Cesare Cremonini torna a raccontarsi sui social con un reel girato in studio, ma questa volta il centro non è la musica in sé, quanto il modo in cui nasce. Il cantautore bolognese condivide una riflessione articolata sul rapporto tra dolore e creatività, prendendo posizione contro una delle narrazioni più diffuse quando si parla di artisti.
Nel testo che accompagna il video, Cremonini mette subito in chiaro il suo punto di vista:
“Non ho mai creduto nell’equazione sofferenza = artista. È una lettura banale e un alibi per troppi fancazzisti.”
Parole dirette, che segnano una distanza netta da quell’idea romantica secondo cui la sofferenza sarebbe una condizione necessaria per creare. Non c’è negazione del dolore, piuttosto un tentativo di rimetterlo al suo posto: non un requisito, ma qualcosa da attraversare e, eventualmente, trasformare.
Il passaggio più interessante del suo ragionamento sta proprio qui, nel modo in cui descrive la reazione agli “squarci dell’anima”: restare, non scappare, e continuare a cercare una propria frequenza. È in questo contesto che si inserisce anche il ritorno al sassofono, strumento a cui racconta di dedicare oggi una parte importante del suo tempo, tra studio e disciplina.
A dare una forma ancora più chiara a questo pensiero arriva la citazione di Vitaliano Brancati:
“Ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa”.
Una frase che sintetizza bene il suo approccio: non esaltare la sofferenza, ma riconoscerne la possibilità di diventare linguaggio, suono, espressione.
Il dato più concreto, però, arriva verso la fine del messaggio, quando Cremonini lascia intravedere anche il momento che sta vivendo dal punto di vista creativo:
“Registro una canzone nuova al giorno. Sono nel periodo più creativo e luminoso della mia vita.”
Non ci sono annunci ufficiali né dettagli su nuove uscite, ma il quadro è chiaro: c’è un lavoro in corso, continuo, quasi quotidiano. Più che una comunicazione promozionale, quella condivisa sui social sembra una presa di posizione, un modo per ridefinire il racconto dell’artista oggi, lontano da scorciatoie e automatismi.
Di seguito il testo completo condiviso dall’artista.











