Dopo l’esperienza ad Amici di Maria De Filippi, Plasma torna a raccontarsi con Perdigiorno, un EP che mescola rap, cantautorato e introspezione, trasformando fragilità, errori e inquietudini generazionali in musica.
L’artista ligure, che negli ultimi anni ha collaborato anche con Alfa e Olly, descrive questo progetto come qualcosa di più di una semplice fotografia del presente:
“Più che un singolo scatto, Perdigiorno è il racconto di tante cose che sono successe”.
All’interno del disco convivono infatti brani scritti in momenti molto diversi della sua vita, uniti dalla volontà di raccontarsi senza filtri.
Plasma, “Perdigiorno”: un manifesto generazionale
Il titolo del progetto è una sorta di manifesto generazionale, che rivendica il diritto di non avere sempre tutto sotto controllo, in una società che corre veloce e ci vuole tutti performanti.
“Essere un perdigiorno significa rivendicare la libertà di non sapere ancora bene cosa essere”.
Ma, secondo Plasma, cos’è la libertà? Per l’artista genovese è “essere connessi con il tempo presente“, senza rincorrere necessariamente l’approvazione e le aspettative degli altri.
Un concetto – questo – che attraversa tutto il progetto e che emerge anche nel verso:
“Io sono libero e sarò libero”.
Plasma: “Sbagliare è un privilegio”
Tra i temi centrali dell’intervista c’è anche quello dell’adolescenza, vista non solo come una fase della vita, ma come uno stato emotivo da preservare.
Plasma racconta così di sentirsi ancora profondamente legato a quell’età, “che non ha fatto pace con il mondo”, sottolineando quanto gli errori siano fondamentali per crescere davvero: “Sbagliare è un privilegio della nostra età… e forse di tutta una vita”.
Plasma: “Fare musica mi ha salvato”
Uno dei passaggi più intensi dell’intervista riguarda il tema della fragilità. Qui, in un momento storico in cui spesso i social spingono a mostrare solo “la faccia chiara della luna”, Plasma racconta di aver scelto di mostrarsi anche fragile e rivela quanto sia istintivo, e spesso terapeutico, il processo di scrittura di una canzone.
“La musica può trasformarsi in uno strumento per conoscere meglio noi stessi e il mondo che ci circonda”.
E, proprio parlando del suo rapporto con la musica, arriva uno dei racconti più personali dell’intervista. Plasma ricorda infatti il momento in cui comprese davvero che la musica sarebbe stata la sua strada: in ospedale nasce una Rondine.
“L’ho scritta per salvarmi, poi ha aiutato anche qualcun altro”.

“Perdigiorno” come un quadro di Van Gogh: L’INTERVISTA a Plasma
Alla fine dell’intervista, Plasma trasforma il suo nuovo EP in un’opera d’arte. L’artista scelto? Van Gogh. Una figura che sente vicina per “il tormento, il caos e l’ossessione” presenti anche nella sua scrittura.
L’immagine che ne esce è dunque quella di un progetto profondamente emotivo, fatto di contraddizioni, slanci e fragilità, ma soprattutto della voglia di vivere fino in fondo ogni esperienza. Perché, come racconta lui stesso, il senso di Perdigiorno è forse tutto lì: accettare il caos, senza smettere di cercarsi.
A seguire la nostra video-intervista! Prendetevi del tempo per immergersi nell’universo di Plasma.











