27 Aprile 2026
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27 Aprile 2026

Eurovision 2026, guida e pagelle alle canzoni in gara – Parte 1: dall’Albania alla Croazia

La prima parte della guida AMI alle canzoni in gara, con voti e analisi dall’Albania alla Croazia

Eurovision 2026 canzoni e pagelle dei brani in gara dall’Albania alla Croazia
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Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: l’Eurovision Song Contest 2026 si prepara a celebrare la sua 70ª edizione nella cornice della Wiener Stadthalle di Vienna, in Austria. Dopo il trionfo di JJ con Wasted Love nell’edizione 2025, sarà dunque l’Austria a raccogliere il testimone e a ospitare nuovamente la manifestazione, riportandola a Vienna per la terza volta nella sua storia, dopo il 1967 e il 2015.

Saranno 35 i Paesi in gara nelle tre serate del concorso, tutti pronti a contendersi l’iconico microfono di cristallo e la possibilità di organizzare l’edizione 2027. Tra le novità di quest’anno si segnalano i ritorni di Bulgaria, Moldova e Romania, mentre resteranno fuori dalla competizione Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna.

Eurovision 2026: le regole di valutazione delle nostre pagelle

Anche quest’anno torna la nostra guida all’ascolto, pensata per accompagnarvi alla scoperta dei protagonisti dell’edizione 2026: un percorso tra brani, artisti, generi e atmosfere, utile per orientarsi tra le proposte che si sfideranno sul palco viennese. Al centro della gara, per l’Italia, ci sarà Sal Da Vinci con Per sempre sì, chiamato a rappresentare il nostro Paese nella finale di sabato 16 maggio.

La formula delle nostre pagelle resta la stessa: abbiamo ascoltato tutte le canzoni in gara e le presenteremo una per una, con una breve recensione e un voto espresso in stelline, da una ☆ a cinque ☆☆☆☆☆, per provare a valutarne il potenziale in ottica vittoria.

Eurovision 2026: dove vedere semifinali e finale in tv e streaming

L’Eurovision Song Contest 2026 andrà in scena in diretta dalla Wiener Stadthalle di Vienna. Le semifinali sono in programma martedì 12 e giovedì 14 maggio alle 21.00, mentre la finale si terrà sabato 16 maggio, sempre alle 21.00.

In Italia le due semifinali saranno trasmesse su Rai 2, mentre la finale andrà in onda su Rai 1 per l’undicesimo anno consecutivo; tutte e tre le serate saranno disponibili anche su RaiPlay, Rai Radio 2, RaiNews.it e sul canale 202 del digitale terrestre. A commentare l’evento per il pubblico italiano ci saranno Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, mentre su Rai Radio 2 la radiocronaca sarà affidata a Diletta Parlangeli e Matteo Osso, con Martina Martorano inviata da Vienna.

Come da regolamento accederanno alla finale i dieci Paesi meglio classificati in ciascuna semifinale, a cui si aggiungeranno le nazioni qualificate di diritto. L’Italia, in quanto membro dei Big 5, è già ammessa alla serata conclusiva; quest’anno però, con l’assenza della Spagna, i Paesi qualificati automaticamente in gara saranno soltanto Italia, Francia, Germania e Regno Unito oltre all’Austria che è Paese ospitante. Come già successo nelle ultime due edizioni, anche i Paesi già qualificati si esibiranno integralmente durante le semifinali: l’Italia sarà presente nella prima semifinale di martedì 12 maggio, dove Sal Da Vinci presenterà Per sempre sì fuori concorso prima di tornare sul palco nella finale di sabato.

Eurovision 2026 pagelle Parte 1: dall’Albania alla Croazia

Albania: Alis Kallaçi, Nân ☆☆

Dopo l’ottimo 8° posto ottenuto dagli Shkodra Elektronike a Vienna, l’Albania arriva in Austria con l’obiettivo minimo di centrare nuovamente l’accesso alla finalissima, per il secondo anno consecutivo. A difendere i suoi colori sarà Alis Kallaçi, giovane cantautore originario di Scutari, già messosi in luce sulla scena musicale nazionale nel 2024 grazie alla vittoria della quinta edizione di X Factor Albania. Pochi mesi più tardi ha debuttato al Festivali i Kënges, chiudendo al terzo posto, prima di tornare quest’anno e conquistare finalmente il successo, insieme al pass per l’Eurovision.

Il brano scelto per Basilea è una ballata intensa e sospesa, cantata in ghego, varietà dell’albanese diffusa soprattutto nel nord del Paese. Al centro del testo c’è la figura materna, raccontata attraverso un amore profondo e senza tempo, quello di una madre per i figli destinati prima o poi ad allontanarsi. Al momento l’Albania viene considerata una possibile outsider, ma la delegazione avrebbe lasciato intendere l’intenzione di accompagnare l’esibizione con i sottotitoli del testo in inglese, un espediente che l’anno scorso fece la fortuna del nostro Lucio Corsi. Qualora il messaggio riuscisse ad arrivare con forza, non è impossibile immaginare Alis in grado di riportare il Paese nei dintorni della top 10.


Armenia: Simón (Simon Hovhannisyan), Paloma Rumba

Rispetto al 2025, l’Armenia ha deciso di cambiare strada: niente nuova edizione del Depi Evratesil, ma una scelta interna che ha premiato Simón, secondo classificato della selezione dello scorso anno. Cantautore e ballerino originario di Hrazdan, l’artista porta all’Eurovision una proposta sopra le righe, teatrale e volutamente istrionica, inserendosi in quel filone ormai riconoscibile inaugurato da nomi come Käärijä, Joost Klein e Tommy Cash, capaci di trasformare eccentricità, ritmo e immediatezza in una sorta di linguaggio eurovisivo a sé.

Il brano mescola sonorità rock e accenti etnici, e tra gli autori può contare anche su Rosa Linn, già rappresentante armena all’Eurovision 2022 di Torino, dove chiuse al 20° posto prima di ottenere un enorme successo internazionale con Snap. Nel testo, Simón veste i panni di una persona che sceglie di rompere con la monotonia della routine lavorativa, rivendicando la propria libertà, anche fisica, e il bisogno di lasciarsi andare ballando al ritmo della vita. Resta da capire se una proposta così dichiaratamente pensata per colpire il televoto possa davvero funzionare fino in fondo: l’impatto non manca, ma la concorrenza diretta sembra muoversi su terreni simili con armi forse più affilate. Per ora, la qualificazione dell’Armenia appare tutt’altro che scontata e potrebbe giocarsi davvero sul filo dei punti.


Australia: Delta Goodrem, Eclipse ☆☆☆

Dopo due eliminazioni consecutive in semifinale, l’Australia arriva a questa edizione con la necessità di invertire la rotta e sceglie di farlo affidandosi a un nome di primissimo piano: a rappresentarla sarà infatti Delta Goodrem, probabilmente l’artista più nota tra i 35 partecipanti di questo Eurovision Song Contest. Vera protagonista della scena musicale australiana, Delta può vantare nove singoli arrivati al numero uno nelle classifiche del suo Paese, oltre otto milioni di dischi venduti e centinaia di milioni di ascolti su Spotify.

Per una carriera iniziata più di vent’anni fa e oggi forse entrata in una fase meno esplosiva rispetto al passato, l’Eurovision rappresenta una nuova occasione di rilancio internazionale. Il suo nome, del resto, era stato accostato più volte alla competizione negli anni come possibile rappresentante australiana. Il brano con cui si presenta in gara è un pop eurovisivo molto classico, dalla struttura decisamente tradizionale e forse non del tutto allineata alle tendenze più recenti del contest, ma pensato per valorizzare al massimo le sue indiscutibili qualità vocali.

Sulla carta, proprio la forza interpretativa di Delta potrebbe rivelarsi un’arma pesantissima in ottica giurie. Se riuscisse a imporsi in quella componente e a reggere dignitosamente anche al televoto, l’Australia potrebbe persino inserirsi nella corsa alla vittoria in un’annata dal livello medio decisamente basso, puntando a conquistare per la prima volta il microfono di cristallo. Il grande interrogativo resta però la risposta del pubblico: il rischio è che il brano venga percepito come troppo tradizionale, se non addirittura un po’ datato, e che non riesca ad accendere davvero l’interesse dei telespettatori europei.


Austria: COSMÓ, Tanzschein

Da Paese ospitante, l’Austria sceglie di giocarsi la carta COSMÓ, nome d’arte di Benjamin Gedeon, cantautore diciannovenne di origini ungheresi uscito vincitore, un po’ a sorpresa, dalla selezione nazionale Vienna Calling – Wer singt für Österreich?. La sua proposta è un uptempo electropop curioso e vivace, costruito su synth e atmosfere che guardano alla Neue Deutsche Welle e alla new wave tedesca resa celebre negli anni ’80 da artisti come Falco – il tutto però riletto con un taglio più contemporaneo. Il risultato è un brano leggero, colorato e volutamente stravagante, pensato più per intrattenere che per inseguire grandi ambizioni di classifica.

Nel testo, COSMÓ immagina l’introduzione di una Tanzschein, una sorta di “licenza da ballo” da mostrare all’ingresso di club e discoteche per tenere lontani personaggi molesti e invadenti. L’idea viene raccontata attraverso una metafora “bestiale”: un leone prova a importunare una gazzella e a sottrarla alle attenzioni di un gorilla, trasformando il tutto in un piccolo racconto surreale che prende vita grazie a tre ballerini mascherati da animali.

Difficile pensare che l’Austria possa replicare l’exploit dello scorso anno, e la sensazione è che COSMÓ sia destinato a muoversi nella parte bassissima della classifica. Resta però una proposta senza troppe pretese, capace di regalare tre minuti di energia e leggerezza al pubblico di casa, che certamente accompagnerà con entusiasmo l’esibizione durante la finalissima.


Azerbaigian: Jiva (Jamila Hashimova), Just Go

Il momento dell’Azerbaigian all’Eurovision continua a essere complicato. Le tre eliminazioni consecutive in semifinale raccontano bene le difficoltà incontrate dal Paese da quando ha scelto di puntare su un percorso più “interno”, affidandosi a brani firmati esclusivamente da cantanti, autori e produttori azeri, senza ricorrere, come accaduto spesso nella scorsa decade, a team internazionali in particolare provenienti dalla scena svedese. Per provare a cambiare rotta, la scelta è ricaduta su Jiva, artista quarantatreenne nata in Russia e reduce dalla vittoria della terza edizione di The Voice of Azerbaijan. Un profilo esperto, dunque, chiamato a riportare il Paese almeno in finale dopo anni di risultati deludenti.

Il brano, però, non sembra partire con il vento a favore. Si tratta di una ballata piuttosto anonima che non ha acceso grande entusiasmo né tra gli appassionati né tra gli scommettitori, scivolando rapidamente in fondo alle previsioni. Secondo EurovisionWorld, al momento Jiva avrebbe appena l’11% di possibilità di qualificarsi: il dato più basso registrato da quando esiste questo tipo di monitoraggio. Salvo sorprese sul palco, l’Azerbaigian sembra quindi destinato a vivere un’altra edizione da comprimaria, con il rischio concreto di passare quasi inosservato e di allungare ulteriormente la propria striscia negativa in semifinale.


Belgio: ESSYLA, Dancing On The Ice

Per diverse settimane si era fatta largo l’ipotesi di un ritorno in grande stile per il Belgio, quest’anno affidato al broadcaster vallone RTBF. Il nome più chiacchierato era quello di Loïc Nottet, tra gli artisti più riconoscibili della scena nazionale e già protagonista all’Eurovision 2015, dove proprio a Vienna conquistò un eccellente 4° posto. Alla fine, però, la scelta ha preso un’altra direzione: secondo alcune indiscrezioni, anche a causa di un ripensamento dell’artista dopo la conferma della partecipazione di Israele.

A rappresentare il Belgio sarà quindi ESSYLA, nome d’arte di Alice Van Eesbeck, seconda classificata nella nona edizione di The Voice Belgique nel 2020. La sua proposta si muove in territori pop minimalisti e leggermente sarcastici, con atmosfere che possono ricordare la prima Billie Eilish: un brano dal possibile respiro commerciale ma che finora non sembra aver conquistato pienamente il pubblico eurofan, forse perché percepito come un po’ troppo “generico” e privo di veri momenti memorabili. A complicare il quadro c’è stata anche la prima esibizione promozionale durante la finale di The Voice, che ha fatto emergere qualche dubbio sulle capacità vocali e soprattutto interpretative dell’artista. ESSYLA è stata infatti criticata per una presenza scenica giudicata fredda, distante e non particolarmente carismatica: elementi che all’Eurovision possono pesare molto.

La composizione della prima semifinale lascia comunque il Belgio ancora in corsa per la qualificazione, ma il passaggio del turno appare tutt’altro che garantito. Per riuscirci, ESSYLA dovrà probabilmente convincere soprattutto le giurie, chiamate a valorizzare un brano che – più che sull’impatto immediato – sembra puntare su atmosfera e raffinatezza produttiva.


Bulgaria: Dara (Darina Yotova), Bangaranga ☆☆

Dopo tre anni di assenza, la Bulgaria torna finalmente all’Eurovision e lo fa scegliendo un nome ben radicato nel proprio panorama musicale. A rappresentarla sarà Dara (Darina Yotova), popstar originaria di Varna e ormai figura di primo piano nella scena bulgara – con una carriera consolidata tra numerosi brani arrivati al numero uno e un ruolo stabile, da diverse stagioni, come coach nella versione locale di The Voice.

Per il suo ritorno sul palco eurovisivo, la Bulgaria ha deciso di puntare su una squadra dal profilo internazionale e dall’esperienza decisamente importante. Il brano porta infatti la firma di Dimitris Kontopoulos, autore greco tra i più riconoscibili nell’universo Eurovision, capace in passato di sfiorare più volte la vittoria con due secondi posti, Ucraina 2008 e Azerbaigian 2013, e due terzi posti, Russia 2016 e 2019. Al suo fianco c’è anche Anne Judith Wik, autrice norvegese con un curriculum molto solido soprattutto nel mondo del K-pop. Grande attenzione, inoltre, è stata riservata alla resa scenica: la performance sarà curata da Fredrik “Benke” Rydman, staging director legato ad alcune delle esibizioni più iconiche e di successo degli ultimi anni, Heroes, Cha Cha Cha, The Code, insieme alla coreografa Sacha Jean-Baptiste.

Il brano, nel frattempo, ha già cominciato a fare rumore in patria, diventando virale in Bulgaria e arrivando persino a essere accennato da Eros Ramazzotti durante un recente concerto a Sofia. L’obiettivo sembra chiaro: trasformarlo in uno dei tormentoni dell’edizione e riportare la Bulgaria in gara dalla porta principale, con l’ambizione concreta di rientrare nella top 10.


Cipro: Antigoni Buxton, Jalla ☆☆

Antigoni, cantante e artista britannica di origini cipriote, arriva all’Eurovision con un profilo già piuttosto riconoscibile al pubblico del Regno Unito. Figlia della ristoratrice e conduttrice televisiva Tonia Buxton, si è fatta conoscere anche come volto televisivo grazie alla partecipazione all’ottava edizione del tating reality Love Island, ma è con la musica che punta ora a costruire il proprio percorso artistico. L’occasione arriva grazie a CyBC, che l’ha selezionata internamente per rappresentare Cipro in questa edizione 2026.

Per l’isola di Afrodite si tratta di un ritorno a una formula familiare: un uptempo femminile, energico e immediato, costruito su beat coinvolgenti e sonorità mediterranee, arricchite da strumenti tradizionali come il çifteli e il liuto. La proposta punta tutto su ritmo, presenza scenica, sensualità e su quello “spirito cipriota” fatto di accoglienza, calore ed eccesso che attraversa anche il video ufficiale.

Non siamo di fronte a una ricetta nuova per Cipro, soprattutto dopo il successo di Fuego di Eleni Foureira e delle numerose variazioni sul tema arrivate negli anni successivi. Il brano, però, possiede una sua forza e un’immediatezza che potrebbero funzionare molto bene sul palco. La qualificazione in finale sembra ampiamente alla portata, con buone possibilità di ottenere anche un piazzamento più che dignitoso nella serata conclusiva.


Croazia: Lelek, Andromeda

Dopo il clamoroso secondo posto di Baby Lasagna nel 2024, la Croazia è rientrata piuttosto rapidamente in quella zona d’ombra che ha caratterizzato buona parte della sua storia recente all’Eurovision, con nove eliminazioni in semifinale nelle ultime tredici partecipazioni. A provare a invertire nuovamente la tendenza saranno le Lelek, quintetto folk-pop di Zagabria già molto apprezzato dagli eurofan lo scorso anno, quando chiusero al quarto posto al Dora diventando uno dei nomi più sostenuti dal pubblico della selezione.

Questa volta, però, il gruppo ha scelto una direzione ancora più identitaria: il brano è cantato in croato e si presenta come una power ballad dalle venature folk-pop, costruita per valorizzare tanto l’impatto vocale quanto l’elemento culturale. Durante la performance, le componenti del gruppo mostrano i sicanje, tatuaggi tradizionali diffusi soprattutto tra i croati cattolici della Bosnia-Erzegovina e di alcune aree della Dalmazia. La proposta croata punta quindi tutto su originalità, radici e autenticità, cercando di distinguersi in modo netto dal resto della concorrenza. L’obiettivo – riportare la Croazia al sabato sera dopo la mancata qualificazione dell’ultima edizione – è dichiarato: la composizione della semifinale sembra offrire qualche appiglio importante, anche grazie al voto di Paesi vicini come Serbia e Montenegro, e potrebbe aiutare le Lelek a giocarsi concretamente un posto in finale.