubblico che aspetta i suoi singoli è cresciuto, ma il confronto con la canzone precedente, dice, non gli ha mai creato problemi: “Ho sempre scritto in maniera libera, seguendo il mio gusto, il mio orecchio, quello che io ascolterei. Vado di pancia.”
Riascoltando Vertebre accanto a Lentiggini si sente maturato, soprattutto nella narrazione: “L’Andrea Settembre di Lentiggini è un’evoluzione, che sicuramente ha delle cose in più e non delle cose in meno”.
I video al parco: le cuffie, il computer e chi si siede
Su TikTok Settembre porta avanti un format tutto suo: si siede in un parco con due cuffie, un computer e un microfono, e invita chi passa ad ascoltare una sua canzone.
“È un esperimento che mi piace tanto fare, lo farei anche senza riprendermi. Alcune volte incontri persone che ti raccontano cose della loro vita e si vogliono sfogare”, racconta.
Una storia gli è rimasta più delle altre: una ragazza, che poi gli ha chiesto di non pubblicare il video, gli ha raccontato la fine di un amore travagliato con una persona molto più grande di lei.
“Alla fine mi ha detto grazie, probabilmente perché non ne parlava con nessuno da tanto. Io ho scritto la canzone per i miei motivi, però i sentimenti sono quelli.”
Fra qualche anno, riascoltando Lentiggini, spera di ricordare l’emozione di chi l’ha ascoltata: “Come è successo con Vertebre, spero di tornare su questo pezzo e dire che ho allungato le mie braccia e ho abbracciato quante più persone possibili”.
Qui sotto la nostra video intervista integrale a Settembre. Il testo completo del brano e il suo significato sono nel nostro articolo Settembre, Lentiggini: testo e significato.
Foto di Giordana Mattar



















